Pc a rate anche a tasso zero – 3 alternative

Pc a rate – Finanziamento, Pagodil o credito revolving?

E’ possibile dilazionare i pagamenti oppure richiedere dei finanziamenti anche per acquistare un pc a rate. Tuttavia ogni scelta porta con sé degli aspetti negativi e degli aspetti positivi, che riguardano sia la “facilità” di accesso che il discorso della “convenienza”. Analizziamo insieme questi aspetti.

Con chi acquistare?

La prima domanda da porsi è: “A chi rivolgersi” per comprare un pc a rate? Infatti non tutti i venditori permettono di poter scegliere allo stesso tempo tra le diverse alternative che vedremo in seguito. In generale è possibile pagare un computer in maniera dilazionata presso:

  • le grandi catene di negozi che vendono prodotti tecnologici;
  • venditori specializzati hi-tech convenzionati con finanziarie o con forme di dilazione dei pagamenti;
  • provider tipo Tim, Vodafone, Wind.

Questi ultimi possono offrire la possibilità di acquisto a rate sia nel caso di tablet che pc veri e propri anche con addebito della rata in bolletta o sulla carta di credito.

Come vedremo al termine dell’articolo l’unica alternativa sempre accessibile è rappresentata dall’uso di una carta revolving o da forme di credito revolving che sono state ottenute autonomamente da chi deve fare l’acquisto. Negli altri casi si è vincolati a fare l’acquisto presso un punto vendita specifico piuttosto che presso un altro in base al servizio di finanziamento offerto.

Finanziamenti specifici o generici

Quando ci si rivolge alle grandi catene dei negozi (come ad esempio Mediaworld, Unieuro, Trony, ecc) oppure a quelle di e-commerce (un esempio lo abbiamo con Eprice, Monclick, ecc) ed in generale ai venditori specializzati hi-tech la soluzione più comune per l’acquisto di un pc a rate è rappresentata dai prestiti “finalizzati”. Questi possono essere suddivisi in 2 macrocategorie e cioè:

  • finanziamenti standard, con tassi (tan e taeg predeterminati) e durate differenti in funzione degli importi da rateizzare. Per questi finanziamenti bisogna avere un reddito dimostrabile e esibire la relativa certificazione (ad esempio busta paga, modello Unico, cedolino della pensione, ecc);
  • finanziamenti a tasso zero: i requisiti e le modalità di accesso rimangono gli stessi ma si usufruisce di un Tan pari a 0. Si tratta di finanziamenti proposti per intervalli di tempo limitati e spesso presentano durate ‘meno elastiche’ (ad esempio 10 rate, 20 rate, ecc). In molti casi anche i prodotti che possono essere rateizzati a tasso agevolato devono essere specificati nei vari regolamenti oppure devono presentare un prezzo di acquisto compreso tra determinati importi.

Di norma quando una catena di negozi offre l’acquisto tramite finanziamento finalizzato, le condizioni sono comuni a tutti i punti vendita che appartengono allo stesso franchising, e l’applicazione avviene anche sui prodotti venduti online. La condizioni proposte dipendono dalla finanziaria o dalla banca ‘convenzionata’ con Agos e Findomestic che rappresentano le alternative più frequenti.

Dilazione di pagamento

L’alternativa principale ad un classico finanziamento finalizzato è rappresentata da Pagodil che però necessita un convenzione in corso tra il venditore presso cui si acquista il personal computer e Cofidis che offre questo servizio di dilazione. Detto questo Pagodil presenta alcuni innegabili vantaggi come la possibilità di comprare il pc a rate senza l’applicazione di spese e interessi e soprattutto senza dover esibire una documentazione attestante il reddito.

Al momento di pagare basterà presentare il proprio bancomat o un assegno al venditore convenzionato (oltre al numero di telefono cellulare, Codice Fiscale ed un documento di identitá valido) ed attendere il responso che arriva nell’arco di alcuni minuti. Se non si ha il via libera si potrà decidere se acquistare con un’altra modalità anche a rate visto che un eventuale rifiuto non viene segnalato in banca dati.

Come detto questa interessante alternativa può essere usata solo nei negozi che hanno l’accordo su Pagodil con Cofidis con possibili limitazioni anche all’interno di una stessa catena (ad esempio Unieuro di Roma potrebbe avere questa possibilità mentre quello di Milano, no). Quindi bisogna informarsi direttamente presso il negozio selezionato se c’è la possibilità di fare l’acquisto con Pagodil, ed eventualmente appurare le condizioni offerte (in primis l’importo minimo e massimo dilazionabile, e il numero di rate con le quali arriverà la dilazione).

N.B. Pagodil non è un finanziamento ma una dilazione di pagamento, tuttavia se non si pagano le rate si viene segnalati come cattivi pagatori.

(Fonte: sito ufficiale Cofidis – Data: 3 aprile 2019)

I finanziamenti revolving

Negli ultimi anni si sono diffusi alcune soluzioni di finanziamento che sfruttano il criterio della pre-valutazione oppure del “credito” revolving. Come detto queste alternative offrono maggiore libertà di scelta sul negozio presso il quale acquistare e eliminano il rischio che la richiesta di finanziamento venga rifiutata. Infatti con questi prodotti colui che vuole fare degli acquisti da rateizzare ottiene a monte (ad esempio dalla propria banca) un credito revolving o una linea revolving di un importo prefissato. Fino a che le somme non sono usate non si pagano gli interessi, che vengono pagati solo sulle cifre che vengono a mano a mano utilizzate. Facciamo un paio di esempi:

  • Credito ricaricabile Cofidis: i tempi di approvazione della linea di credito sono di circa 72 ore. Quando si usa una somma della linea concessa si inizia a pagare una rata fissa. Questa rimarrà immutata anche in caso di utilizzo ulteriore di denaro che porterà invece ad un prolungamento del piano di ammortamento. Con il rimborso progressivo si ripristina anche la linea di credito. Per usare le somme basta fare una telefonata al numero dedicato;
  • Smart voucher di Unicredit: il voucher dura 60 giorni, può essere di importo compreso tra 200 e 30 mila euro che va rimborsato tra 12 e 84 mesi. Tuttavia l’acquisto va fatto presso un partner convenzionato con Unicredit (NB. Ad aprile 2019 non risultano partner specializzati nell’offerta di pc ma l’elenco dei negozi convenzionati è costantemente aggiornato).

In entrambi i casi il vantaggio principale sta nella valutazione che avviene prima dell’acquisto e quindi nella possibilità di un uso “istantaneo”.

(Fonte: sito ufficiale Unicredit/Cofidis – Data: 3 aprile 2019)

Carte di credito

Rimane sempre la possibilità di procedere all’acquisto tramite una carta di credito revolving. In questo caso l’acquisto può essere fatto presso qualsiasi venditore purché il plafond sia sufficiente a coprire la spesa del pc e il tipo di carta (circuito) venga accettato.

Bisogna ovviamente considerare i tassi di interesse che saranno applicati sulla dilazione che non è detto siano meno onerosi di un normale finanziamento.

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Mini prestito Bancoposta – Requisiti e come richiederlo online

Mini prestito Bancoposta: ecco come ottenere fino a 3000 euro con Postepay

Tra i vari finanziamenti proposti da Poste Italiane tramite BancoPosta troviamo quello che è denominato “Mini Prestito BancoPosta”. Come si può evincere anche dal nome si tratta di un piccolo prestito, logicamente per quanto riguarda la somma che può essere concessa, e rientra tra i classici prestiti personali.

A queste caratteristiche standard unisce però una peculiarità specifica, ovvero il Mini Prestito può essere richiesto solo da chi è titolare di una carta Postepay Evolution. Questo finanziamento viene fattivamente concesso da Compass spa, in quanto Poste Italiane funge da collocatore, ma non ci sono costi aggiuntivi applicati per i finanziati (non solo, in caso di estinzione anticipata non viene applicata alcuna penale).

