Resto al Sud – Le novità 2019

Resto al Sud: quali agevolazioni offre?

Le novità per Resto al Sud, ovvero l’incentivo stanziato dal governo ma gestito da Invitalia, per il 2019 non sono trascurabili, considerato l’ampliamento della platea che ne può fare richiesta.

Nel particolare, che cosa è cambiato con Resto al Sud, a chi si rivolge nel 2019 il bando di adesione e quali sono le agevolazioni? All’interno dell’articolo andiamo a rispondere a questi tre interrogativi fondamentali.

Le novità nel bando 2019

Innanzitutto chiariamo che le caratteristiche e lo scopo di Resto al Sud non sono cambiate. Parliamo sempre di agevolazioni finalizzate alla creazione di nuove attività imprenditoriali nelle zone italiane che sono economicamente più in difficoltà, ovvero quelle del mezzogiorno e precisamente:

  • Sardegna,
  • Abruzzo,
  • Molise,
  • Basilicata,
  • Campania,
  • Calabria,
  • Puglia,
  • Sicilia.

Detto questo il bando ha introdotto un’importante novità su alcuni requisiti che devono possedere i richiedenti, soprattutto per quanto riguarda l’età anagrafica. Resto al Sud, infatti, fino a fine 2018 si rivolgeva solo alla fascia di età compresa tra 18 anni compiuti e 36 anni non compiuti, mentre a partire da Gennaio 2019 si è passati alla fascia di età che va da 18 anni compiuti a 46 anni non compiuti. Inoltre possono aderire al bando e alla richiesta anche i liberi professionisti.

Requisiti obbligatori

Riassumiamo in sintesi quali devono essere i requisiti ‘base’ che si devono avere per poter fare la domanda:

  • età anagrafica compresa tra 18 e 46 anni;
  • progetto di avvio dell’attività in una delle regioni previste nel bando (la domanda può essere fatta anche da chi è residente all’estero);
  • per i liberi professionisti non aver avuto una partita Iva per attività analoga a quella per la quale si richiedono gli incentivi nei 12 mesi precedenti alla domanda di accesso, e mantenimento della sede operativa nelle regioni comprese in Resto al sud;
  • per tutti i richiedenti e per tutta la durata del finanziamento non ci dovrà essere un contratto di lavoro dipendente.

In cosa consiste l’agevolazione?

In pratica ci sono due agevolazioni che sono concesse contemporaneamente e che permettono di finanziare al 100% le spese da sostenere per avviare la propria attività imprenditoriale. Queste due agevolazioni sono un contributo a fondo perduto e un finanziamento a tasso zero.

Il contributo a fondo perduto copre il 35% della spesa totale e viene erogato tramite Invitalia, e non deve essere restituito. Il finanziamento a tasso zero invece viene erogato tramite banche aderenti a un’apposita convenzione con invitalia e quindi con resto al Sud, e va restituito a rate nell’arco di 8 anni totali. Per conoscere le banche aderenti si può consultare l’elenco aggiornato presente sul sito ufficiale Invitalia, che riporta in quali regioni operano i vari istituti di credito e lo spread applicato (oltre che il referente ed i contatti telefonici).

Tra l’altro il finanziamento è garantito da un fondo garanzia delle Pmi e gli interessi sono coperti da un contributo in conto interessi. Per questo il beneficiario dell’agevolazione restituirà solo la quota capitale prevista dal piano di ammortamento.

Le due agevolazioni partono automaticamente e in parallelo se la domanda di partecipazione a Resto al Sud viene valutata positivamente da Invitalia e si ottiene quindi l’accesso alle agevolazioni stesse.

Limite importi

In base al nuovo bando di Resto al Sud come limiti massimi erogabili troviamo:

  • massimo 50 mila euro per ogni socio/richiedente,
  • massimo totale di 200 mila euro (indipendentemente dal numero di soci anche superiore a 4).

Le domande, corredate da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, vanno inviate a Invitalia attraverso la piattaforma dedicata, accessibile dal sito ufficiale Invitalia.it.

Come si presenta la domanda?

Per prima cosa è consigliato controllare sull’apposita pagina di Invitalia riservata a Resto al Sud di essere in possesso di tutti i requisiti necessari, considerata anche la possibilità di adesione:

Entro 60 giorni dall’approvazione della domanda (che diventano 120 se si è residenti all’estero) si può anche costituire un team di persone che porterà avanti il progetto. Si dovrà avere anche un indirizzo Pec valido che servirà per le comunicazioni con Invitalia.

Una volta fatti tutti i controlli preliminari bisogna andare nella sezione dei moduli per scaricare i modelli necessari per fare la domanda. Questa poi va inviata tramite l’apposita piattaforma telematica, previa registrazione.

Caratteristiche della domanda

La domanda, come detto è presentabile solo in modalità telematica, e sarà composta dal progetto imprenditoriale e dalla documentazione che sarà chiesto di caricare e allegare (la procedura è guidata e può essere consultata anche scaricando l’apposita guida). Non è prevista una scadenza per la presentazione delle domande.

Di contro queste saranno valutate in funzione dell’ordine cronologico di arrivo. Il progetto sarà giudicato per accuratezza e fattibilità. In quest’ottica anche per compilazione della domanda si può richiedere assistenza gratuita a centri accreditati con Invitalia.

Se ci sono fondi sufficienti e tutte le condizioni e requisiti necessari sono presenti, Invitalia darà parere positivo (dal sito ufficiale si legge che una prima risposta viene fornita nell’arco di 60 giorni). Ricordiamo infine che nell’iter è generalmente previsto anche un colloquio personale che potrà essere svolto a distanza anche tramite Skype.

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Concordato preventivo – Cos’è e come funziona

Concordato preventivo: un aiuto reale per imprenditori in difficoltà?

Per evitare il fallimento un’azienda o un imprenditore possono richiedere il concordato preventivo, procedura che è stata spesso nominata in corso del 2018 a causa delle difficoltà dell’azienda Atac. Tuttavia si tratta di una possibilità che è accessibile non solo alle grandi aziende ma anche alle realtà imprenditoriali di dimensioni ridotte. Scopriamo di più.

In che cosa consiste?

Si tratta di una procedura che congela le azioni esecutive che i creditori possono aver avviato nei confronti del’imprenditore o dell’azienda, permettendo a chi la amministra di mantenerne il controllo e la gestione. In questo modo, anziché arrivare a una procedura di liquidazione e di possibile dissesto finanziario, viene concessa una chance perché l’attività svolta permetta di superare il momento di difficoltà per tornare a una fase di normalità.

E’ infatti necessario, per poter ottenere l’autorizzazione del tribunale all’accesso al concordato preventivo, proporre un piano realizzabile e condivisibile per i creditori. Infatti se da una parte il debitore/imprenditore viene tutelato, dall’altra la legge salvaguarda anche i creditori, senza costringerli a sopportare un iter eccessivamente lungo o che possa arrecare ad essi un danno.

Quali sono i vantaggi?

Il vantaggio diretto per l’imprenditore come già detto è quello di mantenere la gestione dell’attività e scongiurare, almeno per il momento, l’avvio della procedura fallimentare. Per i creditori la possibilità di ottenere il pieno soddisfacimento del proprio credito, che potrebbe essere messo in dubbio con una procedura fallimentare. Infine c’è il vantaggio per i lavoratori che in questa fase mantengono la propria occupazione.

