Prestiti 60 mesi: Agos, Webank e Findomestic

Prestiti 60 mesi – Come fare una simulazione online?

Le durate concesse per il rimborso di un prestito possono andare da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 10 anni. I prestiti di 60 mesi sono tra quelli più diffusi come accessibilità, soprattutto grazie ad un legame abbastanza stretto che hanno mantenuto per un lungo periodo con la cessione del quinto. Si deve infatti al 2005 e successive modifiche, l’introduzione della possibilità di scegliere per la cessione del quinto una qualsiasi durata purché compresa tra le 24 e le 120 rate.

Sul piano dei prestiti personali la durata di 5 anni (ovvero 60 mesi) è solitamente disponibile, fatta eccezione per quelle forme di prestito pensate per durare poco tempo perché legate a importi ridotti. Anche per i finanziamenti finalizzati la possibilità di poter scegliere un piano di 60 rate è spesso al centro di offerte interessanti, specialmente in alcuni settori come ad esempio quello delle auto e dell’arredamento, considerati gli importi anche piuttosto elevati che si devono richiedere per acquistare questi prodotti.

Caratteristiche e condizioni economiche
Per i prestiti di 60 mesi va fatta una distinzione in due settori: i prestiti di cessione del quinto e quelli di altro genere sia personali che finalizzati. In seno a quest’ultima categoria troviamo quelli collegati all’importo richiesto e quelli svincolati. Per queste due tipologie le differenze sugli interessi, sull’importo della rata e sui tassi applicati possono essere considerevoli.

Finanziamento a 5 anni: meglio la cessione o un prestito ‘tradizionale’?

Per prima cosa andiamo a vedere le peculiarità che caratterizzano una cessione del quinto a 60 mesi. La prima è legata alla possibilità di rinnovo prima della scadenza del contratto. A differenza dei prestiti personali generici quando si vuole rinnovare la cessione del quinto bisogna aver raggiunto una percentuale di rimborso minima pari al 40% della rimanente durata. Tuttavia se è stata fatta una cessione del quinto con durata massima non superiore ai 60 mesi e si vuole fare un rinnovo per passare ad una decennale non si dovrà rispettare alcuna quota di rimborso già realizzato ma potrà essere richiesta in qualsiasi momento.

Ancora oggi, inoltre, per i prestiti pluriennali ex Inpdap per finanziare alcuni bisogni specifici (come ad esempio acquisto auto, nascita di un figlio, matrimonio, funerale, cerimonia, ecc) si dovrà scegliere per forza la versione a 60 mesi perché quella a 10 anni è legata ad altri tipi di motivazione.

Per quanto riguarda gli altri prestiti personali e finalizzati questo orizzonte temporale permette di individuare molte alternative, presenti sia nell’offerta tradizionale che in quella online. Ovviamente per quest’ultima diventa molto più semplice fare un calcolo o una simulazione, per decidere se passare ad un preventivo ed eventualmente alla richiesta di prestito vera e propria.

Ricordiamo comunque che il preventivo non risulta in alcun modo impegnativo e non porta a una segnalazione nel sistema di una richiesta di prestito in corso. Non solo, rappresenta un passaggio irrinunciabile per comprendere appieno la convenienza di un prestito rispetto ad un altro e per permettere di valutare con attenzione la sostenibilità della rata alla luce di tutti gli impegni che si hanno già in corso.

Prestito Agos, WeBank e Findomestic

Agos e Findomestic offrono un servizio atto a garantire un calcolo rapido online ma con delle condizioni differenti non solo sul lato dei tassi applicati. Se Agos permette di svincolare l’importo richiesto dalla durata, Findomestic invece mantiene proprio questo tipo di legame (ad esempio per somme basse sarà difficile ottenere un piano di ammortamento della durata massima prevista ovvero le 120 rate). Tuttavia le 60 rate saranno quasi sempre disponibili per importi bassi, medi ed elevati.

Simulazione 1

Consideriamo una richiesta di 20 mila euro da restituire in 60 mesi.

In base a questi parametri, con il calcolo fatto al 26-09-2017 sul sito ufficiale Findomestic, avremo una rata da 409,90 euro con un Tan all’8,45% e un Taeg 8,79%

Se andiamo a considerare l’offerta di Agos invece ci troveremo davanti a una situazione con una rata di 403 euro con Tan 6,91% e Taeg 8,30% (Fonte: sito ufficiale Agos – data rilevazione 30/09/2017)

Una simulazione di questo tipo ci permette di capire il peso delle spese accessorie visto lo scarto che c’è tra Tan e Taeg.

Simulazione 2

Il secondo esempio prende come riferimento una somma pari a 10 mila euro da restituire in 60 mesi. Con queste condizioni consideriamo anche WeBank.

  1. Agos: rata da 192,10 euro un Tan 4,92% e Taeg 6,45% (Fonte: sito ufficiale Agos – data rilevazione 30/09/2017)

  2. Findomestic: rata 194,50 euro un Tan 6,25% e taeg 6,43% (Fonte: sito ufficiale Findomestic – data rilevazione 30/09/2017)

  3. Webank: rata da 198,01 euro, Tan 7% e Taeg 7,29%. (Fonte: sito ufficiale WeBank – data rilevazione 30/09/2017)
  4. E’ quindi evidente che per una durata intermedia, come nel caso di 60 rate, le differenze delle condizioni economiche sui tassi applicati diventano notevoli con il diminuire dell’importo, arrivando a quasi il 2% in meno se si dimezza la somma richiesta.

    Al di là del calcolo che può essere condizionato dalle condizioni e dai tassi del momento, queste differenze vanno attentamente valutate spingendo a richiedere la somma “giusta” (ovvero quella che serve effettivamente) e a non prolungare più del dovuto la durata del piano di ammortamento.

    Conclusioni

    La scelta che si può incontrare quando si cercano prestiti da restituire in 60 rate è ampia, andando ad attraversare quasi ogni tipologia di finanziamento, dalla cessione del quinto al prestito finalizzato all’acquisto di un’auto, passando persino per un mutuo. Di contro si devono fare molte più valutazioni già a partire dalla fase di calcolo e/o di simulazione, consigliate ancor prima di arrivare alla richiesta di preventivo vera e propria.

    Purtroppo questa possibilità non è offerta da tutte le banche e da tutte le finanziarie. Si può sopperire al problema usando calcolatori indipendenti, facendo però attenzione alla politica dei tassi che quella società applica. Per l’aspetto della sostenibilità si deve invece sempre valutare l’entità della rata esclusivamente in funzione della propria disponibilità economica, tranne che nel caso della cessione del quinto dove il rapporto rata e reddito per legge viene vincolato all’entità del reddito netto percepito in media al mese.

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Bonus Mamma – Come ricevere gli 800 euro del premio nascita

Bonus mamma domani: tempi e modalità di richiesta

Il “premio nascita” noto principalmente con il nome bonus mamma domani permette alle neo mamme di ottenere un contributo una tantum pari ad 800 euro. Data la caratteristica non continuativa si tratta di un tipo di contributo che non viene assoggettato ad alcuna imposta o ritenuta e, se richiesto da una mamma in stato di disoccupazione, non ne porta una variazione dello status.

Questo contributo spetta alle madri a partire dal 1 gennaio 2017 e presenterà le stesse condizioni per tutto l’anno in corso. Per il 2018 è invece necessario fare delle valutazioni differenti legate in primis alla sua ‘riconferma’ nella finanziaria del prossimo anno.

Requisiti necessari

In modo molto sintetico per maturare il diritto bisogna avere concluso il settimo mese di gravidanza ed essere cittadino italiano oppure residente in Italia. Questo bonus potrà essere richiesto anche dalle mamme comunitarie oppure da quelle extracomunitarie che devono però dimostrare di avere un regolare permesso di soggiorno. In alternativa ne possono fare domanda anche le mamme non comunitarie che abbiano però riconosciuto lo status di rifugiato politico o un’assistenza sussidiaria. Le stesse condizioni valgono anche nel caso di affido e di adozione di un bambino nell’arco di tutto l’anno in corso (2017).

