Resto al Sud – Le novità 2020

Resto al Sud: quali agevolazioni offre?

Le novità per Resto al Sud, ovvero l’incentivo stanziato dal governo ma gestito da Invitalia, per il 2019 non sono trascurabili, considerato l’ampliamento della platea che ne può fare richiesta.

Nel particolare, che cosa è cambiato con Resto al Sud, a chi si rivolge nel 2019 il bando di adesione e quali sono le agevolazioni? All’interno dell’articolo andiamo a rispondere a questi tre interrogativi fondamentali.

Le novità nel bando 2019

Innanzitutto chiariamo che le caratteristiche e lo scopo di Resto al Sud non sono cambiate. Parliamo sempre di agevolazioni finalizzate alla creazione di nuove attività imprenditoriali nelle zone italiane che sono economicamente più in difficoltà, ovvero quelle del mezzogiorno e precisamente:

  • Sardegna,
  • Abruzzo,
  • Molise,
  • Basilicata,
  • Campania,
  • Calabria,
  • Puglia,
  • Sicilia.

Detto questo il bando ha introdotto un’importante novità su alcuni requisiti che devono possedere i richiedenti, soprattutto per quanto riguarda l’età anagrafica. Resto al Sud, infatti, fino a fine 2018 si rivolgeva solo alla fascia di età compresa tra 18 anni compiuti e 36 anni non compiuti, mentre a partire da Gennaio 2019 si è passati alla fascia di età che va da 18 anni compiuti a 46 anni non compiuti. Inoltre possono aderire al bando e alla richiesta anche i liberi professionisti.

Requisiti obbligatori

Riassumiamo in sintesi quali devono essere i requisiti ‘base’ che si devono avere per poter fare la domanda:

  • età anagrafica compresa tra 18 e 46 anni;
  • progetto di avvio dell’attività in una delle regioni previste nel bando (la domanda può essere fatta anche da chi è residente all’estero);
  • per i liberi professionisti non aver avuto una partita Iva per attività analoga a quella per la quale si richiedono gli incentivi nei 12 mesi precedenti alla domanda di accesso, e mantenimento della sede operativa nelle regioni comprese in Resto al sud;
  • per tutti i richiedenti e per tutta la durata del finanziamento non ci dovrà essere un contratto di lavoro dipendente.

In cosa consiste l’agevolazione?

In pratica ci sono due agevolazioni che sono concesse contemporaneamente e che permettono di finanziare al 100% le spese da sostenere per avviare la propria attività imprenditoriale. Queste due agevolazioni sono un contributo a fondo perduto e un finanziamento a tasso zero.

Il contributo a fondo perduto copre il 35% della spesa totale e viene erogato tramite Invitalia, e non deve essere restituito. Il finanziamento a tasso zero invece viene erogato tramite banche aderenti a un’apposita convenzione con invitalia e quindi con resto al Sud, e va restituito a rate nell’arco di 8 anni totali. Per conoscere le banche aderenti si può consultare l’elenco aggiornato presente sul sito ufficiale Invitalia, che riporta in quali regioni operano i vari istituti di credito e lo spread applicato (oltre che il referente ed i contatti telefonici).

Tra l’altro il finanziamento è garantito da un fondo garanzia delle Pmi e gli interessi sono coperti da un contributo in conto interessi. Per questo il beneficiario dell’agevolazione restituirà solo la quota capitale prevista dal piano di ammortamento.

Le due agevolazioni partono automaticamente e in parallelo se la domanda di partecipazione a Resto al Sud viene valutata positivamente da Invitalia e si ottiene quindi l’accesso alle agevolazioni stesse.

Limite importi

In base al nuovo bando di Resto al Sud come limiti massimi erogabili troviamo:

  • massimo 50 mila euro per ogni socio/richiedente,
  • massimo totale di 200 mila euro (indipendentemente dal numero di soci anche superiore a 4).

Le domande, corredate da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, vanno inviate a Invitalia attraverso la piattaforma dedicata, accessibile dal sito ufficiale Invitalia.it.

Come si presenta la domanda?

Per prima cosa è consigliato controllare sull’apposita pagina di Invitalia riservata a Resto al Sud di essere in possesso di tutti i requisiti necessari, considerata anche la possibilità di adesione:

Entro 60 giorni dall’approvazione della domanda (che diventano 120 se si è residenti all’estero) si può anche costituire un team di persone che porterà avanti il progetto. Si dovrà avere anche un indirizzo Pec valido che servirà per le comunicazioni con Invitalia.

Una volta fatti tutti i controlli preliminari bisogna andare nella sezione dei moduli per scaricare i modelli necessari per fare la domanda. Questa poi va inviata tramite l’apposita piattaforma telematica, previa registrazione.

Caratteristiche della domanda

La domanda, come detto è presentabile solo in modalità telematica, e sarà composta dal progetto imprenditoriale e dalla documentazione che sarà chiesto di caricare e allegare (la procedura è guidata e può essere consultata anche scaricando l’apposita guida). Non è prevista una scadenza per la presentazione delle domande.

Di contro queste saranno valutate in funzione dell’ordine cronologico di arrivo. Il progetto sarà giudicato per accuratezza e fattibilità. In quest’ottica anche per compilazione della domanda si può richiedere assistenza gratuita a centri accreditati con Invitalia.

Se ci sono fondi sufficienti e tutte le condizioni e requisiti necessari sono presenti, Invitalia darà parere positivo (dal sito ufficiale si legge che una prima risposta viene fornita nell’arco di 60 giorni). Ricordiamo infine che nell’iter è generalmente previsto anche un colloquio personale che potrà essere svolto a distanza anche tramite Skype.

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Fido Bancoposta – Come richiederlo e quanto costa

Fido Bancoposta: come funziona lo scoperto di Poste Italiane

Per poter gestire le proprie spese quotidiane o straordinarie con maggiore tranquillità, i titolari del conto di Poste Italiane possono richiedere il fido Bancoposta. Si tratta di uno scoperto in conto corrente che viene concesso fattivamente da Deutsche Bank che svolgerà i necessari accertamenti prima di accordarlo.

Nel caso in cui venisse rifiutato è sempre a Deutsche Bank da imputare questa scelta, essendo Poste italiane il semplice collocatore.

Requisiti necessari e documentazione richiesta

La richiesta del fido Bancoposta può essere fatta solo dai titolari di un conto che siano lavoratori dipendenti o pensionati, con accredito di stipendio o pensione sul conto stesso. E’ inoltre necessario che il conto abbia al massimo due intestatari (in caso di cointestazione) e che questi siano residenti in Italia. I documenti che bisogna presentare con la richiesta di attivazione del fido sono:

  • un documento di riconoscimento non scaduto;
  • la tessera sanitaria o il codice fiscale (se si ha la carta di identità con il codice fiscale è sufficiente come unico documento);
  • la copia dell’ultima busta paga per i lavoratori e del cedolino della pensione per i pensionati.

Può essere richiesta ulteriore documentazione soprattutto in corso di specifiche o particolari promozioni (Fonte sito ufficiale Poste Italiane – Data: 08/03/2018).

