Consolidamento debiti Findomestic – Come funziona Rata Unica

Consolidamento debiti Findomestic: come unire più prestiti con Rata Unica

Rata Unica è la proposta che troviamo nella sezione del consolidamento debiti di Findomestic. Si tratta, come si evince anche dal nome, di un ‘classico’ finanziamento dedicato a chi vuole consolidare i finanziamenti già in essere, potendo anche aggiungere nuova liquidità.

In quest’ultimo caso oltre al capitale necessario per estinguere tutti i prestiti in corso è possibile chiedere un’eventuale una somma aggiuntiva. Rata Unica prevede la richiesta del prestito online, potendo partire dal semplice calcolo del preventivo usando l’apposito tool.

Dobbiamo fare una premessa: Rata Unica è il vero e proprio prestito di consolidamento di Findomestic e non va confuso con la cessione del quinto che, almeno sulla carta, potrebbe essere utilizzato anche per consolidare altri finanziamenti in corso.

Preventivo: guida alla richiesta

Il calcola rata o calcolatore online non richiede una registrazione nell’area clienti di Findomestic. E’ sufficiente andare sul sito ufficiale Findomestic e compilare l’apposita schermata. Ecco i passaggi da fare:

schermata di presentazione del prestito rata unica

  1. Scegliere nella prima tendina del calcolatore la proposta Rata Unica dove è riportata la dicitura “Quale progetto vuoi realizzare”. Nel particolare è necessario indicare la dicitura ‘Nuovo progetto e consolidamento’.
  2. prima schermata sito ufficiale findomestic per richiesta prestito

  3. Quindi si deve riempire lo spazio con l’importo che si vorrebbe avere. Per sapere la somma esatta bisognerebbe avere i conteggi estintivi dei vari prestiti da consolidare (e non si hanno è preferibile inserire un importo un po’ più alto rispetto a quello che ci sembra necessario). Nel nostro esempio (effettuato su sito ufficiale Findomestic il 30 agosto 2018) ipotizziamo di voler richiedere un consolidamento con Findomestic di 10000 euro.
  4. esempio di schermata inserimento importo richiesta prestito

  5. Quindi bisogna cliccare su Calcola prestito. Se si vuole considerare nel preventivo anche un’eventuale assicurazione si deve biffare entro il quadratino apposito ma si tratta di un’opzione facoltativa;
  6. Ci troveremo davanti a varie possibili combinazioni tra: durata, rata e tasso applicato come nell’esempio (calcolo fatto al 30 agosto 2018)
  7. schermata sito ufficiale scelta combinazione durata importo rata

  8. Dobbiamo a questo punto selezionare una durata e corrispondente rata in base alle nostre necessità (nel nostro caso 108 rate di 121,50 euro cadauna). Prima di passare alla fase di richiesta del finanziamento possiamo usare la funzione “Salva il preventivo” e “Confronta” le varie soluzioni. Soprattutto questa seconda possibilità ci permette di vedere qual è la differenza tra interessi passivi finali e vantaggio immediato nella riduzione della rata.

Una volta scelta la durata e la corrispondente rata da rimborsare si potrà procedere alla vera e propria richiesta. In tal caso si potrà/dovrà completare la procedura con:

  • selezione ‘definitiva’ dell’importo;
  • compilazione online dei form proposti nella procedura guidata con i dati personali e reddituali richiesti (se si ha bisogno di supporto si può usare l’apposito servizio di chat online);
  • iter di firma digitale della richiesta del contratto di consolidamento debiti Findomestic, come avviene per gli altri tipi di prestito della banca del gruppo Bnp Paribas;
  • invio anche online dei documenti indicati come obbligatori e necessari per poter valutare la richiesta di finanziamento.

Confronto di più opzioni

Come abbiamo accennato è possibile ‘confrontare’ più soluzioni per valutarne la convenienza in base alle proprie necessità. Ad esempio abbiamo fatto la simulazione di un confronto tra la rata a 108 mensilità e quella a 84 rate.

confronta rata tra prestito a 108 mesi e 84 mesi

Come si può vedere con due anni di differenza sui piani di ammortamento avremo una discreta differenza negli interessi passivi finali. Nel particolare il capitale totale da restituire a termine sarà pari rispettivamente a:

  • 13122,00 € per quella a 108 rate;
  • 12390,00 € per quella a 84 rate.

Avremo quindi un risparmio sul piano più breve di 732 euro a parità comunque di Tan e Taeg.

(Fonte: sito ufficiale Findomestic – 30 agosto 2018)

Chi può farne la richiesta?

Come requisiti necessari per la concessione di Rata Unica Findomestic vanno considerati:

  • un reddito dimostrabile (non deve essere solo da pensionato o dipendente ma sono ammessi anche quelli da lavoro autonomo);
  • la presenza di più di un finanziamento da assoggettare al processo di consolidamento;
  • una buona reputazione creditizia (non è prevista la possibilità di concessione a chi sia un cattivo pagatore a differenza della cessione del quinto);
  • un’età anagrafica entrò l’intervallo ammesso da Findomestic (l’età massima è riferita al termine del piano di rimborso). Attualmente l’età è tra i 18 e i 75 anni (in data 30 agosto 2018 fonte sito ufficiale Findomestic).

Caratteristiche finanziamento

La somma che può essere richiesta è sempre compresa nel range da 1000 a 60 mila euro. La durata va in senso assoluto da 12 a 120 mesi anche se ci possono essere delle limitazioni dovute all’importo che si vuole richiedere. Ad esempio il piano di ammortamento decennale si applica solo per gli importi più elevati, come si può vedere anche dal nostro esempio nel quale con 10 mila euro arriviamo al massimo a 108 rate ovvero 9 anni.

Il tasso di interesse globale, Taeg, dipende ovviamente dalla durata e dall’importo scelto, così come per il Tan. Detto questo, sempre dall’esempio, è apprezzabile il fatto che le differenze a riguardo sono veramente minime (Tan tra 6,20% e 6,30% e Taeg tra 6,47% e 6,49%).

(Fonte: sito ufficiale Findomestic – 30 agosto 2018)

Prodotti Findomestic

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Consolidamento debiti cattivi pagatori – 3 alternative

Consolidamento debiti cattivi pagatori: cessione, prestito o mutuo di liquidità?

I prodotti destinati al consolidamento debiti hanno avuto un grande sviluppo. Si tratta infatti di tipologie di prestito pensate per coloro che hanno la necessità di riorganizzare i propri finanziamenti. Questo nell’ottica non tanto di un possibile risparmio (comunque ottenibile con tassi più convenienti od attraverso l’allungamento del piano di ammortamento) quanto per prevenire situazioni più complicate da gestire come ad esempio entrare nella ‘lista’ dei cattivi pagatori fino alla situazione più complicata dei protestati.

Ma se uno si trova già in questa condizione? Esiste la possibilità di consolidamento debiti anche per i cattivi pagatori? Vediamo insieme le risposte e le varie ipotesi percorribili.

I prodotti che si possono utilizzare

Nel caso del consolidamento debiti abbiamo tre possibili opzioni da valutare, alcune delle quali accessibili senza limitazioni specifiche per i cattivi pagatori, mentre in altri casi si possono incontrare maggiori difficoltà.