Requisiti per l’accesso

I requisiti necessari per la richiesta di concordato preventivo devono essere sia di tipo soggettivo che oggettivo. Nel particolare:

Requisiti soggettivi

Secondo la legge fallimentare possono accedervi solo coloro che rientrano nella categoria di imprenditori commerciali (sia individuali che collettivi). Anche se rientranti in queste ipotesi, restano comunque esclusi coloro che hanno :

  • avuto nei tre esercizi precedenti la richiesta, un attivo patrimoniale all’anno al massimo pari a 300mila Euro;
  • realizzato nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi annui non superiori a 200mila euro;
  • un ammontare di debiti al massimo pari fino a 500mila euro.

Requisiti oggettivi

Come accennato l’imprenditore che fa richiesta del concordato preventivo deve trovarsi in una situazione di grave difficoltà e/o insolvenza. La domanda può essere fatta in via “preventiva” al fallimento, quindi può essere presentata fino a quando non sopraggiunga la sentenza di fallimento.

Caratteristiche del Piano per i creditori

L’imprenditore può richiedere l’avvio della procedura di concordato preventivo proponendo, nel piano:

  • la ristrutturazione del debito e la soddisfazione dei crediti con qualsiasi modalità;
  • l’attribuzione dello svolgimento dell’attività dell’impresa a un assuntore (in questo caso si ha un concordato preventivo con continuità indiretta);
  • una suddivisione dei vari creditori (o delle classi di credito), e poi proporre modalità diversificate di rimborso del credito.

Per quanto riguarda il rimborso dei crediti, il piano non può prevedere una misura inferiore al 20% per quelli chirografari (che può essere derogato solo in caso di accordo per la continuità aziendale), mentre per quelli privilegiati o assistiti da pegno o ipoteca non c’è una soglia limite, ma ci si può accordare affinché si ottenga un rimborso almeno pari al valore di mercato del momento.

Come avviene la domanda?

Per ottenere l’ammissione al concordato preventivo il soggetto interessato (imprenditore singolo, amministratore di società, ecc) deve proporre il ricorso al tribunale competente per territorio, dove ha la sede l’azienda, all’attenzione del pubblico ministero.

Se si tratta di società bisogna distinguere tra quelle di persone e quelle di capitali. Nel primo caso la richiesta di concordato preventivo deve essere appoggiata dalla maggioranza dei voti dei soci, mentre nelle società di capitali è il consiglio di amministrazione che deve decidere. Al ricorso vanno allegati come documenti necessari:

  • relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda;
  • stato analitico ed estimativo delle attività;
  • elenco nominativo dei creditori (riportando per ognuno i crediti vantati, la presenza di diritti di prelazione, ecc);
  • elenco dei titolari di diritti reali o personali;
  • valore dei beni;
  • piano contenente le modalità di rimborso, ristrutturazione del debito, ecc.

E’ possibile presentare altre integrazioni sia volontarie che richieste dal tribunale chiamato a decidere (la richiesta di quest’ultimo viene fatta entro quindici giorni dal deposito del ricorso stesso). La decisione del tribunale viene presa in modo collegiale.

La domanda di concordato è quindi comunicata al pubblico ministero. Il cancelliere provvedere alla pubblicazione nel registro delle imprese, entro il giorno successivo a quello del deposito. Il giudice, stabilendo il termine tra 60 e 120 giorni per la presentazione del piano di concordato, provvede anche alla nomina del commissario giudiziale che monitorerà le azioni e la condotta del debitore, il quale può continuare a eseguire atti di straordinaria amministrazione fino alla decisione finale del giudice che potrà accettare l’ammissione al concordato oppure rigettarla, e quindi dichiarare il fallimento.

Se il giudice accetta l’accesso al concordato preventivo, stabilisce anche un termine non superiore a 15 giorni entro i quali il debitore deve depositare presso la cancelleria la somma pari al 50% di quella totale stimata per l’intera procedura. Se lo ritiene opportuno il giudice può ‘definire’ quale anticipo una somma inferiore al 50% ma comunque almeno pari al 20%.

Tipologie di particolari di procedura

Se un imprenditore riesce ad uscire da uno stato di insolvenza, ma si mantiene una situazione di crisi, può fare richiesta per il concordato preventivo in bianco o con riserva. Questa via è però preclusa se è stata fatta una richiesta analoga entro i due esercizi precedenti.

Approfondimento: Piano del consumatore.

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Prestiti sms – Quali alternative in Italia?

Prestiti tramite sms e app: Unicredit, Fineco e Agos

Nel periodo in cui lo smartphone permette di fare trading e gestire le proprie finanze, pensare alla possibilità di richiesta di prestiti sms potrebbe sembrare una soluzione scontata. Effettivamente nel nord Europa si è sviluppata questa forma di finanziamento, ed anche in Italia si riscontrano delle situazioni percorribili, anche se con modalità, almeno per il momento, ancora differenti.

Di che cosa si tratta?

Come si può evincere dal nome la forma pura dei prestiti via sms è quella di un finanziamento che può essere richiesto alla banca erogante tramite l’invio di un semplice short message tramite il proprio device mobile. Quindi anche quando guardiamo a prodotti proposti al di fuori dell’Italia, si deve avere come presupposto:

  • un rapporto già esistente con l’istituto di credito;
  • una pre-valutazione dell’affidabilità del richiedente.

Ovviamente, trattandosi di sms loans che prevedono importi modesti (generalmente si può partire da 50 0 100 euro ed arrivare a 500 euro), l’iter di approvazione è solitamente piuttosto veloce, ma la tempistica varia in funzione di numerose situazioni. Sempre parlando di situazioni generiche riscontrabili al di fuori dei nostri confini i tassi di interesse possono risultare anche elevati.

Attenzione: il discorso non è confrontabile con il panorama italiano in quanto i tassi sono legati a regolamenti bancari esteri, dove il calcolo delle soglie di “usura” avviene con criteri differenti rispetto alle leggi nostrane. Tra l’altro, ad oggi non c’è possibilità per i residenti in Italia di accedere a questi tipi di prestiti erogati da società straniere, proprio perché non rispettano la normativa vigente nel nostro Paese.

Quali alternative in Italia?

Se consideriamo i prodotti che attualmente sono disponibili invece in Italia, possiamo fare una distinzione tra quelli effettivamente richiedibili tramite sms e quelli che invece permettono di usare l’invio di un messaggio semplicemente per fissare un appuntamento. Questa seconda tipologia è molto più diffusa, mentre il primo tipo è disponibile solo presso le banche che offrono prodotti in pre-valutazione.

Come funzionano?

Il funzionamento dei prestiti via sms, sia che si tratti di semplici richieste di appuntamento (in molti casi è prevista soprattutto la modalità tramite Whatsapp), che di vere e proprie richieste di erogazione di una somma pre-valutata, è comunque semplice: si invia il messaggio con un testo predeterminato dalla banca e si fa il tipo di richiesta del quale si ha bisogno. Nel caso dell’erogazione dei prestiti da parte della banca stessa, generalmente il messaggio o la richiesta va fatta passando per un’app che logicamente deve essere scaricata sul proprio smartphone.

All’interno del ‘panorama’ finanziario nostrano di prodotti con questo tipo di caratteristiche in particolare ne incontriamo due, proposti da società che appartengono allo stesso gruppo bancario: Fineco e Banca UniCredit, entrambi appartenenti all’UniCredit Group.

Esempi e alternative

UniCredit con Creditexpress Easy

Come appena anticipato per poter usare il prestito concesso (con una cifra che deve essere compresa tra 1000 e 5000 euro) bisogna usare obbligatoriamente l’apposita app. Si tratta di una somma pre-accordata, a seguito di un iter di pre-valutazione che va fatto presso una filiale UniCredit (tra l’altro bisogna essere correntisti almeno da 6 mesi per potervi accedere). Una volta che la somma è stata accordata questa potrà essere richiesta in tutto od in parte tramite un messaggio effettuato da app mobile. Questo può avvenire in base alle proprie necessità (ad esempio per un acquisto) visto che la cifra viene immediatamente messa a disposizione del richiedente.