Una volta che si è diventati titolari del fido Bancoposta bisogna anche prendere la decisione se compilare il modulo di autorizzazione che permette di addebitare gli interessi sul conto corrente in modo automatico (si tratta di un’opzione facoltativa e non obbligatoria).

Caratteristiche e condizioni dello scoperto

Il fido offerto da Poste Italiane può essere concesso di un importo pari a:

Il tasso Tan è fisso per tutte e tre le ‘taglie’ ed all’8 marzo 2018 è pari all’8,9% (Fonte: foglio informativo Fido Bancoposta presente sul sito ufficiale in data 8/03/2018). Ovviamente c’è una variazione del Taeg in funzione degli importi dovuta anche alla commissione crescente trimestrale omnicomprensiva applicata per la concessione stessa dell’affidamento:

Importo scoperto Taeg Commissione trimestrale
1500 euro 10,27% 3,73 euro
3000 euro 9,93% 5 euro
5000 euro 9,76% 6,25 euro

(Fonte: foglio informativo Fido Bancoposta del Novembre 2017 valido al 8/03/2018)

Per conoscere il “costo effettivo” e capire se questo scoperto conviene in base alle proprie necessità, può essere usato un tool che è presente sul sito Poste Italiane. Il sistema non è aggiornatissimo, perché ad esempio è riportato l’importo di fido più basso di 750 euro ora non più presente. Il sistema è comunque funzionale ad una simulazione orientativa e può per questo dare un aiuto nelle proprie valutazioni. Per sfruttarlo si deve:

  1. Scegliere se si ha o meno il fido già sul conto:
  2. Inserire il tipo di conto che si ha (attenzione, se si è titolari di un conto Bancoposta Click comunque la richiesta di Fido non cambia);
  3. Scegliere l’ammontare del fido che si vorrebbe chiedere:
  4. Inserire il valore che si stima si utilizzerà come “scoperto” e la sua durata;
  5. Considerare il costo stimato dal sistema.

Attenzione: in fondo alla pagina sono presenti due pulsanti che dovrebbero permettere di eseguire differenti funzioni di richiesta (online oppure fissando un appuntamento). In realtà questo sistema è puramente indicativo e selezionando i pulsanti non si giunge a nessuna funzione operativa utile (info valida al 8/03/2018).

Come si richiede?

La richiesta del Fido Bancoposta va fatta per forza all’ufficio postale presso il quale è stato aperto il conto corrente (compreso il sabato mattina). Se si ha un conto cointestato è necessario che entrambi i titolari compilino il modulo di richiesta del fido stesso. Per ridurre i tempi di attivazione è consigliato prendere un appuntamento (può essere fatto chiamando il numero 800.00.33.22) e poi recarvisi con tutti i documenti che abbiamo indicato sopra.

L’esito logicamente non è immediato e dipende da numerosi fattori. Per conoscere i tempi si può al massimo chiedere all’ufficio postale stesso, che generalmente sa dire qual è la tempistica media, vista l’esperienza e il tipo di rapporto più o meno diretto con gli uffici Deutsche Bank preposti alla decisione di approvazione o di rifiuto.

Costi e commissioni extra

Nel caso in cui ci dovessero essere dei ritardi di pagamento, si applicano interessi di mora calcolati aggiungendo al tasso standard altri due punti e mezzo. In questo calcolo non viene considerata la commissione omnicomprensiva che è un costo fisso che viene liquidato in modo posticipato ad ogni trimestre.

Un esempio di costi proposto sui documenti ufficiali di Poste Italiane per un affidamento di € 1.500,00 è il seguente (da foglio informativo di Novembre 2017 al 6-03-2018):

  • totale degli interessi da liquidare per il periodo di utilizzo: 33,37 euro;
  • commissione omnicomprensiva per l’affidamento 3,75 euro;
  • totale da rimborsare pari a 1.537,12 (fido + interessi + commissione).

Nel caso in cui il fido non venisse utilizzato l’unico importo da liquidare è quello di 3,75 euro che viene richiesto indipendentemente dall’uso della linea di fido accordata.

Prodotti Poste Italiane

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Prestito Bper – Personale a tasso fisso o variabile

Finanziamenti Bper – Tutti i prestiti a confronto

Le radici del Gruppo Bper risalgono al 1867 con la nascita della Banca Popolare di Modena anche se l’assunzione della denominazione Bper è avvenuta solamente nel 1992. Dal 1994 è iniziato un processo di acquisizioni e di espansioni che ha portato ad un forte ampliamento dell’organigramma societario e ad una maggiore presenza su vari territori e Regioni italiane.

Tra queste si segnala l’Abruzzo soprattutto grazie all’acquisizione della Carispaq e della Banca Popolare di Lanciano e Sulmona e l’Emilia Romagna per l’acquisizione della Banca Popolare di Ravenna.

Tra i prodotti proposti dal gruppo troviamo anche una buona sezione di prestiti dove è presente anche una possibile soluzione a tasso variabile

I finanziamenti

L’offerta è concentrata soprattutto sui prestiti personali. Per i privati ci sono 4 prodotti, che vantano un “piccolo prestito” a tasso fisso e tre finanziamenti con importi che arrivano fino ad un massimo di 30 mila euro (Fonte: sito ufficiale Banca Bper – Data: 15/02/2018). A questi si aggiungono poi il Valore Casa, quello Giovani, il prestito Libri, il finanziamento Senza Barriere e la cessione del quinto. Vediamo nel dettaglio le principali caratteristiche:

Prestito Mini

Per questo finanziamento l’importo va da un minimo di 1000 fino ad un massimo di 3 mila euro. La durata dei rimborsi deve essere scelta tra 12 e 36 rate, mentre l’importo della rata minima parte da 30 euro mensili. Non sono applicate né imposta di bollo e né costi di istruttoria. Al 15-02-2018 (da sito ufficiale Bper) il Tan massimo è del 9,9% mentre il Taeg massimo è pari a 11,63%. Il tasso è solo fisso.

Esempio Prestito Mini su una somma di 3000 euro

Le condizioni proposte saranno (Fonte: sito ufficiale Banca Bper – Data: 15/02/2018):

  • durata piano di ammortamento 24 rate;
  • Taeg 11,71%;
  • Tan 9,9%;
  • interessi passivi alla scadenza: 339,55 euro;
  • rata mensile di 138,30 euro.

Approfondimento: Preventivi prestito da 3000 euro.

Prestito Leggero

L’importo sale da un minimo di 3 mila ad un massimo di 30 mila euro. Anche la durata di rimborso sale partendo da un minimo di 36 ad un massimo di 72 rate. Nei primi 12 mesi di rimborso si paga una rata più “leggera”. Il Tan va da un minimo di 7% fino a un massimo di 9,5% (rilevazione 15-02-2018 da sito Bper). Il Taeg va da 7,7% a 11,92%. Anche i questo caso il tasso di interesse può essere solo fisso.