Cessione del quinto

La cessione del quinto non è un prestito di consolidamento debiti vero e proprio, ma può essere utilizzato per ottenere gli stessi risultati. Infatti il richiedente, indipendentemente dal numero di prestiti già in corso, può richiedere la cessione del quinto (logicamente se ne ha i requisiti soggettivi ed oggettivi necessari), per usare in parte o in tutto la liquidità per poter estinguere i finanziamenti già in essere. A differenza del consolidamento debiti apposito però il finanziato dovrà provvedere a estinguere ad uno ad uno i prestiti che si vogliono “consolidare” in autonomia. Nel consolidamento debiti vero e proprio è la banca che ha concesso il prestito che provvede all’estinzione delle varie rate consolidate con il finanziamento.

Ricordiamo che quest’opzione lascia esclusi i lavoratori autonomi essendo rivolta ai dipendenti (pubblici e privati) oltre che ai pensionati. Con la cessione del quinto la rata viene infatti ‘prelevata’ a monte dallo stipendio o dalla pensione per un massimo di un quinto dello stesso. Per questo motivo tale finanziamento è generalmente aperto anche a cattivi pagatori e protestati.

difficoltà nel pagare troppe rate dei prestiti

Consolidamento debiti

Si tratta della soluzione ‘ad hoc’ messa a punto dalle varie banche e da diverse finanziarie per unire più prestiti in una rata unica. Con questo finanziamento la banca che concede il prestito provvede ad estinguere i prestiti che sono da consolidare. Quindi non c’è un passaggio tramite il finanziato, che dovrà provvedere a consegnare, tra i documenti necessari per la richiesta, anche i conteggi di estinzione dei finanziamenti che si vogliono eliminare anticipatamente.

Con questo tipo di prodotto ci sono spesso dei limiti dati dall’appartenenza alla schiera dei cattivi pagatori, mentre non sono praticamente mai accettati i protestati. Per conoscere la politica adottata da una banca bisogna rivolgersi direttamente a lei e farsi fare un preventivo specificando se si è cattivi pagatori.

N.B. Le banche cambiano spesso le politiche di concessione del credito quindi bisogna essere sempre aggiornati.

Mutuo di liquidità

Un immobile da mettere in garanzia può essere una via percorribile per ottenere liquidità da usare per consolidare i debiti. Anche in questo caso non si tratta di un prodotto specifico, per cui dovrà essere cura del finanziato provvedere all’estinzione dei prestiti da estinguere in modo anticipato. Per i cattivi pagatori bisogna sempre valutare il tipo di politica di credito attuata dalle banche o finanziarie, non esistendo delle regole generiche adatte o adattabili a tutti. Generalmente gli importi richiedibili sono più elevati rispetto alle altre soluzioni così come l’orizzonte temporale della restituzione.

possibilità di richiesta di un mutuo liquidità

Quale opzione scegliere?

Come appena evidenziato nel caso del consolidamento debiti per cattivi pagatori ci possono essere delle limitazioni oggettive nell’accesso ad un’opzione piuttosto che in un’altra. Se la cessione del quinto è attuabile quasi sempre senza questo tipo di problema negli altri casi bisogna fare delle valutazioni più specifiche ed attente. Se si è nella possibilità di poter scegliere in modo del tutto autonomo allora bisogna farsi guidare dal principio della convenienza pura e semplice (ovvero risparmio in base ai tassi, spese o oneri accessori, ecc) che può portare ad una maggiore sostenibilità del peso dell’unica rata al posto delle varie rate che si pagavano in precedenza.

Nella scelta si deve tener presente anche se ci sono delle agevolazioni, passando ad esempio da una serie di prestiti con una banca o finanziaria specifiche (come ad esempio UniCredit o Agos) a un prodotto ad hoc con la stesso istituto di credito. Tutte queste valutazioni necessitano però di un preventivo strettamente personale, che in fondo non costa nulla e permette di avere un quadro completo della reale situazione.

Come scegliere i prestiti?

Quando si decide di prendere in esame un consolidamento debiti sia che si tratti di cattivi pagatori o di soggetti dotati di una reputazione creditizia perfetta, bisogna fare attenzione alla scelta dei prestiti da consolidare. A meno che non ci siano dei grandi squilibri economici (ad esempio una riduzione delle entrate, ecc) non andrebbero considerati i prestiti che sono in prossimità della scadenza. Questo principio è utile soprattutto se si hanno tante rate da rimborsare di media o piccola entità, e si può venir presi dalla tentazione di accorpare tutto in una sola rata.

Per non rischiare di perdere il vantaggio economico sulla riduzione dei tassi e degli interessi da pagare sui prestiti con maggiore durata, si dovrebbe chiedere un preventivo con i prestiti vicini alla scadenza e senza di essi. Guardando al monte interesse finale quasi sempre si noterà che la prima opzione non offre una reale convenienza.

Esempi

logo ufficiale Banca UniCredit

Concludiamo facendo un esempio di ciascuna delle tre tipologie di finanziamento proposte dallo stesso istituto di credito e cioè UniCredit. Eccone a somme linee le caratteristiche:

CreditExpress Compact

Il vero e proprio prestito di consolidamento offerto dalla banca italiana. Il tasso applicato è fisso per tutto il piano di ammortamento che va da tre a dieci anni. L’importo richiedibile è compreso invece tra i 2 mila e i 50 mila euro.

(Fonte: sito ufficiale UniCredit – Data: 1 settembre 2018)

Mutuo liquidità

In questo caso gli importi richiedibili aumentano notevolmente andando da 30.000 a 250.000 euro (comunque max 70% del valore evinto dalla perizia). Il tasso può essere sia fisso che variabile mentre la durata è compresa tra 5 anni e 1 mese e 20 anni.

(Fonte: sito ufficiale UniCredit – Data: 1 settembre 2018)

Cessione del quinto

Alla pari dei finanziamenti similari si tratta di una soluzione destinata esclusivamente ai dipendenti ed ai pensionati. La durata può essere compresa tra i 2 ed i 10 anni mentre gli importi massimi sono:

  • 72.000 euro per dipendenti pubblici e 47.000 euro per quelli privati;
  • 69.000 euro per i pensionati.

(Fonte: sito ufficiale UniCredit – Data: 1 settembre 2018)

Approfondimento: Cessione del quinto UniCredit.

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Consolidamento debiti Agos – Guida al preventivo

Consolidamento debiti Agos: conviene la rata singola?

Agos Ducato (Società per Azioni formatasi a seguito della fusione tra la finanziaria Agos e la Ducato) è una delle società finanziarie con più ampia capillarità territoriale all’interno della nostra penisola. A questo si affianca un’offerta online forte, soprattutto per la facilità di calcolo dei preventivi direttamente dal sito web tramite l’uso del tool accessibile senza bisogno di registrazione. Tra i finanziamenti che offre, all’interno della sezione dei prestiti personali, troviamo anche il consolidamento debiti Agos.

Prima di vedere le caratteristiche di questo finanziamento ricordiamo che Agos ad oggi è una finanziaria di proprietà per il 61% della società francese Crédit Agricole (indirettamente tramite la Crédit Agricole Consumer Finance) e per il 39% dal Banco BPM.

L’offerta del consolidamento debiti, che cosa offre?

Il prestito di consolidamento debiti con Agos, offre la stessa possibilità che offrono i finanziamenti analoghi, ovvero quella di compattare tutti i prestiti che si hanno già in corso in un solo finanziamento, così da dover affrontare una sola rata e un’unica scadenza. Si tratta quindi di un prodotto che può essere richiesto non come primo e unico finanziamento. Per quanto riguarda le caratteristiche principali riassumiamole brevemente:

  • tasso Tan unico fisso, che rimane quindi invariato per tutta la durata del finanziamento (il Tan e quindi anche il Taeg dipendono poi dalla somma scelta e dalla durata del piano di rimborso);
  • possibilità di flessibilità con il Salta Rata (permette di saltare una rata rimborsandola in coda al piano) e Modifica Rata (variando di conseguenza la durata del piano);
  • durata del piano di rimborso anche lungo, fino ad un massimo di 120 rate.