Come appena detto non è necessario usare per intero la somma accordata, ma la si può usare anche solo in modo parziale: ad esempio se si hanno 2000 euro di prestito accordato ma si ha bisogno di 800 euro, si può richiedere solo questa somma. Il tasso di interesse fisso verrà applicato solo sulla somma effettivamente richiesta (quindi nel nostro esempio sugli 800 euro). La somma eccedente potrà essere usata successivamente.

(Fonte: sito ufficiale UniCredit – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Finanziamenti UniCredit.

Fineco

Con questa banca si può sfruttare il servizio di richiesta Prestiti Personali a valutazione istantanea via App. Come requisiti necessari troviamo la necessità di avere un conto corrente Fineco e l’aver scaricato l’app sul proprio smartphone (compatibile sia per sistema Android che per iOs). La somma massima ottenibile è fino a 15000 euro ed anche in questo caso ci deve essere stata logicamente una fase di valutazione preventiva. Come aspetti positivi ci sono:

  • sincronizzazione dell’app con l’area clienti che permette di vedere il piano di rimborso, così da poter fare la scelta ideale in funzione delle possibilità di rimborso;
  • richiesta istantanea e al 100 per cento parperless, che può essere fatta h24 tutti i giorni senza limitazioni.

Non ci sono spese di istruttoria, gestione pratica o incasso rid e il tasso fisso al 7 gennaio 2019 è di poco inferiore al 4%.

(Fonte: sito ufficiale Fineco – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti online Fineco.

L’alternativa Agos4Now

Concludiamo con la proposta di finanziamento via app della finanziaria italo/francese. Non parliamo di un vero e proprio prestito sms, ma di un’applicazione attraverso cui procedere alla richiesta di un finanziamento senza entrare nel sito Agos od in una filiale.

Per farlo sono sufficienti la propria carta d’identità e la tessera sanitaria. Questo prodotto è assolutamente paperless visto che il riconoscimento viene fatto tramite webcam da operatore Agos e la procedura si completa con una firma digitale. Agos4Now, al termine della procedura di valutazione che può essere seguita sempre tramite app, permette di ottenere fino a 3000 euro.

(Fonte: sito ufficiale Agos – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti online Agos.

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Anticipo fatture – UniCredit, Intesa e Banca Ifis

Cos’è l’anticipo fatture? Tre alternative a confronto

Tutti coloro che ottengono pagamenti tramite fatture possono smobilizzarle per ottenere immediata liquidità tramite l’anticipo fatture. Si tratta di una procedura molto utilizzata, che può essere assistita o meno da un apposito fido bancario (il che dipende dal tipo di politica di credito aziendale adottata dalle differenti banche) e che prevede il pagamento anticipato delle fatture che vantano i titolari di partita Iva.

Le fatture devono avere però delle caratteristiche ben precise e normalmente devono rientrare in crediti “a breve scadenza” quindi presentare delle date per i pagamenti che non siano eccessivamente lontane rispetto al momento in cui se ne richiede l’anticipo.

Vantaggi e svantaggi

L’anticipo delle fatture è comunque una procedura usata dalle aziende, soprattutto quelle appartenenti al mondo anglosassone (in inglese l’anticipo fatture è tradotto con advance invoices), perché permette di riequilibrare uno squilibrio finanziario dovuto al tempo che normalmente trascorre tra i costi sostenuti per fornire beni e servizi e quello in cui l’incasso delle fatture è possibile in funzione delle scadenze. Il vantaggio è evidentemente dato dalla possibilità di ottenere subito liquidità (che per tempistiche non sarebbe ancora ottenibile), senza dover richiedere prestiti o finanziamenti veri e propri, con tempi tecnici che possono essere anche abbastanza lunghi.

Lo svantaggio sta nel fatto che non si incasserà l’esatto importo della fattura. La banca che anticipa la fattura trattiene una percentuale del valore (con l’aggiunta di commissioni e costi fissi), che aumenta con l’allontanarsi della scadenza.

In sintesi: se la fattura scade tra una decina di giorni, la somma che la banca tratterrà come “servizio” sarà inferiore a quella relativa alla fattura che scade tra un mese.

Generalmente si tratta di una procedura che viene assistita dalla clausola ‘salvo buon fine’, così da far cadere il rischio di insolvenza solo sull’imprenditore o azienda che usa questa modalità di “finanziamento a breve termine”. Per conoscere le condizioni legate alla scadenza delle fatture ed alle cifre ottenibili come anticipo bisogna informarsi presso le banche che offrono questo tipo di servizio. Molte grandi banche presentano l’anticipo delle fatture all’interno della propria offerta e spesso si ha anche la possibilità di usare il servizio online (ad esempio in questo senso troviamo Banca Ifis e UniCredit).

Tipologia di anticipo?

Ci sono due tipologie principali di anticipo fatture, ovvero quella con cessione del credito, e quella con mandato di incasso. Nel primo caso l’azienda titolare delle fatture le cede alla banca, ottiene una liquidità inferiore al valore nominale delle fatture e non c’è nessun altro obbligo che la banca abbia nei suoi confronti. Invece nel caso di mandato di incasso l’azienda mantiene la titolarità delle fatture, dando alla banca il compito di incassarle alla scadenza. La banca versa all’azienda una somma inferiore al valore nominale incassato, frutto però del servizio e dell’anticipo versato.

Costi e limiti

Generalmente il costo applicato sulle fatture è rappresentato da una commissione variabile che racchiude varie voci, quali:

  • tasso applicato;
  • costi legati alle modalità di riscossione.

Come già accennato tale importo variabile dipende anche dal tipo di fattura, dal grado di esigibilità e dalla scadenza. I limiti sono dettati dalle banche, quindi non c’è una situazione tipo, se non il fatto che non sono accettate fatture che presentano vizi o che sono difficilmente esigibili (ad esempio vantate verso aziende in difficoltà, ecc). Ribadiamo: per entrambe le situazioni, ossia per i costi e possibili limiti, bisogna informarsi presso le varie banche.

Esempi

Banca UniCredit

La richiesta di anticipo fatture con UniCredit può avvenire anche online se si ha un fido per anticipo su fatture e un contratto Banca via internet. Le fatture accettate non devono avere una scadenza superiore a 18 mesi. Quindi abbiamo due situazioni:

  • canale tradizionale prendendo appuntamento in filiale: bisogna rivolgersi a un consulente e si può procedere anche se non si è già cliente;
  • canale online offerto solo a chi è già cliente e con un servizio di banca multicanale attivo: accedendo proprio alla funzione entro l’area personale “Anticipo Fatture Online” si potranno scegliere e caricare le fatture per le quali ottenere l’anticipo.

(Fonte: Sito ufficiale Banca UniCredit – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti UniCredit.

Banca Ifis

Tra i vari servizi offerti alle imprese, Banca Ifis propone anche quello denominato Ti Anticipo, che è proprio incentrato sul servizio di anticipo fatture. Queste devono possedere alcuni requisiti ben specifici. In particolare sono anticipabili tramite il servizio solo le fatture che si vantano verso le PA e solo se sono state trasformate in crediti certificati. Per il servizio di certificazione bisogna andare sul sito del Mef mentre per quello di richiesta dell’anticipo sull’apposita piattaforma creata appositamente da Banca Ifis. Inoltre le fatture da anticipare devono essere almeno pari a 10 mila euro di importo (valore nominale).