C’è poi da considerare la data massima che dovrà essere rispettata per fare la richiesta. Il diritto matura infatti dal compimento del settimo mese di gravidanza ma non è necessario fare immediatamente la richiesta. Tale possibilità rimane possibile fino al compimento di un anno di età del bambino. Se si supera questo termine si perde irrevocabilmente il diritto a richiederlo. Tuttavia c’è una piccola eccezione dovuta al ritardo con cui la legge applicativa è entrata in vigore, che decorre fattivamente dal 4 maggio. Per cui ci sono 4 mesi che vengono aggiunti alla data di compimento dell’anno per chi è nato prima di tale data.

Se si ha una gravidanza gemellare il bonus spetterà per ogni bambino. Questo contributo è infatti ‘per bambino’ e non ‘per evento’ (non è legato cioè al parto od alla sola pratica di adozione, ecc).

Come si fa la richiesta?

L’erogazione è a cura dell’Inps e la prima cosa da fare è quella di compilare l’apposita modulistica. Ciò può essere fatto tramite il portale dell’Inps stesso, andando ad un Caf oppure tramite i numeri di telefono messi a disposizione sempre dall’ente stesso (in linea generale si dovrà quindi usare un canale telematico). Le preferenze nella scelta saranno dettate da:

  • Caf: bisogna rivolgersi ad un patronato che è abilitato ai servizi telematici;
  • Inps sul portale: bisogna avere il pin dispositivo (questo viene rilasciato immediatamente nelle varie sedi territoriali Inps presentando l’apposito modulo di richiesta e una copia di un documento di riconoscimento);
  • Inps via telefono. Si dovranno obbligatoriamente usare le seguenti numerazioni: 803 164 che è il numero verde del contact center (senza costi da telefono fisso), oppure lo 06 164 164 per chi chiama con cellulare (si segue il costo della tariffazione dovuta al proprio piano tariffario).

Certificati necessari

Oltre al modulo di domanda è logicamente necessario dimostrare lo stato di gravidanza, l’avvenuto affido o adozione entro i termini previsti dal bonus mamma. Queste situazioni vengono dimostrate facilmente con:

  • certificato medico che attesta il raggiungimento del compimento del settimo mese di gravidanza e la data presunta del parto (nel caso di parto gemellare oltre a questo certificato serve anche la documentazione che dimostra il numero di bambini);
  • documentazione rilasciata dal tribunale (decreto del tribunale dei minori) per le ipotesi di affido oppure di adozione;
  • autocertificazione nel caso di parto già avvenuto.

Se si raggiunge la fine del settimo mese di gravidanza ma questa non giunge al termine si deve darne prova con il certificato che attesta l’interruzione di gravidanza.

Come si presentano i documenti?

La domanda ‘iniziale’ è telematica ma poi deve essere inviata la documentazione cartacea che dà prova dei requisiti che si possiedono. Tutti i documenti vanno inviati in cartaceo con la lettera A/R. In particolare bisogna presentare:

  • il certificato di gravidanza (in una busta chiusa con riportata la dicitura “Documentazione domanda di Premio alla nascita – certificazione medico sanitaria” ed il numero di protocollo assegnato con la domanda telematica);
  • il numero di protocollo certificato del medico SSN o Asl;
  • eventuali codici di esenzione come M31 a M42 (madri non lavoratrici).

I certificati vanno in generale dati in copia originale ma in alcuni casi è ammessa quella autenticata. Alcune in formazioni possono essere autocertificate come nel caso di:

  • parto già avvenuto;
  • data di ingresso in famiglia (solo per adozione o affido);
  • permesso di soggiorno.

Come avviene il pagamento?

Ci sono differenti opzioni che possono essere scelte tranne la riscossione con ritiro di un assegno presso le sedi Inps (viene privilegiato l’accredito su un rapporto bancario oppure postale). Se non si ha un rapporto bancario o postale per l’accredito si dovrà scegliere come metodo di riscossione la domiciliazione postale. Se si può o si vuole l’accredito (in questo caso bisogna inviare il mod SR163), sono accettati come sistemi:

  • uso di carta prepagata con Iban (abilitata ai trasferimenti ed accrediti in entrata);
  • conto corrente postale;
  • conto corrente bancario;
  • libretto postale.

Approfondimento: Assegno sociale.

Problemi e ritardi: cosa fare?

Non è stata prevista una tempistica minima o massima per la lavorazione delle domande e per il pagamento dell’importo dovuto. Si possono verificare ritardi dovuti a un volume di domande molto elevato, al fatto che la pratica riporti dei dati sbagliati oppure mancanti, oppure a causa di accertamenti da parte dell’Inps o delle autorità competenti.

Se si teme che la domanda non sia stata esattamente compilata oppure che manchi qualche dato o documento si dovrà avere la pazienza che l’Inps contatti il titolare della domanda stessa per apportare gli aggiustamenti richiesti. In tutti i casi per conoscere lo stato di avanzamento della domanda bisogna recarsi presso il Caf che ha fatto la domanda, oppure usare il pin dispositivo ed entrare nell’area personale e poi nella zona del bonus mamma per accertarsi della situazione.

Cosa succede ai nati nel 2018?

Ricapitolando: il testo del bonus mamma dice che o si diventa mamma per l’adozione o l’affido a partire dal 1 gennaio 2017 oppure ‘attraverso’ una gravidanza nel corso dell’anno stabilendo a riguardo un’altra condizione obbligatoria. Il bonus infatti spetterà alle mamme che compiono il settimo mese di gravidanza nel corso del 2017. Da ciò che riporta il testo quindi se il settimo mese viene compiuto nell’anno in corso non ha alcuna importanza che il bimbo nasca nei primi mesi del 2018.

Altri articoli: Bonus Bebè.

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Tablet a rate – Qual è la migliore soluzione?

Pagodil, provider o finanziamento: come acquistare un tablet a rate?

I finanziamenti non rappresentano già da qualche tempo la sola opzione con cui si può acquistare un prodotto a rate. Se poi si tratta di device legati a grandi provider (come, Tim, Vodafone, Wind e Tre) come nel caso dell’acquisto a rate di uno smartphone di fascia media o top, oppure di un tablet a rate, le opzioni diventano addirittura più numerose. Tra la richiesta di un prestito anche finalizzato (quasi sempre disponibile nei grandi negozi specializzati nella vendita di prodotti tecnologici), l’uso di una carta revolving, la dilazione di pagamento accessibile tramite Pagodil e l’acquisto diretto dal provider, le differenze sono logicamente notevoli. Come scegliere allora?

E’ innanzitutto necessario porsi alcuni quesiti specifici come ad esempio:

  • voglio o posso acquistare con carta di credito revolving?
  • sono senza carta di credito, posso ottenere la divisione in rate con il provider?
  • non ho un reddito dimostrabile e nemmeno una carta di credito, come risolvere il problema?
  • vorrei sfruttare la possibilità di effettuare la rateizzazione a tasso zero, quando è possibile?

Queste sono alcune delle principali domande che gli utenti si pongono e si scambiano in alcuni importanti forum a tema. Vediamo alcune alternative e le differenze di requisiti da rispettare.

Passando per un provider

Il business della vendita di device è diventato molto proficuo e non a caso per ogni segmento si trovano varie opzioni di acquisto: alcune che prevedono un anticipo iniziale e un riscatto finale, altre nessun anticipo ed un riscatto più o meno contenuto a seconda dell’entità della rata pagata mensilmente. Il tipo di offerta condiziona anche il numero delle rate che dovranno essere pagate complessivamente. Vediamo allora alcune proposte dei principali provider per quanto riguarda i tablet.

Tim

La Tim prevede diverse fasce di prezzo per prodotti differenti. Secondo l’offerta rilevata al 28-09-2017 dal sito ufficiale Tim si potrà scegliere tra:

  • a 5,99 euro ogni 4 settimane per 48 mesi, Samsung Galaxy Tab A 10;
  • a 11,99 ogni 4 settimane per 48 mesi per Apple iPad 32 GB;
  • a 15,99 euro ogni 4 settimane per 48 mesi Samsung Galaxy Tab 9,7 Lte.

La rateizzazione può avvenire con addebito su carta di credito. In alternativa può essere usato il bancomat per disporre la rateizzazione sul conto corrente al quale si appoggia il bancomat stesso. In questo contesto la principale differenza è legata alla consegna: contestuale nel caso di carta di credito, dopo circa 7 o 10 giorni per gli accertamenti necessari se si usa il bancomat con sdd su conto corrente.

