Sovraindebitamento – Chi può usare la legge Salva Suicidi?

Sovraindebitamento: requisiti e funzionamento della legge 3/2102

Le difficoltà legate al sovraindebitamento sono divenute molto evidenti soprattutto negli anni successivi alla crisi iniziata nel 2008. Tra gli effetti più evidenti c’è stato un incremento di suicidi che ha coinvolto imprenditori ma anche privati, schiacciati dal peso di un’esposizione debitoria non più sostenibile.

Le problematiche finanziarie sono a volte dovute a questioni fiscali, come ad esempio pesanti cartelle Equitalia oppure semplicemente ad una riduzione delle entrate per disoccupazione o altre motivazioni simili (approdondimento: Cosa fare in caso di debiti con Equitalia).

Proprio per questo a Gennaio 2012 è stata approvata la legge nr.3 che è diventata attiva a febbraio dello stesso anno e che è stata definita come Legge sul sovraindebitamento o Legge Salva Suicidi. Vediamone le principali caratteristiche.

Di che cosa si tratta?

In pratica questa legge ha introdotto la procedura dell’esdebitazione accessibile ai soggetti non fallibili, che permette di riordinare i propri debiti e di renderli più sostenibili. In che modo? Tramite la compilazione di un piano che sia fattibile e sostenibile in tempi certi e definiti. Nella compilazione di questo piano si possono andare ad escludere alcuni debiti, ottenendo un alleggerimento del loro peso, che può arrivare fino all’80% in meno.

C’è però da porre l’attenzione proprio sugli aspetti chiave di questa legge, che sono la sostenibilità del piano di rimborso e soprattutto la sua fattibilità. Non si tratta quindi di una possibile via da usare per poter scappare dall’obbligo di rimborsare i debiti o per evitare di pagare le cartelle Equitalia. Anzi è necessario che la possibilità di un regolare rimborso di tutti i debiti contratti sia oggettiva e che venga valutata come tale dai periti nominati dal tribunale.

A chi si rivolge?

Come già accennato possono fare ricorso all’esdebitazione i consumatori e i soggetti non fallibili. In questo senso sono da intendersi coloro che nello svolgimento dell’attività lavorativa non sono assoggettabili alla legge fallimentare. Per questa ragione nella legge rientrano due modalità:

  • il piano del consumatore: questa procedura si rivolge a chi è un privato e ha contratto debiti per la sfera personale (non lavorativa). Con questa procedura e se viene logicamente approvata dal giudice non c’è il bisogno che i creditori diano il loro consenso. Il provvedimento del giudice rende il piano obbligatorio per tutte le parti coinvolte. Il consumatore esdebitato dovrà essere regolare nel seguire il piano di rimborso. E’ inoltre necessario che questi abbia un patrimonio o un reddito capace di permette il rimborso. Quindi l’esdebitazione non può essere utilizzata da chi non ha alcun reddito dimostrabile a meno che non abbia qualcuno che faccia da garante;
  • l’accordo del debitore: questa procedura riguarda i soggetti che non siano consumatori ma che allo stesso tempo non siano sottoponibili alla legge fallimentare. Deve sempre essere approvato dal giudice ma qui i creditori possono opporsi. E’ infatti necessario che almeno il 60% di chi vanta un credito sia concorde nel far passare il piano così come è stato proposto.

A queste due modalità si aggiunge una terza in cui il debitore mette il suo patrimonio a disposizione del procuratore nominato dal tribunale perché provveda, tramite l’alienazione di una parte o la totalità di esso, al rimborso dei debiti. Dal patrimonio vengono lasciati fuori solo gli stipendi o salari e pensioni, i crediti e i beni non pignorabili, i diritti di usufrutto e i crediti legati al mantenimento.

Come si accede alla procedura?

Bisogna rivolgersi al tribunale territorialmente competente. La legge (art 15) prevedeva la creazione di Organismi di composizione della crisi (OCC), preposti a guidare chi volesse usare l’iter dell’esdebitazione. In pratica però solo in alcune città sono nati questi “comitati”.

E’ sempre consigliato chiedere alla cancelleria del proprio tribunale (quella della ‘volontaria giurisdizione’) e informarsi se ci sono questi organismi o se si hanno altri riferimenti dando eventualmente mandato per la nomina di un professionista specializzato. Questa figura risulta essenziale per risolvere ogni piccolo intoppo in fase di preparazione del piano, e per arrivare a un programma di rimborso che appaia al giudice effettivamente fattibile e sostenibile.

Quando un consumatore non può usare la procedura?

Come già accennato un motivo di esclusione è riferito alla mancanza dei requisiti legati al proprio patrimonio od al possesso di un reddito dimostrabile. A queste cause si aggiungono anche:

  • aver usufruito dell’esdebitazione nei 5 anni precedenti;
  • non aver rispettato il piano di rimborso precedente;
  • aver subito una qualsiasi revoca alla procedura;
  • aver omesso parte della documentazione durante l’iter di avvio.

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Rottamazione cartelle Equitalia bis – Come funziona la proroga?

Rottamazione cartelle Equitalia: scadenza e funzionamento

La scadenza del 21 aprile 2017 per la rottamazione cartelle Equitalia ha chiuso la prima tranche di richieste per non pagare interessi di mora e sanzioni sui debiti che si hanno con il fisco, l’Inps, le imposte e tributi locali, ecc. Con il decreto legge del 16 ottobre è partita invece la seconda ‘versione’, denominata ‘rottamazione delle cartelle Equitalia bis’.

Questa ha lasciato invariati numerosi punti della versione definitiva precedente, ampliando la platea di soggetti che possono usufruirne. All’8 novembre del 2017 sono stati però esclusi coloro che non hanno aderito alla precedente versione per quanto riguarda le cartelle antecedenti al 1 gennaio 2017.

Nuova versione o proroga?

Il testo del decreto legge 148/2017 ha riaperto la possibilità di richiedere la rottamazione:

  • a quanti hanno già aderito alla precedente rottamazione e poi non sono stati regolari con i pagamenti;
  • a chi si era visto rifiutare la precedente domanda;
  • a tutti i contribuenti per quanto riguarda le cartelle fino a settembre 2017.

Non si può quindi parlare di una vera e propria proroga in quanto deve essere ripresentata una domanda nuova, usando l’apposito modello, il DA 2017 (si può scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Riscossione). Questo modello non è l’unico disponibile. Infatti coloro che non hanno ottenuto la rateizzazione della rottamazione per non aver effettuato regolari pagamenti per le rateizzazioni richieste entro il 31 dicembre 2016, dovranno usare il modello Dar R.

Quando fare la domanda?

Anche i termini entro i quali devono essere fatti i vari adempimenti sono diversi a seconda delle varie situazioni. Vediamoli nel particolare:

Nuove cartelle

La domanda di accesso alla rottamazione deve essere fatta entro il 15 maggio 2018. Questa richiesta potrà riguardare tutte le cartelle che ancora non sono state notificate al contribuente, notifica che dovrebbe avvenire entro il 31 marzo 2018 (invio tramite posta ordinaria). Se non saranno cambiate le restrizioni previste nel testo di legge non sono ammesse le vecchie cartelle ma solo quelle per i carichi che vanno dal 1 gennaio 2017 al 30 settembre 2017. A riguardo è previsto un emendamento che sarà discusso a novembre del 2017.