Il rimborso può avvenire tramite bollettino postale oppure addebito diretto in conto corrente (con SDD).

Come richiedere informazioni

Per avere maggiori informazioni inerenti anche al consolidamento debiti si può:

  • chiamare il numero verde Agos 800134860 Servizio Pronto Credito;
  • fare la prenotazione online e richiedere un appuntamento presso la filiale Agos più comoda o vicina da raggiungere.

In questo secondo caso basterà:

  • collegarsi al sito ufficiale;
  • ricercare la zona d’interesse grazie all’inserimento del cap o del nome della città;
  • individuare la filiale con la quale si vuole l’appuntamento tramite la mappa interattiva;
  • cliccare sopra “Richiedi appuntamento”.

A questo punto si arriverà alla pagina apposita dove vanno compilati i vari capi richiesti per fissare l’appuntamento.

Come ottenere un preventivo on line

E’ possibile fare una simulazione o richiedere un preventivo anche online, così da avere una prima idea sulle condizioni che si avrebbero, a seconda dell’importo scelto e della durata di rimborso. Per poter sfruttare il tool basta cliccare sul pulsante rosso “Richiedi Subito” che invia alla pagina che dà accesso alla compilazione dei dati necessari per fare un primo calcolo delle condizioni:

Ora vediamo due esempi, potendo scegliere tra 500 e 30 mila euro come importi che possono essere inseriti (Fonte sito ufficiale Agos – Data: 10 luglio 2018). Il primo riguarda la richiesta di un consolidamento debiti per 10 mila euro mentre l’altro per la cifra massima contemplata dal sistema (pari appunto a 30 mila euro):

Esempio 10.000 euro

In questo caso inseriamo l’importo e poi clicchiamo su ‘Calcola la Rata’

Il sistema ci fornirà le varie ipotesi legate alla durata potendo visualizzare e stampare il modulo ‘SECCI’ di ogni alternativa:

Scegliendo nell’esempio quella da 120 rate si può notare che il Tan al 9 luglio 2018 è fissato a 6,92% mentre il Taeg a 8,10%.

Esempio 30.000 euro

Nel caso specifico ripetiamo la stessa procedura cambiando l’importo:

Optando sempre per le 120 rate arriviamo ad un Tan in linea con il caso precedente (pari a 6,91%) e ad Taeg in leggera ‘contrazione’ pari a 7,69%.

(Fonte sito Agos al 9 luglio 2018)

Richiesta prestito tramite App

Chi vuole usare la gestione della richiesta del preventivo a distanza può sfruttare anche l’apposita App che può essere scaricata gratis dallo store di Android o iOs.

In particolare per il prestito di consolidamento Agos, una volta scaricata l’app e entrati al suo interno si dovrà selezionare “Prestiti”. Anche in questo caso ci troveremo di fronte ad un simulatore user-friendly che permette di calcolare il preventivo rapidamente (e se si vuole procedere di proseguire con la richiesta). Per scaricare l’App Agos servono come sistemi operativi minimi:

  • per Android la versione da 4.0;
  • per iOs la versione da 9.0.

Conclusioni

Il prestito consolidamento debiti con Agos può rappresentare una soluzione da valutare se si hanno varie rate di vari finanziamenti da rimborsare. Ovviamente è consigliato sempre farsi fare più di un preventivo da confrontare con prodotti analoghi offerti da altre finanziarie o da qualche altra banca.

Prodotti Agos Ducato

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CrediFamiglia – Cos’è e cosa fa per i debitori

CrediFamiglia: una soluzione reale nelle difficoltà di rimborso?

Alcune banche, come Banca Ifis, hanno creato una sezione dedicata alla gestione delle situazioni di “crisi” nel rimborso dei debiti. Nel caso della banca genovese (ed ora con sede a Mestre) prende il nome di CrediFamiglia ed opera sia nei confronti dei prestiti stipulati con Banca Ifis che di quelli che sono stati semplicemente ‘rilevati’ da parte di Banca Ifis stessa da altre banche o società finanziarie.

Ricordiamo che l’istituto di credito è quotato in Borsa (Piazza Affari) nel settore Star e più nel dettaglio nel ‘supersector’ del credito (finanziario, commerciale e fiscale).

Quali servizi offre?

Il centro delle attività che può fornire CrediFamiglia riguardano consulenza e consigli utili per riuscire a gestire le situazioni di difficoltà di rimborso.

Per raggiungere questi obiettivi, anche in funzione del livello e della gravità della crisi che si sta affrontando, si può avere un contatto con la community oppure attingere ai servizi di consulenza da parte di veri e propri professionisti. Tali figure sono utili specialmente quando si ha la necessità di riorganizzare o ristrutturare il proprio debito così da renderlo sostenibile e fattivamente rimborsabile.

Che tipo di soluzioni può offrire?

I servizi che CrediFamiglia può fornire sono:

  • valutazione oggettiva da parte dei professionisti abilitati della tipologia di debito da riorganizzare o ristrutturare con conseguente proposta di un piano di rientro personalizzato sostenibile;
  • personalizzazione della consulenza proposta, che rimane rigorosamente incentrata sulle necessità specifiche dei vari richiedenti, tenendo presenti le capacità di rimborso reali;
  • assistenza da parte di esperti del settore anche se si è arrivati ad una fase di recupero credito ormai avanzata.

Riassumendo si può spaziare, come servizi, dalla semplice consulenza, fino alla formulazione di veri e propri piani di rimborso, passando in alcuni casi anche tramite le modalità di saldo e stralcio. In alternativa possono essere proposte dilazioni di pagamento dietro rilascio di vaglia cambiari.

Data l’importanza ritagliata all’aspetto della personalizzazione non esistono delle “condizioni” tipo da valutare a monte, ma bisogna obbligatoriamente passare per l’attività di assistenza o consulenza per conoscere le condizioni che verranno applicate alla propria situazione.

Come si possono ottenere i servizi offerti?

Le modalità di accesso ai servizi di CrediFamiglia sono principalmente di due tipi a seconda che il debito con Banca Ifis sia stato contratto in maniera diretta od indiretta. Nel particolare sarà possibile:

  • chiamare il numero verde (800 310 036) o compilare il form sul sito nel caso in cui il proprio debito fosse stato ceduto al Gruppo Ifis;
  • contattare uno degli esperti di CrediFamiglia se si hanno prestiti stipulati direttamente con Banca Ifis per i quali si ha bisogno di riorganizzare i pagamenti.

L’aspetto fortemente “social” dell’approccio di CrediFamiglia permette di usare come modalità di contatto anche i principali social network:Facebook, Twitter o LinkedIn.

E’ infine possibile andare in una sede per parlare direttamente con i professionisti presenti.

Contatti utili e numero verde

Riassumiamo per chiarezza i vari tipi di contatto con CrediFamiglia:

  • Email a credi@credifamiglia.it
  • Numero verde 800 310 036 disponibile dalle ore 8:00 di mattina fino alle ore 20:00 dal lunedì al Sabato compresi;
  • Fax: 055 5001632
  • Facebook, LinkedIn, Twitter
  • Form di contatto sul sito ufficiale che necessita di registrazione

Recupero crediti: in cosa consiste?