Wind

Tre prodotti con prezzi che vanno da minimo 2 euro ad un massimo di 20 euro (secondo rilevazione offerta al 28 settembre 2017). I tablet a rate acquistabili sono:

  • Samsung Galaxy Tab A a 2 euro al mese per 30 mesi;
  • Apple iPad iPad Pro 10,5” a 20 euro al mese;
  • Apple iPad 32 GB per 30 rinnovi a 14 euro al mese.

Queste ipotesi si riferiscono a chi ha una sim Wind ricaricabile anche se per i clienti con un abbonamento il prezzo cambia solo per l’iPad Air che sale a 22 euro al mese (di contro i giga regalati in caso di Sim in abbonamento salgono da 5 a 10 per tutti e tre i device).

(data rilevazione offerte 28/09/2017 – fonte sito ufficiale Wind)

Vodafone

Vodafone ha scelto per tutti i prodotti in questo momento disponibili (rilevazione offerta al 28 settembre 2017 da sito ufficiale della Vodafone) 30 rinnovi. I modelli che si possono prendere a rate sono di più che per gli altri providers concorrenti:

  • 9 euro ogni 4 settimane per il samsung Galaxy Tab;
  • 12 euro ogni 4 settimane per iPad;
  • 20 euro ogni 4 settimane per iPad Pro 10,5”, 9,7” e 12,9”.

Al di là delle offerte del momento l’acquisto di un tablet a rate con un provider lega per un periodo di tempo abbastanza lungo, che in media parte da non meno di 30 rate. Si tratta di una soluzione adatta principalmente a chi non vuole (o non può) accedere ad una pratica di finanziamento od a chi non ha un reddito dimostrabile.

Senza carta di credito e senza finanziamento

Una possibilità di avere un tablet a rate con una durata di mesi di pagamento ragionevole è offerta da Pagodil. Questo sistema non richiede la necessità di avere una carta di credito e nemmeno un reddito dimostrabile ed in più apre la strada a una rateizzazione a tasso zero.

Pagodil richiede solo la titolarità di un conto corrente al quale deve essere associato un bancomat od un libretto di assegni. Tramite i dati rilevati su uno di questi sistemi di pagamento si può far partire la richiesta di dilazione che prevede la suddivisione del prezzo per il numero delle rate previste dal sistema, senza l’applicazione di alcun costo accessorio, e l’automatico addebito sul conto corrente collegato (ad esempio un prodotto dal costo di 900 euro in 10 rate costerà circa 90 euro al mese per 10 mesi).

Non tutti i negozi sono convenzionati con Cofidis che mette a disposizione il servizio Pagodil. Quindi per sfruttare questa possibilità bisogna cercare un esercente che vende il tablet che vogliamo e che in più ha un accordo con Pagodil. Questa modalità non è logicamente accessibile per gli acquisti online essendo vincolata all’uso della procedura tramite impiego del Pos fisico.

(data rilevazione offerte 28/09/2017 – fonte sito ufficiale Cofidis)

Carte di credito revolving

Se non ci si vuole imbarcare in una richiesta di finanziamento, non si ha la possibilità di utilizzare Pagodil e non interessa l’offerta dei vari providers rimane sempre aperta la strada della carta di credito revolving (vedi anche Carta revolving senza conto corrente). Ovviamente per evitare che il costo finale del tablet risulti eccessivo è necessario sceglierne una che preveda dei tassi di interesse contenuti e possibilmente nessun costo di gestione.

Conclusioni

Le alternative, come detto all’inizio, non mancano. Ma quale è effettivamente la scelta migliore? Se si desidera pagare pochi euro al mese e si accetta il compromesso di una rateizzazione lunga allora le proposte dei provider sono le più semplici, almeno sulla carta, da ottenere. Se si vuole avere un device al passo con l’innovazione tecnologica, quindi con un numero di rate ridotto, allora bisogna optare sulle altre forme con Pagodil in testa alle possibilità per la convenienza e per il tipo di modalità di richiesta previste.

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Credipass – Convengono prestiti e mutui?

Credipass: quali mutui e prestiti propone?

Dal 2008 in poi il numero di società specializzate nei finanziamenti è cresciuto in maniera esponenziale. Tra le società nate in quegli anni, ed in particolare nel 2009, troviamo anche la Credipass srl, una società specializzata nella mediazione creditizia, che offre non solo soluzioni per il credito al consumo ma anche mutui d’acquisto, surroga e ristrutturazione.

Ha sedi in quasi tutte le Regioni italiane con una distribuzione abbastanza capillare a partire delle grandi città come Milano e Roma fino alle principali province italiane. La sede legale è a Bergamo (Via Martiri di Cefalonia, nr. 5 cap 24121) mentre quella amministrativa è a Castelfranco Veneto (provincia Treviso) in Via circonvallazione Est, nr. 32. Gli uffici di riferimento dislocati sul territorio nazionale sono invece circa 80 con un totale di 500 agenti impiegati.

Che cosa offre?

Credipass prevede una linea di prodotti destinati ai privati ed una dedicata alle imprese. Bisogna però sempre tenere concentrata l’attenzione sul fatto che si tratta di un mediatore. Quindi tutti i prodotti che riesce a collocare appartengono a banche e finanziarie con le quali ha raggiunto accordi e specifiche convenzioni.

Prodotti per i privati

Per coloro che sono alla ricerca di un finanziamento per la casa o per esigenze personali, per la realizzazione dei progetti in corso o per un bisogno di liquidità indipendentemente dalla varie motivazioni, i prodotti proposti possono appartenere alle seguenti tipologie:

  • mutui per acquisto della prima oppure della seconda casa
  • mutui di ristrutturazione
  • Mutui per la Sostituzione o per la finalità di Surroga
  • prestiti di consolidamento debiti (per estinguere i prestiti già in corso)
  • prestiti Personali
  • finanziamenti per la Cessione del Quinto dello Stipendio o della Pensione

Prodotti per aziende e imprese

Per le aziende i contratti che Credipass può mediare sono legati soprattutto alle attività
inerenti allo svolgimento dell’attività produttiva. In particolare permette di richiedere:

  • factoring e leasing
  • finanziamenti destinati in modo specifico alle PMI
  • prodotti legati alla “finanza agevolata” (relativa a bandi regionali oppure provinciali, ecc);
  • fidejussioni finanziarie;
  • fidejussioni bancarie e assicurative;
  • finanziamenti di medio e lungo termine (da ipotecari a chirografari);
  • garanzie Cofidi.

A questi si aggiungono le attività di consulenza per la finanza strutturata (come l’emissione di Mini Bond, il crowdfunding, finanziamenti Fintech e quotazioni dell’AIM).

(Data rilevazione: 28/09/2017 – Fonte: Sito Credipass)

L’offerta dei mutui

La gamma di mutui offerti possono avere delle limitazioni di scelta trattandosi, in alcuni casi, di prodotti strettamente legati al tipo di istituto con il quale si ha in corso l’accordo. La compresenza di varie ‘convenzioni’ permette però di coprire tutte queste tipologie di possibili mutui:

  • Mutuo Acquisto Casa: un classico mutuo per l’acquisto di una prima o seconda casa per il quale c’è anche la possibilità, al raggiungimento di determinati requisiti, di ottenere fino al 100% del valore dell’immobile.
  • Mutuo Costruzione Casa: si tratta di un mutuo che può essere richiesto sia per costruire da zero un immobile che per ampliarlo, purché si tratti di destinazione d’uso di tipo abitativo;
  • Mutuo Ristrutturazione Casa: dedicato a chi ha la necessità di finanziare la ristrutturazione di immobili che hanno carattere residenziale e abitativo.
  • Mutuo Sostituzione e Consolidamento Debiti: classico finanziamento per consolidare le rate di vari finanziamenti già in corso con un solo prestito e una sola rata. E’ prevista la possibilità di ottenere liquidità aggiuntiva;
  • Mutuo Liquidità: per chi ha bisogno di ottenere liquidità mettendo un immobile di proprietà come garanzia. La somma massima dipende dal valore dell’immobile periziato e può arrivare fino al 50% di questo;
  • Mutuo Surroga: prodotto per la surroga di un mutuo già in essere;
  • Mutuo Acquisto Immobili Commerciali: dedicato a chi vuole un mutuo ma non per acquistare una casa ma un ufficio oppure uno studio, un negozio, ecc.