Senza registrarsi, sul sito ufficiale si possono fare delle simulazioni approssimative sul controvalore che si potrebbe ottenere a titolo di anticipo. Per accedere al servizio non c’è necessità di essere già clienti di Banca Ifis. Poche limitazioni anche per quanto riguarda le aziende che possono utilizzare l’anticipo fatture con Ti Anticipo che nel particolare può essere usufruito da:

  • società di capitali;
  • imprese individuale;
  • società costituite da persone fisiche.

(Fonte: Sito ufficiale Tianticipo.it – Data: 7 gennaio 2019)

Intesa Sanpaolo

Ai clienti, titolari del conto Inbiz, viene data la possibilità da Intesa Sanpaolo di accedere al servizio Anticipo Fatture offerto tramite il canale online, accedendo all’apposita sezione sul proprio portale Inbiz. Si tratta però di un servizio che non viene attivato automaticamente, ed anche se l’anticipo fatture avverrà totalmente online, bisogna almeno fare un primo passaggio in filiale per conoscere le condizioni e soprattutro per attivare il servizio stesso (l’attivazione è comunque gratis).

Se si hanno crediti esteri ovvero verso società e imprese non residenti in Italia, allora si potrà usare il servizio Anticipo Fatture Estero Web. Ricordiamo che Anticipo Fatture Web è collegabile con il sistema di fatturazione elettronica Easy Fattura (offerto sempre da Inbiz/Banca Intesa) che permetterà di ridurre ulteriormente i formalismi burocratici.

(Fonte: Sito ufficiale Banca Intesa Sanpaolo – Data: 7 gennaio 2018)

Approfondimento: Prestiti Intesa Sanpaolo.

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Piano del Consumatore – Una soluzione al sovraindebitamento?

Piano del Consumatore: cos’è, come funziona e come accedervi

Il Piano del Consumatore fa parte di una serie di strumenti che i privati possono adottare per riuscire a superare una crisi debitoria, evitando così le azioni che i creditori possono mettere in atto per recuperare i propri crediti (in primis il pignoramento). Si tratta di una possibilità che è stata introdotta dalla Legge 27 gennaio 2012, n. 3, nota anche come legge Salva Suicidi. Questa nel corso del tempo ha fatto registrare anche delle ulteriori novità, permettendo l’accesso alla procedura del sovraindebitamento, prevista dal piano del consumatore, anche a coloro che si erano ritrovati ad affrontare una mediazione civile. Ricordiamo per chiarezza che quest’ultima prevede ugualmente la possibilità di risolvere controversie in modo extragiudiziale, ma per questioni che non sono strettamente attinenti all’indebitamento.

Quali soggetti possono accedere alla procedura di soluzione del sovraindebitamento?

Per poter usufruire del piano del consumatore si devono avere alcuni requisiti, sia soggettivi che di meritevolezza. In primis si rivolge, come si può capire anche dal nome, solo a coloro che rientrano nella figura di “consumatore” ovvero di un privato. Quindi sono esclusi tutti i casi in cui si possono applicare le normative sul fallimento. E’ poi necessario che la persona che vuole far ricorso al piano sia in una situazione oggettiva, e facilmente quantificabile, di sovraindebitamento, ma che ciò sia avvenuto senza le ipotesi di “dolo o colpa grave”.

In aggiunta a questi due principali requisiti esistono poi dei limiti invalicabili che impediscono l’uso del piano e sono riassumibili in:

  • uso di una soluzione analoga nei 5 anni antecedenti a quella dell’avvio della procedura;
  • effettuare delle omissioni sulle informazioni necessarie per valutare il piano, oppure nascondere documenti o beni in modo deliberato.

Come funziona questo strumento?

E’ bene precisare che il Piano del consumatore non è una sorta di “condono”, ma è uno strumento che permette di ristrutturare, quindi di riorganizzare il debito complessivo che si ha, per renderlo sostenibile. Questo porta ad una riduzione del peso del sovraindebitamento, con un abbattimento che può arrivare fino all’80% del totale, anche se la percentuale dipende dalla capacità di rimborso del debitore.

Proprio per questo si dovrà stilare un “piano” di rimborso realmente adeguato alle proprie condizioni economiche, che il giudice, chiamato ad approvare o meno il piano stesso, dovrà ritenere credibile, sostenibile, e anche soddisfacente sia per la tutela del debitore che del creditore. La durata, secondo alcune decisioni della Cassazione, di un Piano del consumatore non dovrebbe andare oltre i 5 anni, ma ovviamente è rimesso poi ai vari giudici decidere in funzione anche della complessità del piano e della situazione oggettiva del debitore.

Cosa cambia per il debitore?

Come già evidenziato lo scopo di questo strumento è quello di alleggerire la pressione dei debiti sul debitore sovraindebitato, riportando la somma di debiti a una soglia sopportabile, senza eccessive difficoltà anche per la normale vita familiare. Quindi si hanno due immediati vantaggi, con riduzione dell’importo delle rate da restituire, e un piano ben definito e chiaro per restituire quanto viene accordato dal giudice.

Tuttavia si può andare incontro a una serie di limitazioni (che sono solo eventuali) e che possono essere inserite nel Piano del consumatore per renderlo ancora più credibile. Parliamo ad esempio dell’impossibilità di poter usare strumenti di pagamento a credito (ad esempio le carte di credito), o di poter accedere durante il periodo di funzionamento del Piano a nuove forme di finanziamento.

Avvio della procedura: cosa serve e come si fa

La legge salva Suicidi ha inserito nel testo anche un organismo particolare, chiamato in modo specifico ad occuparsi dell’analisi della situazione da sovraindebitamento, per suggerire la soluzione più adatta, ed eventualmente per arrivare a stilare il Piano del Consumatore, assistendo il debitore in ogni fase.

Questo è noto come OCC, ovvero Organismo di Composizione della Crisi. Secondo la Legge stessa ci deve essere la creazione di un Organismo presso ogni tribunale, ma la nascita degli OCC sta avvenendo in modo progressivo ma anche lento, per cui ci sono molte città che sono ancora scoperte. Non è però un problema, in quanto ci si può tranquillamente rivolgere a un professionista preparato su questa materia.

Per conoscere se ci sono figure specifiche che sono accreditate presso il Tribunale, si può chiedere un elenco presso la cancelleria della sezione Civile del Tribunale di residenza (che sarà poi chiamato a giudicare ed eventualmente approvare o rigettare il Piano del consumatore che si proporrà). Una volta individuata la società specializzata, il professionista o l’OCC che seguirà la nostra pratica l’iter da seguire è semplice e lineare. Nel particolare
si deve:

  • dare tutta la documentazione necessaria a chi ci seguirà perché possa avere una situazione chiara sulle nostre difficoltà (inserendo tutti i debiti, dalle rate del mutuo a quelli con il Fisco, ecc);
  • consegnare tutti i documenti che attestano la nostra capacità di rimborso (redditi del nucleo familiare, eventuali investimenti, quote di proprietà, immobili ecc);
  • non omettere assolutamente nulla!

Attenzione: Il professionista stesso può rifiutarsi di portare avanti la pratica se scopre che abbiamo nascosto con dolo parte dei documenti necessari.

Una volta raccolta tutta la documentazione è cura di chi ci segue valutare se abbiamo i requisiti soggettivi e oggettivi di meritevolezza necessari. Questa fase di consulenza generalmente non prevede la richiesta di alcun costo, e spesso si conclude con:

  • un preventivo dei costi futuri se si procederà;
  • un giudizio sulla fattibilità e credibilità di una richiesta di uso del Piano del consumatore.

Cosa succede dopo?