Per i contribuenti la cui domanda non è stata accolta

La richiesta di accesso alla rottamazione va fatta entro il 31 dicembre 2017 ma perché sia accolta deve essere saldato il debito relativo a tutto il 2016 (quindi completo pagamento delle rate non versate). Poi sempre entro il 31 marzo 2018 sarà l’Agenzia delle entrate ad inviare la comunicazione con l’importo del debito pregresso.

Approfondimento: Cos’è una dilazione di pagamento.

Contribuenti decaduti dalla precedente rottamazione

Coloro che non hanno pagato la prima rata ovvero quella di luglio 2017, oppure quella prevista per il 30 settembre 2017 non dovranno fare nulla se non mettersi in regola con il pagamento. Infatti con il decreto è stata introdotta la proroga al 30 Novembre 2017. (Fonte Agenzia delle Entrate al 7 novembre 2017)

In quante rate?

Come per la precedente rottamazione cartelle Equitalia il numero delle rate sarà 5. Rimane comunque la possibilità di pagare il tutto in un’unica rata che coinciderà con il primo mese di scadenza fissato al luglio 2018. Le altre 4 rate vanno pagate entro i mesi di:

  • settembre 2018
  • ottobre 2018
  • novembre 2018
  • febbraio 2019

Questa possibilità però subisce delle limitazioni per coloro che aderiscono alla versione Bis con il modello DAR R. Per questi il numero massimo di rate saranno 3 e le scadenze previste sono:

  • settembre 2018;
  • ottobre 2018
  • novembre 2018.

Se si decide di pagare in un’unica soluzione allora il pagamento dovrà avvenire entro la fine di maggio 2018. Riassumendo:

(Fonte Agenzia delle Entrate al 7 novembre 2017)

Come si presentano le richieste?

L’invio può essere fatto sia per via telematica (metodo chiamato “Fai D.A. te”) che con consegna allo sportello. Se si sceglie la posta elettronica sarà obbligatorio usare una Pec indirizzata alla posta elettronica certificata della direzione regionale dell’Agenzia delle entrate di riferimento. Insieme alla domanda dovrà essere allegata anche una copia del documento di identità. Ribadiamo che la risposta da parte dell’agenzia arriverà entro il 30 giugno 2018.

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Prestiti per estinguere altri prestiti – Come fare?

Prestiti per estinguere altri prestiti – Cessione o consolidamento?

Esistono prestiti per estinguere altri prestiti creati appositamente e finanziamenti che permettono di realizzare lo stesso obiettivo pur non essendo specifici. Quali sono le differenze tra le varie tipologie? Quali i vantaggi e gli svantaggi?

Diamo una risposta a questi quesiti ed analizziamo le varie alternative che il mercato ci propone.

Il prestito di consolidamento

La risposta dedicata a chi è in cerca di prestiti per estinguere altri prestiti è rappresentata dal consolidamento debiti o prestiti. Si tratta sempre di un prestito personale ma ha la finalità di andare ad accorpare le rate dei finanziamenti già in corso. Attraverso la sua richiesta è generalmente possibile ottenere:

  • la riorganizzazione delle scadenze delle rate da rimborsare;
  • la riduzione del “peso debitorio” (abbassando la rata e rendendola più sostenibile);
  • la riduzione del tasso (opzionale e realizzabile solo in funzione delle variazioni del mercato dei tassi).

Come funziona il consolidamento?

Quando si richiede il prestito di consolidamento si dà mandato alla banca scelta di estinguere anticipatamente i finanziamenti in corso, così da sostituirli con il ‘nuovo’ finanziamento. Quindi a differenza di un normale prestito personale necessita anche dei conteggi di estinzione di tutti i prestiti che si vogliono consolidare, che dovranno comprendere sia il capitale residuo da rimborsare che il calcolo delle penali di estinzione.

Vediamone ora il funzionamento facendo un esempio pratico per capirlo meglio:

  • supponiamo di avere 5 rate di 5 finanziamenti diversi (per semplicità li indicheremo come F1, F2, F3 e F4, F5);
  • decidiamo di rimborsare anticipatamente e consolidare solo quattro di questi finanziamenti ( F1, F2, F3 e F4);
  • quindi per prima cosa chiediamo i conteggi di estinzione di questi 4 finanziamenti.

Sempre solo come esempio supponiamo che la situazione risulterà la seguente:

  • F1: 1100 euro totali (1000 euro di capitale più 100 euro di penale);
  • F2: 8800 euro (8000 di capitale più 800 di penale);
  • F3: 4300 euro (4300 euro di capitale nessuna penale di estinzione);
  • F4: 2750 euro (2500 di capitale più 250 di penale di estinzione anticipata).

Quindi come somma di prestito di consolidamento (senza nuova liquidità) dovremo chiedere alla stessa banca: 16950 euro a cui si dovranno aggiungere i costi di istruttoria e gestione della pratica se previsti. La banca (che sia Findomestic, Agos, Intesa Sanpaolo, ecc) estinguerà direttamente ciascun finanziamento in base ai conteggi forniti al momento della richiesta.

E’ evidente che con questo tipo di prestito il richiedente deve pensare solamente a richiedere i conteggi di estinzione e presentare tutti i documenti necessari. Una volta concesso il prestito si limiterà a rimborsare la rata frutto del consolidamento con l’aggiunta delle rate che abbiamo scelto di non accorpare.

La cessione del quinto

Il finanziamento “contro cessione del quinto” può essere usato come un’alternativa per estinguere gli altri prestiti. Pur non essendo dedicato a questo scopo, nella sua sua richiesta non si tiene conto della coesistenza degli altri finanziamenti. Proprio per questo non si rischia di vedere la domanda bloccata da un’eccessiva esposizione debitoria a meno che non ci siano altre forme di trattenute già effettuate sulla busta paga o sulla pensione.

Si tratta di una soluzione percorribile se si ha il desiderio di consolidare o estinguere i prestiti già esistenti, ma ha il limite di non poter essere richiesta da tutti coloro che hanno un reddito dimostrabile. Ovviamente, non essendo un prodotto dedicato, la banca che concede la cessione versa o addebita la somma riconosciuta al richiedente. Questo poi dovrà provvedere all’estinzione dei prestiti che vuole consolidare.

Differenze e limiti

Il prestito di consolidamento può essere richiesto da tutti, compresi i lavoratori autonomi, che hanno un reddito dimostrabile. Sono però esclusi solitamente coloro che non hanno una buona reputazione creditizia (come i protestati). La cessione del quinto ha il limite del rapporto rata reddito pari massimo ad un quinto, e può essere richiesta solo dai lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e dai pensionati, anche se cattivi pagatori (e protestati).