Esempio “Prestito Leggero” calcolato su 12 mila euro

In questo caso le condizioni economiche saranno:

  • Taeg 7,96%;
  • Tan 7%;
  • durata 60 rate;
  • interessi passivi al termine del piano pari a 2.572,89 euro
  • rata mensile 118,42 euro per i primi 12 mesi e poi 272,99 euro

Finanziamento “A tasso Fisso”

Si tratta di un prestito personale flessibile, in quanto è accessoriato con delle opzioni che permettono di saltare la rata o cambiarne l’importo. La somma che si può richiedere deve essere compresa tra i 3 mila e i 30 mila euro. La durata del piano di rimborso invece va da 12 ai 120 mesi. I tassi sono determinati a seconda dell’importo e della durata scelti. Per questo il Tan può essere compreso tra il 6,5% e il 9,50% mentre il Taeg tra 7,28% e 13,12% (Fonte: sito Bper – Rilevazione al 15-02-2018).

Esempio Prestito Tasso Fisso su 10 mila euro.

Condizioni applicate:

  • Taeg 7,60%;
  • Tan 6,50%;
  • durata di rimborso 60 rate;
  • interessi passivi alla scadenza di 1.782,33 euro;
  • rata al mese di 195,66 euro.

(Fonte: sito Bper – Rilevazione al 15-02-2018)

Finanziamento A tasso variabile

L’unica possibilità di poter sfruttare, in un prestito personale, un tasso variabile si ha con questa tipologia, il cui importo dovrà essere sempre compreso tra i 3 mila e i 30 mila euro. La durata va da 12 a 120 rate e il vantaggio che si può ottenere è dettato da eventuali momenti di ribasso dei tassi di mercato (con indicizzazione all’euribor). Il tan è tra 6,5% e 9% mentre il Taeg va da 7,27% e 12,80%.

Come costi previsti accessori ci sono poi da aggiungere le spese di istruttoria e l’incasso rata (1,5 euro) e le comunicazioni periodiche 0,9 euro.

Quali alternative?

Come detto Banca Bper non offre ai propri clienti solo i 4 finanziamenti suddetti. La sezione prestiti è infatti arricchita da:

Prestito Valore Casa

Fino a 75 mila euro da rimborsare in massimo 10 anni per fare lavori sulla propria casa per renderla più ecologica ed efficiente.

Prestito Giovani

Importo compreso tra 500 e 15 mila euro da rimborsare in massimo 120 rate.

Prestito Senza Barriere

Da 1000 a 25 mila euro per aiutare le persone con disabilità ad affrontare le varie spese documentate.

Prestito libri e PC zero

Il finanziamento è rivolto ai genitori che devono affrontare spese per i propri figli. L a somma richiedibile è compresa tra i cinquecento ed i 5000 euro da restituire al massimo in 3 anni.

Cessione del quinto

Nella proposta dei prestiti è presente anche una cessione del quinto per pensionati e dipendenti a tempo indeterminato e per i pensionati. La durata massima è pari a 120 mesi e la rata rimane fissa per tutto il piano di ammortamento.

(Fonte: sito Bper – Rilevazione al 15-02-2018)

Approfondimenti: Cessione del quinto dipendenti privati e Prestiti per pensionati.

Come si richiedono i finanziamenti?

Bisogna recarsi presso una delle 1300 filiali presenti nelle varie Regioni. Per conoscere o ricevere informazioni si possono invece usare vari canali:

E’ possibile anche utilizzare il form di contatto sul sito che prevede la compilazione di tre schermate per arrivare a ottenere un ricontatto.

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Cessione del quinto dello stipendio: 6 aspetti che devi conoscere

Cessione del quinto dello stipendio: guida pratica

L’Inps, come noto, ha stipulato una serie di convenzioni per offrire condizioni “tutelate” ai pensionati che cercano una cessione del quinto. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti non è invece avvenuto alcun intervento diretto o indiretto, a meno che non si sia un dipendente pubblico gestione Inpdap e che si abbia aderito al fondo per la Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali.

Tra l’altro per i dipendenti del settore pubblico in servizio non ci sono stati grandi cambiamenti rispetto alla ‘classica’ cessione del quinto dello stipendio, della quale sono stati i soli possibili fruitori fino al 2005. Solo da quest’anno, infatti, anche i dipendenti privati hanno ottenuto la possibilità di poter richiedere una cessione del quinto con garanzia dello stipendio, a condizione che vengano rispettate una serie di condizioni.

E’ quindi molto importante avere una sorta di vademecum che permetta di conoscere le informazioni fondamentali sulla cessione del quinto dello stipendio, al fine di sfruttarne pienamente le possibilità.

1- Che tipo di finanziamento è e come funziona?

La cessione del quinto dello stipendio rientra comunque nei prestiti personali. Infatti quando si richiede non bisogna dare nessuna giustificazione o motivazione dell’uso della liquidità che si sta domandando. Si tratta inoltre di un prestito a tasso fisso, nel senso che per tutta la durata del piano di ammortamento il tasso rimane sempre lo stesso, indicato nel contratto.

La rata che viene pagata sarà al massimo pari al quinto dello stipendio al netto delle trattenute, e il pagamento avviene a monte. Il datore di lavoro trattiene infatti l’importo della rata che versa poi alla finanziaria o banca che ha concesso la cessione. Si può chiedere la cessione anche se si è protestati o cattivi pagatori e se si hanno dei finanziamenti già in corso.

2- Chi può richiederla?

La richiesta può quindi essere fatta dai dipendenti pubblici statali e parastatali, ed anche dai privati. Tra le due categorie, ovvero quella pubblica e quella privata, ci sono delle differenze sostanziali che partono dai requisiti.
Per i dipendenti pubblici generalmente è infatti richiesta ‘semplicemente’ un’anzianità minima di servizio e, nel caso di contratti a tempo determinato, una durata residua superiore a quella del piano di rimborso. Invece per i dipendenti privati sono richiesti di norma:

  • un tfr a garanzia del prestito;
  • l’appartenenza ad un’azienda con almeno 15 dipendenti (possono essere previste delle eccezioni che vanno valutate caso per caso) e con un bilancio in attivo (società commissariate o in stato di liquidazione generalmente sono escluse);
  • l’appartenenza a un’azienda facente parte di determinati settori.

In quest’ultimo caso le società cooperative e appartenenti al terzo settore possono essere escluse anche se non da tutti gli istituti di credito che offrono la cessione del quinto ai dipendenti.

In tale situazione è possibile rivolgersi ad alcune realtà finanziarie più piccole presenti sul territorio ma attenzione normalmente si dovrà sottostare a condizioni meno convenienti in funzione del rischio ‘maggiorato’ che l’istituto di credito si assume.

Approfondimento: Cessione del quinto dipendenti pubblici.

3 – A chi rivolgersi?

In linea teorica tutte le banche e le società finanziarie (a partire da quelle più grandi come Unicredit ed Intesa Sanpaolo) possono concedere la cessione del quinto presso le proprie sedi o agenzie, tramite offerta di prestito online oppure grazie ad intermediari ed agenti in attività finanziaria abilitati. Qualsiasi sia la modalità di contatto, il richiedente ha il diritto di chiedere un preventivo gratuito e senza impegno e di ricevere una copia del documento che riporta le “Informazioni europee di base sul credito ai consumatori” con tutte le caratteristiche ed i costi.

(Esempio IEBCC Agos)

4- Polizza obbligatoria

L’assicurazione legata alla cessione del quinto è obbligatoria per legge. Nel caso di una cessione del quinto dello stipendio deve coprire sia il rischio caso morte che quello della perdita dell’impiego (per i pensionati invece c’è solo la copertura per il rischio caso morte).