(Data rilevazione: 28/09/2017 – Fonte: Sito Credipass)

L’offerta dei prestiti

La gamma dei prestiti personali, anche se veicolata tramite banche differenti, si concentra su alcuni condizioni comuni, che possono essere riassunte in:

  • Finanziamenti fino a 30.000 euro;
  • Flessibilità in relazione al cambio diurata e importo della rata;
  • Durata da 12 a 120 mesi;
  • Possibilità di stipulare polizze assicurative;
  • Erogazione del prestito anche in 48 ore.

(Data rilevazione: 28/09/2017 – Fonte: Sito Credipass)

I dati sono generici proprio perché si punta alla consulenza e ciò è possibile solo con il passaggio tramite il contatto con il Family Broker, il cui ruolo consiste anche nell’indirizzare all’individuazione del prodotto più adatto alla specifica necessità e con le caratteristiche più adatte (data ad esempio la flessibilità, la durata, il tipo di impiego, ecc).

Un discorso a parte va fatto per la cessione del quinto e il prestito con delega. Ci sono varie convenzioni in corso comprese Inps ed ex Inpdap. In particolare è presente una convenzione dedicata ai dipendenti dell’Arma dei Carabinieri.

Contatti

Per contattare le varie sedi, privilegiando quelle più vicine alla propria ubicazione, il passaggio più semplice è quello di utilizzare il numero verde Credipass. Si tratta di un unico numero senza costi e cioè: 800 944 244 (va chiamato anche per avere informazioni specifiche come ad esempio la convenzione con l’Arma dei Carabinieri).

Il numero risponde con un operatore negli orari che vanno dalle ore 9 alle ore 18 tutti i giorni dal lunedì al venerdì compresi. Se si ha bisogno di un contatto extra orario si può usare l’indirizzo e-mail info@credipass.it.

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Prestiti 12 mesi – Come confrontare i migliori finanziamenti?

Prestiti rimborsabili in 12 mesi: sono sempre la scelta giusta?

Il web ha cambiato il modo di avvicinarsi al mondo bancario, in particolare per il comparto degli investimenti (con il trading online) e per quello dei finanziamenti. In quest’ultimo settore oltre ad agire sui tassi, ottenendone un alleggerimento delle condizioni economiche (specialmente per l’eliminazione dei costi accessori e in alcuni casi anche per il contenimento dei tassi di interesse applicati), ha soprattutto rivoluzionato le modalità ed i tempi di erogazione oltre che il numero di rate minime.

Quindi se fino a qualche anno fa i prestiti di breve durata andavano da un minimo di 12 mesi ad un massimo di 18 mensilità, oggi la soglia dei 12 mesi è diventata quasi quella massima con una durata minima che parte da soli 3 mesi.

Rata e durata: qual è il rapporto migliore per te?

In un finanziamento solitamente minore è la durata e minore è l’impatto degli interessi passivi. Di contro l’importo della rata logicamente aumenta e può essere difficile da sostenere anche se si tratta di un periodo di tempo piuttosto contenuto. Per questa ragione quando sceglie 12 mesi come piano di ammortamento per un prestito si deve essere consapevoli che la rata per importi medi sarà molto elevata.

Non a caso i prestiti rimborsabili in 12 mesi sono generalmente considerati all’interno della categoria dei mini o dei piccoli prestiti per quanto riguarda i finanziamenti “personali”. Per quelli finalizzati si tratta infatti di una durata “lunga” nel caso di prodotti tecnologici ed elettrodomestici mentre è insufficiente nel caso dell’acquisto di un’auto o di una moto.

Per valutare il rapporto migliore tra questa durata e l’importo della rata da restituire è utile usare uno strumento di simulazione. In questo ambito si hanno due possibilità:

  • usare un tool di calcolo messo a disposizione da chi propone il prestito (ad esempio Findomestic, Agos, ecc);
  • usare un tool indipendente.

Nel primo caso si ha il vantaggio di poter trasformare la simulazione in un vero e proprio preventivo di prestito, da salvare ed eventualmente inoltrare per poi far partire la richiesta di finanziamento in modo ufficiale. Di contro si è limitati dal fatto che le condizioni sono legate al tasso proposto solo da quella finanziaria o banca. Quindi viene meno l’aspetto generico della valutazione ma rimane quello strettamente pratico.

Nel secondo caso è invece possibile fare una simulazione generica oltre che varie prove con tassi “tipo” senza essere vincolati ad un tasso specifico proposto da una banca o da una finanziaria. Questi strumenti ‘super partes’ permettono di sopperire anche alla mancanza di tool di calcolo da parte di banche o finanziarie che non offrono il servizio online. Il tool è quasi sempre attendibile ma ci si deve ricordare di inserire il Taeg esatto applicato e non il Tan. Infine ci si deve ricordare che una simulazione non ha il carattere e non offre le tutele insite in un vero e proprio preventivo.

Come scegliere?

Nel piccolo prestito la durata di rimborso annuale condiziona la somma massima che può essere ottenuta, dal momento che sarà pari allo stipendio netto mensile, condizionando anche le possibilità di rinnovo.

Al di fuori di questa categoria particolare ci sono comunque altri limiti, come nel caso della cessione del quinto e della larga maggioranza dei prestiti di consolidamento debiti: in entrambi i casi la durata minima parte dalle 24 mensilità. Quindi se si vuole avere una certa libertà di scelta puntando a una durata solo annuale di restituzione del finanziamento ci si deve orientare su quelli che sono in generale considerati dei prestiti veloci, dedicati a chi ha bisogno di liquidità per tempi ridotti e di importo contenuto (anche se ovviamente non mancano delle eccezioni, dove si possono raggiungere anche somme pari a 10 mila euro o qualcosa di più).

Per questa ragione un tool generico è utile per farsi un’idea su ciò che in media potrebbe offrire il mercato ma non garantisce un contributo conoscitivo completo ed affidabile. Ad esempio, prendiamo come riferimento due istituti che hanno moltissime convenzioni nei principali negozi ed allo stesso tempo offrono prestiti online come Findomestic e Agos.

Per una somma modesta come 1000 euro i due istituti di credito hanno infatti una politica molto diversa: Agos permette di rimborsare i 1000 euro già a partire dai 6 mesi. Invece Findomestic per i prestiti personali non considera affatto i 12 mesi e parte da non meno di 18 mesi (come si riscontra dal sito ufficiale facendo un preventivo di 1000 euro in data 28/08/2017).

Anche per questo una scelta a monte fatta sulla carta non è possibile e rischia di essere fuorviante. In quest’ottica i comparatori offrono la possibilità di fare una valutazione generale ma è sempre necessario scendere nel merito e fare in seguito un preventivo per più proposte che sembrerebbero le più convenienti ad un primo confronto.

Chi li offre?

Al di fuori dei prestiti “finalizzati” bisogna cercare tra i prestiti personali preferibilmente classificati in: mini, giovani, smart, ecc. Non tutte le banche li prevedono e l’offerta può risultare piuttosto variegata. Ad esempio troviamo:

  • Agos: da 6 a 120 mesi;
  • Webank: nel prestito small da 6 a 60 rate;
  • Unicredit: si parte da 12 mesi per lo smart Voucher e il prestito Mini (prima anche per quello giovani). Per la versione Easy che parte da soli 6 mesi per arrivare fino a 36 mesi (legato agli importi richiesti).

Ovviamente questi sono solo alcuni esempi, che non possono sostituire una ricerca e valutazione che va fatta sempre in modo molto personale, tenendo conto delle caratteristiche che deve avere il finanziamento richiesto. Non tutti i prestiti infatti offrono le stesse caratteristiche anche dal punto di vista della flessibilità grazie alla presenza di opzioni di gestione.

Conclusioni e opinioni sulla convenienza

Da quanto detto è evidente come i prestiti in 12 mesi sono utili solo per importi contenuti e necessità urgenti. In generale rischiano di rendere il rapporto rata/durata poco performante soprattutto considerato il fatto che minore è la durata e maggiore è l’impatto dei tassi applicati (come nel caso del Taeg che a causa dei costi accessori come quelli di gestione e di istruttoria rischiano di non essere “assorbiti”).

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Prestiti 120 mesi – Come scegliere l’alternativa migliore?

Prestiti 120 mesi – Come valutare un finanziamento conveniente?