Quindi non ci sono dei reali punti in comune che rendano questi due tipi di prestito assimilabili e direttamente confrontabili. Ognuno deve valutare quale delle due soluzioni convenga maggiormente, considerate anche le limitazioni oggettive che le banche o le finanziarie possono imporre.
Esempi di consolidamento

Facciamo ora alcuni esempi proposti dal mercato all’8 novembre del 2017. Ci riferiamo alle banche ed alle finanziarie che presentano normalmente un prestito di consolidamento debiti all’interno della propria offerta.

Consolidamento Findomestic

Findomestic permette, tra le varie finalità legate ai propri prestiti personali, anche la richiesta di “consolidamento”. Online è possibile effettuare il preventivo e avviare la richiesta grazie alla firma digitale.

A livello di condizioni la banca del gruppo Bnp Paribas permette di richiedere fino a 60 mila euro mentre i tassi sono proporzionali all’importo richiesto ed alla lunghezza del piano di ammortamento (Fonte sito ufficiale Findomestic – data: 08/11/2017).

Fiditalia

La finanziaria del gruppo Sociètè Gènèrale prevede Unika, un prodotto creato appositamente come consolidamento prestiti sia per finanziamenti con la stessa Fiditalia che con altri Istituti di credito. Possono essere richiesti da 3 a 30 mila euro mentre la durata può variare dai 24 agli 84 mesi. (Fonte sito ufficiale Fiditalia – data: 08/11/2017).

Monorata di Intesa Sanpaolo

Banca Intesa mantiene da anni Monorata nei propri finanziamenti. Questo finanziamento permette di arrivare fino a 75 mila euro da restituire anche in 120 rate. (Fonte sito ufficiale Intesa Sanpaolo – data: 08/11/2017)

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Rinegoziare prestito – Ecco perché non sempre conviene

Rinegoziare un prestito: occasione o complicazione?

I finanziamenti comprendono molte tipologie di prodotti anche se nell’ordinamento italiano in alcuni casi ci sono dei veri e propri buchi normativi su alcune categorie di essi. Un problema che avvertiamo soprattutto in determinati ambiti come quando siamo chiamati a rinegoziare un prestito oppure un mutuo. Questo accade perché il legislatore ha disciplinato la rinegoziazione dei mutui, stabilendone le modalità, ma allo stesso tempo ha mantenuto elevata la discrezionalità nel merito da parte della banca soprattutto per alcune forme di prestiti personali.

Anzi, andando ancora più in profondità vediamo che solo alle cessioni è data una disciplina specifica con tanto di limiti e modalità di accedervi. Quindi dobbiamo per prima cosa fare la distinzione tra un prestito personale generale e una cessione del quinto, e vedere come fare per raggiungere l’obiettivo della rinegoziazione.

Limiti per la rinegoziazione della cessione del quinto

Indipendentemente dall’Istituto di credito erogante (ed anche nel caso dei prestiti pluriennali Inpdap) è possibile procedere a rinegoziare il prestito contro cessione del quinto solo se si passa tramite il rinnovo. Questo a sua volta è possibile solo se ricorrono queste condizioni:

  • è stata fatta una cessione del quinto di massima durata di 60 mesi, indipendentemente dal numero delle rate che è stato rimborsato, si può richiedere un rinnovo e quindi una rinegoziazione solo se si opta per una cessione di durata di 10 anni;
  • è stata stipulata una cessione di durata superiore ai 60 mesi, per cui si ha la possibilità di rinnovo e quindi di rinegoziazione solamente se è stato rimborsato almeno il 40% delle rate in corso.

Non sono previste altre possibilità di deroga a queste condizioni, anche se nel rinnovo si può richiedere maggiore liquidità.

Limitazioni alla rinegoziazione del prestito personale

Ribadiamo ancora: non è prevista la possibilità di rinegoziazione di un prestito personale. Non solo, se le banche non trovano l’operazione conveniente, non essendo obbligate dalla legge a prendere in considerazione una richiesta di rinegoziazione, possono rifiutarsi di intavolare qualsiasi trattativa. Inoltre, anche qualora venisse presa in considerazione la possibilità di rinegoziare le condizioni originarie, rimane il problema della gestione del contratto originario. In tal caso, infatti, non sarà sufficiente che vengano riportate delle modifiche contrattuali, come ad esempio un cambio di tasso o un allungamento della durata per rendere la rata più facile da rimborsare.

Per questo genere di modifiche è richiesta la stipula di un nuovo contratto, il che non avviene mai a costo zero, dal momento che sono previste sia le penali di estinzione che possibili costi dello stesso conteggio di estinzione. In più il nuovo contratto di finanziamento normalmente ricalcolerà anche le spese di istruttoria della nuova pratica.

Quindi si hanno due possibilità per poter procedere a un’operazione con cui rinegoziare un prestito personale, cercando di sfruttarne anche l’aspetto della convenienza economica, indipendentemente che sia stato concesso da una finanziaria (ad esempio Agos Ducato oppure Directafin), oppure una banca grande come Bnl o Unicredit:

Limiti e potenzialità del consolidamento debiti o prestiti

L’operazione di consolidamento ha un requisito essenziale irrinunciabile e inderogabile: si devono avere almeno due prestiti da far confluire nello stesso finanziamento. In questo modo si estinguono i prestiti precedenti e si hanno delle condizioni del tutto nuove per essi, come tassi e come durata. L’obiettivo è quello di ottenere un risparmio e una maggiore sostenibilità della rata, quindi anche se non si parliamo di una vera rinegoziazione si tratta di un buon sistema per ottenere degli obiettivi analoghi.

Come superare il limite sui prestiti personali

Se si ha un prestito personale ma non si tratta di una cessione del quinto non si hanno quindi degli strumenti a disposizione per spingere una banca a prendere in reale considerazione la nostra volontà di rinegoziare il finanziamento.

Ma cosa fare nel caso di un prestito, stipulato magari solo un anno prima, per il quale con una rinegoziazione otterremmo un bel risparmio, che però rappresenterebbe anche una discreta rinuncia per la banca? L’unica ipotesi percorribile è quella di chiedere un aumento di liquidità, anche di modesta entità. Che cosa significa?

Vediamo un esempio pratico. Ad esempio abbiamo chiesto un prestito personale di 10 mila euro per acquistare un’auto usata al tasso del 10%. Dopo un anno la stessa banca offre un tasso del 7% per la stessa somma. L’unica possibilità che abbiamo di far abbassare il tasso sul prestito in corso è quello di chiedere alla banca un’ulteriore liquidità supponiamo di altri 2 mila euro. La situazione a riguardo potrebbe essere la seguente:

  • sul finanziamento iniziale avremmo una rata di circa 212 euro con una durata di 5 anni (con interessi alla scadenza pari a circa 2748 euro);
  • al termine dei primi 12 mesi avremmo rimborsato circa 1600 euro, con un capitale residuo di circa 8400 euro.