Il costo della polizza di norma è a carico del richiedente la cessione, anche se in alcuni casi può essere la banca o la finanziaria che decide di farsene carico. Per questo bisogna tenere debitamente conto anche del costo collegato alla componente assicurativa per poter valutare la convenienza reale di una cessione del quinto.

5- Rinnovo ed estinzione anticipata

L’estinzione anticipata non prevede particolari limiti (se non il pagamento della penale di estinzione che è pari all’1% tranne nel caso di mancanza di meno di 12 rate al termine del rimborso dove la penale si riduce a 0,5%).
Per quanto riguarda invece la richiesta di rinnovo vanno rispettate delle particolari condizioni. In particolare deve essere rimborsato almeno il 40% delle rate a meno che si abbia in corso una cessione del quinto al massimo di 60 rate e si voglia passare a quella decennale. In questo caso il rinnovo è possibile senza altri limiti.

Attenzione: quando il finanziamento si estingue in via anticipata il finanziato ha diritto alla restituzione degli interessi e costi collegati come quelli assicurativi, così come le eventuali commissioni bancarie pagate, che sono calcolati in funzione della parte di “finanziamento” non goduta.

6- E’ possibile utilizzare il diritto di recesso?

Il diritto di recesso è sempre previsto, sia in caso di offerta a distanza che firma del contratto in filiale. E’ però necessario esercitare questo diritto entro 14 giorni dalla data in cui è stato firmato il contratto. Se in questo tempo il finanziamento è stato erogato allora bisogna restituire tutto il capitale con l’aggiunta degli interessi maturati e l’imposta sostitutiva. Se un contratto dovesse presentare delle criticità o mancare di trasparenza, ci si può rivolgere all’arbitro bancario finanziario.

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Cessione del quinto pensione – Come si calcola la rata

Cessione del quinto pensione: requisiti e modalità di calcolo

Iniziamo subito dicendo che anche coloro che non hanno maturato la pensione versando contributi come lavoratori pubblici possono accedere alla cessione del quinto della pensione. Si tratta di una novità che è stata introdotta dal legislatore a partire dal 2005 e che, grazie anche alle successive modifiche, ha cercato di rendere questo prestito “personale” il più sicuro possibile.

Innanzitutto il legislatore ha dovuto considerare il fatto che un pensionato di norma vive di sola pensione, stabilendo un importo minimo di ‘assegno pensionistico’ sotto al quale la cessione del quinto non può essere concessa. A questa forma di tutela si è aggiunto anche l’Inps, che ha stipulato una serie di convenzioni con banche e finanziarie, con le quali stabilisce le condizioni massime applicabili dal punto di vista economico.

Di che cosa si tratta?

La cessione del quinto della pensione non cambia, nelle modalità di rimborso, rispetto a una cessione del quinto dello stipendio, e come questa può essere richiesta anche dai cattivi pagatori. La sola concreta variante è che è compito dell’Inps versare la quota di cessione all’Istituto che ha concesso il finanziamento, trattenendola a monte sulla pensione. Vediamo ora quale tipo di pensione può essere utilizzata per la richiesta della cessione del quinto e la modalità di calcolo che deve tener conto della quota cedibile.

La durata del finanziamento può arrivare a 120 mensilità ma si deve considerare il limite dell’età anagrafica del richiedente, entro il quale il finanziamento deve essere stato interamente rimborsato.

Quali pensioni si possono dare in garanzia?

La cessione del quinto della pensione può essere concessa sulle pensioni Inps, purché queste non rientrino nei seguenti casi:

  • pensione sociale minima;
  • pensione di invalidità civile;
  • assegno pagato ai pensionati per inabilità;
  • assegno per il sostegno al reddito ( come VOCRED, VOCOOP e VOESO);
  • assegno versato al nucleo familiare;
  • prestazione di esodo (come previsto dall’ex art. 4, commi da 1 a 7 – ter, della Legge n. 92/2012).

Non ci sono invece limiti sul tipo di contribuzione che ha fatto maturare la pensione, nel senso che può essere utilizzata come modalità di finanziamento anche da chi ha versato in tutto o in parte contributi come lavoratore autonomo.

Come si può richiedere?

La richiesta va fatta direttamente a una banca o a una finanziaria che prevede la possibilità di concessione di una cessione del quinto della pensione (vedi anche Prestiti per pensionati). Come già accennato all’inizio il pensionato si potrà rivolgere sia ad un istituto di credito convenzionato che a una banca che non risulta nell’elenco. Per accedere alla pagina degli istituti convenzionati, una volta entrati sul sito dell’Inps, basta seguire il percorso Prestazioni e servizi -> Elenco di Istituti

Ad esempio alcuni enti convenzionati a Gennaio del 2018 sono:

Prima di procedere con la richiesta formale di finanziamento, il pensionato richiedente dovrà essere in possesso del documento di cedibilità della pensione, dove è riportato l’importo massimo della rata del prestito. Se ci si rivolge a società convenzionate, di norma è lo stesso ente finanziario che provvede ad ottenere il documento dall’Inps. Se ci si rivolge a società o banche non convenzionate è il pensionato che deve andare in una delle sedi Inps per farsi rilasciare il documento di cedibilità della pensione.

Come si calcola la rata massima?

Se non c’è in corso alcun pignoramento (in caso di pignoramento comunque non si potrà superare il 50% della pensione compresa la quota di cessione del quinto calcolata) il calcolo avviene sulla pensione in funzione dell’importo cedibile. Questo a sua volta si calcola prendendo la pensione pagata al netto di qualsiasi trattenuta (comprese quelle fiscali e quelle previdenziali) così da non toccare l’importo ‘non cedibile’ che è pari alla pensione minima sociale.

Per chiarire meglio quanto facciamo due esempi:

Esempio 1

Pensione netta di 596 euro. Supponiamo per semplicità di calcolo che la pensione minima sia di 500 euro, la quota cedibile sarà pari a 596-500 euro e quindi 96 euro.

Esempio 2

Pensione di 1200 euro con trattenute di 200 euro. In questo caso la pensione netta da considerare ai fini del calcolo della quota cedibile sarà quindi di 1000 euro. In questo secondo esempio ipotetico, trovandoci ben al di sopra della pensione minima prevista dalla legge, la quota cedibile è semplicemente pari alla rata del quinto della pensione che si può ottenere, ovvero 200 euro.

Ovviamente questi calcoli sono semplificati e proposti a mero titolo di esempio. Per ottenere un dato certo bisogna utilizzare il certificato di quota cedibile rilasciato dall’Inps.

Quali sono i vantaggi delle convenzioni?

L’Inps ha stabilito delle condizioni massime che gli enti finanziari aderenti alle convenzioni devono rispettare. Ogni società aderente poi ha piena libertà nel decidere quale tasso applicare, al di sotto della soglia massima, e se offrire altri vantaggi, come ad esempio l’azzeramento di alcuni costi accessori. E’ quindi sbagliato pensare che i vantaggi siano tutti uguali tra loro.

Anche per questo è consigliato fare vari preventivi, facendo particolare attenzione al peso della quota assicurativa caso morte, obbligatoria per legge, che solo alcune banche e finanziarie sostengono al posto del finanziato. Quello che è certo è che non saranno sicuramente applicati tassi superiori alla soglia di usura.