Una lunga durata per i finanziamenti può rappresentare allo stesso tempo sia un vantaggio che uno svantaggio. Se da una parte poter rimborsare dei prestiti in 120 mesi risulta più semplice per la sostenibilità della rata, dall’altra ci costringerà a pagare un ammontare di interessi molto più elevato rispetto a pari importi e durate inferiori.

Inoltre siamo chiamati a scegliere soprattutto delle tipologie di finanziamenti specifici come ad esempio quelli di consolidamento oppure le cessioni del quinto. Mentre per la richiesta di un prestito personale che non rientri in queste due categorie il numero delle banche che offre un piano di ammortamento decennale è piuttosto ridotto.

Finanziamenti in 10 anni: quando lo si ottiene con certezza?

Come già detto poc’anzi esistono solo due tipologie di prestiti da 120 mesi, ovvero con una durata di rimborso decennale “certa”. Si tratta di due finanziamenti che sono stati disciplinati in modo più o meno accurato dallo stesso legislatore, e cioè il prestito di consolidamento che è nato per aiutare chi ha già dei finanziamenti in corso e vuole riorganizzarli accorpando le varie rate in una sola e la cessione del quinto per il quale sono state decise due possibili “durate” da 60 o 120 mesi.

Ovviamente per entrambe le tipologie si tratta di durate “massime” perché la determinazione del piano di ammortamento non può prescindere dall’età anagrafica del richiedente. Per comprendere meglio questo concetto facciamo un esempio:

  • il richiedente ha 45 anni: può richiedere un prestito con durata pari a 120 rate;
  • il richiedente ha 70 anni: se la banca a cui si rivolge prevede un’età massima che sia pari o superiore ad almeno 80 anni allora potrà ottenere un piano di ammortamento decennale; se invece l’età massima è di 75 anni allora al massimo potrà aspirare a un rimborso in 60 rate.

Sotto questo punto di vista è molto importante in fase di scelta, specialmente se si stanno cercando dei prestiti da 120 mesi, orientarsi su quelle finanziarie o banche che applicano durate più lunghe. Ad esempio con Agos non si hanno limitazioni particolari per arrivare a dieci anni di rimborso (non essendo collegati all’importo richiesto), ma l’età anagrafica massima è di 75 anni.

Con Findomestic, grazie alla politica della Bnl che appartiene allo stesso gruppo, si arriva invece fino a 90 anni di età anagrafica, ma la durata viene collegata anche all’importo richiesto: per importi bassi le durate sono brevi, mentre solo per importi elevati prossimi ai 60 mila euro si può aspirare a una durata di 120 mesi (sempre nell’ambito del prestito personale).

Convenienza e durata

Va da sé che per mitigare l’impatto degli interessi passivi che inevitabilmente peseranno maggiormente per durate più lunghe bisogna scegliere finanziamenti con tassi più contenuti o preferibilmente che si riducono come Tan con l’aumentare della durata. Per comprendere maggiormente questo aspetto è sufficiente chiedere due o tre preventivi con una durata ad esempio di 120 mesi, 60 mesi e 84 mesi. In questo modo il confronto sia come monte interessi che come tassi effettivamente applicati diventa molto agevole.

Bisogna fare particolare attenzione ai prodotti a tasso fisso (sempre inteso come Tan). Infatti con l’aumentare della durata l’effetto sul Taeg si fa comunque particolarmente pesante, anche se dal punto di vista psicologico ci si sente rassicurati proprio dalla dicitura del “tan fisso”. E’ da sottolineare infine come siano veramente pochi i casi in cui si applicano tassi variabili e generalmente si tratta di prestiti con durata oltre i 120 mesi.

Esempi
Per fare una specie di classificazione delle politiche di credito “tipo” vediamo alcuni esempi di condizioni, ricordando che i tassi ovviamente nel corso del tempo cambiano e che quindi si tratta solo di modelli da usare per poter scegliere in modo più consapevole:

  • Carrefour banca: la somma massima che si può ottenere è di 30 mila euro ed il piano di ammortamento va da 24 a 120 mesi. Le spese di istruttoria applicate sono variabili e i tempi di erogazione stimati sono di 20 giorni. Il rimborso deve finire entro i 75 anni di età;
  • Webank ha un tasso fisso per tutta la durata che viene scelta. Per poter arrivare fino a 120 mesi di rimborso bisogna scegliere la tipologia Large che parte da oltre 10 mila euro di importo per arrivare fino ad un massimo di 30 mila euro. Non sono previste spese di istruttoria. Inoltre se si accredita lo stipendio sul conto corrente si ottiene uno sconto sul tasso finito di 0,8%. Tuttavia il finanziamento deve essere estinto al massimo entro i 70 anni;
  • Agos permette di ottenere fino ad un massimo di 30 mila euro, con il tasso che si riduce leggermente con il protrarsi della durata. Ciò che rende il prestito della finanziaria del Credit Agricole molto popolare è il fatto che anche per importi modesti è prevista la possibilità di ottenere la durata decennale. Funzionale la presenza di opzioni che rendono la gestione del finanziamento più flessibile;
  • Con Unicredit si possono avere degli effetti “simili” in termini di flessibilità con la versione del CreditExpress Top che permette di ottenere fino a 75 mila euro rimborsabili fino a 10 anni. L’età massima alla scadenza dovrà essere di 85 anni;
  • Deutsche Bank: la banca tedesca propone anche questa durata all’interno della propria linea denominata Easy e precisamente nel caso della versione db Easy Ristruttura. L’importo massimo proposto è pari a 30 mila euro.

Conclusioni

La scelta di richiedere prestiti da rimborsare in 120 mesi dovrebbe riguardare solo importi piuttosto elevati. Il criterio da usare è comunque quello della sostenibilità della rata: quando si fa una simulazione o si richiede un preventivo bisogna optare per il rapporto importo rata/durata che si ferma leggermente prima della soglia di sostenibilità senza sforzi dell’importo da rimborsare. Nel caso in cui si dovesse scegliere un prestito di consolidamento invece l’importo dovrebbe essere inferiore alla somma delle rate già in corso. In tal caso la possibilità di spingersi fino a 120 rate va calcolato con attenzione tenendo conto dei finanziamenti che abbiamo già rimborsato per almeno la loro metà.

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Rinegoziare prestito – Ecco perché non sempre conviene

Rinegoziare un prestito: occasione o complicazione?

I finanziamenti comprendono molte tipologie di prodotti anche se nell’ordinamento italiano in alcuni casi ci sono dei veri e propri buchi normativi su alcune categorie di essi. Un problema che avvertiamo soprattutto in determinati ambiti come quando siamo chiamati a rinegoziare un prestito oppure un mutuo. Questo accade perché il legislatore ha disciplinato la rinegoziazione dei mutui, stabilendone le modalità, ma allo stesso tempo ha mantenuto elevata la discrezionalità nel merito da parte della banca soprattutto per alcune forme di prestiti personali.

Anzi, andando ancora più in profondità vediamo che solo alle cessioni è data una disciplina specifica con tanto di limiti e modalità di accedervi. Quindi dobbiamo per prima cosa fare la distinzione tra un prestito personale generale e una cessione del quinto, e vedere come fare per raggiungere l’obiettivo della rinegoziazione.

Limiti per la rinegoziazione della cessione del quinto

Indipendentemente dall’Istituto di credito erogante (ed anche nel caso dei prestiti pluriennali Inpdap) è possibile procedere a rinegoziare il prestito contro cessione del quinto solo se si passa tramite il rinnovo. Questo a sua volta è possibile solo se ricorrono queste condizioni:

  • è stata fatta una cessione del quinto di massima durata di 60 mesi, indipendentemente dal numero delle rate che è stato rimborsato, si può richiedere un rinnovo e quindi una rinegoziazione solo se si opta per una cessione di durata di 10 anni;
  • è stata stipulata una cessione di durata superiore ai 60 mesi, per cui si ha la possibilità di rinnovo e quindi di rinegoziazione solamente se è stato rimborsato almeno il 40% delle rate in corso.

Non sono previste altre possibilità di deroga a queste condizioni, anche se nel rinnovo si può richiedere maggiore liquidità.