Caratteristiche principali

Il Mini Prestito Bancoposta può essere usato per qualsiasi necessità, entro la somma massima che viene concessa. Questa può essere scelta tra tre diversi importi, tutti legati a ad un’unica durata predeterminata. Ricordiamo che il prestito una volta erogato viene messo a disposizione direttamente sulla carta Postepay Evolution, per offrire una maggiore libertà di utilizzo negli acquisti che si vogliono effettuare.

(Fonte: sito ufficiale Poste Italiane – Data: 3 marzo 2019)

Requisiti

I requisiti sono solo legati all’età del richiedente, alla titolarità della Postepay Evolution e alla possibilità di dimostrare un reddito, quindi riassumendo bisogna avere:

  • età compresa tra i 18 e 70 anni ( che non devono essere stati compiuti a fine rimborso);
  • residenza in Italia;
  • Postepay Evolution attiva;
  • reddito da lavoro/pensione (che sia dimostrabile e che sia prodotto in Italia).

Documentazione necessaria

Al fine di poter dimostrare di possedere tutti i requisiti necessari si deve poter presentare:

  • un documento d’identità non scaduto;
  • la Tessera Sanitaria oppure il tesserino del codice fiscale;
  • un documento di reddito;

Solo per i cittadini stranieri devono essere anche presentati:

  • passaporto (che va in aggiunta all’altro documento di identità presentato);
  • carta di soggiorno oppure il Permesso di soggiorno non scaduto;
  • documento che dimostra che si è residenti in Italia da almeno 12 mesi per chi ha un contratto come lavoratore dipendente (dovendo anche dimostrare di lavorare da almeno 12 mesi presso lo stesso datore di lavoro) oppure 36 mesi per chi è lavoratore autonomo.

Importi e durate

Come già detto in precedenza gli importi richiedibili con il Mini Prestito Bancoposta sono 3 e cioè:

Per quanto riguarda la durata questa è sempre pari a 22 mesi, il che incide in modo diverso sugli interessi rendendo più “oneroso” come Tan e Taeg applicati quello da 1.000 euro in proporzione rispetto agli altri due importi più elevati.

(Fonte: sito ufficiale Poste Italiane – Data: 3 marzo 2019)

Rimborso e richiesta

Se la domanda di erogazione del Mini Prestito Bancoposta viene accettata la somma ottenuta viene accreditata in una sola soluzione sulla carta Postepay Evolution. Per il rimborso poi le relative rate vengono addebitate sulla stessa Postepay oppure sul conto Bancoposta. Le rate sono addebitate il giorno 15 o il giorno 30 di ogni mese fino alla scadenza del piano di ammortamento.

La richiesta va fatta presso un ufficio postale che ha la sezione per i servizi e prodotti Bancoposta. Per conoscere questa possibilità e per fissare un appuntamento si può chiamare il numero verde 800.00.33.22. L’appuntamento può essere fissato anche il Sabato mattina (logicamente se c’è disponibilità di orario presso l’ufficio postale scelto al momento di prendere l’appuntamento).

E’ anche possibile prendere un appuntamento online con il sito di Poste Italiane tramite area personale previa registrazione od accesso attraverso le credenziali Spid se possedute.

Perché Postepay Evolution?

Non si tratta di una vera e propria novità quella di collegare una carta conto a un prestito, grazie alla possibilità di addebito della rid bancaria per rimborsare le rate anche con alcune ricaricabili con iban. Tuttavia in questo finanziamento troviamo alcune innegabili peculiarità a partire dalle tre taglie ‘fisse’ di importi richiedibili tutti rimborsabili con una stessa durata (come detto pari a un anno e 10 mesi).

Detto questo l’obbligo di possedere una Postepay Evolution per accedere alla richiesta impone di valutare attentamente i costi diretti collegati proprio all’uso della carta oltre a quelli di tenuta (in primis il canone mensile). La prepagata con iban offerta da Poste Italiane anche in caso di non utilizzo prevede infatti l’applicazione di alcuni costi come quello di emissione che è di 5 euro (con obbligo di fare 15 euro di ricarica quindi una spesa iniziale di 20 euro) più 12 euro all’anno di canone( data rilevazione: 03/04/2019 – Fonte: sito Poste Italiane).

La durata della carta è di 5 anni, con rinnovo “automatico” a meno di disdetta. L’eventuale costo per l’addebito di ogni rid SDD è a partire da 40 centesimi ad eccezione di alcune ipotesi specificate da Poste Italiane (per cui in fase di richiesta bisogna informarsi sull’applicazione o meno di tali commissioni, che sono soggette a variazioni).

Prodotti Poste Italiane

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Prestiti Compass senza busta paga – Quali alternative?

Prestito Compass senza busta paga e garante: è davvero possibile?

L’offerta dei prestiti che Compass rivolge alla propria clientela o a chi è in cerca di liquidità è tutto sommato dotata di varie possibilità di scelta: dalle opzioni più flessibili al prestito “mini”, dal consolidamento debiti fino alla cessione del quinto dello stipendio. Se togliamo quest’ultima tipologia (rivolta solo ai lavoratori dipendenti sia pubblici che privati), per tutti gli altri prestiti l’offerta Compass è anche senza busta paga. Che cosa significa? Semplicemente che possono essere richiesti anche dai lavoratori autonomi.

In quest’ottica bisogna tenere ben separate le possibilità di richiesta di un prestito senza busta paga o senza garante se si ha un reddito dimostrabile di qualsiasi altro tipo (purché certificato regolarmente) oppure se non si ha alcun reddito dimostrabile. In quest’ultimo caso la sola strada percorribile è infatti quella di un garante con una solidissima reputazione creditizia e un buon reddito dimostrabile.

Quali tipologie di prestito sono offerte?

Come evidenziato all’inizio i lavoratori autonomi, quindi senza una busta paga, ed i dipendenti possono fare richiesta di varie tipologie di finanziamento con Compass, ma in particolare spiccano quelli che rientrano nella categoria del prestito personale. In particolare è possibile scegliere:

  • la gamma dei prestiti flessibili, ovvero dotati di opzioni che ne rendono più semplice la gestione e le modalità di rimborso, potendone adattare per lo più, le caratteristiche alle capacità di rimborso nel corso del tempo (max. 30 mila euro);
  • il mini credito, di importo fino a un massimo di 1500 euro, che serve per avere un cuscinetto con il quale far fronte alle piccole emergenze, con la caratteristica del credito revolving (quindi con ripristino del plafond a mano a mano che la somma viene restituita);
  • prestito di consolidamento debiti, pensato per chi ha troppe rate mensili da rimborsare e che vuole accorparle in una sola rata con una sola scadenza mensile, e magari richiedere nuova liquidità.

Prestiti personali flessibili

All’interno di questa sezione troviamo varie tipologie di prestito caratterizzate dal tipo di opzione di flessibilità associata. Detto questo per quanto riguarda la durata massima (fino a 84 rate) e l’importo massimo (come già detto di 30 mila euro tranne che nel caso della tipologia “rata Tonda”) non ci sono differenze. Nel particolare al 7 marzo 2019 è possibile scegliere tra:

  • Ottimo: si tratta del finanziamento che permette di combinare la durata e la rata, in funzione dell’importo da richiedere, più adatto alle personali capacità di rimborso. Questo tipo di prestito è la tipologia più classica di Compass;
  • Total Flex: questo finanziamento è dotato di due serie di opzioni di flessibilità che sono il salta rata (per massimo 5 volte per tutta la durata del finanziamento e comunque non più di una volta all’anno, con la rata saltata che viene posticipata e aggiunta al termine del piano di ammortamento inizialmente sottoscritto), e la riduzione della rata. Questa viene ottenuta allungando la durata del piano di ammortamento (l’importo della rata ridotto e il conseguente aumento della durata è già calcolato e indicato nel contratto di finanziamento). Se si può fare l’estinzione anticipata rimane gratuita, anche avvalendosi delle opzioni di flessibilità;
  • Jump: prevede la sola funzione di salta rata, che rimane comunque utilizzabile per un massimo di 5 volte e per una sola volta all’anno;
  • Cifra Tonda: si combina la durata e l’importo con la rata sostenibile, il cui importo da scegliere sarà comunque una cifra tonda facile da ricordare. Ma attenzione: per questa tipologia la somma massima concessa è di 20 mila euro.