CrediFamiglia è nata, da quanto si legge sul sito ufficiale, per portare avanti una mission sulla base di alcuni valori ben precisi. Anche per questo è stata creata una sezione specifica che è aperta alle società che si occupano del recupero credito e che vogliono creare accordi o convenzioni, sulla base della mission comune. Tra le varie società è stato creato un Club Elite, dove sono riportate alcune società di recupero crediti. Al 14-02-2018 le società riportate nell’elenco del sito ufficiale sono:

La possibilità di collaborazione, sempre se si rispetta la stessa missione, è aperta anche a mediatorio agenti creditizi che devono essere regolarmente iscritti all’OAM e devono seguire il percorso di formazione della CrediFamiglia School e agli studi legali.

Informazioni certe e affidabili: dove cercare?

Il mezzo che viene ampiamente usato, anche per fornire informazioni generiche, è quello ‘a distanza’ tramite il web. In particolare si può accedere alle Faq del sito internet ufficiale, dove è presente anche una sezione dedicata a informazioni da blog.

Il tutto è arricchito dalla newsletter e dalla pubblicazione su Youtube di video informativi, che sintetizzano e riportano l’esperienza e la soddisfazione in recensioni rilasciate da utenti che hanno usato i servizi di Credifamiglia. Come società è presente in Italia (in 26 filiali che non hanno il carattere di “sede” quanto piuttosto di punto di riferimento) ed all’estero. Nel secondo caso si segnala soprattutto la presenza in Polonia, Romania oltre che in India.

Approfondimenti: TiAnticipo Banca Ifis.

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Sovraindebitamento – Chi può usare la legge Salva Suicidi?

Sovraindebitamento: requisiti e funzionamento della legge 3/2102

Le difficoltà legate al sovraindebitamento sono divenute molto evidenti soprattutto negli anni successivi alla crisi iniziata nel 2008. Tra gli effetti più evidenti c’è stato un incremento di suicidi che ha coinvolto imprenditori ma anche privati, schiacciati dal peso di un’esposizione debitoria non più sostenibile.

Le problematiche finanziarie sono a volte dovute a questioni fiscali, come ad esempio pesanti cartelle Equitalia oppure semplicemente ad una riduzione delle entrate per disoccupazione o altre motivazioni simili (approdondimento: Cosa fare in caso di debiti con Equitalia).

Proprio per questo a Gennaio 2012 è stata approvata la legge nr.3 che è diventata attiva a febbraio dello stesso anno e che è stata definita come Legge sul sovraindebitamento o Legge Salva Suicidi. Vediamone le principali caratteristiche.

Di che cosa si tratta?

In pratica questa legge ha introdotto la procedura dell’esdebitazione accessibile ai soggetti non fallibili, che permette di riordinare i propri debiti e di renderli più sostenibili. In che modo? Tramite la compilazione di un piano che sia fattibile e sostenibile in tempi certi e definiti. Nella compilazione di questo piano si possono andare ad escludere alcuni debiti, ottenendo un alleggerimento del loro peso, che può arrivare fino all’80% in meno.

C’è però da porre l’attenzione proprio sugli aspetti chiave di questa legge, che sono la sostenibilità del piano di rimborso e soprattutto la sua fattibilità. Non si tratta quindi di una possibile via da usare per poter scappare dall’obbligo di rimborsare i debiti o per evitare di pagare le cartelle Equitalia. Anzi è necessario che la possibilità di un regolare rimborso di tutti i debiti contratti sia oggettiva e che venga valutata come tale dai periti nominati dal tribunale.

A chi si rivolge?

Come già accennato possono fare ricorso all’esdebitazione i consumatori e i soggetti non fallibili. In questo senso sono da intendersi coloro che nello svolgimento dell’attività lavorativa non sono assoggettabili alla legge fallimentare. Per questa ragione nella legge rientrano due modalità:

  • il piano del consumatore: questa procedura si rivolge a chi è un privato e ha contratto debiti per la sfera personale (non lavorativa). Con questa procedura e se viene logicamente approvata dal giudice non c’è il bisogno che i creditori diano il loro consenso. Il provvedimento del giudice rende il piano obbligatorio per tutte le parti coinvolte. Il consumatore esdebitato dovrà essere regolare nel seguire il piano di rimborso. E’ inoltre necessario che questi abbia un patrimonio o un reddito capace di permette il rimborso. Quindi l’esdebitazione non può essere utilizzata da chi non ha alcun reddito dimostrabile a meno che non abbia qualcuno che faccia da garante;
  • l’accordo del debitore: questa procedura riguarda i soggetti che non siano consumatori ma che allo stesso tempo non siano sottoponibili alla legge fallimentare. Deve sempre essere approvato dal giudice ma qui i creditori possono opporsi. E’ infatti necessario che almeno il 60% di chi vanta un credito sia concorde nel far passare il piano così come è stato proposto.

A queste due modalità si aggiunge una terza in cui il debitore mette il suo patrimonio a disposizione del procuratore nominato dal tribunale perché provveda, tramite l’alienazione di una parte o la totalità di esso, al rimborso dei debiti. Dal patrimonio vengono lasciati fuori solo gli stipendi o salari e pensioni, i crediti e i beni non pignorabili, i diritti di usufrutto e i crediti legati al mantenimento.

Come si accede alla procedura?

Bisogna rivolgersi al tribunale territorialmente competente. La legge (art 15) prevedeva la creazione di Organismi di composizione della crisi (OCC), preposti a guidare chi volesse usare l’iter dell’esdebitazione. In pratica però solo in alcune città sono nati questi “comitati”.

E’ sempre consigliato chiedere alla cancelleria del proprio tribunale (quella della ‘volontaria giurisdizione’) e informarsi se ci sono questi organismi o se si hanno altri riferimenti dando eventualmente mandato per la nomina di un professionista specializzato. Questa figura risulta essenziale per risolvere ogni piccolo intoppo in fase di preparazione del piano, e per arrivare a un programma di rimborso che appaia al giudice effettivamente fattibile e sostenibile.

Quando un consumatore non può usare la procedura?

Come già accennato un motivo di esclusione è riferito alla mancanza dei requisiti legati al proprio patrimonio od al possesso di un reddito dimostrabile. A queste cause si aggiungono anche:

  • aver usufruito dell’esdebitazione nei 5 anni precedenti;
  • non aver rispettato il piano di rimborso precedente;
  • aver subito una qualsiasi revoca alla procedura;
  • aver omesso parte della documentazione durante l’iter di avvio.

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Rottamazione cartelle Equitalia bis – Come funziona la proroga?

Rottamazione cartelle Equitalia: scadenza e funzionamento

La scadenza del 21 aprile 2017 per la rottamazione cartelle Equitalia ha chiuso la prima tranche di richieste per non pagare interessi di mora e sanzioni sui debiti che si hanno con il fisco, l’Inps, le imposte e tributi locali, ecc. Con il decreto legge del 16 ottobre è partita invece la seconda ‘versione’, denominata ‘rottamazione delle cartelle Equitalia bis’.

Questa ha lasciato invariati numerosi punti della versione definitiva precedente, ampliando la platea di soggetti che possono usufruirne. All’8 novembre del 2017 sono stati però esclusi coloro che non hanno aderito alla precedente versione per quanto riguarda le cartelle antecedenti al 1 gennaio 2017.

Nuova versione o proroga?