Limitazioni alla rinegoziazione del prestito personale

Ribadiamo ancora: non è prevista la possibilità di rinegoziazione di un prestito personale. Non solo, se le banche non trovano l’operazione conveniente, non essendo obbligate dalla legge a prendere in considerazione una richiesta di rinegoziazione, possono rifiutarsi di intavolare qualsiasi trattativa. Inoltre, anche qualora venisse presa in considerazione la possibilità di rinegoziare le condizioni originarie, rimane il problema della gestione del contratto originario. In tal caso, infatti, non sarà sufficiente che vengano riportate delle modifiche contrattuali, come ad esempio un cambio di tasso o un allungamento della durata per rendere la rata più facile da rimborsare.

Per questo genere di modifiche è richiesta la stipula di un nuovo contratto, il che non avviene mai a costo zero, dal momento che sono previste sia le penali di estinzione che possibili costi dello stesso conteggio di estinzione. In più il nuovo contratto di finanziamento normalmente ricalcolerà anche le spese di istruttoria della nuova pratica.

Quindi si hanno due possibilità per poter procedere a un’operazione con cui rinegoziare un prestito personale, cercando di sfruttarne anche l’aspetto della convenienza economica, indipendentemente che sia stato concesso da una finanziaria (ad esempio Agos Ducato oppure Directafin), oppure una banca grande come Bnl o Unicredit:

Limiti e potenzialità del consolidamento debiti o prestiti

L’operazione di consolidamento ha un requisito essenziale irrinunciabile e inderogabile: si devono avere almeno due prestiti da far confluire nello stesso finanziamento. In questo modo si estinguono i prestiti precedenti e si hanno delle condizioni del tutto nuove per essi, come tassi e come durata. L’obiettivo è quello di ottenere un risparmio e una maggiore sostenibilità della rata, quindi anche se non si parliamo di una vera rinegoziazione si tratta di un buon sistema per ottenere degli obiettivi analoghi.

Come superare il limite sui prestiti personali

Se si ha un prestito personale ma non si tratta di una cessione del quinto non si hanno quindi degli strumenti a disposizione per spingere una banca a prendere in reale considerazione la nostra volontà di rinegoziare il finanziamento.

Ma cosa fare nel caso di un prestito, stipulato magari solo un anno prima, per il quale con una rinegoziazione otterremmo un bel risparmio, che però rappresenterebbe anche una discreta rinuncia per la banca? L’unica ipotesi percorribile è quella di chiedere un aumento di liquidità, anche di modesta entità. Che cosa significa?

Vediamo un esempio pratico. Ad esempio abbiamo chiesto un prestito personale di 10 mila euro per acquistare un’auto usata al tasso del 10%. Dopo un anno la stessa banca offre un tasso del 7% per la stessa somma. L’unica possibilità che abbiamo di far abbassare il tasso sul prestito in corso è quello di chiedere alla banca un’ulteriore liquidità supponiamo di altri 2 mila euro. La situazione a riguardo potrebbe essere la seguente:

  • sul finanziamento iniziale avremmo una rata di circa 212 euro con una durata di 5 anni (con interessi alla scadenza pari a circa 2748 euro);
  • al termine dei primi 12 mesi avremmo rimborsato circa 1600 euro, con un capitale residuo di circa 8400 euro.

Chiedendo nuova liquidità di 2 mila euro, saremmo di nuovo intorno ai 10 mila euro circa, o meglio 10400, che al tasso del 7% porterebbe alla seguente situazione:

  • rata di 205 euro sempre su 5 anni di rimborso;
  • monte interessi alla scadenza di 1955 euro.

Se andiamo a sommare il totale degli interessi già pagati di 926 euro circa per il primo anno, e la penale dell’1% standard di 1000 euro, andremo perciò a pagare un totale interessi di 3880. Se invece avessimo scelto un prestito che non ha penale di estinzione allora l’esborso totale sarà di 2880 euro. Quindi un’operazione di questo tipo conviene solo se non ci sono penali di estinzione da pagare, altrimenti si vanno a ‘maturare’ molti più interessi, godendo di un aumento di liquidità limitato.

Conclusioni

Per ovviare a queste difficoltà alcune banche hanno reso i propri finanziamenti più flessibili, il che permette di rivedere ed allungare la durata del finanziamento stesso. Ma non si tratta di una forma di rinegoziazione, proprio perché le condizioni contrattuali non vengono toccate, ma si esercitano delle opzioni già previste. Infine è da sottolineare che non sempre rinegoziare conviene, così come dimostrato dall’esempio riportato poc’anzi. Bisogna sempre partire da calcoli e da confronti su dati reali, usando anche tool di calcolo indipendente.

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Preventivo consolidamento debiti – Come confrontare la rata?

Consolidamento debiti: a cosa servono i preventivi?

Il settore dei finanziamenti modula la propria offerta in funzione della domanda. Per questo motivo in momenti di sovraindebitamento diffuso si ha una forte spinta verso prodotti come il mutuo o prestito di consolidamento debiti, come dimostrano le offerte proposte da banche online come Findomestic, finanziarie come Agos e Directafin. oppure banche di grandi gruppi come Unicredit. Ma di che cosa parliamo?

Si tratta di una forma particolare di prestito personale, poiché nella sostanza è finalizzato alla sostituzione e riordino dei prestiti già in essere di qualsiasi natura. In un preventivo di consolidamento debiti potranno essere inseriti sia i finanziamenti finalizzati che quelli personalizzati. Ovviamente è buona norma procedere per gradi, partendo dalla richiesta di un preventivo. A riguardo ci sono delle differenze, sia sul livello di “affidabilità” e validità del preventivo, che sulla valutazione della convenienza a sostituire un prestito per il quale sono passati diversi anni arrivando ad un rimborso degli interessi in stato avanzato.

Quando i preventivi sono affidabili?

Si possono avere due possibilità di richiesta di un preventivo di consolidamento debiti. Una ha carattere più generale e quindi è puramente indicativa e non ha le caratteristiche del preventivo vero e proprio. Si tratta più che altro di un primo contatto conoscitivo, che necessita poi del passaggio successivo con richiesta di preventivo ufficiale. Poi c’è il preventivo vero e proprio, che andrà analizzato nei dettagli e soprattutto confrontato con i preventivi ottenuti da altre banche.

In entrambi i casi è possibile eseguire una valutazione sulla convenienza con l’uso di appositi tool indipendenti. Sul web non c’è una scelta ampia come accade per la valutazione dei mutui, ma si tratta di strumenti molto utili, che andrebbero senz’altro utilizzati prima di concludere la propria scelta. Qui però bisogna fare attenzione, quello che si ottiene non è un preventivo, perché quest’ultimo deve avere delle caratteristiche ben specifiche, e cioè:

  • la data di calcolo ed eventualmente quella di validità;
  • la firma di chi fa il preventivo (quest’aspetto non vale per i preventivi online che prevedono il salvataggio in area clienti o invio di copia tramite e-mail che ne determina il riconoscimento univoco, con apposizione di un numero unico di riconoscimento);
  • le voci obbligatorie che sono: Tan e Taeg; ammontare dei prestiti comprensivi di penale di estinzione che il consolidamento va a “consolidare”; totale del capitale che viene richiesto (importi da consolidare e eventuale aggiunta di nuova liquidità); ammontare totale degli interessi che si dovranno sostenere fino alla fine del rimborso; importo della rata mensile; eventuali spese di incasso rid o incasso rata; spese di gestione, istruttoria, e penale di estinzione; numero di mesi della durata del piano di ammortamento.

Un’informazione che non può essere trovata invece sul preventivo è quella legata al calcolo del “risparmio” che si ottiene se si procede ad un consolidamento debiti. Questo tipo di nozione è di contro molto utile, perché un consolidamento debiti deve in primis rendere più agevole il rimborso delle rate. Tale obiettivo si ottiene congiuntamente con l’abbassamento dell’importo della rata, che dovrà essere inferiore rispetto alla somma delle rate consolidate, ed un tasso ridotto.

L’obiettivo di una maggiore sostenibilità della rata può essere ottenuto anche con l’allungamento del piano di ammortamento, che nel caso del consolidamento, arriva fino a 120 rate. Si tratta di una prassi assolutamente da evitare perché non è mai conveniente dal punto di vista economico, visto che nel prestito come nel mutuo, il piano di ammortamento che si adotta è alla francese.