Anche online?

Accedendo alla pagina preposta del sito ufficiale Compass è possibile procedere ad una simulazione che richiede solo di inserire l’importo desiderato e la propria rata ‘ideale’.

(Fonte: sito ufficiale Compass – Data simulazione: 7 marzo 2019)

Se si ritiene la proposta soddisfacente si potrà cliccare su prosegui. Si verrà così trasferiti alla pagina preposta all’inserimento delle info personali, punto di partenza per il preventivo vero e proprio e di una possibile richiesta del finanziamento.

Soluzione per il consolidamento debiti

La banca milanese può offrire la soluzione adatta anche a chi è alla ricerca di prestiti senza busta paga, ma ha già varie rate da restituire in corso. Parliamo logicamente del consolidamento debiti Compass, che recentemente ha cambiato il proprio nome in Consolido. La somma massima concessa rimane a 30 mila euro e permette di estinguere da uno a più prestiti con l’aggiunta di liquidità facoltativa.

(Fonte: sito ufficiale Compass – Data: 7 marzo 2019)

Mini credito

MiniCredito è pensato per offrire una riserva di liquidità sempre accessibile, pagando gli interessi solo sulle somme usate. Solo quando si usa in tutto o in parte il credito di 1500 euro, si iniziano a pagare le rate, che possono essere di 50 o di 100 euro (l’ammontare della rata dipende dalla somma usata e dalla durata del piano di rimborso). Queste sono comprensive di una quota capitale (che ripristina progressivamente il plafond) e di interessi (in misura fissa). La richiesta va fatta in filiale potendo fissare l’appuntamento anche direttamente da sito ufficiale. Come condizioni economiche e costi collegati vanno considerati:

  • 20 euro di quota di gestione annua;
  • tassi di interesse: Tan 16% e Taeg 23,30%.

(Fonte: sito ufficiale Compass – Data: 7 marzo 2019)

Requisiti necessari e documenti
Come detto questa selezione di prestiti è richiedibile anche da chi è senza busta paga. Detto questo ricordiamo che è comunque necessario essere titolari di un reddito dimostrabile o fornire un garante. I requisiti minimi richiesti sono:

  • essere soggetti residenti in Italia. Se stranieri è sufficiente la residenza di almeno 1 anno e il permesso di soggiorno non scaduto;
  • avere un’età compresa tra i 18 e i 75 anni (che si considerano al termine del rimborso);
  • richiedere un importo non superiore al massimo concedibile.

Per quanto riguarda invece i documenti richiesti questi generalmente sono rappresentati da:

  • documento di identità non scaduto;
  • codice fiscale o tessera sanitaria;
  • certificato di reddito (ultima busta paga per i dipendenti e modello Unico per lavoratori autonomi. I pensionati devono portare l’ultimo cedolino della pensione, e come i dipendenti devono portare l’ultimo Cud).

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Pagoflex – Quanto costa pagare a rate con Ing Direct?

Pagoflex: come funziona il credito revolving con Ing Direct

La carta di credito Mastercard di Ing Direct, richiedibile solo dai clienti che hanno conto corrente Arancio e in possesso di specifici requisiti, è stata da qualche mese dotata della funzione Pagoflex. Di cosa si tratta? Vediamolo assieme.

Caratteristiche principali della funzione “di dilazione”

La carta di credito Mastercard del conto corrente Arancio è nata come una carta di credito a saldo. Tuttavia per rendere i rimborsi più flessibili, assecondando le preferenze e le esigenze dei propri clienti, Ing Direct ha introdotto la funzione Pagoflex che, nella pratica, la rende una carta di credito con opzione revolving. Come?

In poche parole, se si ha la necessità di sostenere alcuni pagamenti a rate, lo si potrà fare attivando, entro l’ultimo giorno lavorativo del mese in cui si è sostenuta la spesa da rateizzare, la funzione Pagoflex. Questa permetterà il rimborso dell’importo rateizzato in un numero di rate prefissato a monte tra le tre opzioni disponibili, sostenendo un tasso di interesse che è rappresentato da una commissione variabile. Proprio per questo il Taeg può risultare anche molto elevato (il che dipende dall’importo da rateizzare e dalla durata) nonostante il Tan pari a zero perché non sono applicati interessi in misura fissa.

In che cosa è diversa la funzione dalle altre carte revolving?

Pagoflex presenta alcuni spunti che rendono la funzione revolving parzialmente diversa da carte concorrenti a partire dalla già citata assenza di interessi fissi. A questo si aggiunge la necessità di attivare la funzione Pagoflex contestualmente alla richiesta di rateizzazione. Questo, come vedremo in seguito, porta a sostenere un costo per ogni volta in cui la si utilizza. Un aspetto sicuramente da tenere presente tranne che per la Mastercard Gold di Ing Direct per la quale la funzione risulta già attiva in promozione (almeno da quello che risulta al 6 Marzo 2019),

Non tutte le carte sono inoltre abilitate alla funzione. Se si ha una carta Mastercard che non ha questa abilitazione, si dovrà firmare tutta l’apposita modulistica. Questo avviene ‘in remoto’ tramite firma digitale, passando per il servizio di internet banking (nel particolare entrando nella propria area personale e selezionando la funzione “gestione delle carte”).

(Fonte: sito ufficiale Ing Direct – Data: 6 marzo 2019)

Approfondimento: Finanziamento con carta di credito.

Requisiti

Come si legge dal foglio informativo ufficiale della banca olandese per fruire di questa ‘dilazione’ la carta di credito deve risultare “attiva” (entro 12 mesi dalla data della sua richiesta). Questo avverrà procedendo all’accredito dello stipendio (o pensione) sul conto corrente oppure grazie ad un saldo sul conto stesso di un importo di almeno 3 mila euro per un periodo almeno pari a 30 giorni che precedono la richiesta di attivazione stessa.

(Fonte: foglio informativo ufficiale Pagoflex – Data: 6 marzo 2019)

Quando si può richiedere la rateizzazione?

I limiti relativi all’impiego di Pagoflex sono legati all’importo rateizzabile, alla disponibilità del plafond della carta ed al tipo di operazione. In particolare è possibile richiedere la rateizzazione su tutte le operazioni di acquisto mentre rimangono escluse:

  • le operazioni di anticipo contante;
  • i pagamenti di una rid;
  • gli addebiti ricorrenti disposti sulla carta di credito).

L’importo per la quale si chiede la rateizzazione deve essere compreso tra i 200 euro e i 3 mila euro a fronte di un sufficiente plafond disponibile sulla carta (quindi se la spesa da rateizzare è 800 euro, ma come plafond residui da spendere ho solo 700 euro, la rateizzazione non viene concessa).

(Fonte: foglio informativo ufficiale Pagoflex – Data: 6 marzo 2019)

Come funziona il rimborso?

Nella modalità di rimborso non si hanno grandi differenze rispetto a una ‘classica’ carta revolving. Attraverso il pagamento delle rate mensili si andrà infatti a ristabilire il plafond della carta. Il rimborso delle rate avviene dal mese successivo a quello in cui è stata richiesta la rateizzazione e si aggiunge al totale delle spese da rimborsare a saldo. Ad esempio se ho una rata di 100 euro per la funzione revolving, e 500 euro di spese non rateizzate l’estratto conto mensile sarà di 600 euro. Se poi sono state disposte più opzioni Pagoflex nello stesso mese (o in mesi successivi), il totale da pagare sarà dato dalla somma delle varie rate pattuite nella rateizzazione più l’importo da rimborsare a saldo.

Costi applicati

I costi da considerare per valutare la convenienza di questa soluzione sono principalmente 3 e cioè:

  • quelli mensili associati alla carta di credito Mastercard (quando previsti);
  • il costo di attivazione della funzione Pagoflex, pari a una commissione fissa di 2 euro (indipendente dall’importo da rateizzare o dalla durata scelta);
  • la commissione di dilazione, pari allo 0,50% della somma rateizzata (che corrisponde a 50 centesimi di euro ogni 100 euro rateizzati, per fare una proporzione).