La convenienza va calcolata personalmente, tenendo anche conto delle grandi differenze di età massima accettate dalle varie società: ad esempio Compass arriva ad 85 anni, mentre Findomestic e Fiditalia arrivano fino a 90 anni. Ci sono poi altre società che si fermano anche a soli 75 oppure 80 anni. Ricordiamo che l’età massima deve coincidere con la fine del piano di ammortamento del finanziamento.

I tassi di riferimento per il primo trimestre 2018 così come indicati dalla Banca d’Italia, per l’individuazione del tasso soglia oltre al quale gli interessi diverrebbero usurari, sono riportati nella seguente tabella:

Classe età
Classe di importo del finanziamento
Tasso soglia importi fino a 15 mila euro (Taeg)
Tasso soglia per finanziamenti di importo oltre 15 mila euro (Taeg)
Fino a 59 anni
8,66%
7,40%
60-64 anni
9,46%
8,20%
65-69 anni
10,26%
9%
70-74 anni
10,96%
9,70%
75-79 anni
11,76%
10,50%

Data rilevazione: 17/01/2018 – Fonte: sito INPS

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Prestiti Supermarket – Consulenza online gratuita

Prestiti Supermarket: opinioni e funzionamento

I comparatori online su conti, carte di pagamento, prestiti e mutui stanno crescendo in modo esponenziale. Alcuni di questi presentano alcune caratteristiche peculiari, come ad esempio Prestitisupermarket che è allo stesso tempo sia un comparatore che un mediatore creditizio. Quindi oltre a proporre in modo gratuito la funzione di comparazione tra le offerte di varie banche/finanziarie offre anche il passaggio successivo che è quello della consulenza ed eventuale prosecuzione con la richiesta di finanziamento selezionata in fase di comparazione.

Come servizi online il portale è gestito dalla società FairOne spa. La data di lancio di Prestiti Supermarket risale al 2011 e nel corso degli anni ha raccolto un curriculum piuttosto ricco di opinioni positive. Ribadiamo subito che l’offerta dei suoi servizi al pubblico è gratuita al 100% e che ogni preventivo non sarà mai vincolante.

I servizi che offre

L’aspetto della comparazione è logicamente quello più immediato e non necessita nemmeno della creazione di un account. Semplicemente si deve selezionare il tipo di prestito che si desidera (ad esempio finalizzato all’ arredamento di casa), l’importo, la durata e fornire le poche informazioni richieste nel form, così come vediamo nell’immagine di seguito:

Come si può notare non va inserita alcuna informazione personale. Quindi cliccando sul pulsante Cerca prestito si avvia la funzione del motore di ricerca. Con questi parametri in data 6 dicembre 2017 risultano ad esempio le seguenti proposte:

Nella comparazione si possono notare alcuni aspetti fondamentali e cioè:

  • non vi è una differenziazione in base alla tipologia di prestito proposta (cessione del quinto, prestito personale, ecc);
  • le proposte sono in ordine di importo della rata;
  • non sempre sono visibili le condizioni economiche proposte.

Sempre nel caso del nostro esempio IBL e Bnl indicano la funzione “richiedi prestito” mentre Compass non fornisce dati sulla rata e invita a prendere un appuntamento in filiale .

Come si richiede un prestito?

Le banche o le finanziarie che operano on line con la firma digitale (come ad esempio Findomestic) permetteranno di completare tutta la richiesta via web a partire dalla visualizzazione del preventivo. Cliccando sul pulsante “richiedi prestito” si verrà indirizzati nella pagina preposta all’inserimento dei dati precisi da cui poi passare alle fasi successive. Con le finanziarie e banche più tradizionali come ad esempio Compass, si viene invece reindirizzati in una pagina di form che permetterà di prendere un appuntamento.

Qualsiasi sia il finanziamento scelto Prestiti Supermarket svolge una funzionalità di consulenza che parte dalla richiesta del preventivo fino a quella vera e propria del prestito. In tutti i casi, come si può trovare scritto anche sul sito, a dicembre 2017 il comparatore del gruppo Fairone Spa offre fino a 180 prestiti scontati frutto di accordi con vari Istituti di credito. Alcuni partner ad esempio sono:

(Data rilevazione: 7/12/2017 – Fonte: sito ufficiale Prestitisupermarket.it)

E’ possibile stampare il preventivo ottenuto, inviarselo via e-mail oppure salvarlo nell’account Prestiti Supermarket. Indipendentemente da queste scelte si può sempre ottenere consulenza gratuita chiamando il numero verde 800901905.

Dalle informazioni presenti sul sito ufficiale per ottenere un primo parere di fattibilità e procedibilità da parte della banca (o della finanziaria) scelta possono essere necessarie al massimo 48 ore.

Creazione account

Non è presente una vera e propria pagina di registrazione, il che può causare un po’ di confusione a coloro che vorrebbero procedere facendosi per prima cosa un account personale. In realtà questo viene generato direttamente dal sistema, quando vengono compilati i dati per la richiesta del preventivo.

Il sistema provvede a creare l’account attribuendo una password in default ed utilizzando l’indirizzo e-mail inserito come username. Poi come avviene per ogni altro sito che offre servizi disponibili tramite login, si potrà entrare nell’account tramite la voce “accedi” (che si trova nella parte in alto a destra).

L’uso dell’account non sarà obbligatorio, nemmeno nelle fasi successive o qualora si vorrà tornare a fare altre ricerche sui vari tipi di prestiti nel futuro.

Conclusioni

La dualità di servizi che vanno dalla comparazione alla mediazione di Prestiti Supermarket hanno l’aspetto positivo della comodità. La convenienza delle condizioni di ogni singolo prestito andrà poi valutata personalmente, facendo controlli anche alle condizioni applicate al di fuori dell’ambiente del compratore stesso.

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Rottamazione cartelle Equitalia bis – Come funziona la proroga?

Rottamazione cartelle Equitalia: scadenza e funzionamento

La scadenza del 21 aprile 2017 per la rottamazione cartelle Equitalia ha chiuso la prima tranche di richieste per non pagare interessi di mora e sanzioni sui debiti che si hanno con il fisco, l’Inps, le imposte e tributi locali, ecc. Con il decreto legge del 16 ottobre è partita invece la seconda ‘versione’, denominata ‘rottamazione delle cartelle Equitalia bis’.

Questa ha lasciato invariati numerosi punti della versione definitiva precedente, ampliando la platea di soggetti che possono usufruirne. All’8 novembre del 2017 sono stati però esclusi coloro che non hanno aderito alla precedente versione per quanto riguarda le cartelle antecedenti al 1 gennaio 2017.

Nuova versione o proroga?

Il testo del decreto legge 148/2017 ha riaperto la possibilità di richiedere la rottamazione:

  • a quanti hanno già aderito alla precedente rottamazione e poi non sono stati regolari con i pagamenti;
  • a chi si era visto rifiutare la precedente domanda;
  • a tutti i contribuenti per quanto riguarda le cartelle fino a settembre 2017.