Chiedendo nuova liquidità di 2 mila euro, saremmo di nuovo intorno ai 10 mila euro circa, o meglio 10400, che al tasso del 7% porterebbe alla seguente situazione:

  • rata di 205 euro sempre su 5 anni di rimborso;
  • monte interessi alla scadenza di 1955 euro.

Se andiamo a sommare il totale degli interessi già pagati di 926 euro circa per il primo anno, e la penale dell’1% standard di 1000 euro, andremo perciò a pagare un totale interessi di 3880. Se invece avessimo scelto un prestito che non ha penale di estinzione allora l’esborso totale sarà di 2880 euro. Quindi un’operazione di questo tipo conviene solo se non ci sono penali di estinzione da pagare, altrimenti si vanno a ‘maturare’ molti più interessi, godendo di un aumento di liquidità limitato.

Conclusioni

Per ovviare a queste difficoltà alcune banche hanno reso i propri finanziamenti più flessibili, il che permette di rivedere ed allungare la durata del finanziamento stesso. Ma non si tratta di una forma di rinegoziazione, proprio perché le condizioni contrattuali non vengono toccate, ma si esercitano delle opzioni già previste. Infine è da sottolineare che non sempre rinegoziare conviene, così come dimostrato dall’esempio riportato poc’anzi. Bisogna sempre partire da calcoli e da confronti su dati reali, usando anche tool di calcolo indipendente.

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Preventivo consolidamento debiti – Come confrontare la rata?

Consolidamento debiti: a cosa servono i preventivi?

Il settore dei finanziamenti modula la propria offerta in funzione della domanda. Per questo motivo in momenti di sovraindebitamento diffuso si ha una forte spinta verso prodotti come il mutuo o prestito di consolidamento debiti, come dimostrano le offerte proposte da banche online come Findomestic, finanziarie come Agos e Directafin. oppure banche di grandi gruppi come Unicredit. Ma di che cosa parliamo?

Si tratta di una forma particolare di prestito personale, poiché nella sostanza è finalizzato alla sostituzione e riordino dei prestiti già in essere di qualsiasi natura. In un preventivo di consolidamento debiti potranno essere inseriti sia i finanziamenti finalizzati che quelli personalizzati. Ovviamente è buona norma procedere per gradi, partendo dalla richiesta di un preventivo. A riguardo ci sono delle differenze, sia sul livello di “affidabilità” e validità del preventivo, che sulla valutazione della convenienza a sostituire un prestito per il quale sono passati diversi anni arrivando ad un rimborso degli interessi in stato avanzato.

Quando i preventivi sono affidabili?

Si possono avere due possibilità di richiesta di un preventivo di consolidamento debiti. Una ha carattere più generale e quindi è puramente indicativa e non ha le caratteristiche del preventivo vero e proprio. Si tratta più che altro di un primo contatto conoscitivo, che necessita poi del passaggio successivo con richiesta di preventivo ufficiale. Poi c’è il preventivo vero e proprio, che andrà analizzato nei dettagli e soprattutto confrontato con i preventivi ottenuti da altre banche.

In entrambi i casi è possibile eseguire una valutazione sulla convenienza con l’uso di appositi tool indipendenti. Sul web non c’è una scelta ampia come accade per la valutazione dei mutui, ma si tratta di strumenti molto utili, che andrebbero senz’altro utilizzati prima di concludere la propria scelta. Qui però bisogna fare attenzione, quello che si ottiene non è un preventivo, perché quest’ultimo deve avere delle caratteristiche ben specifiche, e cioè:

  • la data di calcolo ed eventualmente quella di validità;
  • la firma di chi fa il preventivo (quest’aspetto non vale per i preventivi online che prevedono il salvataggio in area clienti o invio di copia tramite e-mail che ne determina il riconoscimento univoco, con apposizione di un numero unico di riconoscimento);
  • le voci obbligatorie che sono: Tan e Taeg; ammontare dei prestiti comprensivi di penale di estinzione che il consolidamento va a “consolidare”; totale del capitale che viene richiesto (importi da consolidare e eventuale aggiunta di nuova liquidità); ammontare totale degli interessi che si dovranno sostenere fino alla fine del rimborso; importo della rata mensile; eventuali spese di incasso rid o incasso rata; spese di gestione, istruttoria, e penale di estinzione; numero di mesi della durata del piano di ammortamento.

Un’informazione che non può essere trovata invece sul preventivo è quella legata al calcolo del “risparmio” che si ottiene se si procede ad un consolidamento debiti. Questo tipo di nozione è di contro molto utile, perché un consolidamento debiti deve in primis rendere più agevole il rimborso delle rate. Tale obiettivo si ottiene congiuntamente con l’abbassamento dell’importo della rata, che dovrà essere inferiore rispetto alla somma delle rate consolidate, ed un tasso ridotto.

L’obiettivo di una maggiore sostenibilità della rata può essere ottenuto anche con l’allungamento del piano di ammortamento, che nel caso del consolidamento, arriva fino a 120 rate. Si tratta di una prassi assolutamente da evitare perché non è mai conveniente dal punto di vista economico, visto che nel prestito come nel mutuo, il piano di ammortamento che si adotta è alla francese.

Requisiti necessari per richiedere i preventivi

La richiesta di un preventivo generico non richiede alcun requisito particolare: nel sistema si dovrà inserire solo l’importo “presunto” dei prestiti da sostituire, per vedere se si rientra nella somma massima concedibile dalla finanziaria o dalla banca di interesse, e la durata in cui si vorrebbe restituire il finanziamento.

Per ottenere un preventivo personale dettagliato invece servono le somme esatte dei prestiti da rimborsare. Queste informazioni possono essere ottenute partendo dalla lettera di riepilogo annuale, dalla quale andranno stornate le rate eventualmente già pagate. Bisogna poi inserire i dati personali, quelli di un documento e la situazione reddituale. E’ fondamentale inoltre partire dal fatto che il consolidamento debiti può essere richiesto solo da coloro che hanno fatto i pagamenti in modo regolare. Quindi se si è diventati dei cattivi pagatori, allora la richiesta di un preventivo di consolidamento debiti è un esercizio inutile perché tale tipologia di finanziamento non viene concessa in caso di disguidi finanziari.

In questo caso l’unica alternativa reale è rappresentata dalla cessione del quinto che però incontra due limitazioni ulteriori:

  • è rivolta ai lavoratori autonomi, in quanto la cessione spetta esclusivamente ai dipendenti (vedi anche Cessione del quinto dipendenti privati), e ai pensionati;
  • riguarda il tipo di contratto di dipendenza di cui si è titolari dal momento che raramente viene concessa per lunghe durate a chi ha un contratto a tempo determinato.

Come valutarne quindi la convenienza?

Come già accennato, un preventivo non può entrare nel merito dell’aspetto strettamente legato alla convenienza economica. Inoltre di fronte a vari finanziamenti il rischio che ci sia un bilanciamento interno delle condizioni è molto concreto. Infatti prestiti di durata ancora lunga, per i quali il risparmio può essere sostenuto, possono avere un livello di convenienza così elevato, da compensare quello molto meno presente nei prestiti prossimi alla scadenza.