Ovviamente il Taeg, viste queste premesse, non può essere fisso, e per capire meglio questo aspetto possiamo riprendere alcuni esempi fatti dalla stessa Ing Direct

Importo che si vuole rateizzare Numero di rate di rimborso Taeg Rata mensile Importo dovuto per la dilazione Importo totale da restituire (importo rateizzato più le commissioni)
200 € 6 mesi 18,37% 34,33 € 8 € 208,00 €
500 € 9 mesi 14,39% 58,06 € 25,50 € 524,50 €
1.000 € 12 mesi 13,35% 88,33 € 62 € 1.062,00 €
1.500 € 6 mesi 14,09% 257,50 € 47 € 1.547,00 €
3.000 € 12 mesi 13,09% 265,00 € 182 € 3.182,00 €

(Fonte: sito ufficiale Ing Direct – Data: 6 marzo 2019)

Approfondimento: Dilazione di pagamento.

Quale durata scegliere?

Per quanto riguarda il numero di rate è possibile scegliere tra 6, 9 e 12 mesi. L’impatto degli interessi e costi globali scende con l’aumentare la somma da rateizzare, mentre potrebbe risultare elevato per le piccole somme. Come si evince dalla tabella precedente in generale importi più elevati ed un numero di rate più basso portano ad un Taeg più contenuto.

Approfondimenti:

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Resto al Sud – Le novità 2019

Resto al Sud: quali agevolazioni offre?

Le novità per Resto al Sud, ovvero l’incentivo stanziato dal governo ma gestito da Invitalia, per il 2019 non sono trascurabili, considerato l’ampliamento della platea che ne può fare richiesta.

Nel particolare, che cosa è cambiato con Resto al Sud, a chi si rivolge nel 2019 il bando di adesione e quali sono le agevolazioni? All’interno dell’articolo andiamo a rispondere a questi tre interrogativi fondamentali.

Le novità nel bando 2019

Innanzitutto chiariamo che le caratteristiche e lo scopo di Resto al Sud non sono cambiate. Parliamo sempre di agevolazioni finalizzate alla creazione di nuove attività imprenditoriali nelle zone italiane che sono economicamente più in difficoltà, ovvero quelle del mezzogiorno e precisamente:

  • Sardegna,
  • Abruzzo,
  • Molise,
  • Basilicata,
  • Campania,
  • Calabria,
  • Puglia,
  • Sicilia.

Detto questo il bando ha introdotto un’importante novità su alcuni requisiti che devono possedere i richiedenti, soprattutto per quanto riguarda l’età anagrafica. Resto al Sud, infatti, fino a fine 2018 si rivolgeva solo alla fascia di età compresa tra 18 anni compiuti e 36 anni non compiuti, mentre a partire da Gennaio 2019 si è passati alla fascia di età che va da 18 anni compiuti a 46 anni non compiuti. Inoltre possono aderire al bando e alla richiesta anche i liberi professionisti.

Requisiti obbligatori

Riassumiamo in sintesi quali devono essere i requisiti ‘base’ che si devono avere per poter fare la domanda:

  • età anagrafica compresa tra 18 e 46 anni;
  • progetto di avvio dell’attività in una delle regioni previste nel bando (la domanda può essere fatta anche da chi è residente all’estero);
  • per i liberi professionisti non aver avuto una partita Iva per attività analoga a quella per la quale si richiedono gli incentivi nei 12 mesi precedenti alla domanda di accesso, e mantenimento della sede operativa nelle regioni comprese in Resto al sud;
  • per tutti i richiedenti e per tutta la durata del finanziamento non ci dovrà essere un contratto di lavoro dipendente.

In cosa consiste l’agevolazione?

In pratica ci sono due agevolazioni che sono concesse contemporaneamente e che permettono di finanziare al 100% le spese da sostenere per avviare la propria attività imprenditoriale. Queste due agevolazioni sono un contributo a fondo perduto e un finanziamento a tasso zero.

Il contributo a fondo perduto copre il 35% della spesa totale e viene erogato tramite Invitalia, e non deve essere restituito. Il finanziamento a tasso zero invece viene erogato tramite banche aderenti a un’apposita convenzione con invitalia e quindi con resto al Sud, e va restituito a rate nell’arco di 8 anni totali. Per conoscere le banche aderenti si può consultare l’elenco aggiornato presente sul sito ufficiale Invitalia, che riporta in quali regioni operano i vari istituti di credito e lo spread applicato (oltre che il referente ed i contatti telefonici).

Tra l’altro il finanziamento è garantito da un fondo garanzia delle Pmi e gli interessi sono coperti da un contributo in conto interessi. Per questo il beneficiario dell’agevolazione restituirà solo la quota capitale prevista dal piano di ammortamento.

Le due agevolazioni partono automaticamente e in parallelo se la domanda di partecipazione a Resto al Sud viene valutata positivamente da Invitalia e si ottiene quindi l’accesso alle agevolazioni stesse.

Limite importi

In base al nuovo bando di Resto al Sud come limiti massimi erogabili troviamo:

  • massimo 50 mila euro per ogni socio/richiedente,
  • massimo totale di 200 mila euro (indipendentemente dal numero di soci anche superiore a 4).

Le domande, corredate da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, vanno inviate a Invitalia attraverso la piattaforma dedicata, accessibile dal sito ufficiale Invitalia.it.

Come si presenta la domanda?

Per prima cosa è consigliato controllare sull’apposita pagina di Invitalia riservata a Resto al Sud di essere in possesso di tutti i requisiti necessari, considerata anche la possibilità di adesione:

Entro 60 giorni dall’approvazione della domanda (che diventano 120 se si è residenti all’estero) si può anche costituire un team di persone che porterà avanti il progetto. Si dovrà avere anche un indirizzo Pec valido che servirà per le comunicazioni con Invitalia.

Una volta fatti tutti i controlli preliminari bisogna andare nella sezione dei moduli per scaricare i modelli necessari per fare la domanda. Questa poi va inviata tramite l’apposita piattaforma telematica, previa registrazione.

Caratteristiche della domanda

La domanda, come detto è presentabile solo in modalità telematica, e sarà composta dal progetto imprenditoriale e dalla documentazione che sarà chiesto di caricare e allegare (la procedura è guidata e può essere consultata anche scaricando l’apposita guida). Non è prevista una scadenza per la presentazione delle domande.

Di contro queste saranno valutate in funzione dell’ordine cronologico di arrivo. Il progetto sarà giudicato per accuratezza e fattibilità. In quest’ottica anche per compilazione della domanda si può richiedere assistenza gratuita a centri accreditati con Invitalia.

Se ci sono fondi sufficienti e tutte le condizioni e requisiti necessari sono presenti, Invitalia darà parere positivo (dal sito ufficiale si legge che una prima risposta viene fornita nell’arco di 60 giorni). Ricordiamo infine che nell’iter è generalmente previsto anche un colloquio personale che potrà essere svolto a distanza anche tramite Skype.

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Concordato preventivo – Cos’è e come funziona

Concordato preventivo: un aiuto reale per imprenditori in difficoltà?

Per evitare il fallimento un’azienda o un imprenditore possono richiedere il concordato preventivo, procedura che è stata spesso nominata in corso del 2018 a causa delle difficoltà dell’azienda Atac. Tuttavia si tratta di una possibilità che è accessibile non solo alle grandi aziende ma anche alle realtà imprenditoriali di dimensioni ridotte. Scopriamo di più.

In che cosa consiste?

Si tratta di una procedura che congela le azioni esecutive che i creditori possono aver avviato nei confronti del’imprenditore o dell’azienda, permettendo a chi la amministra di mantenerne il controllo e la gestione. In questo modo, anziché arrivare a una procedura di liquidazione e di possibile dissesto finanziario, viene concessa una chance perché l’attività svolta permetta di superare il momento di difficoltà per tornare a una fase di normalità.

E’ infatti necessario, per poter ottenere l’autorizzazione del tribunale all’accesso al concordato preventivo, proporre un piano realizzabile e condivisibile per i creditori. Infatti se da una parte il debitore/imprenditore viene tutelato, dall’altra la legge salvaguarda anche i creditori, senza costringerli a sopportare un iter eccessivamente lungo o che possa arrecare ad essi un danno.