Requisiti necessari per richiedere i preventivi

La richiesta di un preventivo generico non richiede alcun requisito particolare: nel sistema si dovrà inserire solo l’importo “presunto” dei prestiti da sostituire, per vedere se si rientra nella somma massima concedibile dalla finanziaria o dalla banca di interesse, e la durata in cui si vorrebbe restituire il finanziamento.

Per ottenere un preventivo personale dettagliato invece servono le somme esatte dei prestiti da rimborsare. Queste informazioni possono essere ottenute partendo dalla lettera di riepilogo annuale, dalla quale andranno stornate le rate eventualmente già pagate. Bisogna poi inserire i dati personali, quelli di un documento e la situazione reddituale. E’ fondamentale inoltre partire dal fatto che il consolidamento debiti può essere richiesto solo da coloro che hanno fatto i pagamenti in modo regolare. Quindi se si è diventati dei cattivi pagatori, allora la richiesta di un preventivo di consolidamento debiti è un esercizio inutile perché tale tipologia di finanziamento non viene concessa in caso di disguidi finanziari.

In questo caso l’unica alternativa reale è rappresentata dalla cessione del quinto che però incontra due limitazioni ulteriori:

  • è rivolta ai lavoratori autonomi, in quanto la cessione spetta esclusivamente ai dipendenti (vedi anche Cessione del quinto dipendenti privati), e ai pensionati;
  • riguarda il tipo di contratto di dipendenza di cui si è titolari dal momento che raramente viene concessa per lunghe durate a chi ha un contratto a tempo determinato.

Come valutarne quindi la convenienza?

Come già accennato, un preventivo non può entrare nel merito dell’aspetto strettamente legato alla convenienza economica. Inoltre di fronte a vari finanziamenti il rischio che ci sia un bilanciamento interno delle condizioni è molto concreto. Infatti prestiti di durata ancora lunga, per i quali il risparmio può essere sostenuto, possono avere un livello di convenienza così elevato, da compensare quello molto meno presente nei prestiti prossimi alla scadenza.

Come principio generale vale il fatto che i prestiti prossimi alla scadenza non andrebbero consolidati, perché si finirebbe con il pagare un totale di interessi molto elevato, dopo aver rimborsato quasi tutti quelli originari sul prestito precedente. Come detto questo tipo di valutazione può essere fatta anche in modo più oggettivo usando i tool specifici che devono presentare almeno queste caratteristiche:

  • avere almeno due spazi per la valutazione dei prestiti da consolidare: la motivazione è dovuta proprio al fatto che ciò che rende differente un consolidamento da una sostituzione del prestito, è l’operazione di accorpamento di due o più finanziamenti in corso;
  • avere la possibilità di indicare la durata del prestito originario e quella dell’ammortamento residuo (ad esempio se il finanziamento era di 48 rate e sono state pagate 15 rate ci dovrà essere almeno lo spazio per indicare che mancano 33 rate ancora);
  • tasso e durata del prestito di consolidamento che sembra l’opzione migliore.

Nella risposta il calcolo del risparmio dovrà riguardare sia l’importo della rata e che gli interessi che verranno pagati in meno.

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Prescrizione debiti – Quando non bisogna più pagare?

Debiti non pagati: quando vanno in prescrizione?

La prescrizione dei debiti prevede dei tempi diversi a seconda che siano previdenziali, come nel caso dell’Inps, erariali, oppure condominiali, commerciali, di credito o di valuta. Anche all’interno di queste categorie possono poi essere previsti dei tempi di prescrizione differenti, che possono generalmente essere di tipo:

  • ordinario, ovvero di 10 anni;
  • di prescrizione breve, quindi di 5 anni;
  • di prescrizione brevissima (3 anni).

Ci sono infine delle eccezioni che usufruiscono di durate inferiori. Vediamo tutto nel particolare.

Significato e conseguenze

La prescrizione è stata introdotta dal legislatore per impedire che un debitore sia sempre sottoposto a questa condizione, senza un limite di tempo. Si tratta in pratica di una “sanzione” che punisce il creditore per la sua inerzia. Se da una parte è vero che un debitore ha l’obbligo di pagare i propri debiti, soprattutto in caso di difficoltà o impossibilità a farlo, è altrettanto vero che il creditore deve attivarsi per ottenerne il pagamento. Se manca questa azione allora il debito potrà andare incontro alla prescrizione. La prescrizione è misurata con il tempo, decorso il quale non si avrà più diritto alla prestazione.

Questa ‘condizione legislativa’ coinvolge, come principio generale tutti i tipi di debiti, indicando anche quali sono i soggetti legittimati a compiere le azioni necessarie per ottenere la prestazione nei tempi giusti:

  • nel caso dei debiti condominiali l’amministratore in carica;
  • per quelli commerciali il fornitore o venditore;
  • per quelli di credito la banca o la finanziaria erogante;
  • per quelli previdenziali l’Inps o un agente abilitato alla riscossione che fino alla sua scomparsa è stato rappresentato soprattutto da Equitalia.

Approfondimenti: Cosa fare in caso di debiti con Equitalia.

La conseguenza, se scade il termine di prescrizione è semplicemente una: il creditore non potrà più avvalersi della legge per ottenere la prestazione alla quale ha diritto. Di contro il debitore dovrà rivolgersi ad un giudice per ottenere il riconoscimento della prescrizione, che potrà essere parziale (quindi riguardare solo alcune voci riportate in una cartella esattoriale) oppure totale. Una cartella prescritta parzialmente, se si fa ricorso ad un giudice, potrà anche diventare successivamente prescritta in modo totale.

Prescrizione interrotta: quando succede?

Il creditore ha comunque un valido strumento per interrompere la prescrizione, che è dato dalla comunicazione al debitore, che deve avvenire nei modi previsti dalla legge stessa. Si hanno in sostanza tre situazioni:

  • il termine di prescrizione parte dalla data in cui sorge il diritto alla prestazione per il creditore (data di firma di un finanziamento, data di pagamento di un’imposta dovuto, data di versamento dei contributi Inps, ecc). Per il tempo successivo il creditore non fa nessuna comunicazione valida al debitore. Trascorso il tempo prescrittivo non si sarà più tenuti alla prestazione;
  • successivamente alla data in cui nasce l’obbligo, e prima che scada la prescrizione, il creditore fa la comunicazione nei modi previsti. La prescrizione si interrompe e riparte da capo;
  • sempre successivamente alla data in cui sorge l’obbligo, e successivamente anche dalla data in cui scade la prescrizione il creditore agisce per ottenere il pagamento. In questo caso non si è tenuti alla prestazione, a meno che non si accettino le proposte del creditore. Ad esempio se si firma una nuova rateizzazione si dovrà effettuare il pagamento del debito anche nel caso in cui questo fosse ormai prescritto.

Si deve fare sempre molta attenzione alle date di prescrizione, e nel dubbio ci si deve rivolgere a professionisti, poiché il risparmio di qualche decina di euro espone all’esborso di somme ben più importanti. Può comunque essere di aiuto conoscere i tempi di prescrizione dei debiti, per sapere come muoversi, e soprattutto a chi rivolgersi (professionista ragioniere o commercialista, associazione dei consumatori, avvocato tributarista, ecc).

Come calcolare la prescrizione

Il calcolo è abbastanza agevole sulla carta. Il tempo parte dal giorno successivo a quello in cui è nato l’obbligo alla prestazione, e termina dopo che è trascorso il termine previsto. Questo nella maggioranza dei casi è di 10 anni (anche per i finanziamenti), oppure di 5 anni o tempi più brevi quando previsti. Nel calcolo si comprendono anche i giorni festivi, i sabati e le festività. Se si verifica un’interruzione bisogna far partire il calcolo dal giorno successivo a questo evento.