Non si può quindi parlare di una vera e propria proroga in quanto deve essere ripresentata una domanda nuova, usando l’apposito modello, il DA 2017 (si può scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Riscossione). Questo modello non è l’unico disponibile. Infatti coloro che non hanno ottenuto la rateizzazione della rottamazione per non aver effettuato regolari pagamenti per le rateizzazioni richieste entro il 31 dicembre 2016, dovranno usare il modello Dar R.

Quando fare la domanda?

Anche i termini entro i quali devono essere fatti i vari adempimenti sono diversi a seconda delle varie situazioni. Vediamoli nel particolare:

Nuove cartelle

La domanda di accesso alla rottamazione deve essere fatta entro il 15 maggio 2018. Questa richiesta potrà riguardare tutte le cartelle che ancora non sono state notificate al contribuente, notifica che dovrebbe avvenire entro il 31 marzo 2018 (invio tramite posta ordinaria). Se non saranno cambiate le restrizioni previste nel testo di legge non sono ammesse le vecchie cartelle ma solo quelle per i carichi che vanno dal 1 gennaio 2017 al 30 settembre 2017. A riguardo è previsto un emendamento che sarà discusso a novembre del 2017.

Per i contribuenti la cui domanda non è stata accolta

La richiesta di accesso alla rottamazione va fatta entro il 31 dicembre 2017 ma perché sia accolta deve essere saldato il debito relativo a tutto il 2016 (quindi completo pagamento delle rate non versate). Poi sempre entro il 31 marzo 2018 sarà l’Agenzia delle entrate ad inviare la comunicazione con l’importo del debito pregresso.

Approfondimento: Cos’è una dilazione di pagamento.

Contribuenti decaduti dalla precedente rottamazione

Coloro che non hanno pagato la prima rata ovvero quella di luglio 2017, oppure quella prevista per il 30 settembre 2017 non dovranno fare nulla se non mettersi in regola con il pagamento. Infatti con il decreto è stata introdotta la proroga al 30 Novembre 2017. (Fonte Agenzia delle Entrate al 7 novembre 2017)

In quante rate?

Come per la precedente rottamazione cartelle Equitalia il numero delle rate sarà 5. Rimane comunque la possibilità di pagare il tutto in un’unica rata che coinciderà con il primo mese di scadenza fissato al luglio 2018. Le altre 4 rate vanno pagate entro i mesi di:

  • settembre 2018
  • ottobre 2018
  • novembre 2018
  • febbraio 2019

Questa possibilità però subisce delle limitazioni per coloro che aderiscono alla versione Bis con il modello DAR R. Per questi il numero massimo di rate saranno 3 e le scadenze previste sono:

  • settembre 2018;
  • ottobre 2018
  • novembre 2018.

Se si decide di pagare in un’unica soluzione allora il pagamento dovrà avvenire entro la fine di maggio 2018. Riassumendo:

(Fonte Agenzia delle Entrate al 7 novembre 2017)

Come si presentano le richieste?

L’invio può essere fatto sia per via telematica (metodo chiamato “Fai D.A. te”) che con consegna allo sportello. Se si sceglie la posta elettronica sarà obbligatorio usare una Pec indirizzata alla posta elettronica certificata della direzione regionale dell’Agenzia delle entrate di riferimento. Insieme alla domanda dovrà essere allegata anche una copia del documento di identità. Ribadiamo che la risposta da parte dell’agenzia arriverà entro il 30 giugno 2018.

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Tablet a rate – Qual è la migliore soluzione?

Pagodil, provider o finanziamento: come acquistare un tablet a rate?

I finanziamenti non rappresentano già da qualche tempo la sola opzione con cui si può acquistare un prodotto a rate. Se poi si tratta di device legati a grandi provider (come, Tim, Vodafone, Wind e Tre) come nel caso dell’acquisto a rate di uno smartphone di fascia media o top, oppure di un tablet a rate, le opzioni diventano addirittura più numerose. Tra la richiesta di un prestito anche finalizzato (quasi sempre disponibile nei grandi negozi specializzati nella vendita di prodotti tecnologici), l’uso di una carta revolving, la dilazione di pagamento accessibile tramite Pagodil e l’acquisto diretto dal provider, le differenze sono logicamente notevoli. Come scegliere allora?

E’ innanzitutto necessario porsi alcuni quesiti specifici come ad esempio:

  • voglio o posso acquistare con carta di credito revolving?
  • sono senza carta di credito, posso ottenere la divisione in rate con il provider?
  • non ho un reddito dimostrabile e nemmeno una carta di credito, come risolvere il problema?
  • vorrei sfruttare la possibilità di effettuare la rateizzazione a tasso zero, quando è possibile?

Queste sono alcune delle principali domande che gli utenti si pongono e si scambiano in alcuni importanti forum a tema. Vediamo alcune alternative e le differenze di requisiti da rispettare.

Passando per un provider

Il business della vendita di device è diventato molto proficuo e non a caso per ogni segmento si trovano varie opzioni di acquisto: alcune che prevedono un anticipo iniziale e un riscatto finale, altre nessun anticipo ed un riscatto più o meno contenuto a seconda dell’entità della rata pagata mensilmente. Il tipo di offerta condiziona anche il numero delle rate che dovranno essere pagate complessivamente. Vediamo allora alcune proposte dei principali provider per quanto riguarda i tablet.

Tim

La Tim prevede diverse fasce di prezzo per prodotti differenti. Secondo l’offerta rilevata al 28-09-2017 dal sito ufficiale Tim si potrà scegliere tra:

  • a 5,99 euro ogni 4 settimane per 48 mesi, Samsung Galaxy Tab A 10;
  • a 11,99 ogni 4 settimane per 48 mesi per Apple iPad 32 GB;
  • a 15,99 euro ogni 4 settimane per 48 mesi Samsung Galaxy Tab 9,7 Lte.

La rateizzazione può avvenire con addebito su carta di credito. In alternativa può essere usato il bancomat per disporre la rateizzazione sul conto corrente al quale si appoggia il bancomat stesso. In questo contesto la principale differenza è legata alla consegna: contestuale nel caso di carta di credito, dopo circa 7 o 10 giorni per gli accertamenti necessari se si usa il bancomat con sdd su conto corrente.

Wind

Tre prodotti con prezzi che vanno da minimo 2 euro ad un massimo di 20 euro (secondo rilevazione offerta al 28 settembre 2017). I tablet a rate acquistabili sono:

  • Samsung Galaxy Tab A a 2 euro al mese per 30 mesi;
  • Apple iPad iPad Pro 10,5” a 20 euro al mese;
  • Apple iPad 32 GB per 30 rinnovi a 14 euro al mese.

Queste ipotesi si riferiscono a chi ha una sim Wind ricaricabile anche se per i clienti con un abbonamento il prezzo cambia solo per l’iPad Air che sale a 22 euro al mese (di contro i giga regalati in caso di Sim in abbonamento salgono da 5 a 10 per tutti e tre i device).

(data rilevazione offerte 28/09/2017 – fonte sito ufficiale Wind)

Vodafone

Vodafone ha scelto per tutti i prodotti in questo momento disponibili (rilevazione offerta al 28 settembre 2017 da sito ufficiale della Vodafone) 30 rinnovi. I modelli che si possono prendere a rate sono di più che per gli altri providers concorrenti:

  • 9 euro ogni 4 settimane per il samsung Galaxy Tab;
  • 12 euro ogni 4 settimane per iPad;
  • 20 euro ogni 4 settimane per iPad Pro 10,5”, 9,7” e 12,9”.