Una volta proposto il Piano del consumatore al Tribunale di competenza ci troveremo davanti a una doppia possibilità: omologazione (e avvio del piano), oppure rigetto. L’essere assistiti da un professionista accreditato presso il Tribunale può darci maggiore forza per l’omologazione.

Procedura davanti al tribunale

Sarà il professionista ad occuparsi di tutta la fase procedurale e formale. In primis presenterà un’istanza che viene depositata alla cancelleria della sezione civile del tribunale in cui risiede il debitore. L’istanza deve riportare:

  • tutte le informazioni necessarie per capire l’oggettività del sovraindebitamento (quindi elenco dei creditori e ammontare dei rispettivi crediti);
  • la reale capacità di rimborso del debitore (tutta la documentazione reddituale e patrimoniale), insieme ad una relazione che metta in evidenza quanta parte delle ‘ricchezze’ possedute servono per lo svolgimento della normale attività di famiglia (budget del nucleo familiare);
  • la percentuale di crediti che si vogliono rimborsare e le modalità con cui farlo.

Per dare maggiore forza e credibilità a un Piano del consumatore può essere prevista anche la possibilità di inserimento di uno o più garanti.

Quali caratteristiche ha il piano?

Nel piano devono essere riportate anche tutte le modalità che saranno utilizzate dal debitore per rimborsare la parte dei crediti che può sostenere. Ad esempio un piano di rimborso potrà essere fatto da rate fisse per un certo periodo di tempo, che possono essere accompagnate in futuro anche dalla liquidazione di alcuni beni od ancora da disinvestimenti ‘mirati’ (ad esempio su polizze o altri investimenti a scadenza, ecc). Chi controlla che avvengano tutte queste operazioni?

L’impegno a controllare il regolare svolgimento e l’esecuzione puntuale del piano del consumatore spetta a colui che si è occupato della fase di valutazione e compilazione (OCC oppure professionista).

Approfondimento: Come uscire dai debiti.

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Rinegoziare cessione quinto – Quando e come è possibile

Rinegoziare cessione quinto stipendio e pensione : ecco come fare

La normativa ci permette di rinegoziare la cessione del quinto dello stipendio o della pensione (se ci sono le condizioni anagrafiche), anche nel caso di cessioni convenzionate (come ad esempio quelle Inps). Tuttavia bisogna in primis capire che cosa si intende per “rinegoziazione” di questo particolare tipo di prestito personale, considerata la natura specifica della cessione del quinto, che ha spinto il legislatore a disciplinare il tutto con delle leggi e regolamenti ad hoc.

Che cosa si intende?

Quando decidiamo di rinegoziare una cessione del quinto di fatto estinguiamo in modo anticipato il finanziamento di cessione del quinto esistente e ne apriamo un altro. Proprio per questo può essere utilizzata anche la dicitura di ‘rinnovo’. Per accedere a questo opportunità bisogna rispettare alcuni limiti, che sono stati introdotti sempre dal legislatore, e che cambiano a seconda che il contratto di finanziamento in essere sia di tipo “decennale” oppure quinquennale.

Quali sono i limiti per la rinegoziazione?

Per poter decidere di rinegoziare la cessione del quinto bisogna innanzitutto avere già un finanziamento di cessione in corso. Questo presuppone che chi abbia fatto la richiesta sia già in possesso dei requisiti minimi necessari che in generale sono:

  • l’essere un lavoratore dipendente o pensionato;
  • possedere un’età anagrafica consona a quella richiesta dall’ istituto di credito;
  • godere di uno stato di salute idoneo a far valutare positivamente la richiesta di rinnovo.

Di contro la necessaria sussistenza di questi requisiti può non permettere la richiesta a chi li ha perduti nel frattempo ad esempio in caso di un peggioramento dello stato di salute che rende il richiedente “non assicurabile”. Da sottolineare il caso limite legato all’età anagrafica accettata per i dipendenti in prossimità della pensione. In questo caso è, in linea di massima, necessario attendere che avvenga il passaggio da “dipendente a pensionato” e quindi procedere alla richiesta di rinnovo con il nuovo status.

N.B. Nel passaggio da cessione del quinto dello stipendio o della pensione ci sarà poi da considerare anche la presenza del limite della quota cedibile.

Oltre a questi limiti “soggettivi” che sono legati ai requisiti che deve possedere personalmente il richiedente, ci sono poi da considerare i limiti oggettivi, ovvero quelli legati allo stato di avanzamento del piano di ammortamento della cessione in corso. Qui bisogna fare una netta distinzione a seconda che si tratti di una cessione quinquennale o decennale.

Cessione del quinto decennale

In questo caso la richiesta di rinegoziazione può essere fatta solo dopo aver rimborsato almeno il 40% delle rate. Quindi se si ha una cessione del quinto con durata pari a 10 anni allora bisogna aver prima rimborsato almeno 48 rate. Non esiste la possibilità di poter derogare a questo limite normativo.

Cessione del quinto quinquennale

Anche per la cessione del quinto quinquennale vale in realtà il suddetto vincolo anche se limitatamente ad una rinegoziazione da un piano quinquennale ad un altro piano quinquennale. Se invece si vuole passare da una cessione con piano di ammortamento quinquennale in uno decennale allora il limite del 40% viene a cadere e la richiesta di rinnovo può essere fatta senza altre limitazioni se non quelle legate ad un possibile peggioramento della salute,al passaggio da dipendente a pensionato, età anagrafica, ecc.

Conviene come operazione?

Il discorso della convenienza va tenuto ben separato da quello della possibilità di poter rinegoziare la cessione del quinto che si ha in corso. Infatti non è assolutamente detto che le nuove condizioni saranno in linea con quelle precedenti (Attenzione: ricordiamo ancora una volta che al di là dei termini usati di fatto si estingue il precedente contratto di cessione e se ne stipula uno del tutto nuovo con nuove condizioni). Nel particolare è necessario valutare:

  • l’eventuale presenza di voci di spesa accessorie che non erano previste nel precedente contratto;
  • il risparmio sul precedente contratto in base al tasso offerto od al contrario quanto andremmo a pagare in più con l’accensione di una nuova cessione del quinto.

Se non si ha una necessità oggettiva (ad esempio di nuova liquidità sorta successivamente alla stipula della cessione del quinto), prima di accettare una proposta di rinnovo (che è una prassi che molte finanziarie adottano prima che sia scaduto il rimborso completo di cessione), o prima di farne richiesta in modo autonomo, è bene pensarci a fondo e considerare i pro ed i contro.A riguardo può essere utile l’impiego dei tool di calcolo indipendenti, od ancora richiedere un conteggio di estinzione e andarlo a confrontare con un preventivo sulla nuova cessione del quinto che dovremmo sottoscrivere.

Come consigliano le varie associazioni dei consumatori, va fatta massima attenzione, proprio alla lista dei costi accessori inseriti nel preventivo, e nel conteggio di estinzione, considerando quasi sempre presente anche il peso della penale di estinzione anticipata. Infine va considerata la componente assicurativa. Vediamola insieme.

Approfondimento: Estinzione anticipata cessione del quinto.

Come funziona con l’assicurazione?

A riguardo non c’è differenza a seconda che si decida di fare il rinnovo o di estinguere anticipatamente la cessione del quinto senza chiederne una nuova. Come già più volte affermato, infatti, in entrambi i casi l’effetto sul contratto esistente è lo stesso: il prestito si chiude sempre in modo anticipato, il che produce una serie di effetti che coinvolgono anche la componente assicurativa.