Tempi di durata delle prescrizioni

Riportiamo di seguito i tempi di prescrizione per i differenti debiti che possono essere riportati in una cartella esattoriale:

  • termine di prescrizione ordinaria di 10 anni per quelli che rientrano nei tributi erariali (Irpef, Ires, Imposta di registro, imposta catastale, Iva, per i quali la prescrizione decorre dopo 60 giorni dalla notifica; diritti alla Camera di commercio; Canone Rai;
  • termine di prescrizione breve di 5 anni: per le sanzioni (multa per violazione del codice della strada, protesto, ecc.); per i tributi locali (come Tasi, Tari, Imu, Tarsu, ecc); contributi previdenziali Inps e Inail; contributi alla gestione separata; bollette per utenze domestiche; spese condominiali; oneri derivanti da affitto; crediti commerciali;
  • termine di prescrizione di 3 anni: bollo auto (vedi anche Prescrizione bollo auto); diritto allo stipendio; diritto al Tfr; riscossione cambiali; riscossione assegni;
  • termine di prescrizione di 2 anni: risarcimento incidente stradale;
  • termine di prescrizione di 1 anno: diritto per il pagamento alla provvigione dei mediatori (vedi Lista mediatori creditizi); rette di convitto; diritto pagamento lezioni private;
  • termine di prescrizione di 6 mesi: diritto al pagamento del pernotto e servizi di ristorazione.

Modalità di comunicazione e di ricorso

L’unica forma accettata è quella scritta, per la quale ci deve essere la possibilità di identificazione della data in modo certo. Per questa ragione vanno usate le raccomandate con ricevuta di ritorno, fermo restando che per la notifica valgono anche gli avvisi di giacenza. A riguardo bisogna porre particolare attenzione agli atti amministrativi, per i quali la notifica si perfeziona comunque, senza che sia stato fatto il ritiro, entro 10 giorni da quello in cui è stato fatto il secondo avviso di giacenza (il primo è quello per mancata consegna, al quale dovrà succedere il secondo lasciato nella cassetta delle poste il giorno successivo utile a seconda che ci siano giorni festivi o il sabato).

Per fare ricorso serve sempre la raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure l’impiego della Pec laddove è supportata dal sistema.

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Dilazione di pagamento – Significato e funzionamento

Dilazione di pagamento o finanziamento: quale conviene di più?

Gli acquisti possono essere fatti pagando il prezzo per intero oppure rateizzandone il costo. Quando questo tipo di operazione di posticipo del pagamento ad un’altra scadenza oppure con suddivisione in più rate, viene fatta senza passare per la richiesta di un finanziamento, si sta usufruendo di una dilazione di pagamento.

Cos’è e come funziona?

Il termine dilazione ha più di un sinonimo, ed ognuno di essi rimanda al posticipo o rinvio di un’azione, che normalmente è di “pagamento”. Da qui è semplice comprenderne il significato e la ragione per cui si tratta di un’operazione ampiamente usata durante lo svolgimento dell’attività di impresa, oltre che per saldare i debiti con Equitalia od in economia aziendale.

Per quanto riguarda il suo funzionamento possono nascere dei dubbi, perché diventa semplice farlo coincidere con un’operazione di finanziamento in senso stretto. Per fare un esempio, quando chiediamo la rateizzazione delle cartelle Equitalia non stiamo accedendo ad un finanziamento ma ad una dilazione di pagamento. Quest’ultima situazione avviene anche quando un’azienda o un commerciante per pagare il costo della merce non procede al pagamento immediato, ma posticipato, ovvero dilazionato, a 30, 60 o 90 giorni. Non a caso nell’attività di impresa la dilazione di pagamento è una forma di “finanziamento da funzionamento”, in quanto svolge una funzione fisiologica per il normale svolgimento dell’attività.

Per il tipo di funzionamento che presentano all’interno della categoria delle dilazioni di pagamento rientrano anche i finanziamenti. Di contro ci possono essere situazioni in cui, nonostante le similitudini, la dilazione non è un finanziamento vero e proprio.

Normalmente la dilazione deve offrire un servizio funzionale all’adempimento di un obbligo, oppure all’ottenimento di un bene. Tornando sempre ad uno degli esempi purtroppo più attuali, ovvero la rateizzazione delle cartelle di Equitalia, per poter suddividere il costo di una cartella in più rate bisogna farne richiesta ed avere alcuni requisiti che non hanno una stretta attinenza alla capacità di rimborso del richiedente.

Ciò che differenzia un finanziamento da una dilazione di pagamento è proprio questo aspetto. Le valutazioni che vengono fatte per la concessione dell’uno o dell’altro partono infatti da presupposti completamente diversi.

Con o senza interessi: differenze e vantaggi

A fare la differenza non quindi è l’applicazione o meno degli interessi passivi (ad esempio nella dilazione di pagamento di Equitalia o con l’Agenzia delle Entrate si sostengono degli interessi) dal momento che ci sono degli esempi di dilazione che sono a tasso zero ( fare da protagonista indiscusso in questo ambito troviamo Pagodil).

Normalmente per ottenere il beneficio del frazionamento del pagamento bisogna sostenere un “costo” che è rappresentato da interessi i commissioni mediamente più bassi rispetto a quelli tipici di un finanziamento, a meno che questi non sia appunto a tasso zero. Ma anche da questo punto di vista, nel caso di dilazione senza interessi, i vantaggi sono maggiori.

Questo accade perché un finanziamento a tasso zero ha carattere temporaneo ed è legato a una serie di vincoli e cioè:

  • alla promozione del momento;
  • ai prodotti che sono accessibili e/o acquistabili;
  • all’approvazione della richiesta in funzione di una certa capacità reddituale;
  • alla presenza o meno di altri finanziamenti in corso che possono bloccare l’approvazione;
  • alla reputazione creditizia del richiedente.

Nella dilazione di un pagamento tutti questi elementi non hanno importanza. Per comprenderne meglio il funzionamento facciamo un esempio usando proprio il succitato Pagodil. Questo è il sistema di più facile accesso che troviamo per acquistare prodotti o servizi a rate e senza alcun interesse o costo aggiuntivo.

Caratteristiche e condizioni di Pagodil

Pagodil è un servizio che viene offerto da una società finanziaria, la Cofidis. Ma come funziona? Abbiamo detto che una dilazione costituisce un beneficio al quale deve essere collegato un “costo” da sostenere. Con Pagodil il costo viene sostenuto dal venditore mentre l’acquirente si porterà a casa il prodotto potendolo pagare in comode rate senza l’aggiunta di alcun costo o interesse. Se ad esempio si tratta di un televisore dal costo di 1000 euro, si pagheranno ad esempio esattamente 100 euro a rata per 10 mesi.

Anche per quanto riguarda la modalità di richiesta, dal momento che non si tratta di un finanziamento in senso stretto, la procedura è abbastanza atipica. Per prima cosa non si deve esibire alcun documento di reddito (il che rende Pagodil utilizzabile non solo a chi è senza busta paga ma anche a chi non ha proprio un reddito dimostrabile), ma solo documento di identità e tessera sanitaria. Bisogna comunicare un numero di telefono e fornire un bancomat o un assegno non compilato né firmato.

Dai dati riportati su questi sistemi di pagamento, tramite l’impiego del Pos (con il bancomat la procedura è semplificata ma a condizione che si abbia un bancomat che funziona nel sistema, il che esclude quelli collegati a conti di base) Cofidis fa una brevissima valutazione della possibilità di far partire la procedura di Pagodil, che in caso di esito positivo vedrà:

  • rilascio dello scontrino del pos da firmare per accettazione;
  • avvio automatico del pagamento delle rid mensili direttamente sul conto corrente al quale sono collegati il bancomat o gli assegni utilizzati.

Prima di procedere al pagamento bisogna comunicare al venditore di volersi avvalere della modalità di pagamento con Pagodil, ma non viene fatta alcuna richiesta per iscritto. Se la procedura non viene approvata da Cofidis il rifiuto non viene segnalato nella Crif.

Non c’è una caratteristica unica come durata della dilazione, poiché questa viene negoziata tra venditore e Cofidis stessa, così come sono diverse le somme accettate per la dilazione di pagamento, essendo sempre frutto di accordi specifici e personalizzati.

Conclusioni

E’ meglio una dilazione di pagamento o un normale finanziamento? A fare la vera differenza sono le condizioni che troveremo con l’una o l’altra modalità considerato che in entrambe le ipotesi potremo incontrare sia l’applicazione di interessi che la condizione a tasso zero. La scelta dovrà per forza essere valutata caso per caso, guardando proprio alle condizioni che si otterranno.

Tuttavia la dilazione di pagamento non prevede un iter che passi attraverso la richiesta di preventivo, che invece è una condizione a cui non si può sottrarre il finanziatore. Si tratta comunque di due possibili alternative che si possono usare, anche congiuntamente, per poter effettuare degli acquisti di beni e di servizi.

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