Come principio generale vale il fatto che i prestiti prossimi alla scadenza non andrebbero consolidati, perché si finirebbe con il pagare un totale di interessi molto elevato, dopo aver rimborsato quasi tutti quelli originari sul prestito precedente. Come detto questo tipo di valutazione può essere fatta anche in modo più oggettivo usando i tool specifici che devono presentare almeno queste caratteristiche:

  • avere almeno due spazi per la valutazione dei prestiti da consolidare: la motivazione è dovuta proprio al fatto che ciò che rende differente un consolidamento da una sostituzione del prestito, è l’operazione di accorpamento di due o più finanziamenti in corso;
  • avere la possibilità di indicare la durata del prestito originario e quella dell’ammortamento residuo (ad esempio se il finanziamento era di 48 rate e sono state pagate 15 rate ci dovrà essere almeno lo spazio per indicare che mancano 33 rate ancora);
  • tasso e durata del prestito di consolidamento che sembra l’opzione migliore.

Nella risposta il calcolo del risparmio dovrà riguardare sia l’importo della rata e che gli interessi che verranno pagati in meno.

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Prescrizione debiti – Quando non bisogna più pagare?

Debiti non pagati: quando vanno in prescrizione?

La prescrizione dei debiti prevede dei tempi diversi a seconda che siano previdenziali, come nel caso dell’Inps, erariali, oppure condominiali, commerciali, di credito o di valuta. Anche all’interno di queste categorie possono poi essere previsti dei tempi di prescrizione differenti, che possono generalmente essere di tipo:

  • ordinario, ovvero di 10 anni;
  • di prescrizione breve, quindi di 5 anni;
  • di prescrizione brevissima (3 anni).

Ci sono infine delle eccezioni che usufruiscono di durate inferiori. Vediamo tutto nel particolare.

Significato e conseguenze

La prescrizione è stata introdotta dal legislatore per impedire che un debitore sia sempre sottoposto a questa condizione, senza un limite di tempo. Si tratta in pratica di una “sanzione” che punisce il creditore per la sua inerzia. Se da una parte è vero che un debitore ha l’obbligo di pagare i propri debiti, soprattutto in caso di difficoltà o impossibilità a farlo, è altrettanto vero che il creditore deve attivarsi per ottenerne il pagamento. Se manca questa azione allora il debito potrà andare incontro alla prescrizione. La prescrizione è misurata con il tempo, decorso il quale non si avrà più diritto alla prestazione.

Questa ‘condizione legislativa’ coinvolge, come principio generale tutti i tipi di debiti, indicando anche quali sono i soggetti legittimati a compiere le azioni necessarie per ottenere la prestazione nei tempi giusti:

  • nel caso dei debiti condominiali l’amministratore in carica;
  • per quelli commerciali il fornitore o venditore;
  • per quelli di credito la banca o la finanziaria erogante;
  • per quelli previdenziali l’Inps o un agente abilitato alla riscossione che fino alla sua scomparsa è stato rappresentato soprattutto da Equitalia.

Approfondimenti: Cosa fare in caso di debiti con Equitalia.

La conseguenza, se scade il termine di prescrizione è semplicemente una: il creditore non potrà più avvalersi della legge per ottenere la prestazione alla quale ha diritto. Di contro il debitore dovrà rivolgersi ad un giudice per ottenere il riconoscimento della prescrizione, che potrà essere parziale (quindi riguardare solo alcune voci riportate in una cartella esattoriale) oppure totale. Una cartella prescritta parzialmente, se si fa ricorso ad un giudice, potrà anche diventare successivamente prescritta in modo totale.

Prescrizione interrotta: quando succede?

Il creditore ha comunque un valido strumento per interrompere la prescrizione, che è dato dalla comunicazione al debitore, che deve avvenire nei modi previsti dalla legge stessa. Si hanno in sostanza tre situazioni:

  • il termine di prescrizione parte dalla data in cui sorge il diritto alla prestazione per il creditore (data di firma di un finanziamento, data di pagamento di un’imposta dovuto, data di versamento dei contributi Inps, ecc). Per il tempo successivo il creditore non fa nessuna comunicazione valida al debitore. Trascorso il tempo prescrittivo non si sarà più tenuti alla prestazione;
  • successivamente alla data in cui nasce l’obbligo, e prima che scada la prescrizione, il creditore fa la comunicazione nei modi previsti. La prescrizione si interrompe e riparte da capo;
  • sempre successivamente alla data in cui sorge l’obbligo, e successivamente anche dalla data in cui scade la prescrizione il creditore agisce per ottenere il pagamento. In questo caso non si è tenuti alla prestazione, a meno che non si accettino le proposte del creditore. Ad esempio se si firma una nuova rateizzazione si dovrà effettuare il pagamento del debito anche nel caso in cui questo fosse ormai prescritto.

Si deve fare sempre molta attenzione alle date di prescrizione, e nel dubbio ci si deve rivolgere a professionisti, poiché il risparmio di qualche decina di euro espone all’esborso di somme ben più importanti. Può comunque essere di aiuto conoscere i tempi di prescrizione dei debiti, per sapere come muoversi, e soprattutto a chi rivolgersi (professionista ragioniere o commercialista, associazione dei consumatori, avvocato tributarista, ecc).

Come calcolare la prescrizione

Il calcolo è abbastanza agevole sulla carta. Il tempo parte dal giorno successivo a quello in cui è nato l’obbligo alla prestazione, e termina dopo che è trascorso il termine previsto. Questo nella maggioranza dei casi è di 10 anni (anche per i finanziamenti), oppure di 5 anni o tempi più brevi quando previsti. Nel calcolo si comprendono anche i giorni festivi, i sabati e le festività. Se si verifica un’interruzione bisogna far partire il calcolo dal giorno successivo a questo evento.

Tempi di durata delle prescrizioni

Riportiamo di seguito i tempi di prescrizione per i differenti debiti che possono essere riportati in una cartella esattoriale:

  • termine di prescrizione ordinaria di 10 anni per quelli che rientrano nei tributi erariali (Irpef, Ires, Imposta di registro, imposta catastale, Iva, per i quali la prescrizione decorre dopo 60 giorni dalla notifica; diritti alla Camera di commercio; Canone Rai;
  • termine di prescrizione breve di 5 anni: per le sanzioni (multa per violazione del codice della strada, protesto, ecc.); per i tributi locali (come Tasi, Tari, Imu, Tarsu, ecc); contributi previdenziali Inps e Inail; contributi alla gestione separata; bollette per utenze domestiche; spese condominiali; oneri derivanti da affitto; crediti commerciali;
  • termine di prescrizione di 3 anni: bollo auto (vedi anche Prescrizione bollo auto); diritto allo stipendio; diritto al Tfr; riscossione cambiali; riscossione assegni;
  • termine di prescrizione di 2 anni: risarcimento incidente stradale;
  • termine di prescrizione di 1 anno: diritto per il pagamento alla provvigione dei mediatori (vedi Lista mediatori creditizi); rette di convitto; diritto pagamento lezioni private;
  • termine di prescrizione di 6 mesi: diritto al pagamento del pernotto e servizi di ristorazione.