Nel particolare per le polizze che sono state stipulate dopo ottobre 2010 già a livello contrattuale deve essere specificato il rimborso della parte di premio assicurativo relativo ai premi già pagati ma non goduti sia a livello di calcolo che come modalità di restituzione. Anche per gli altri contratti si ha comunque diritto alla restituzione della quota di premio non goduta con un calcolo proporzionale alla durata restante (ad esempio relativi alle 60 rate che non dovrò rimborsare avendo estinto una cessione del quinto decennale in via anticipata dopo 5 anni).

Questo diritto ovviamente non spetta nei casi in cui è stata la banca o la finanziaria a farsi carico del costo della copertura assicurativa, mentre in tutti gli altri casi, quasi sempre dietro esplicita richiesta, dovranno essere restituiti. La richiesta non dovrà essere forzatamente fatta al momento della ‘chiusura’ del prestito bensì entro 10 anni che ne rappresentano il tempo di prescrizione.

N.B. Trattandosi di un tipo di copertura che di fatto è obbligatoria e non facoltativa, in caso di rinegoziazione si dovrà logicamente stipulare anche una nuova copertura assicurativa che sarà legata al nuovo contratto di cessione del quinto.

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Greenfunding – Come funziona il crowdfunding eco sostenibile

Greenfunding: la raccolta fondi per l’ambiente e l’agricoltura

Una piattaforma di crowdfunding specializzata nella raccolta dei fondi per i progetti nell’ambito della green economy è la Greenfunding. Sfrutta le modalità tipiche di raccolta fondi “dal basso”: è nata proprio per offrire un servizio di reperimento di denaro alternativo ai canali più tradizionali, per i progetti che hanno come requisito obbligatorio e fondamentale la sostenibilità ambientale. La gestione della piattaforma Greenfunding è ad opera della associazione senza scopo di lucro ‘Associazione Greencommerce’.

Quali caratteristiche specifiche presenta la piattaforma?

Come detto Greenfunding è una piattaforma di crowdfunding, ma al di là di questo punto in comune, presenta delle caratteristiche uniche o comunque molto particolari rispetto ad altri siti web di finanziamento collettivo. Tra le principali peculiarità abbiamo:

  • l’integrazione della piattaforma stessa con un network dedicato esclusivamente alla green economy (questo sfrutta vari canali di comunicazione che passano attraverso Greengooo! New Media Production, compresa la web magazine Greenews.info, partner di LaStampa.it, l’e-commerce Greencommerce.it e IMAGE);
  • una maggiore durata delle campagne di raccolta fondi;
  • la possibilità di proporre modalità di raccolta differenti tra il reward, il donation, il misto o la raccolta fondi semplice;
  • la possibilità di poter anche definire dei target intermedi;
  • durante la ‘campagna’ la possibilità di creare una bacheca annunci che riporta le offerte di lavoro da parte di chi propone un progetto.

Tutte queste caratteristiche sono state inserite per rendere la piattaforma adatta sia a chi ha già un progetto realizzato almeno sulla carta (e che ha bisogno solo di fondi per farlo partire) che a chi invece parte da zero e vuole creare una base di fondi per avere maggiore appeal anche nella presentazione del proprio progetto verso i canali tradizionali (finanziamenti da parte di banche, grandi partner, ecc).

Cosa fare per presentare un progetto?

Bisogna per prima cosa registrarsi (ottenendo un nome utente e una password univoci) e quindi definire bene l’importo che si vuole raccogliere fissando anche i tempi di raccolta che devono essere compresi tra 7 e 270 giorni. Quindi bisogna registrare il proprio progetto, al quale va dato un nome per poterlo identificare e promuovere. Questo viene sottoposto alla valutazione da parte del team della Greenfunding che valuta in particolare la sussistenza di “ coerenza, verosimiglianza e generale fattibilità del progetto”.

Come accennato si può/deve decidere se si vuole usare per la raccolta fondi una delle seguenti modalità:

  • Ricompensa tutti (reward): in questo caso la ricompensa può essere definita in misura proporzionale all’importo donato, definendo dei vari step;
  • Donazione (donation);
  • Misto (Donation senza ricompensa entro una certa soglia, Reward solo a chi dona oltre la soglia indicata);
  • Raccolta fondi semplice (in questo caso non si ha la definizione di un budget da raggiungere e nemmeno di soglie o target da raggiungere, e non è previsto alcun compenso per i donatori).

Per ogni tipologia si può scegliere di indicare un target intermedio, che porta a un parziale successo della campagna. Nel caso della sola donazione si può optare anche per la formula ‘all or nothing’ (se non si raggiunge il “goal” le donazioni vengono restituire ai donatori). Una volta terminata la fase di caricamento degli strumenti necessari (compresi video, supporti grafici, ecc) bisogna promuovere la campagna, sia tramite i propri canali che quelli di Greenfunding.

(Fonte: sito ufficiale Greenfunding – Data: 11/07/2018)

Quali sono i costi?

La Greenfunding prende un compenso che va dal 3 al 6% (più Iva) dell’importo raccolto, ma solo se la campagna si conclude con successo. Solo nel caso della raccolta fondi semplici sarà comunque dovuta la commissione del 6% più Iva sull’importo raccolto. Inoltre bisogna considerare il compenso previsto per i donatori, che però è da pagare solo se viene scelta una modalità differente rispetto alla donation, e se ovviamente la campagna si conclude con successo. Il compenso deve essere indicato nelle modalità di raccolta della campagna stessa e può prevedere sia dei beni materiali che immateriali.

(Fonte: sito ufficiale Greenfunding – Data: 11/07/2018)

Chi può presentare un progetto?

Si possono registrare alla piattaforma coloro che hanno un progetto “green” per il quale lanciare una campagna, sia se si stratta di una persona fisica che di enti, associazioni o aziende.

Chi può donare?

La donazione può essere fatta da chiunque. Nel caso delle persone fisiche bisogna che si tratti di maggiorenni. Come limiti di importo è definito solo quello della donazione minima che non può essere inferiore a 5 euro, mentre non ci sono limiti per la donazione massima.

(Fonte: sito ufficiale Greenfunding – Data: 11/07/2018)

Quali sono i tempi?

I tempi di durata della campagna vengono decisi autonomamente dal proponente la campagna (come detto entro i termini di un minimo di 7 giorni e un massimo di 270 giorni). Detto questo bisogna considerare il limite di massimo 90 giorni per le campagne con budget inferiore a 10 mila euro. I tempi decorrono dal momento in cui c’è l’approvazione e la pubblicazione della campagna da parte della Greenfunding. Il personale preposto alla valutazione ha al massimo 15 giorni di tempo per decidere.

(Fonte: sito ufficiale Greenfunding – Data: 11/07/2018)

Approfondimento: Social Lending.

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Fido Intesa Sanpaolo – FidoPiù e AperCredito

Fido bancario Intesa Sanpaolo: costi, interessi e convenienza

Gli imprevisti possono mettere in seria crisi chiunque e a volte poter contare sull’apertura di credito in conto corrente può dare un po’ di sollievo. Per quanto riguarda la banca torinese il Fido di Intesa Sanpaolo viene offerto con l’affidamento in conto a revoca (quindi a tempo indeterminato) e quello a tempo determinato (quindi a scadenza).

Come conoscere quanto costa?

Come per ogni altro fido, anche con Intesa Sanpaolo sapere quanto può costare la gestione ed il mantenimento è utile, poiché in alcuni casi l’apertura di credito in conto corrente rischia di essere un lusso inutile. Come vedremo tra poco i costi possono variare anche in funzione della tipologia di fido scelta.