Al di là delle offerte del momento l’acquisto di un tablet a rate con un provider lega per un periodo di tempo abbastanza lungo, che in media parte da non meno di 30 rate. Si tratta di una soluzione adatta principalmente a chi non vuole (o non può) accedere ad una pratica di finanziamento od a chi non ha un reddito dimostrabile.

Senza carta di credito e senza finanziamento

Una possibilità di avere un tablet a rate con una durata di mesi di pagamento ragionevole è offerta da Pagodil. Questo sistema non richiede la necessità di avere una carta di credito e nemmeno un reddito dimostrabile ed in più apre la strada a una rateizzazione a tasso zero.

Pagodil richiede solo la titolarità di un conto corrente al quale deve essere associato un bancomat od un libretto di assegni. Tramite i dati rilevati su uno di questi sistemi di pagamento si può far partire la richiesta di dilazione che prevede la suddivisione del prezzo per il numero delle rate previste dal sistema, senza l’applicazione di alcun costo accessorio, e l’automatico addebito sul conto corrente collegato (ad esempio un prodotto dal costo di 900 euro in 10 rate costerà circa 90 euro al mese per 10 mesi).

Non tutti i negozi sono convenzionati con Cofidis che mette a disposizione il servizio Pagodil. Quindi per sfruttare questa possibilità bisogna cercare un esercente che vende il tablet che vogliamo e che in più ha un accordo con Pagodil. Questa modalità non è logicamente accessibile per gli acquisti online essendo vincolata all’uso della procedura tramite impiego del Pos fisico.

(data rilevazione offerte 28/09/2017 – fonte sito ufficiale Cofidis)

Carte di credito revolving

Se non ci si vuole imbarcare in una richiesta di finanziamento, non si ha la possibilità di utilizzare Pagodil e non interessa l’offerta dei vari providers rimane sempre aperta la strada della carta di credito revolving (vedi anche Carta revolving senza conto corrente). Ovviamente per evitare che il costo finale del tablet risulti eccessivo è necessario sceglierne una che preveda dei tassi di interesse contenuti e possibilmente nessun costo di gestione.

Conclusioni

Le alternative, come detto all’inizio, non mancano. Ma quale è effettivamente la scelta migliore? Se si desidera pagare pochi euro al mese e si accetta il compromesso di una rateizzazione lunga allora le proposte dei provider sono le più semplici, almeno sulla carta, da ottenere. Se si vuole avere un device al passo con l’innovazione tecnologica, quindi con un numero di rate ridotto, allora bisogna optare sulle altre forme con Pagodil in testa alle possibilità per la convenienza e per il tipo di modalità di richiesta previste.

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Credipass – Convengono prestiti e mutui?

Credipass: quali mutui e prestiti propone?

Dal 2008 in poi il numero di società specializzate nei finanziamenti è cresciuto in maniera esponenziale. Tra le società nate in quegli anni, ed in particolare nel 2009, troviamo anche la Credipass srl, una società specializzata nella mediazione creditizia, che offre non solo soluzioni per il credito al consumo ma anche mutui d’acquisto, surroga e ristrutturazione.

Ha sedi in quasi tutte le Regioni italiane con una distribuzione abbastanza capillare a partire delle grandi città come Milano e Roma fino alle principali province italiane. La sede legale è a Bergamo (Via Martiri di Cefalonia, nr. 5 cap 24121) mentre quella amministrativa è a Castelfranco Veneto (provincia Treviso) in Via circonvallazione Est, nr. 32. Gli uffici di riferimento dislocati sul territorio nazionale sono invece circa 80 con un totale di 500 agenti impiegati.

Che cosa offre?

Credipass prevede una linea di prodotti destinati ai privati ed una dedicata alle imprese. Bisogna però sempre tenere concentrata l’attenzione sul fatto che si tratta di un mediatore. Quindi tutti i prodotti che riesce a collocare appartengono a banche e finanziarie con le quali ha raggiunto accordi e specifiche convenzioni.

Prodotti per i privati

Per coloro che sono alla ricerca di un finanziamento per la casa o per esigenze personali, per la realizzazione dei progetti in corso o per un bisogno di liquidità indipendentemente dalla varie motivazioni, i prodotti proposti possono appartenere alle seguenti tipologie:

  • mutui per acquisto della prima oppure della seconda casa
  • mutui di ristrutturazione
  • Mutui per la Sostituzione o per la finalità di Surroga
  • prestiti di consolidamento debiti (per estinguere i prestiti già in corso)
  • prestiti Personali
  • finanziamenti per la Cessione del Quinto dello Stipendio o della Pensione

Prodotti per aziende e imprese

Per le aziende i contratti che Credipass può mediare sono legati soprattutto alle attività
inerenti allo svolgimento dell’attività produttiva. In particolare permette di richiedere:

  • factoring e leasing
  • finanziamenti destinati in modo specifico alle PMI
  • prodotti legati alla “finanza agevolata” (relativa a bandi regionali oppure provinciali, ecc);
  • fidejussioni finanziarie;
  • fidejussioni bancarie e assicurative;
  • finanziamenti di medio e lungo termine (da ipotecari a chirografari);
  • garanzie Cofidi.

A questi si aggiungono le attività di consulenza per la finanza strutturata (come l’emissione di Mini Bond, il crowdfunding, finanziamenti Fintech e quotazioni dell’AIM).

(Data rilevazione: 28/09/2017 – Fonte: Sito Credipass)

L’offerta dei mutui

La gamma di mutui offerti possono avere delle limitazioni di scelta trattandosi, in alcuni casi, di prodotti strettamente legati al tipo di istituto con il quale si ha in corso l’accordo. La compresenza di varie ‘convenzioni’ permette però di coprire tutte queste tipologie di possibili mutui:

  • Mutuo Acquisto Casa: un classico mutuo per l’acquisto di una prima o seconda casa per il quale c’è anche la possibilità, al raggiungimento di determinati requisiti, di ottenere fino al 100% del valore dell’immobile.
  • Mutuo Costruzione Casa: si tratta di un mutuo che può essere richiesto sia per costruire da zero un immobile che per ampliarlo, purché si tratti di destinazione d’uso di tipo abitativo;
  • Mutuo Ristrutturazione Casa: dedicato a chi ha la necessità di finanziare la ristrutturazione di immobili che hanno carattere residenziale e abitativo.
  • Mutuo Sostituzione e Consolidamento Debiti: classico finanziamento per consolidare le rate di vari finanziamenti già in corso con un solo prestito e una sola rata. E’ prevista la possibilità di ottenere liquidità aggiuntiva;
  • Mutuo Liquidità: per chi ha bisogno di ottenere liquidità mettendo un immobile di proprietà come garanzia. La somma massima dipende dal valore dell’immobile periziato e può arrivare fino al 50% di questo;
  • Mutuo Surroga: prodotto per la surroga di un mutuo già in essere;
  • Mutuo Acquisto Immobili Commerciali: dedicato a chi vuole un mutuo ma non per acquistare una casa ma un ufficio oppure uno studio, un negozio, ecc.