Modalità di comunicazione e di ricorso

L’unica forma accettata è quella scritta, per la quale ci deve essere la possibilità di identificazione della data in modo certo. Per questa ragione vanno usate le raccomandate con ricevuta di ritorno, fermo restando che per la notifica valgono anche gli avvisi di giacenza. A riguardo bisogna porre particolare attenzione agli atti amministrativi, per i quali la notifica si perfeziona comunque, senza che sia stato fatto il ritiro, entro 10 giorni da quello in cui è stato fatto il secondo avviso di giacenza (il primo è quello per mancata consegna, al quale dovrà succedere il secondo lasciato nella cassetta delle poste il giorno successivo utile a seconda che ci siano giorni festivi o il sabato).

Per fare ricorso serve sempre la raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure l’impiego della Pec laddove è supportata dal sistema.

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Consolidamento debiti Unicredit – Ecco quando richiederlo

Mutuo o prestito consolidamento debiti con Unicredit?

Avere il polso della propria esposizione debitoria può essere molto complicato. Non a caso, molto spesso può capitare che si avverta l’esigenza di estinguere i precedenti prestiti per far confluire tutto in un unico finanziamento. Questa opzione offerta dalle banche si chiama consolidamento dei debiti e consente, appunto, di estinguere precedenti prestiti contratti con banche o finanziarie al fine di far confluire tutto in un’unica rata. Il vantaggio può essere legato a una maggiore sostenibilità della rata che si andrà a sostenere complessivamente, oppure per rendere più semplice l’organizzazione delle scadenze di pagamento, che si riducono ad un solo esborso mensile.

Oggi quasi tutte le banche prevedono questa opzione, compresa Unicredit, che ha inserito il suo prodotto specializzato all’interno della categoria dei CreditExpress. Vediamo meglio, allora, come funziona il consolidamento debiti Unicredit.

Credit Express Compact di Unicredit: il modo smart per consolidare dei debiti

Si chiama Credit Express Compact la soluzione di Unicredit per estinguere i prestiti precedenti e ripagarli attraverso una sola rata. In pratica si tratta di un prestito per consolidamento debiti e liquidità che parte dai 3.000 euro ed arriva fino a 50.000 euro e può essere restituito in un periodo di tempo compreso tra i 36 ed i 120 mesi (fino a 10 anni, dunque) con tassi che si attestano intorno al 10,40% di Tan e l’11,86% di Taeg.

Si inglobano e si estinguono automaticamente, in questo modo, tutti i prestiti che il cliente aveva eventualmente contratto con altre banche, e si offre una soluzione pratica a condizioni buone, rispetto a quelle che offrono banche concorrenti, ma non eccezionali.

Cosa serve per attivare il consolidamento debiti Unicredit

Per attivare il prestito Credit Express Compact di Unicredit e dare quindi il via al consolidamento dei debiti basta recarsi presso la filiale più vicina portando con sé documenti come carta d’identità, codice fiscale e permesso di soggiorno in caso di cittadini non italiani. Serve poi una documentazione sul reddito: ultima busta paga in caso di lavoratori dipendenti, cedolino della pensione per i pensionati, modello Unico in caso di lavoratori autonomi. Per evitare di fare inutili file, è consigliato contattare il numero verde (numero verde 800.575757) o sfruttare il sistema di prenotazione on line, così da poter scegliere la filiale, e nel rispetto delle disponibilità di orari liberi, anche l’ora in cui avere l’appuntamento.

Alla documentazione personale e reddituale, va poi affiancata quella relativa a precedenti finanziamenti contratti: i vari prestiti da altre banche dimostrati tramite il conteggio di estinzione anticipata, che si intende sostituire o “consolidare”. Da ricordare, comunque, che qualora ci si trovasse a chiedere somme ulteriori o di importo molto elevato l’istituto bancario potrebbe pretendere delle garanzie crescenti (ad esempio un garante, coobbligato, ecc).

Prodotti Unicredit

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Consolidamento debiti senza garante – Cessione o finanziamento?

Consolidamento debiti senza garante e garanzie: quali alternative?

La cessione del quinto viene spesso utilizzata con l’obiettivo di poter effettuare un consolidamento debiti senza garanzie e senza garante. Quando si arriva però ad una elevata esposizione al debito bisogna per prima cosa capire da dove deriva il problema ed al contempo ammettere che molto probabilmente manca un poco di disciplina nella gestione delle proprie finanze.

Quali alternative alla cessione del quinto?

Le cessioni del quinto non rientrano specificatamente tra i prestiti di consolidamento debiti. Vengono molto spesso utilizzate per tale scopo perché permettono di realizzare l’obiettivo di consolidare, ovvero accorpare, vari finanziamenti, così da dover far fronte ad una sola rata da rimborsare. Il tutto senza che si debbano apparentemente dare altre garanzie o presentare un garante. Ma è realmente così?

Tutt’altro, la cessione del quinto concentra semplicemente le garanzie sul metodo di rimborso che esclude il finanziato, tramite la formula della trattenuta a monte del quinto dello stipendio che il datore di lavoro versa poi alla banca o alla finanziaria. Si tratta quindi di un tipo di finanziamento che può essere utilizzato come alternativa al consolidamento (laddove invece potrebbero essere richiesti un garante o la presentazione di altre garanzie), ma è richiesta una grande disciplina nel riorganizzare le proprie finanze.

Infatti a differenza di un vero e proprio prestito di consolidamento debiti, non ci sarà un’estinzione diretta dei prestiti già in corso da parte della banca che accorda il nuovo finanziamento. Sarà il finanziato che dovrà provvedere estinguendo ogni singolo finanziamento. Questo aspetto porta alla luce un altro problema: nel calcolare le somme da destinare a ciascun prestito si dovrebbero considerare anche le penali di estinzione, procedendo proprio alla richiesta dei conteggi di estinzione.

Quindi il rischio che ci si trovi con un ulteriore debito, ed altri finanziamenti ancora in corso, così da non poter rimborsare tutte le rate in modo puntuale o senza una sofferenza reale della propria capacità di spesa, è molto elevato. Utilizzare le cessioni del quinto per raggiungere questo tipo di risultato, per il quale tra l’altro sono stati ideati dei finanziamenti specifici, molto spesso è una pessima scelta. A maggior ragione quando si passa per questa via con l’obiettivo di ottenere anche ulteriore liquidità. Purtroppo dare un freno all’indebitamento può essere molto complicato, e in alcuni casi si arriva a situazioni che sono al limite della sostenibilità, o addirittura oltre.