Detto questo, la presenza della Commissione Disponibilità Fondi in tutte e 4 le alternative disponibili, rende la scelta di ‘aprire’ un fido con la banca torinese non particolarmente conveniente se la possibilità di andare scoperti è quasi inesistente e si vuole richiedere l’apertura di credito per pura prudenza. Se invece il rischio di dover andare in rosso sul conto è alto (magari per degli squilibri di cassa tra entrate e uscite, soprattutto a causa delle varie scadenze di accredito e addebito) allora può rappresentare una valida alternativa.

La scelta invece tra la tipologia a tempo determinato o tempo indeterminato permette di modulare la durata del fido con il periodo entro il quale si stima di dover far fronte a questi squilibri. In questo caso un eccesso di uscite per un lasso di tempo noto potrebbe spingere verso il fido a scadenza, mentre la gestione di un conto con una situazione costantemente al limite dello sconfinamento, dovrebbe far propendere più per l’apertura a tempo indeterminato.

Vediamo ora quali sono le caratteristiche principali delle 4 tipologie di fido Intesa Sanpaolo menzionate ricordando che la liquidazione degli interessi per ogni tipologia rimane comunque con scadenza trimestrale.

FidoPiù a tempo indeterminato

La somma massima che può essere richiesta è fissata a 75 mila euro. Nonostante la dicitura ci troviamo di fronte ad un contratto ‘a revoca’ per questo in qualsiasi momento può essere richiesta la restituzione della somma usata nello sconfinamento se per la banca c’è un giustificato motivo. Se non c’è invece un giustificato motivo la banca deve fornire almeno 15 giorni di preavviso prima che il titolare del conto debba restituire la somma usata in affidamento.

C’è da tener presente che, per quanto riguarda le somme da restituire, si tratta solo dell’importo utilizzato realmente con l’aggiunta degli eventuali interessi maturati. Ad esempio se abbiamo un affidamento di 10 mila euro ma li abbiamo usati per 1500 euro, allora solo questa somma, più gli interessi maturati, sarà da restituire tramite versamento sul conto corrente per il quale il fido è stato concesso. Al 10 luglio 2018 la Civ è pari a zero mentre il tasso applicato è 10,5000%. La CDF è invece dello 0,5%.

FidoPiù a tempo determinato

Le caratteristiche così come i tassi, sono come quelli a tempo indeterminato ma si ha una scadenza. In tale data la somma usata in affidamento deve essere interamente restituita con l’aggiunta degli interessi passivi maturati. Anche in questo caso la Civ è pari a zero e la CDF a 0,5%.

Il Fido in conto corrente ordinario a tempo indeterminato – Apercredito

Come funzionamento è lo stesso del FidoPiù a tempo indeterminato, ma il tasso fisso sale al 14%. Per Civ e CDF valgono le stesse condizioni di FidoPiù (la prima a zero e la seconda a 0,5%). L’importo massimo è sempre di 75 mila euro.

Il Fido in conto corrente ordinario a tempo determinato – Apercredito

Stesso discorso del fido a tempo indeterminato, ma ovviamente c’è una scadenza che determina il termine del contratto di affidamento.

(Fonte: fogli informativi ufficiali Intesa Sanpaolo – Data: 10 luglio 2018)

Simulazione del calcolo degli interessi

Sul sito di Intesa Sanpaolo non c’è un vero e proprio simulatore che permette di fare una stima del costo complessivo che si può sostenere con il fido. Tuttavia all’interno del sito Intesa Sanpaolo è possibile trovare un apposito foglio excel attraverso cui si può ottenere un mero dato di stima:

Si tratta però di importi puramente indicativi. La richiesta può essere fatta rivolgendosi alla filiale Intesa Sanpaolo con la quale si ha il rapporto di conto corrente.

Fido Più Light

Concludiamo con la versione ‘leggera’ dell’apertura di credito in conto corrente di Banca Intesa. Come si legge dal sito della Cassa di Risparmio di Civitavecchia facente parte del gruppo Intesa Sanpaolo con Fido Più Light è possibile ottenere fino a 2000 euro (anche 1000 euro nel caso di Conto Facile). Tale prodotto è destinato ai pensionati ed ai dipendenti a tempo indeterminato. Interessanti le condizioni economiche che da foglio informativo ufficiale al 10 luglio 2018 sono:

  • CIF: 0 euro;
  • C.D.F.: 0%;
  • Tan: 8,50%
  • Taeg: 8,77%.

Prodotti e servizi Intesa Sanpaolo

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Consolidamento debiti Agos – Guida al preventivo

Consolidamento debiti Agos: conviene la rata singola?

Agos Ducato (Società per Azioni formatasi a seguito della fusione tra la finanziaria Agos e la Ducato) è una delle società finanziarie con più ampia capillarità territoriale all’interno della nostra penisola. A questo si affianca un’offerta online forte, soprattutto per la facilità di calcolo dei preventivi direttamente dal sito web tramite l’uso del tool accessibile senza bisogno di registrazione. Tra i finanziamenti che offre, all’interno della sezione dei prestiti personali, troviamo anche il consolidamento debiti Agos.

Prima di vedere le caratteristiche di questo finanziamento ricordiamo che Agos ad oggi è una finanziaria di proprietà per il 61% della società francese Crédit Agricole (indirettamente tramite la Crédit Agricole Consumer Finance) e per il 39% dal Banco BPM.

L’offerta del consolidamento debiti, che cosa offre?

Il prestito di consolidamento debiti con Agos, offre la stessa possibilità che offrono i finanziamenti analoghi, ovvero quella di compattare tutti i prestiti che si hanno già in corso in un solo finanziamento, così da dover affrontare una sola rata e un’unica scadenza. Si tratta quindi di un prodotto che può essere richiesto non come primo e unico finanziamento. Per quanto riguarda le caratteristiche principali riassumiamole brevemente:

  • tasso Tan unico fisso, che rimane quindi invariato per tutta la durata del finanziamento (il Tan e quindi anche il Taeg dipendono poi dalla somma scelta e dalla durata del piano di rimborso);
  • possibilità di flessibilità con il Salta Rata (permette di saltare una rata rimborsandola in coda al piano) e Modifica Rata (variando di conseguenza la durata del piano);
  • durata del piano di rimborso anche lungo, fino ad un massimo di 120 rate.

Il rimborso può avvenire tramite bollettino postale oppure addebito diretto in conto corrente (con SDD).

Come richiedere informazioni

Per avere maggiori informazioni inerenti anche al consolidamento debiti si può:

  • chiamare il numero verde Agos 800134860 Servizio Pronto Credito;
  • fare la prenotazione online e richiedere un appuntamento presso la filiale Agos più comoda o vicina da raggiungere.

In questo secondo caso basterà:

  • collegarsi al sito ufficiale;
  • ricercare la zona d’interesse grazie all’inserimento del cap o del nome della città;
  • individuare la filiale con la quale si vuole l’appuntamento tramite la mappa interattiva;
  • cliccare sopra “Richiedi appuntamento”.

A questo punto si arriverà alla pagina apposita dove vanno compilati i vari capi richiesti per fissare l’appuntamento.

Come ottenere un preventivo on line

E’ possibile fare una simulazione o richiedere un preventivo anche online, così da avere una prima idea sulle condizioni che si avrebbero, a seconda dell’importo scelto e della durata di rimborso. Per poter sfruttare il tool basta cliccare sul pulsante rosso “Richiedi Subito” che invia alla pagina che dà accesso alla compilazione dei dati necessari per fare un primo calcolo delle condizioni:

Ora vediamo due esempi, potendo scegliere tra 500 e 30 mila euro come importi che possono essere inseriti (Fonte sito ufficiale Agos – Data: 10 luglio 2018). Il primo riguarda la richiesta di un consolidamento debiti per 10 mila euro mentre l’altro per la cifra massima contemplata dal sistema (pari appunto a 30 mila euro):

Esempio 10.000 euro

In questo caso inseriamo l’importo e poi clicchiamo su ‘Calcola la Rata’

Il sistema ci fornirà le varie ipotesi legate alla durata potendo visualizzare e stampare il modulo ‘SECCI’ di ogni alternativa:

Scegliendo nell’esempio quella da 120 rate si può notare che il Tan al 9 luglio 2018 è fissato a 6,92% mentre il Taeg a 8,10%.