Quali sono i vantaggi?

Il vantaggio diretto per l’imprenditore come già detto è quello di mantenere la gestione dell’attività e scongiurare, almeno per il momento, l’avvio della procedura fallimentare. Per i creditori la possibilità di ottenere il pieno soddisfacimento del proprio credito, che potrebbe essere messo in dubbio con una procedura fallimentare. Infine c’è il vantaggio per i lavoratori che in questa fase mantengono la propria occupazione.

Requisiti per l’accesso

I requisiti necessari per la richiesta di concordato preventivo devono essere sia di tipo soggettivo che oggettivo. Nel particolare:

Requisiti soggettivi

Secondo la legge fallimentare possono accedervi solo coloro che rientrano nella categoria di imprenditori commerciali (sia individuali che collettivi). Anche se rientranti in queste ipotesi, restano comunque esclusi coloro che hanno :

  • avuto nei tre esercizi precedenti la richiesta, un attivo patrimoniale all’anno al massimo pari a 300mila Euro;
  • realizzato nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi annui non superiori a 200mila euro;
  • un ammontare di debiti al massimo pari fino a 500mila euro.

Requisiti oggettivi

Come accennato l’imprenditore che fa richiesta del concordato preventivo deve trovarsi in una situazione di grave difficoltà e/o insolvenza. La domanda può essere fatta in via “preventiva” al fallimento, quindi può essere presentata fino a quando non sopraggiunga la sentenza di fallimento.

Caratteristiche del Piano per i creditori

L’imprenditore può richiedere l’avvio della procedura di concordato preventivo proponendo, nel piano:

  • la ristrutturazione del debito e la soddisfazione dei crediti con qualsiasi modalità;
  • l’attribuzione dello svolgimento dell’attività dell’impresa a un assuntore (in questo caso si ha un concordato preventivo con continuità indiretta);
  • una suddivisione dei vari creditori (o delle classi di credito), e poi proporre modalità diversificate di rimborso del credito.

Per quanto riguarda il rimborso dei crediti, il piano non può prevedere una misura inferiore al 20% per quelli chirografari (che può essere derogato solo in caso di accordo per la continuità aziendale), mentre per quelli privilegiati o assistiti da pegno o ipoteca non c’è una soglia limite, ma ci si può accordare affinché si ottenga un rimborso almeno pari al valore di mercato del momento.

Come avviene la domanda?

Per ottenere l’ammissione al concordato preventivo il soggetto interessato (imprenditore singolo, amministratore di società, ecc) deve proporre il ricorso al tribunale competente per territorio, dove ha la sede l’azienda, all’attenzione del pubblico ministero.

Se si tratta di società bisogna distinguere tra quelle di persone e quelle di capitali. Nel primo caso la richiesta di concordato preventivo deve essere appoggiata dalla maggioranza dei voti dei soci, mentre nelle società di capitali è il consiglio di amministrazione che deve decidere. Al ricorso vanno allegati come documenti necessari:

  • relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda;
  • stato analitico ed estimativo delle attività;
  • elenco nominativo dei creditori (riportando per ognuno i crediti vantati, la presenza di diritti di prelazione, ecc);
  • elenco dei titolari di diritti reali o personali;
  • valore dei beni;
  • piano contenente le modalità di rimborso, ristrutturazione del debito, ecc.

E’ possibile presentare altre integrazioni sia volontarie che richieste dal tribunale chiamato a decidere (la richiesta di quest’ultimo viene fatta entro quindici giorni dal deposito del ricorso stesso). La decisione del tribunale viene presa in modo collegiale.

La domanda di concordato è quindi comunicata al pubblico ministero. Il cancelliere provvedere alla pubblicazione nel registro delle imprese, entro il giorno successivo a quello del deposito. Il giudice, stabilendo il termine tra 60 e 120 giorni per la presentazione del piano di concordato, provvede anche alla nomina del commissario giudiziale che monitorerà le azioni e la condotta del debitore, il quale può continuare a eseguire atti di straordinaria amministrazione fino alla decisione finale del giudice che potrà accettare l’ammissione al concordato oppure rigettarla, e quindi dichiarare il fallimento.

Se il giudice accetta l’accesso al concordato preventivo, stabilisce anche un termine non superiore a 15 giorni entro i quali il debitore deve depositare presso la cancelleria la somma pari al 50% di quella totale stimata per l’intera procedura. Se lo ritiene opportuno il giudice può ‘definire’ quale anticipo una somma inferiore al 50% ma comunque almeno pari al 20%.

Tipologie di particolari di procedura

Se un imprenditore riesce ad uscire da uno stato di insolvenza, ma si mantiene una situazione di crisi, può fare richiesta per il concordato preventivo in bianco o con riserva. Questa via è però preclusa se è stata fatta una richiesta analoga entro i due esercizi precedenti.

Approfondimento: Piano del consumatore.

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Prestiti sms – Quali alternative in Italia?

Prestiti tramite sms e app: Unicredit, Fineco e Agos

Nel periodo in cui lo smartphone permette di fare trading e gestire le proprie finanze, pensare alla possibilità di richiesta di prestiti sms potrebbe sembrare una soluzione scontata. Effettivamente nel nord Europa si è sviluppata questa forma di finanziamento, ed anche in Italia si riscontrano delle situazioni percorribili, anche se con modalità, almeno per il momento, ancora differenti.

Di che cosa si tratta?

Come si può evincere dal nome la forma pura dei prestiti via sms è quella di un finanziamento che può essere richiesto alla banca erogante tramite l’invio di un semplice short message tramite il proprio device mobile. Quindi anche quando guardiamo a prodotti proposti al di fuori dell’Italia, si deve avere come presupposto:

  • un rapporto già esistente con l’istituto di credito;
  • una pre-valutazione dell’affidabilità del richiedente.

Ovviamente, trattandosi di sms loans che prevedono importi modesti (generalmente si può partire da 50 0 100 euro ed arrivare a 500 euro), l’iter di approvazione è solitamente piuttosto veloce, ma la tempistica varia in funzione di numerose situazioni. Sempre parlando di situazioni generiche riscontrabili al di fuori dei nostri confini i tassi di interesse possono risultare anche elevati.

Attenzione: il discorso non è confrontabile con il panorama italiano in quanto i tassi sono legati a regolamenti bancari esteri, dove il calcolo delle soglie di “usura” avviene con criteri differenti rispetto alle leggi nostrane. Tra l’altro, ad oggi non c’è possibilità per i residenti in Italia di accedere a questi tipi di prestiti erogati da società straniere, proprio perché non rispettano la normativa vigente nel nostro Paese.

Quali alternative in Italia?

Se consideriamo i prodotti che attualmente sono disponibili invece in Italia, possiamo fare una distinzione tra quelli effettivamente richiedibili tramite sms e quelli che invece permettono di usare l’invio di un messaggio semplicemente per fissare un appuntamento. Questa seconda tipologia è molto più diffusa, mentre il primo tipo è disponibile solo presso le banche che offrono prodotti in pre-valutazione.

Come funzionano?

Il funzionamento dei prestiti via sms, sia che si tratti di semplici richieste di appuntamento (in molti casi è prevista soprattutto la modalità tramite Whatsapp), che di vere e proprie richieste di erogazione di una somma pre-valutata, è comunque semplice: si invia il messaggio con un testo predeterminato dalla banca e si fa il tipo di richiesta del quale si ha bisogno. Nel caso dell’erogazione dei prestiti da parte della banca stessa, generalmente il messaggio o la richiesta va fatta passando per un’app che logicamente deve essere scaricata sul proprio smartphone.

All’interno del ‘panorama’ finanziario nostrano di prodotti con questo tipo di caratteristiche in particolare ne incontriamo due, proposti da società che appartengono allo stesso gruppo bancario: Fineco e Banca UniCredit, entrambi appartenenti all’UniCredit Group.