I “consolidamenti” veri e propri

Un mutuo o un finanziamento di consolidamento debiti non è altri che un prestito che ha uno scopo specifico: ottenere la liquidità necessaria per rimborsare i prestiti già in essere. Normalmente la richiesta viene fatta per l’estinzione totale ma in alcuni casi la si può utilizzare anche per quella parziale. Specialmente in quest’ultimo caso si possono incontrare maggiori difficoltà, in quanto viene meno l’elemento di riorganizzazione dei pagamenti, atto a semplificare le modalità di rimborso. Questa è anche l’ipotesi in cui la banca interpellata per la concessione del finanziamento sarà meno disposta a concedere un consolidamento debiti senza garante e senza garanzie.

In senso assoluto ci si dovrà attenere alla base del funzionamento di questo tipo di prestito, rinunciando alla richiesta di ulteriore liquidità, per non rischiare di rendere la pratica più complicata.

Come fare per evitare di dover fornire garanti e garanzie accessorie?

Se una pratica non risulta particolarmente complessa, o poco chiara, o semplicemente se non denota un ulteriore aumento dell’esposizione debitoria del richiedente, a fronte di un reddito valutato e giudicato sufficiente, non ci dovrebbero essere delle brutte sorprese. Quindi la prima cosa da fare è quella di munirsi di alcuni preventivi, che siano anche utilizzabili per poter valutare la “fattibilità” più o meno semplificata della procedura. Come fare?

Si deve fare una valutazione sull’importo della rata che complessivamente si andrà a rimborsare. Se questa concentra la somma delle rate già in corso, riportando un importo leggermente inferiore, allora le difficoltà saranno poche (a meno che non ci siano altri problemi, come segnalazioni nelle Sic o banche dati analoghe). Tra l’altro le difficoltà di ottenere la somma di cui si ha bisogno, senza inserimento di garanti o garanzie, diminuisce mano a mano che si abbassa l’importo della rata calcolata.

Oltre a non richiedere ulteriore liquidità, non si dovrebbero allungare i piani di rimborso oltre una soglia accettabile. In generale maggiore è la durata di un finanziamento, maggiori sono le possibilità che il finanziato possa trovarsi in difficoltà e non rimborsare tutto l’importo dovuto. Anche in questo caso, come conseguenza diretta, si avrà la tendenza dell’Istituto di credito, ad aumentare la forza delle garanzie, nella maggioranza dei casi prediligendo quelle di tipo personale (con inserimento di altri redditi soprattutto tramite i garanti) ma se necessario anche di tipo reale (come con l’uso di immobili, pegno su titoli, ecc).

Se oltre a dover riorganizzare i pagamenti c’è anche la forzata necessità di richiedere nuova liquidità, allora ritorna la possibilità di prendere in esame la cessione del quinto magari accompagnata anche da un prestito con delega. In questo modo si avrà in più la garanzia che l’esposizione massima al debito sarà del 20% o del 40%.

Cosa fare e come scegliere al meglio?

Il finanziamento di consolidamento debiti necessita di una documentazione che non appartiene ad altre forme di prestito. Questo aspetto non deve impedire la richiesta di preventivi, che non vanno mai confusi con le procedure di “fattibilità”. In questa fase, che fa parte sempre della fase di valutazione e di scelta, bisogna comunque munirsi dei preventivi reali ed ufficiali, anche per vedere se l’importo massimo di cui abbiamo bisogno è disponibile (ed erogabile) presso la società scelta.

In più, anche se non si tratta di prodotti direttamente confrontabili (perché nascono con obiettivi differenti e funzionano anche in modo diverso), può essere utile affiancare alla ricerca di veri e propri prestiti di consolidamento debiti anche quelli di cessione del quinto. Questa ricerca preventiva permette di virare rotta con maggiore facilità e procedere, in caso di problemi, con un tipo alternativo di finanziamento che è più vicino alle proprie possibilità oppure a ciò che si vuole realmente.

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Debiti Equitalia – Cosa è realmente pignorabile?

Prima casa, stipendi e pensioni: cosa succede nel caso di debiti con Equitalia?

Nel 2017 è stato calcolato che circa 21 milioni di italiani ha debiti con Equitalia. Tolto il caso in cui il debitore ha crediti erariali e che quindi può utilizzare la compensazione con f24, negli altri casi questi debiti devono essere rimborsati. Ci sono inoltre delle situazioni più particolari che possono coinvolgere anche gli eredi del defunto debitore e i pensionati. A riguardo, in che misura per riscuotere i debiti Equitalia può agire sulla pensione, su un immobile (specialmente quando si tratta di una prima casa), e sugli eredi?

Quali sono i debiti trasmissibili agli eredi?

Un primo problema si incontra quando il debitore muore. Cosa fare? Gli eredi possono non pagare i debiti rimasti con Equitalia semplicemente effettuando la rinuncia all’eredità oppure nel caso non provvedano ad accettare l’eredità per i 10 anni successivi al decesso.

Negli altri casi saranno chiamati a pagare le cartelle esattoriali per conto del de cuius debitore. In generale tutti i debiti erariali, indipendentemente dal creditore, sono esigibili e vanno rimborsati, ma ci sono dei debiti che non sono trasmissibili agli eredi: le sanzioni. Infatti queste hanno carattere personale, sono ascrivibili al debitore direttamente, e quindi non dovrebbero ricadere sugli eredi.

Tuttavia le cartelle esattoriali arrivano corredate anche delle sanzioni ed interessi maturati. Deve essere cura degli eredi stessi chiedere lo storno di tutto ciò che non è rappresentato dal debito erariale “puro” e semplice. Si deve fare molta attenzione perché se si chiede la rateizzazione o si inizia a pagare poi non è possibile chiedere la correzione delle sanzioni successivamente.

Compensazione con F24: come fare

La compensazione tra crediti erariali (o crediti d’imposta) di qualsiasi tipo (Irpef, Irap, Iva, ecc), e quelli che si vantano nei confronti della pubblica amministrazione, contro i debiti con Equitalia può essere fatta riempiendo e presentando l’apposita modulistica.

Tale compensazione può essere anche solo parziale, ed il pagamento prevede l’uso del modello F24 “accise” per i crediti di imposta mentre la procedura è un poco più complicata nel caso della compensazione dei crediti verso la Pubblica amministrazione. Nel secondo caso è comunque possibile ricevere assistenza sia da parte di Equitalia che del personale qualificato preposto.

Pignorabilità o impignorabilità della prima casa?

Nel 2013 sono state introdotte delle novità, che hanno però causato anche una buona dose di confusione. Per capire quando la casa è pignorabile e quando non lo è bisogna fare due discorsi separati a seconda che l’importo totale dei debiti sia maggiore o minore di 20 mila euro, e a seconda che si tratti della prima casa o dell’unica abitazione.

Il limite dei 20 mila euro e dei 120 mila euro

Se il debito che si ha nei confronti di Equitalia è di importo inferiore ai 20 mila euro, Equitalia non potrà iscrivere l’ipoteca sulla prima casa. Se è di importo superiore allora potrà farlo. Tuttavia l’iscrizione di ipoteca non significa che potrà anche procedere al pignoramento dell’immobile stesso. Infatti si deve distinguere il caso in cui si tratta di una “prima casa” o del solo “immobile” di cui è proprietario il debitore. Per l’esproprio e la messa in vendita all’asta è comunque necessario che il debito superi i 120 mila euro.