Esempio 30.000 euro

Nel caso specifico ripetiamo la stessa procedura cambiando l’importo:

Optando sempre per le 120 rate arriviamo ad un Tan in linea con il caso precedente (pari a 6,91%) e ad Taeg in leggera ‘contrazione’ pari a 7,69%.

(Fonte sito Agos al 9 luglio 2018)

Richiesta prestito tramite App

Chi vuole usare la gestione della richiesta del preventivo a distanza può sfruttare anche l’apposita App che può essere scaricata gratis dallo store di Android o iOs.

In particolare per il prestito di consolidamento Agos, una volta scaricata l’app e entrati al suo interno si dovrà selezionare “Prestiti”. Anche in questo caso ci troveremo di fronte ad un simulatore user-friendly che permette di calcolare il preventivo rapidamente (e se si vuole procedere di proseguire con la richiesta). Per scaricare l’App Agos servono come sistemi operativi minimi:

  • per Android la versione da 4.0;
  • per iOs la versione da 9.0.

Conclusioni

Il prestito consolidamento debiti con Agos può rappresentare una soluzione da valutare se si hanno varie rate di vari finanziamenti da rimborsare. Ovviamente è consigliato sempre farsi fare più di un preventivo da confrontare con prodotti analoghi offerti da altre finanziarie o da qualche altra banca.

Prodotti Agos Ducato

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Convenzione INPS 2019 – Vantaggi e tassi cessione del quinto

Convenzione INPS cessione del quinto: le novità per i pensionati

La convenzione INPS che occupa maggiore spazio all’interno delle pagine del sito ufficiale dell’ente previdenziale, è quella dedicata alle cessioni del quinto. In particolare a spiccare, per numero di banche e società convenzionate, oltre che per l’attenzione riposta nella determinazione periodica dei tassi, è la cessione del quinto per i pensionati. Ci sono poi varie altre convenzioni rivolte ad esempio ai prestiti pluriennali indiretti ex Inpdap oppure agli appartenenti ad altri enti previdenziali minori convogliati nell’INPS a seguito della scelta di riorganizzare la gestione delle pensioni iniziata diversi anni fa, con la nascita del SuperINPS.

Le convenzioni per i pensionati

La scelta del legislatore di estendere la cessione del quinto anche ai pensionati INPS ‘non ex dipendenti pubblici’, ha spinto l’ente a operare in modo tale da tutelare tutti i possibili beneficiari al massimo. Una forma di tutela che si è evidenziata in primis nelle modalità di determinazione dei tassi e di altre possibili agevolazioni.

Elenco banche e società finanziarie convenzionate

Ricordiamo che la convenzione INPS per la cessione del quinto pensionati non è obbligatoria, ma è facoltativa per cui se si vuole avere un prodotto che ne rispecchia le caratteristiche principali, allora bisogna rivolgersi a una della banche e società riportate nell’elenco di quelle con convenzione attiva. L’elenco è in continuo cambiamento per cui non è detto che le banche e le finanziarie presenti ad esempio nel 2017, lo siano anche nel 2018, e viceversa. Per conoscere questi elenchi basta collegarsi periodicamente alla pagina preposta del sito ufficiale dell’ente o, per chi non vuole o non può accedere alla pagina web, anche nelle varie agenzie territorialmente competenti.

Condizioni e tassi

L’INPS determina le condizioni della convenzione. Quindi stabilisce delle condizioni “tipo” che le banche e le finanziarie aderenti alla convenzione stessa si impegna a rispettare. Generalmente viene stabilito un tasso massimo oltre il quale non si può andare. Quindi non si ha un tasso univoco e unico per tutte le proposte di cessione del quinto da parte delle varie banche e finanziarie, ma si ha la certezza che se si rivolge a una società aderente alla convenzione al massimo verrà applicato il tasso limite. Ciò implica che facendo attenzione alla scelta, si potrà ottenere anche un tasso molto più favorevole, perché la società proponente ha deciso di applicare tassi ancor più bassi, oppure ha tolto costi di istruttoria o altre spese accessorie, ecc.

In quest’ottica non c’è la necessità di conoscere la circolare INPS in toto ma basta controllare sul sito ufficiale INPS i tassi limite che ogni tre mesi vengono pubblicati dallo stesso ente. Ad esempio possiamo mettere a confronto i tassi applicati dal 1 ottobre 2017 a 31 dicembre 2017 con quelli attivi dal 31 dicembre 2017 fino al 29 marzo 2018 e con quelli in corso al momento della stesura dell’articolo (validi dal 30 marzo 2018 fino a 29 giugno 2018). Le scadenze sono sempre ogni tre mesi, ovvero fine dicembre, fine marzo, fine giugno e fine settembre di ogni anno:

Dall’ 1 ottobre 2017 al 31 dicembre 2017

Classi di età tassi Fino a 15.000 € di finanziamento tassi Oltre 15.000 € di finanziamento
Fino a 59 anni 8,74% 7,45%
da 60 a 64 anni 9,54% 8,25%
da 65 a 69 anni 10,34% 9,05%
da 70 a 74 anni 11,04% 9,75%
da 75 a 79 anni 11,84% 10,55%

Dall’ 1 gennaio 2018 al 30 marzo 2018

Classi di età tassi Fino a 15.000 € di finanziamento tassi Oltre 15.000 € di finanziamento
Fino a 59 anni 8,66% 7,40%
da 60 a 64 anni 9,46% 8,20%
da 65 a 69 anni 10,26% 9,00%
da 70 a 74 anni 10,96% 9,70%
da 75 a 79 anni 11,76% 10,50%

Dall’ 1 aprile 2018 al 30 giugno 2018

Classi di età tassi Fino a 15.000 € di finanziamento tassi Oltre 15.000 € di finanziamento
Fino a 59 anni 8,70% 7,30%
da 60 a 64 anni 9,50% 8,10%
da 65 a 69 anni 10,30% 8,90%
da 70 a 74 anni 11,00% 9,60%
da 75 a 79 anni 11,80% 10,40%

Ricordiamo che le classi d’età inserite in tabella non devono essere intese al momento della richiesta bensì alla fine del piano di ammortamento.

Cosa cambia a livello di richiesta?

La cessione del quinto, se coinvolge una convenzione INPS, porta non solo a una maggior tutela sui tassi applicati, ma anche a uno snellimento dell’iter in sé. Infatti è previsto che la banca o la finanziaria convenzionata possano evadere parte delle procedure, a partire dalla richiesta della certificazione della quota cedibile, con un iter telematico che le collega direttamente ai sistemi dell’INPS.

In questo modo il richiedente ha minori disagi ed una maggiore forma di assistenza. Invece per quanto riguarda il rimborso delle rate della cessione del quinto eventualmente accordate non si ha alcune differenza se si ci si rivolge a chi è o non è in convenzione con l’INPS, in quando sarà sempre quest’ultimo che dovrà trattenere la rata a monte sulla pensione ed occuparsi del suo rimborso direttamente alla società finanziatrice.

Approfondimento: Rimborso cessione del quinto.

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