Il testo del decreto legge 148/2017 ha riaperto la possibilità di richiedere la rottamazione:

  • a quanti hanno già aderito alla precedente rottamazione e poi non sono stati regolari con i pagamenti;
  • a chi si era visto rifiutare la precedente domanda;
  • a tutti i contribuenti per quanto riguarda le cartelle fino a settembre 2017.

Non si può quindi parlare di una vera e propria proroga in quanto deve essere ripresentata una domanda nuova, usando l’apposito modello, il DA 2017 (si può scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Riscossione). Questo modello non è l’unico disponibile. Infatti coloro che non hanno ottenuto la rateizzazione della rottamazione per non aver effettuato regolari pagamenti per le rateizzazioni richieste entro il 31 dicembre 2016, dovranno usare il modello Dar R.

Quando fare la domanda?

Anche i termini entro i quali devono essere fatti i vari adempimenti sono diversi a seconda delle varie situazioni. Vediamoli nel particolare:

Nuove cartelle

La domanda di accesso alla rottamazione deve essere fatta entro il 15 maggio 2018. Questa richiesta potrà riguardare tutte le cartelle che ancora non sono state notificate al contribuente, notifica che dovrebbe avvenire entro il 31 marzo 2018 (invio tramite posta ordinaria). Se non saranno cambiate le restrizioni previste nel testo di legge non sono ammesse le vecchie cartelle ma solo quelle per i carichi che vanno dal 1 gennaio 2017 al 30 settembre 2017. A riguardo è previsto un emendamento che sarà discusso a novembre del 2017.

Per i contribuenti la cui domanda non è stata accolta

La richiesta di accesso alla rottamazione va fatta entro il 31 dicembre 2017 ma perché sia accolta deve essere saldato il debito relativo a tutto il 2016 (quindi completo pagamento delle rate non versate). Poi sempre entro il 31 marzo 2018 sarà l’Agenzia delle entrate ad inviare la comunicazione con l’importo del debito pregresso.

Approfondimento: Cos’è una dilazione di pagamento.

Contribuenti decaduti dalla precedente rottamazione

Coloro che non hanno pagato la prima rata ovvero quella di luglio 2017, oppure quella prevista per il 30 settembre 2017 non dovranno fare nulla se non mettersi in regola con il pagamento. Infatti con il decreto è stata introdotta la proroga al 30 Novembre 2017. (Fonte Agenzia delle Entrate al 7 novembre 2017)

In quante rate?

Come per la precedente rottamazione cartelle Equitalia il numero delle rate sarà 5. Rimane comunque la possibilità di pagare il tutto in un’unica rata che coinciderà con il primo mese di scadenza fissato al luglio 2018. Le altre 4 rate vanno pagate entro i mesi di:

  • settembre 2018
  • ottobre 2018
  • novembre 2018
  • febbraio 2019

Questa possibilità però subisce delle limitazioni per coloro che aderiscono alla versione Bis con il modello DAR R. Per questi il numero massimo di rate saranno 3 e le scadenze previste sono:

  • settembre 2018;
  • ottobre 2018
  • novembre 2018.

Se si decide di pagare in un’unica soluzione allora il pagamento dovrà avvenire entro la fine di maggio 2018. Riassumendo:

(Fonte Agenzia delle Entrate al 7 novembre 2017)

Come si presentano le richieste?

L’invio può essere fatto sia per via telematica (metodo chiamato “Fai D.A. te”) che con consegna allo sportello. Se si sceglie la posta elettronica sarà obbligatorio usare una Pec indirizzata alla posta elettronica certificata della direzione regionale dell’Agenzia delle entrate di riferimento. Insieme alla domanda dovrà essere allegata anche una copia del documento di identità. Ribadiamo che la risposta da parte dell’agenzia arriverà entro il 30 giugno 2018.

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Prestiti per estinguere altri prestiti – Come fare?

Prestiti per estinguere altri prestiti – Cessione o consolidamento?

Esistono prestiti per estinguere altri prestiti creati appositamente e finanziamenti che permettono di realizzare lo stesso obiettivo pur non essendo specifici. Quali sono le differenze tra le varie tipologie? Quali i vantaggi e gli svantaggi?

Diamo una risposta a questi quesiti ed analizziamo le varie alternative che il mercato ci propone.

Il prestito di consolidamento

La risposta dedicata a chi è in cerca di prestiti per estinguere altri prestiti è rappresentata dal consolidamento debiti o prestiti. Si tratta sempre di un prestito personale ma ha la finalità di andare ad accorpare le rate dei finanziamenti già in corso. Attraverso la sua richiesta è generalmente possibile ottenere:

  • la riorganizzazione delle scadenze delle rate da rimborsare;
  • la riduzione del “peso debitorio” (abbassando la rata e rendendola più sostenibile);
  • la riduzione del tasso (opzionale e realizzabile solo in funzione delle variazioni del mercato dei tassi).

Come funziona il consolidamento?

Quando si richiede il prestito di consolidamento si dà mandato alla banca scelta di estinguere anticipatamente i finanziamenti in corso, così da sostituirli con il ‘nuovo’ finanziamento. Quindi a differenza di un normale prestito personale necessita anche dei conteggi di estinzione di tutti i prestiti che si vogliono consolidare, che dovranno comprendere sia il capitale residuo da rimborsare che il calcolo delle penali di estinzione.

Vediamone ora il funzionamento facendo un esempio pratico per capirlo meglio:

  • supponiamo di avere 5 rate di 5 finanziamenti diversi (per semplicità li indicheremo come F1, F2, F3 e F4, F5);
  • decidiamo di rimborsare anticipatamente e consolidare solo quattro di questi finanziamenti ( F1, F2, F3 e F4);
  • quindi per prima cosa chiediamo i conteggi di estinzione di questi 4 finanziamenti.

Sempre solo come esempio supponiamo che la situazione risulterà la seguente:

  • F1: 1100 euro totali (1000 euro di capitale più 100 euro di penale);
  • F2: 8800 euro (8000 di capitale più 800 di penale);
  • F3: 4300 euro (4300 euro di capitale nessuna penale di estinzione);
  • F4: 2750 euro (2500 di capitale più 250 di penale di estinzione anticipata).

Quindi come somma di prestito di consolidamento (senza nuova liquidità) dovremo chiedere alla stessa banca: 16950 euro a cui si dovranno aggiungere i costi di istruttoria e gestione della pratica se previsti. La banca (che sia Findomestic, Agos, Intesa Sanpaolo, ecc) estinguerà direttamente ciascun finanziamento in base ai conteggi forniti al momento della richiesta.

E’ evidente che con questo tipo di prestito il richiedente deve pensare solamente a richiedere i conteggi di estinzione e presentare tutti i documenti necessari. Una volta concesso il prestito si limiterà a rimborsare la rata frutto del consolidamento con l’aggiunta delle rate che abbiamo scelto di non accorpare.

La cessione del quinto

Il finanziamento “contro cessione del quinto” può essere usato come un’alternativa per estinguere gli altri prestiti. Pur non essendo dedicato a questo scopo, nella sua sua richiesta non si tiene conto della coesistenza degli altri finanziamenti. Proprio per questo non si rischia di vedere la domanda bloccata da un’eccessiva esposizione debitoria a meno che non ci siano altre forme di trattenute già effettuate sulla busta paga o sulla pensione.

Si tratta di una soluzione percorribile se si ha il desiderio di consolidare o estinguere i prestiti già esistenti, ma ha il limite di non poter essere richiesta da tutti coloro che hanno un reddito dimostrabile. Ovviamente, non essendo un prodotto dedicato, la banca che concede la cessione versa o addebita la somma riconosciuta al richiedente. Questo poi dovrà provvedere all’estinzione dei prestiti che vuole consolidare.