Esempi e alternative

UniCredit con Creditexpress Easy

Come appena anticipato per poter usare il prestito concesso (con una cifra che deve essere compresa tra 1000 e 5000 euro) bisogna usare obbligatoriamente l’apposita app. Si tratta di una somma pre-accordata, a seguito di un iter di pre-valutazione che va fatto presso una filiale UniCredit (tra l’altro bisogna essere correntisti almeno da 6 mesi per potervi accedere). Una volta che la somma è stata accordata questa potrà essere richiesta in tutto od in parte tramite un messaggio effettuato da app mobile. Questo può avvenire in base alle proprie necessità (ad esempio per un acquisto) visto che la cifra viene immediatamente messa a disposizione del richiedente.

Come appena detto non è necessario usare per intero la somma accordata, ma la si può usare anche solo in modo parziale: ad esempio se si hanno 2000 euro di prestito accordato ma si ha bisogno di 800 euro, si può richiedere solo questa somma. Il tasso di interesse fisso verrà applicato solo sulla somma effettivamente richiesta (quindi nel nostro esempio sugli 800 euro). La somma eccedente potrà essere usata successivamente.

(Fonte: sito ufficiale UniCredit – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Finanziamenti UniCredit.

Fineco

Con questa banca si può sfruttare il servizio di richiesta Prestiti Personali a valutazione istantanea via App. Come requisiti necessari troviamo la necessità di avere un conto corrente Fineco e l’aver scaricato l’app sul proprio smartphone (compatibile sia per sistema Android che per iOs). La somma massima ottenibile è fino a 15000 euro ed anche in questo caso ci deve essere stata logicamente una fase di valutazione preventiva. Come aspetti positivi ci sono:

  • sincronizzazione dell’app con l’area clienti che permette di vedere il piano di rimborso, così da poter fare la scelta ideale in funzione delle possibilità di rimborso;
  • richiesta istantanea e al 100 per cento parperless, che può essere fatta h24 tutti i giorni senza limitazioni.

Non ci sono spese di istruttoria, gestione pratica o incasso rid e il tasso fisso al 7 gennaio 2019 è di poco inferiore al 4%.

(Fonte: sito ufficiale Fineco – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti online Fineco.

L’alternativa Agos4Now

Concludiamo con la proposta di finanziamento via app della finanziaria italo/francese. Non parliamo di un vero e proprio prestito sms, ma di un’applicazione attraverso cui procedere alla richiesta di un finanziamento senza entrare nel sito Agos od in una filiale.

Per farlo sono sufficienti la propria carta d’identità e la tessera sanitaria. Questo prodotto è assolutamente paperless visto che il riconoscimento viene fatto tramite webcam da operatore Agos e la procedura si completa con una firma digitale. Agos4Now, al termine della procedura di valutazione che può essere seguita sempre tramite app, permette di ottenere fino a 3000 euro.

(Fonte: sito ufficiale Agos – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti online Agos.

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Anticipo fatture – UniCredit, Intesa e Banca Ifis

Cos’è l’anticipo fatture? Tre alternative a confronto

Tutti coloro che ottengono pagamenti tramite fatture possono smobilizzarle per ottenere immediata liquidità tramite l’anticipo fatture. Si tratta di una procedura molto utilizzata, che può essere assistita o meno da un apposito fido bancario (il che dipende dal tipo di politica di credito aziendale adottata dalle differenti banche) e che prevede il pagamento anticipato delle fatture che vantano i titolari di partita Iva.

Le fatture devono avere però delle caratteristiche ben precise e normalmente devono rientrare in crediti “a breve scadenza” quindi presentare delle date per i pagamenti che non siano eccessivamente lontane rispetto al momento in cui se ne richiede l’anticipo.

Vantaggi e svantaggi

L’anticipo delle fatture è comunque una procedura usata dalle aziende, soprattutto quelle appartenenti al mondo anglosassone (in inglese l’anticipo fatture è tradotto con advance invoices), perché permette di riequilibrare uno squilibrio finanziario dovuto al tempo che normalmente trascorre tra i costi sostenuti per fornire beni e servizi e quello in cui l’incasso delle fatture è possibile in funzione delle scadenze. Il vantaggio è evidentemente dato dalla possibilità di ottenere subito liquidità (che per tempistiche non sarebbe ancora ottenibile), senza dover richiedere prestiti o finanziamenti veri e propri, con tempi tecnici che possono essere anche abbastanza lunghi.

Lo svantaggio sta nel fatto che non si incasserà l’esatto importo della fattura. La banca che anticipa la fattura trattiene una percentuale del valore (con l’aggiunta di commissioni e costi fissi), che aumenta con l’allontanarsi della scadenza.

In sintesi: se la fattura scade tra una decina di giorni, la somma che la banca tratterrà come “servizio” sarà inferiore a quella relativa alla fattura che scade tra un mese.

Generalmente si tratta di una procedura che viene assistita dalla clausola ‘salvo buon fine’, così da far cadere il rischio di insolvenza solo sull’imprenditore o azienda che usa questa modalità di “finanziamento a breve termine”. Per conoscere le condizioni legate alla scadenza delle fatture ed alle cifre ottenibili come anticipo bisogna informarsi presso le banche che offrono questo tipo di servizio. Molte grandi banche presentano l’anticipo delle fatture all’interno della propria offerta e spesso si ha anche la possibilità di usare il servizio online (ad esempio in questo senso troviamo Banca Ifis e UniCredit).

Tipologia di anticipo?

Ci sono due tipologie principali di anticipo fatture, ovvero quella con cessione del credito, e quella con mandato di incasso. Nel primo caso l’azienda titolare delle fatture le cede alla banca, ottiene una liquidità inferiore al valore nominale delle fatture e non c’è nessun altro obbligo che la banca abbia nei suoi confronti. Invece nel caso di mandato di incasso l’azienda mantiene la titolarità delle fatture, dando alla banca il compito di incassarle alla scadenza. La banca versa all’azienda una somma inferiore al valore nominale incassato, frutto però del servizio e dell’anticipo versato.

Costi e limiti

Generalmente il costo applicato sulle fatture è rappresentato da una commissione variabile che racchiude varie voci, quali:

  • tasso applicato;
  • costi legati alle modalità di riscossione.

Come già accennato tale importo variabile dipende anche dal tipo di fattura, dal grado di esigibilità e dalla scadenza. I limiti sono dettati dalle banche, quindi non c’è una situazione tipo, se non il fatto che non sono accettate fatture che presentano vizi o che sono difficilmente esigibili (ad esempio vantate verso aziende in difficoltà, ecc). Ribadiamo: per entrambe le situazioni, ossia per i costi e possibili limiti, bisogna informarsi presso le varie banche.

Esempi

Banca UniCredit

La richiesta di anticipo fatture con UniCredit può avvenire anche online se si ha un fido per anticipo su fatture e un contratto Banca via internet. Le fatture accettate non devono avere una scadenza superiore a 18 mesi. Quindi abbiamo due situazioni:

  • canale tradizionale prendendo appuntamento in filiale: bisogna rivolgersi a un consulente e si può procedere anche se non si è già cliente;
  • canale online offerto solo a chi è già cliente e con un servizio di banca multicanale attivo: accedendo proprio alla funzione entro l’area personale “Anticipo Fatture Online” si potranno scegliere e caricare le fatture per le quali ottenere l’anticipo.

(Fonte: Sito ufficiale Banca UniCredit – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti UniCredit.

Banca Ifis

Tra i vari servizi offerti alle imprese, Banca Ifis propone anche quello denominato Ti Anticipo, che è proprio incentrato sul servizio di anticipo fatture. Queste devono possedere alcuni requisiti ben specifici. In particolare sono anticipabili tramite il servizio solo le fatture che si vantano verso le PA e solo se sono state trasformate in crediti certificati. Per il servizio di certificazione bisogna andare sul sito del Mef mentre per quello di richiesta dell’anticipo sull’apposita piattaforma creata appositamente da Banca Ifis. Inoltre le fatture da anticipare devono essere almeno pari a 10 mila euro di importo (valore nominale).