Differenza tra prima casa e unico immobile di proprietà

La differenza è tutt’altro che chiara, ma va ben compresa per riuscire a sapere quando Equitalia potrà procedere all’iscrizione di ipoteca e alla vendita all’asta. Per prima cosa non si deve avere solo la “prima casa” ma è necessario che il debitore abbia la casa come unico immobile. Che cosa significa? Che non deve essere proprietario di un qualsiasi altro immobile (anche un piccolo terreno agricolo), a meno che questo non risulti come pertinenza del solo immobile di proprietà che quindi automaticamente beneficerà anche dello status di prima casa.

Tuttavia per un debito maggiore di 20 mila euro Equitalia potrà ugualmente iscrivere ipoteca a titolo di garanzia, così da evitare che altri creditori possano valersi sull’unico bene che può portare al pagamento del debito stesso. Se il debito è superiore sempre ai 20 mila euro, e il debitore ha una sola casa e un piccolo orticello, allora non solo Equitalia potrà iscrivere ipoteca ma potrà anche iniziare le procedure per il pignoramento. Qui l’unica soluzione è quella di essere proprietari solo della casa e nessun altro bene immobile.

Sono poi necessari due altri requisiti perché la normativa del 2013 possa essere applicata a tutela del debitore:

  • questi deve avere la residenza anagrafica nel Comune in cui si trova il solo immobile;
  • è necessario che dalla classe catastale la casa risulti come immobile con uso abitativo ma non di lusso.

Residenza e destinazione catastale

Per la residenza anagrafica la situazione è molto semplice: il debitore deve avere la residenza dell’immobile che a sua volta deve avere destinazione ad uso abitativo/residenziale. Attenzione: se la residenza si trova in una casa in affitto o altra sistemazione, allora il solo immobile posseduto potrà essere ugualmente espropriato (vedi anche Pignoramento immobiliare).

Pignoramento e pensione: fino a che importo?

Lo stipendio e gli emolumenti in generale possono essere pignorati in caso di debiti con Equitalia, ma devono essere rispettate delle soglie massime. Nel caso dello stipendio e della pensione la somma massima pignorabile è pari a un quinto dell’importo netto percepito, ma per le pensioni ci sono delle maggiori restrizioni. Infatti per il calcolo del quinto della pensione bisogna considerare la presenza della quota cedibile, che tiene conto dell’importo della pensione minima o sociale che non può essere aggredito.

Il 20% della pensione è la somma massima pignorabile, ma il giudice può stabilire anche soglie inferiori. Questo perché, per il pignoramento della pensione, Equitalia deve passare per la strada tradizionale e quindi notificare il provvedimento all’ente previdenziale. Solo davanti al giudice si deciderà la somma massima che quest’ultimo deciderà di accordare.

Oltre alla pensione mensile rimane la possibilità di pignoramento delle giacenze che il pensionato ha sul conto. Se questo è aperto alle poste l’aggressione potrà avvenire per un importo che al massimo potrà arrivare a tre volte la pensione minima che è stabilita per quell’anno. Se invece si tratta di altro conto sarà aggredibile al massimo il 20% della giacenza presente sul conto stesso.

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Ristrutturazione debito – Come ridurre la rata del prestito

Ristrutturazione debito: il prestito che mette in ordine i conti

Fino a qualche anno fa era abbastanza semplice avere accesso al credito messo a disposizione da banche e società finanziarie anche perché erano numerosi gli strumenti per riuscire ad ottenere un prestito personale (vedi anche Ho bisogno di soldi). Venivano sottoscritti finanziamenti senza che vi fosse una reale consapevolezza di quanto ci si stesse esponendo economicamente e ciò ha comportato che molte famiglie si siano trovate in difficoltà, in una situazione di sovraindebitamento difficile da gestire. Problemi analoghi si sono verificati anche sul versante aziendale con una conseguente forte crisi, che spesso ha aggravato anche la situazione con Equitalia (vedi anche Saldo e stralcio).

Anche se di piccola entità, infatti, quando le rate sono numerose può essere difficile riuscire far fronte a tutte ogni mese per un consumatore, senza contare che l’eventuale mancato pagamento di qualcuna di esse porta ad un incremento della cifra da dover restituire tra more e penali.

Tutto ciò può essere risolto ricorrendo ad un prestito e/o mutuo per Ristrutturazione del Debito in modo da poter riorganizzare l’ammontare dovuto a banche e finanziarie per riuscire a gestirlo e restituirlo.

Cos’è?

La Ristrutturazione del Debito o Consolidamento del Debito è un particolare finanziamento che viene richiesto con l’obiettivo di estinguere tutte le posizioni debitorie in essere ed accorpare tutti le rate esistenti in un’unica rata mensile, di minor entità rispetto alla somma di quelle precedenti.

Ciò è possibile perché si allunga la durata del contratto e si riesce a spalmare quindi il dovuto nel tempo permettendo al debitore di sostenere la spesa ed evitandogli di diventare insolvente.

Prodotti finanziari

Anche se il Consolidamento del Debito è un prodotto specificatamente studiato per consentire di far fronte a finanziamenti che ci sono sfuggiti di mano, ciò non significa che venga concesso con facilità. Gli istituti erogati, infatti, effettuano i soliti controlli che vengono regolarmente fatti per verificare la reputazione creditizia del richiedente e se quest’ultima risulta un po’ compromessa non è facile ottenere il prestito (vedi anche Come uscire dai debiti).

Vediamo ora insieme quali sono i prodotti finanziari a cui si può ricorrere per portare avanti un’operazione di Ristrutturazione del Debito:

  • il prestito personale nella forma del “trasloco” finanziamento, che è però anche quello concesso con maggior difficoltà in quanto è il più rischioso per la banca, poiché privo di garanzie sicure; permette di ottenere somme non molto elevate, mentre per le durate siamo anche fino agli 8/10 anni. Si tratta di una soluzione che permette di migliorare le condizioni del contratto di prestito già esistente, quindi con l’ottenimento di una rata più sostenibile (come ad esempio con il Trasloca Avvera di Credem);
  • mutuo per consolidamento, di tipo ipotecario e, quindi, più sicuro per la banca; le somme richiedibili possono essere anche ingenti poiché l’immobile fa da garanzia e prevede tassi più bassi e condizioni più favorevoli rispetto al semplice prestito personale;
  • la cessione del quinto, il prestito dedicato ai dipendenti a tempo indeterminato (con qualche restrizione anche a tempo determinato) ed ai pensionati in cui l’importo della rata del finanziamento viene trattenuto direttamente dalla busta paga o dalla pensione che valgono come garanzia; sono i finanziamenti più facili da ottenere, vengono concessi anche ai cattivi pagatori e propongono solitamente tassi convenienti.

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