Differenze e limiti

Il prestito di consolidamento può essere richiesto da tutti, compresi i lavoratori autonomi, che hanno un reddito dimostrabile. Sono però esclusi solitamente coloro che non hanno una buona reputazione creditizia (come i protestati). La cessione del quinto ha il limite del rapporto rata reddito pari massimo ad un quinto, e può essere richiesta solo dai lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e dai pensionati, anche se cattivi pagatori (e protestati).

Quindi non ci sono dei reali punti in comune che rendano questi due tipi di prestito assimilabili e direttamente confrontabili. Ognuno deve valutare quale delle due soluzioni convenga maggiormente, considerate anche le limitazioni oggettive che le banche o le finanziarie possono imporre.
Esempi di consolidamento

Facciamo ora alcuni esempi proposti dal mercato all’8 novembre del 2017. Ci riferiamo alle banche ed alle finanziarie che presentano normalmente un prestito di consolidamento debiti all’interno della propria offerta.

Consolidamento Findomestic

Findomestic permette, tra le varie finalità legate ai propri prestiti personali, anche la richiesta di “consolidamento”. Online è possibile effettuare il preventivo e avviare la richiesta grazie alla firma digitale.

A livello di condizioni la banca del gruppo Bnp Paribas permette di richiedere fino a 60 mila euro mentre i tassi sono proporzionali all’importo richiesto ed alla lunghezza del piano di ammortamento (Fonte sito ufficiale Findomestic – data: 08/11/2017).

Fiditalia

La finanziaria del gruppo Sociètè Gènèrale prevede Unika, un prodotto creato appositamente come consolidamento prestiti sia per finanziamenti con la stessa Fiditalia che con altri Istituti di credito. Possono essere richiesti da 3 a 30 mila euro mentre la durata può variare dai 24 agli 84 mesi. (Fonte sito ufficiale Fiditalia – data: 08/11/2017).

Monorata di Intesa Sanpaolo

Banca Intesa mantiene da anni Monorata nei propri finanziamenti. Questo finanziamento permette di arrivare fino a 75 mila euro da restituire anche in 120 rate. (Fonte sito ufficiale Intesa Sanpaolo – data: 08/11/2017)

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Rinegoziare prestito – Ecco perché non sempre conviene

Rinegoziare un prestito: occasione o complicazione?

I finanziamenti comprendono molte tipologie di prodotti anche se nell’ordinamento italiano in alcuni casi ci sono dei veri e propri buchi normativi su alcune categorie di essi. Un problema che avvertiamo soprattutto in determinati ambiti come quando siamo chiamati a rinegoziare un prestito oppure un mutuo. Questo accade perché il legislatore ha disciplinato la rinegoziazione dei mutui, stabilendone le modalità, ma allo stesso tempo ha mantenuto elevata la discrezionalità nel merito da parte della banca soprattutto per alcune forme di prestiti personali.

Anzi, andando ancora più in profondità vediamo che solo alle cessioni è data una disciplina specifica con tanto di limiti e modalità di accedervi. Quindi dobbiamo per prima cosa fare la distinzione tra un prestito personale generale e una cessione del quinto, e vedere come fare per raggiungere l’obiettivo della rinegoziazione.

Limiti per la rinegoziazione della cessione del quinto

Indipendentemente dall’Istituto di credito erogante (ed anche nel caso dei prestiti pluriennali Inpdap) è possibile procedere a rinegoziare il prestito contro cessione del quinto solo se si passa tramite il rinnovo. Questo a sua volta è possibile solo se ricorrono queste condizioni:

  • è stata fatta una cessione del quinto di massima durata di 60 mesi, indipendentemente dal numero delle rate che è stato rimborsato, si può richiedere un rinnovo e quindi una rinegoziazione solo se si opta per una cessione di durata di 10 anni;
  • è stata stipulata una cessione di durata superiore ai 60 mesi, per cui si ha la possibilità di rinnovo e quindi di rinegoziazione solamente se è stato rimborsato almeno il 40% delle rate in corso.

Non sono previste altre possibilità di deroga a queste condizioni, anche se nel rinnovo si può richiedere maggiore liquidità.

Limitazioni alla rinegoziazione del prestito personale

Ribadiamo ancora: non è prevista la possibilità di rinegoziazione di un prestito personale. Non solo, se le banche non trovano l’operazione conveniente, non essendo obbligate dalla legge a prendere in considerazione una richiesta di rinegoziazione, possono rifiutarsi di intavolare qualsiasi trattativa. Inoltre, anche qualora venisse presa in considerazione la possibilità di rinegoziare le condizioni originarie, rimane il problema della gestione del contratto originario. In tal caso, infatti, non sarà sufficiente che vengano riportate delle modifiche contrattuali, come ad esempio un cambio di tasso o un allungamento della durata per rendere la rata più facile da rimborsare.

Per questo genere di modifiche è richiesta la stipula di un nuovo contratto, il che non avviene mai a costo zero, dal momento che sono previste sia le penali di estinzione che possibili costi dello stesso conteggio di estinzione. In più il nuovo contratto di finanziamento normalmente ricalcolerà anche le spese di istruttoria della nuova pratica.

Quindi si hanno due possibilità per poter procedere a un’operazione con cui rinegoziare un prestito personale, cercando di sfruttarne anche l’aspetto della convenienza economica, indipendentemente che sia stato concesso da una finanziaria (ad esempio Agos Ducato oppure Directafin), oppure una banca grande come Bnl o Unicredit:

Limiti e potenzialità del consolidamento debiti o prestiti

L’operazione di consolidamento ha un requisito essenziale irrinunciabile e inderogabile: si devono avere almeno due prestiti da far confluire nello stesso finanziamento. In questo modo si estinguono i prestiti precedenti e si hanno delle condizioni del tutto nuove per essi, come tassi e come durata. L’obiettivo è quello di ottenere un risparmio e una maggiore sostenibilità della rata, quindi anche se non si parliamo di una vera rinegoziazione si tratta di un buon sistema per ottenere degli obiettivi analoghi.

Come superare il limite sui prestiti personali

Se si ha un prestito personale ma non si tratta di una cessione del quinto non si hanno quindi degli strumenti a disposizione per spingere una banca a prendere in reale considerazione la nostra volontà di rinegoziare il finanziamento.

Ma cosa fare nel caso di un prestito, stipulato magari solo un anno prima, per il quale con una rinegoziazione otterremmo un bel risparmio, che però rappresenterebbe anche una discreta rinuncia per la banca? L’unica ipotesi percorribile è quella di chiedere un aumento di liquidità, anche di modesta entità. Che cosa significa?

Vediamo un esempio pratico. Ad esempio abbiamo chiesto un prestito personale di 10 mila euro per acquistare un’auto usata al tasso del 10%. Dopo un anno la stessa banca offre un tasso del 7% per la stessa somma. L’unica possibilità che abbiamo di far abbassare il tasso sul prestito in corso è quello di chiedere alla banca un’ulteriore liquidità supponiamo di altri 2 mila euro. La situazione a riguardo potrebbe essere la seguente:

  • sul finanziamento iniziale avremmo una rata di circa 212 euro con una durata di 5 anni (con interessi alla scadenza pari a circa 2748 euro);
  • al termine dei primi 12 mesi avremmo rimborsato circa 1600 euro, con un capitale residuo di circa 8400 euro.