Senza registrarsi, sul sito ufficiale si possono fare delle simulazioni approssimative sul controvalore che si potrebbe ottenere a titolo di anticipo. Per accedere al servizio non c’è necessità di essere già clienti di Banca Ifis. Poche limitazioni anche per quanto riguarda le aziende che possono utilizzare l’anticipo fatture con Ti Anticipo che nel particolare può essere usufruito da:

  • società di capitali;
  • imprese individuale;
  • società costituite da persone fisiche.

(Fonte: Sito ufficiale Tianticipo.it – Data: 7 gennaio 2019)

Intesa Sanpaolo

Ai clienti, titolari del conto Inbiz, viene data la possibilità da Intesa Sanpaolo di accedere al servizio Anticipo Fatture offerto tramite il canale online, accedendo all’apposita sezione sul proprio portale Inbiz. Si tratta però di un servizio che non viene attivato automaticamente, ed anche se l’anticipo fatture avverrà totalmente online, bisogna almeno fare un primo passaggio in filiale per conoscere le condizioni e soprattutro per attivare il servizio stesso (l’attivazione è comunque gratis).

Se si hanno crediti esteri ovvero verso società e imprese non residenti in Italia, allora si potrà usare il servizio Anticipo Fatture Estero Web. Ricordiamo che Anticipo Fatture Web è collegabile con il sistema di fatturazione elettronica Easy Fattura (offerto sempre da Inbiz/Banca Intesa) che permetterà di ridurre ulteriormente i formalismi burocratici.

(Fonte: Sito ufficiale Banca Intesa Sanpaolo – Data: 7 gennaio 2018)

Approfondimento: Prestiti Intesa Sanpaolo.

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Piano del Consumatore – Una soluzione al sovraindebitamento?

Piano del Consumatore: cos’è, come funziona e come accedervi

Il Piano del Consumatore fa parte di una serie di strumenti che i privati possono adottare per riuscire a superare una crisi debitoria, evitando così le azioni che i creditori possono mettere in atto per recuperare i propri crediti (in primis il pignoramento). Si tratta di una possibilità che è stata introdotta dalla Legge 27 gennaio 2012, n. 3, nota anche come legge Salva Suicidi. Questa nel corso del tempo ha fatto registrare anche delle ulteriori novità, permettendo l’accesso alla procedura del sovraindebitamento, prevista dal piano del consumatore, anche a coloro che si erano ritrovati ad affrontare una mediazione civile. Ricordiamo per chiarezza che quest’ultima prevede ugualmente la possibilità di risolvere controversie in modo extragiudiziale, ma per questioni che non sono strettamente attinenti all’indebitamento.

Quali soggetti possono accedere alla procedura di soluzione del sovraindebitamento?

Per poter usufruire del piano del consumatore si devono avere alcuni requisiti, sia soggettivi che di meritevolezza. In primis si rivolge, come si può capire anche dal nome, solo a coloro che rientrano nella figura di “consumatore” ovvero di un privato. Quindi sono esclusi tutti i casi in cui si possono applicare le normative sul fallimento. E’ poi necessario che la persona che vuole far ricorso al piano sia in una situazione oggettiva, e facilmente quantificabile, di sovraindebitamento, ma che ciò sia avvenuto senza le ipotesi di “dolo o colpa grave”.

In aggiunta a questi due principali requisiti esistono poi dei limiti invalicabili che impediscono l’uso del piano e sono riassumibili in:

  • uso di una soluzione analoga nei 5 anni antecedenti a quella dell’avvio della procedura;
  • effettuare delle omissioni sulle informazioni necessarie per valutare il piano, oppure nascondere documenti o beni in modo deliberato.

Come funziona questo strumento?

E’ bene precisare che il Piano del consumatore non è una sorta di “condono”, ma è uno strumento che permette di ristrutturare, quindi di riorganizzare il debito complessivo che si ha, per renderlo sostenibile. Questo porta ad una riduzione del peso del sovraindebitamento, con un abbattimento che può arrivare fino all’80% del totale, anche se la percentuale dipende dalla capacità di rimborso del debitore.

Proprio per questo si dovrà stilare un “piano” di rimborso realmente adeguato alle proprie condizioni economiche, che il giudice, chiamato ad approvare o meno il piano stesso, dovrà ritenere credibile, sostenibile, e anche soddisfacente sia per la tutela del debitore che del creditore. La durata, secondo alcune decisioni della Cassazione, di un Piano del consumatore non dovrebbe andare oltre i 5 anni, ma ovviamente è rimesso poi ai vari giudici decidere in funzione anche della complessità del piano e della situazione oggettiva del debitore.

Cosa cambia per il debitore?

Come già evidenziato lo scopo di questo strumento è quello di alleggerire la pressione dei debiti sul debitore sovraindebitato, riportando la somma di debiti a una soglia sopportabile, senza eccessive difficoltà anche per la normale vita familiare. Quindi si hanno due immediati vantaggi, con riduzione dell’importo delle rate da restituire, e un piano ben definito e chiaro per restituire quanto viene accordato dal giudice.

Tuttavia si può andare incontro a una serie di limitazioni (che sono solo eventuali) e che possono essere inserite nel Piano del consumatore per renderlo ancora più credibile. Parliamo ad esempio dell’impossibilità di poter usare strumenti di pagamento a credito (ad esempio le carte di credito), o di poter accedere durante il periodo di funzionamento del Piano a nuove forme di finanziamento.

Avvio della procedura: cosa serve e come si fa

La legge salva Suicidi ha inserito nel testo anche un organismo particolare, chiamato in modo specifico ad occuparsi dell’analisi della situazione da sovraindebitamento, per suggerire la soluzione più adatta, ed eventualmente per arrivare a stilare il Piano del Consumatore, assistendo il debitore in ogni fase.

Questo è noto come OCC, ovvero Organismo di Composizione della Crisi. Secondo la Legge stessa ci deve essere la creazione di un Organismo presso ogni tribunale, ma la nascita degli OCC sta avvenendo in modo progressivo ma anche lento, per cui ci sono molte città che sono ancora scoperte. Non è però un problema, in quanto ci si può tranquillamente rivolgere a un professionista preparato su questa materia.

Per conoscere se ci sono figure specifiche che sono accreditate presso il Tribunale, si può chiedere un elenco presso la cancelleria della sezione Civile del Tribunale di residenza (che sarà poi chiamato a giudicare ed eventualmente approvare o rigettare il Piano del consumatore che si proporrà). Una volta individuata la società specializzata, il professionista o l’OCC che seguirà la nostra pratica l’iter da seguire è semplice e lineare. Nel particolare
si deve:

  • dare tutta la documentazione necessaria a chi ci seguirà perché possa avere una situazione chiara sulle nostre difficoltà (inserendo tutti i debiti, dalle rate del mutuo a quelli con il Fisco, ecc);
  • consegnare tutti i documenti che attestano la nostra capacità di rimborso (redditi del nucleo familiare, eventuali investimenti, quote di proprietà, immobili ecc);
  • non omettere assolutamente nulla!

Attenzione: Il professionista stesso può rifiutarsi di portare avanti la pratica se scopre che abbiamo nascosto con dolo parte dei documenti necessari.

Una volta raccolta tutta la documentazione è cura di chi ci segue valutare se abbiamo i requisiti soggettivi e oggettivi di meritevolezza necessari. Questa fase di consulenza generalmente non prevede la richiesta di alcun costo, e spesso si conclude con:

  • un preventivo dei costi futuri se si procederà;
  • un giudizio sulla fattibilità e credibilità di una richiesta di uso del Piano del consumatore.

Cosa succede dopo?

Una volta proposto il Piano del consumatore al Tribunale di competenza ci troveremo davanti a una doppia possibilità: omologazione (e avvio del piano), oppure rigetto. L’essere assistiti da un professionista accreditato presso il Tribunale può darci maggiore forza per l’omologazione.