Chiedendo nuova liquidità di 2 mila euro, saremmo di nuovo intorno ai 10 mila euro circa, o meglio 10400, che al tasso del 7% porterebbe alla seguente situazione:

  • rata di 205 euro sempre su 5 anni di rimborso;
  • monte interessi alla scadenza di 1955 euro.

Se andiamo a sommare il totale degli interessi già pagati di 926 euro circa per il primo anno, e la penale dell’1% standard di 1000 euro, andremo perciò a pagare un totale interessi di 3880. Se invece avessimo scelto un prestito che non ha penale di estinzione allora l’esborso totale sarà di 2880 euro. Quindi un’operazione di questo tipo conviene solo se non ci sono penali di estinzione da pagare, altrimenti si vanno a ‘maturare’ molti più interessi, godendo di un aumento di liquidità limitato.

Conclusioni

Per ovviare a queste difficoltà alcune banche hanno reso i propri finanziamenti più flessibili, il che permette di rivedere ed allungare la durata del finanziamento stesso. Ma non si tratta di una forma di rinegoziazione, proprio perché le condizioni contrattuali non vengono toccate, ma si esercitano delle opzioni già previste. Infine è da sottolineare che non sempre rinegoziare conviene, così come dimostrato dall’esempio riportato poc’anzi. Bisogna sempre partire da calcoli e da confronti su dati reali, usando anche tool di calcolo indipendente.

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Preventivo consolidamento debiti – Come confrontare la rata?

Consolidamento debiti: a cosa servono i preventivi?

Il settore dei finanziamenti modula la propria offerta in funzione della domanda. Per questo motivo in momenti di sovraindebitamento diffuso si ha una forte spinta verso prodotti come il mutuo o prestito di consolidamento debiti, come dimostrano le offerte proposte da banche online come Findomestic, finanziarie come Agos e Directafin. oppure banche di grandi gruppi come Unicredit. Ma di che cosa parliamo?

Si tratta di una forma particolare di prestito personale, poiché nella sostanza è finalizzato alla sostituzione e riordino dei prestiti già in essere di qualsiasi natura. In un preventivo di consolidamento debiti potranno essere inseriti sia i finanziamenti finalizzati che quelli personalizzati. Ovviamente è buona norma procedere per gradi, partendo dalla richiesta di un preventivo. A riguardo ci sono delle differenze, sia sul livello di “affidabilità” e validità del preventivo, che sulla valutazione della convenienza a sostituire un prestito per il quale sono passati diversi anni arrivando ad un rimborso degli interessi in stato avanzato.

Quando i preventivi sono affidabili?

Si possono avere due possibilità di richiesta di un preventivo di consolidamento debiti. Una ha carattere più generale e quindi è puramente indicativa e non ha le caratteristiche del preventivo vero e proprio. Si tratta più che altro di un primo contatto conoscitivo, che necessita poi del passaggio successivo con richiesta di preventivo ufficiale. Poi c’è il preventivo vero e proprio, che andrà analizzato nei dettagli e soprattutto confrontato con i preventivi ottenuti da altre banche.

In entrambi i casi è possibile eseguire una valutazione sulla convenienza con l’uso di appositi tool indipendenti. Sul web non c’è una scelta ampia come accade per la valutazione dei mutui, ma si tratta di strumenti molto utili, che andrebbero senz’altro utilizzati prima di concludere la propria scelta. Qui però bisogna fare attenzione, quello che si ottiene non è un preventivo, perché quest’ultimo deve avere delle caratteristiche ben specifiche, e cioè:

  • la data di calcolo ed eventualmente quella di validità;
  • la firma di chi fa il preventivo (quest’aspetto non vale per i preventivi online che prevedono il salvataggio in area clienti o invio di copia tramite e-mail che ne determina il riconoscimento univoco, con apposizione di un numero unico di riconoscimento);
  • le voci obbligatorie che sono: Tan e Taeg; ammontare dei prestiti comprensivi di penale di estinzione che il consolidamento va a “consolidare”; totale del capitale che viene richiesto (importi da consolidare e eventuale aggiunta di nuova liquidità); ammontare totale degli interessi che si dovranno sostenere fino alla fine del rimborso; importo della rata mensile; eventuali spese di incasso rid o incasso rata; spese di gestione, istruttoria, e penale di estinzione; numero di mesi della durata del piano di ammortamento.

Un’informazione che non può essere trovata invece sul preventivo è quella legata al calcolo del “risparmio” che si ottiene se si procede ad un consolidamento debiti. Questo tipo di nozione è di contro molto utile, perché un consolidamento debiti deve in primis rendere più agevole il rimborso delle rate. Tale obiettivo si ottiene congiuntamente con l’abbassamento dell’importo della rata, che dovrà essere inferiore rispetto alla somma delle rate consolidate, ed un tasso ridotto.

L’obiettivo di una maggiore sostenibilità della rata può essere ottenuto anche con l’allungamento del piano di ammortamento, che nel caso del consolidamento, arriva fino a 120 rate. Si tratta di una prassi assolutamente da evitare perché non è mai conveniente dal punto di vista economico, visto che nel prestito come nel mutuo, il piano di ammortamento che si adotta è alla francese.

Requisiti necessari per richiedere i preventivi

La richiesta di un preventivo generico non richiede alcun requisito particolare: nel sistema si dovrà inserire solo l’importo “presunto” dei prestiti da sostituire, per vedere se si rientra nella somma massima concedibile dalla finanziaria o dalla banca di interesse, e la durata in cui si vorrebbe restituire il finanziamento.

Per ottenere un preventivo personale dettagliato invece servono le somme esatte dei prestiti da rimborsare. Queste informazioni possono essere ottenute partendo dalla lettera di riepilogo annuale, dalla quale andranno stornate le rate eventualmente già pagate. Bisogna poi inserire i dati personali, quelli di un documento e la situazione reddituale. E’ fondamentale inoltre partire dal fatto che il consolidamento debiti può essere richiesto solo da coloro che hanno fatto i pagamenti in modo regolare. Quindi se si è diventati dei cattivi pagatori, allora la richiesta di un preventivo di consolidamento debiti è un esercizio inutile perché tale tipologia di finanziamento non viene concessa in caso di disguidi finanziari.

In questo caso l’unica alternativa reale è rappresentata dalla cessione del quinto che però incontra due limitazioni ulteriori:

  • è rivolta ai lavoratori autonomi, in quanto la cessione spetta esclusivamente ai dipendenti (vedi anche Cessione del quinto dipendenti privati), e ai pensionati;
  • riguarda il tipo di contratto di dipendenza di cui si è titolari dal momento che raramente viene concessa per lunghe durate a chi ha un contratto a tempo determinato.

Come valutarne quindi la convenienza?

Come già accennato, un preventivo non può entrare nel merito dell’aspetto strettamente legato alla convenienza economica. Inoltre di fronte a vari finanziamenti il rischio che ci sia un bilanciamento interno delle condizioni è molto concreto. Infatti prestiti di durata ancora lunga, per i quali il risparmio può essere sostenuto, possono avere un livello di convenienza così elevato, da compensare quello molto meno presente nei prestiti prossimi alla scadenza.