Procedura davanti al tribunale

Sarà il professionista ad occuparsi di tutta la fase procedurale e formale. In primis presenterà un’istanza che viene depositata alla cancelleria della sezione civile del tribunale in cui risiede il debitore. L’istanza deve riportare:

  • tutte le informazioni necessarie per capire l’oggettività del sovraindebitamento (quindi elenco dei creditori e ammontare dei rispettivi crediti);
  • la reale capacità di rimborso del debitore (tutta la documentazione reddituale e patrimoniale), insieme ad una relazione che metta in evidenza quanta parte delle ‘ricchezze’ possedute servono per lo svolgimento della normale attività di famiglia (budget del nucleo familiare);
  • la percentuale di crediti che si vogliono rimborsare e le modalità con cui farlo.

Per dare maggiore forza e credibilità a un Piano del consumatore può essere prevista anche la possibilità di inserimento di uno o più garanti.

Quali caratteristiche ha il piano?

Nel piano devono essere riportate anche tutte le modalità che saranno utilizzate dal debitore per rimborsare la parte dei crediti che può sostenere. Ad esempio un piano di rimborso potrà essere fatto da rate fisse per un certo periodo di tempo, che possono essere accompagnate in futuro anche dalla liquidazione di alcuni beni od ancora da disinvestimenti ‘mirati’ (ad esempio su polizze o altri investimenti a scadenza, ecc). Chi controlla che avvengano tutte queste operazioni?

L’impegno a controllare il regolare svolgimento e l’esecuzione puntuale del piano del consumatore spetta a colui che si è occupato della fase di valutazione e compilazione (OCC oppure professionista).

Approfondimento: Come uscire dai debiti.

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Rinegoziare cessione quinto – Quando e come è possibile

Rinegoziare cessione quinto stipendio e pensione : ecco come fare

La normativa ci permette di rinegoziare la cessione del quinto dello stipendio o della pensione (se ci sono le condizioni anagrafiche), anche nel caso di cessioni convenzionate (come ad esempio quelle Inps). Tuttavia bisogna in primis capire che cosa si intende per “rinegoziazione” di questo particolare tipo di prestito personale, considerata la natura specifica della cessione del quinto, che ha spinto il legislatore a disciplinare il tutto con delle leggi e regolamenti ad hoc.

Che cosa si intende?

Quando decidiamo di rinegoziare una cessione del quinto di fatto estinguiamo in modo anticipato il finanziamento di cessione del quinto esistente e ne apriamo un altro. Proprio per questo può essere utilizzata anche la dicitura di ‘rinnovo’. Per accedere a questo opportunità bisogna rispettare alcuni limiti, che sono stati introdotti sempre dal legislatore, e che cambiano a seconda che il contratto di finanziamento in essere sia di tipo “decennale” oppure quinquennale.

Quali sono i limiti per la rinegoziazione?

Per poter decidere di rinegoziare la cessione del quinto bisogna innanzitutto avere già un finanziamento di cessione in corso. Questo presuppone che chi abbia fatto la richiesta sia già in possesso dei requisiti minimi necessari che in generale sono:

  • l’essere un lavoratore dipendente o pensionato;
  • possedere un’età anagrafica consona a quella richiesta dall’ istituto di credito;
  • godere di uno stato di salute idoneo a far valutare positivamente la richiesta di rinnovo.

Di contro la necessaria sussistenza di questi requisiti può non permettere la richiesta a chi li ha perduti nel frattempo ad esempio in caso di un peggioramento dello stato di salute che rende il richiedente “non assicurabile”. Da sottolineare il caso limite legato all’età anagrafica accettata per i dipendenti in prossimità della pensione. In questo caso è, in linea di massima, necessario attendere che avvenga il passaggio da “dipendente a pensionato” e quindi procedere alla richiesta di rinnovo con il nuovo status.

N.B. Nel passaggio da cessione del quinto dello stipendio o della pensione ci sarà poi da considerare anche la presenza del limite della quota cedibile.

Oltre a questi limiti “soggettivi” che sono legati ai requisiti che deve possedere personalmente il richiedente, ci sono poi da considerare i limiti oggettivi, ovvero quelli legati allo stato di avanzamento del piano di ammortamento della cessione in corso. Qui bisogna fare una netta distinzione a seconda che si tratti di una cessione quinquennale o decennale.

Cessione del quinto decennale

In questo caso la richiesta di rinegoziazione può essere fatta solo dopo aver rimborsato almeno il 40% delle rate. Quindi se si ha una cessione del quinto con durata pari a 10 anni allora bisogna aver prima rimborsato almeno 48 rate. Non esiste la possibilità di poter derogare a questo limite normativo.

Cessione del quinto quinquennale

Anche per la cessione del quinto quinquennale vale in realtà il suddetto vincolo anche se limitatamente ad una rinegoziazione da un piano quinquennale ad un altro piano quinquennale. Se invece si vuole passare da una cessione con piano di ammortamento quinquennale in uno decennale allora il limite del 40% viene a cadere e la richiesta di rinnovo può essere fatta senza altre limitazioni se non quelle legate ad un possibile peggioramento della salute,al passaggio da dipendente a pensionato, età anagrafica, ecc.

Conviene come operazione?

Il discorso della convenienza va tenuto ben separato da quello della possibilità di poter rinegoziare la cessione del quinto che si ha in corso. Infatti non è assolutamente detto che le nuove condizioni saranno in linea con quelle precedenti (Attenzione: ricordiamo ancora una volta che al di là dei termini usati di fatto si estingue il precedente contratto di cessione e se ne stipula uno del tutto nuovo con nuove condizioni). Nel particolare è necessario valutare:

  • l’eventuale presenza di voci di spesa accessorie che non erano previste nel precedente contratto;
  • il risparmio sul precedente contratto in base al tasso offerto od al contrario quanto andremmo a pagare in più con l’accensione di una nuova cessione del quinto.

Se non si ha una necessità oggettiva (ad esempio di nuova liquidità sorta successivamente alla stipula della cessione del quinto), prima di accettare una proposta di rinnovo (che è una prassi che molte finanziarie adottano prima che sia scaduto il rimborso completo di cessione), o prima di farne richiesta in modo autonomo, è bene pensarci a fondo e considerare i pro ed i contro.A riguardo può essere utile l’impiego dei tool di calcolo indipendenti, od ancora richiedere un conteggio di estinzione e andarlo a confrontare con un preventivo sulla nuova cessione del quinto che dovremmo sottoscrivere.

Come consigliano le varie associazioni dei consumatori, va fatta massima attenzione, proprio alla lista dei costi accessori inseriti nel preventivo, e nel conteggio di estinzione, considerando quasi sempre presente anche il peso della penale di estinzione anticipata. Infine va considerata la componente assicurativa. Vediamola insieme.

Approfondimento: Estinzione anticipata cessione del quinto.

Come funziona con l’assicurazione?

A riguardo non c’è differenza a seconda che si decida di fare il rinnovo o di estinguere anticipatamente la cessione del quinto senza chiederne una nuova. Come già più volte affermato, infatti, in entrambi i casi l’effetto sul contratto esistente è lo stesso: il prestito si chiude sempre in modo anticipato, il che produce una serie di effetti che coinvolgono anche la componente assicurativa.

Nel particolare per le polizze che sono state stipulate dopo ottobre 2010 già a livello contrattuale deve essere specificato il rimborso della parte di premio assicurativo relativo ai premi già pagati ma non goduti sia a livello di calcolo che come modalità di restituzione. Anche per gli altri contratti si ha comunque diritto alla restituzione della quota di premio non goduta con un calcolo proporzionale alla durata restante (ad esempio relativi alle 60 rate che non dovrò rimborsare avendo estinto una cessione del quinto decennale in via anticipata dopo 5 anni).

Questo diritto ovviamente non spetta nei casi in cui è stata la banca o la finanziaria a farsi carico del costo della copertura assicurativa, mentre in tutti gli altri casi, quasi sempre dietro esplicita richiesta, dovranno essere restituiti. La richiesta non dovrà essere forzatamente fatta al momento della ‘chiusura’ del prestito bensì entro 10 anni che ne rappresentano il tempo di prescrizione.

N.B. Trattandosi di un tipo di copertura che di fatto è obbligatoria e non facoltativa, in caso di rinegoziazione si dovrà logicamente stipulare anche una nuova copertura assicurativa che sarà legata al nuovo contratto di cessione del quinto.

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