Come principio generale vale il fatto che i prestiti prossimi alla scadenza non andrebbero consolidati, perché si finirebbe con il pagare un totale di interessi molto elevato, dopo aver rimborsato quasi tutti quelli originari sul prestito precedente. Come detto questo tipo di valutazione può essere fatta anche in modo più oggettivo usando i tool specifici che devono presentare almeno queste caratteristiche:

  • avere almeno due spazi per la valutazione dei prestiti da consolidare: la motivazione è dovuta proprio al fatto che ciò che rende differente un consolidamento da una sostituzione del prestito, è l’operazione di accorpamento di due o più finanziamenti in corso;
  • avere la possibilità di indicare la durata del prestito originario e quella dell’ammortamento residuo (ad esempio se il finanziamento era di 48 rate e sono state pagate 15 rate ci dovrà essere almeno lo spazio per indicare che mancano 33 rate ancora);
  • tasso e durata del prestito di consolidamento che sembra l’opzione migliore.

Nella risposta il calcolo del risparmio dovrà riguardare sia l’importo della rata e che gli interessi che verranno pagati in meno.

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Prescrizione debiti – Quando non bisogna più pagare?

Debiti non pagati: quando vanno in prescrizione?

La prescrizione dei debiti prevede dei tempi diversi a seconda che siano previdenziali, come nel caso dell’Inps, erariali, oppure condominiali, commerciali, di credito o di valuta. Anche all’interno di queste categorie possono poi essere previsti dei tempi di prescrizione differenti, che possono generalmente essere di tipo:

  • ordinario, ovvero di 10 anni;
  • di prescrizione breve, quindi di 5 anni;
  • di prescrizione brevissima (3 anni).

Ci sono infine delle eccezioni che usufruiscono di durate inferiori. Vediamo tutto nel particolare.

Significato e conseguenze

La prescrizione è stata introdotta dal legislatore per impedire che un debitore sia sempre sottoposto a questa condizione, senza un limite di tempo. Si tratta in pratica di una “sanzione” che punisce il creditore per la sua inerzia. Se da una parte è vero che un debitore ha l’obbligo di pagare i propri debiti, soprattutto in caso di difficoltà o impossibilità a farlo, è altrettanto vero che il creditore deve attivarsi per ottenerne il pagamento. Se manca questa azione allora il debito potrà andare incontro alla prescrizione. La prescrizione è misurata con il tempo, decorso il quale non si avrà più diritto alla prestazione.

Questa ‘condizione legislativa’ coinvolge, come principio generale tutti i tipi di debiti, indicando anche quali sono i soggetti legittimati a compiere le azioni necessarie per ottenere la prestazione nei tempi giusti:

  • nel caso dei debiti condominiali l’amministratore in carica;
  • per quelli commerciali il fornitore o venditore;
  • per quelli di credito la banca o la finanziaria erogante;
  • per quelli previdenziali l’Inps o un agente abilitato alla riscossione che fino alla sua scomparsa è stato rappresentato soprattutto da Equitalia.

Approfondimenti: Cosa fare in caso di debiti con Equitalia.

La conseguenza, se scade il termine di prescrizione è semplicemente una: il creditore non potrà più avvalersi della legge per ottenere la prestazione alla quale ha diritto. Di contro il debitore dovrà rivolgersi ad un giudice per ottenere il riconoscimento della prescrizione, che potrà essere parziale (quindi riguardare solo alcune voci riportate in una cartella esattoriale) oppure totale. Una cartella prescritta parzialmente, se si fa ricorso ad un giudice, potrà anche diventare successivamente prescritta in modo totale.

Prescrizione interrotta: quando succede?

Il creditore ha comunque un valido strumento per interrompere la prescrizione, che è dato dalla comunicazione al debitore, che deve avvenire nei modi previsti dalla legge stessa. Si hanno in sostanza tre situazioni:

  • il termine di prescrizione parte dalla data in cui sorge il diritto alla prestazione per il creditore (data di firma di un finanziamento, data di pagamento di un’imposta dovuto, data di versamento dei contributi Inps, ecc). Per il tempo successivo il creditore non fa nessuna comunicazione valida al debitore. Trascorso il tempo prescrittivo non si sarà più tenuti alla prestazione;
  • successivamente alla data in cui nasce l’obbligo, e prima che scada la prescrizione, il creditore fa la comunicazione nei modi previsti. La prescrizione si interrompe e riparte da capo;
  • sempre successivamente alla data in cui sorge l’obbligo, e successivamente anche dalla data in cui scade la prescrizione il creditore agisce per ottenere il pagamento. In questo caso non si è tenuti alla prestazione, a meno che non si accettino le proposte del creditore. Ad esempio se si firma una nuova rateizzazione si dovrà effettuare il pagamento del debito anche nel caso in cui questo fosse ormai prescritto.

Si deve fare sempre molta attenzione alle date di prescrizione, e nel dubbio ci si deve rivolgere a professionisti, poiché il risparmio di qualche decina di euro espone all’esborso di somme ben più importanti. Può comunque essere di aiuto conoscere i tempi di prescrizione dei debiti, per sapere come muoversi, e soprattutto a chi rivolgersi (professionista ragioniere o commercialista, associazione dei consumatori, avvocato tributarista, ecc).

Come calcolare la prescrizione

Il calcolo è abbastanza agevole sulla carta. Il tempo parte dal giorno successivo a quello in cui è nato l’obbligo alla prestazione, e termina dopo che è trascorso il termine previsto. Questo nella maggioranza dei casi è di 10 anni (anche per i finanziamenti), oppure di 5 anni o tempi più brevi quando previsti. Nel calcolo si comprendono anche i giorni festivi, i sabati e le festività. Se si verifica un’interruzione bisogna far partire il calcolo dal giorno successivo a questo evento.

Tempi di durata delle prescrizioni

Riportiamo di seguito i tempi di prescrizione per i differenti debiti che possono essere riportati in una cartella esattoriale:

  • termine di prescrizione ordinaria di 10 anni per quelli che rientrano nei tributi erariali (Irpef, Ires, Imposta di registro, imposta catastale, Iva, per i quali la prescrizione decorre dopo 60 giorni dalla notifica; diritti alla Camera di commercio; Canone Rai;
  • termine di prescrizione breve di 5 anni: per le sanzioni (multa per violazione del codice della strada, protesto, ecc.); per i tributi locali (come Tasi, Tari, Imu, Tarsu, ecc); contributi previdenziali Inps e Inail; contributi alla gestione separata; bollette per utenze domestiche; spese condominiali; oneri derivanti da affitto; crediti commerciali;
  • termine di prescrizione di 3 anni: bollo auto (vedi anche Prescrizione bollo auto); diritto allo stipendio; diritto al Tfr; riscossione cambiali; riscossione assegni;
  • termine di prescrizione di 2 anni: risarcimento incidente stradale;
  • termine di prescrizione di 1 anno: diritto per il pagamento alla provvigione dei mediatori (vedi Lista mediatori creditizi); rette di convitto; diritto pagamento lezioni private;
  • termine di prescrizione di 6 mesi: diritto al pagamento del pernotto e servizi di ristorazione.

Modalità di comunicazione e di ricorso

L’unica forma accettata è quella scritta, per la quale ci deve essere la possibilità di identificazione della data in modo certo. Per questa ragione vanno usate le raccomandate con ricevuta di ritorno, fermo restando che per la notifica valgono anche gli avvisi di giacenza. A riguardo bisogna porre particolare attenzione agli atti amministrativi, per i quali la notifica si perfeziona comunque, senza che sia stato fatto il ritiro, entro 10 giorni da quello in cui è stato fatto il secondo avviso di giacenza (il primo è quello per mancata consegna, al quale dovrà succedere il secondo lasciato nella cassetta delle poste il giorno successivo utile a seconda che ci siano giorni festivi o il sabato).

Per fare ricorso serve sempre la raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure l’impiego della Pec laddove è supportata dal sistema.

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