(Data rilevazione: 28/09/2017 – Fonte: Sito Credipass)

L’offerta dei prestiti

La gamma dei prestiti personali, anche se veicolata tramite banche differenti, si concentra su alcuni condizioni comuni, che possono essere riassunte in:

  • Finanziamenti fino a 30.000 euro;
  • Flessibilità in relazione al cambio diurata e importo della rata;
  • Durata da 12 a 120 mesi;
  • Possibilità di stipulare polizze assicurative;
  • Erogazione del prestito anche in 48 ore.

(Data rilevazione: 28/09/2017 – Fonte: Sito Credipass)

I dati sono generici proprio perché si punta alla consulenza e ciò è possibile solo con il passaggio tramite il contatto con il Family Broker, il cui ruolo consiste anche nell’indirizzare all’individuazione del prodotto più adatto alla specifica necessità e con le caratteristiche più adatte (data ad esempio la flessibilità, la durata, il tipo di impiego, ecc).

Un discorso a parte va fatto per la cessione del quinto e il prestito con delega. Ci sono varie convenzioni in corso comprese Inps ed ex Inpdap. In particolare è presente una convenzione dedicata ai dipendenti dell’Arma dei Carabinieri.

Contatti

Per contattare le varie sedi, privilegiando quelle più vicine alla propria ubicazione, il passaggio più semplice è quello di utilizzare il numero verde Credipass. Si tratta di un unico numero senza costi e cioè: 800 944 244 (va chiamato anche per avere informazioni specifiche come ad esempio la convenzione con l’Arma dei Carabinieri).

Il numero risponde con un operatore negli orari che vanno dalle ore 9 alle ore 18 tutti i giorni dal lunedì al venerdì compresi. Se si ha bisogno di un contatto extra orario si può usare l’indirizzo e-mail [email protected].

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Debiti Equitalia – Cosa è realmente pignorabile?

Prima casa, stipendi e pensioni: cosa succede nel caso di debiti con Equitalia?

Nel 2017 è stato calcolato che circa 21 milioni di italiani ha debiti con Equitalia. Tolto il caso in cui il debitore ha crediti erariali e che quindi può utilizzare la compensazione con f24, negli altri casi questi debiti devono essere rimborsati. Ci sono inoltre delle situazioni più particolari che possono coinvolgere anche gli eredi del defunto debitore e i pensionati. A riguardo, in che misura per riscuotere i debiti Equitalia può agire sulla pensione, su un immobile (specialmente quando si tratta di una prima casa), e sugli eredi?

Quali sono i debiti trasmissibili agli eredi?

Un primo problema si incontra quando il debitore muore. Cosa fare? Gli eredi possono non pagare i debiti rimasti con Equitalia semplicemente effettuando la rinuncia all’eredità oppure nel caso non provvedano ad accettare l’eredità per i 10 anni successivi al decesso.

Negli altri casi saranno chiamati a pagare le cartelle esattoriali per conto del de cuius debitore. In generale tutti i debiti erariali, indipendentemente dal creditore, sono esigibili e vanno rimborsati, ma ci sono dei debiti che non sono trasmissibili agli eredi: le sanzioni. Infatti queste hanno carattere personale, sono ascrivibili al debitore direttamente, e quindi non dovrebbero ricadere sugli eredi.

Tuttavia le cartelle esattoriali arrivano corredate anche delle sanzioni ed interessi maturati. Deve essere cura degli eredi stessi chiedere lo storno di tutto ciò che non è rappresentato dal debito erariale “puro” e semplice. Si deve fare molta attenzione perché se si chiede la rateizzazione o si inizia a pagare poi non è possibile chiedere la correzione delle sanzioni successivamente.

Compensazione con F24: come fare

La compensazione tra crediti erariali (o crediti d’imposta) di qualsiasi tipo (Irpef, Irap, Iva, ecc), e quelli che si vantano nei confronti della pubblica amministrazione, contro i debiti con Equitalia può essere fatta riempiendo e presentando l’apposita modulistica.

Tale compensazione può essere anche solo parziale, ed il pagamento prevede l’uso del modello F24 “accise” per i crediti di imposta mentre la procedura è un poco più complicata nel caso della compensazione dei crediti verso la Pubblica amministrazione. Nel secondo caso è comunque possibile ricevere assistenza sia da parte di Equitalia che del personale qualificato preposto.

Pignorabilità o impignorabilità della prima casa?

Nel 2013 sono state introdotte delle novità, che hanno però causato anche una buona dose di confusione. Per capire quando la casa è pignorabile e quando non lo è bisogna fare due discorsi separati a seconda che l’importo totale dei debiti sia maggiore o minore di 20 mila euro, e a seconda che si tratti della prima casa o dell’unica abitazione.

Il limite dei 20 mila euro e dei 120 mila euro

Se il debito che si ha nei confronti di Equitalia è di importo inferiore ai 20 mila euro, Equitalia non potrà iscrivere l’ipoteca sulla prima casa. Se è di importo superiore allora potrà farlo. Tuttavia l’iscrizione di ipoteca non significa che potrà anche procedere al pignoramento dell’immobile stesso. Infatti si deve distinguere il caso in cui si tratta di una “prima casa” o del solo “immobile” di cui è proprietario il debitore. Per l’esproprio e la messa in vendita all’asta è comunque necessario che il debito superi i 120 mila euro.

Differenza tra prima casa e unico immobile di proprietà

La differenza è tutt’altro che chiara, ma va ben compresa per riuscire a sapere quando Equitalia potrà procedere all’iscrizione di ipoteca e alla vendita all’asta. Per prima cosa non si deve avere solo la “prima casa” ma è necessario che il debitore abbia la casa come unico immobile. Che cosa significa? Che non deve essere proprietario di un qualsiasi altro immobile (anche un piccolo terreno agricolo), a meno che questo non risulti come pertinenza del solo immobile di proprietà che quindi automaticamente beneficerà anche dello status di prima casa.

Tuttavia per un debito maggiore di 20 mila euro Equitalia potrà ugualmente iscrivere ipoteca a titolo di garanzia, così da evitare che altri creditori possano valersi sull’unico bene che può portare al pagamento del debito stesso. Se il debito è superiore sempre ai 20 mila euro, e il debitore ha una sola casa e un piccolo orticello, allora non solo Equitalia potrà iscrivere ipoteca ma potrà anche iniziare le procedure per il pignoramento. Qui l’unica soluzione è quella di essere proprietari solo della casa e nessun altro bene immobile.

Sono poi necessari due altri requisiti perché la normativa del 2013 possa essere applicata a tutela del debitore:

  • questi deve avere la residenza anagrafica nel Comune in cui si trova il solo immobile;
  • è necessario che dalla classe catastale la casa risulti come immobile con uso abitativo ma non di lusso.

Residenza e destinazione catastale

Per la residenza anagrafica la situazione è molto semplice: il debitore deve avere la residenza dell’immobile che a sua volta deve avere destinazione ad uso abitativo/residenziale. Attenzione: se la residenza si trova in una casa in affitto o altra sistemazione, allora il solo immobile posseduto potrà essere ugualmente espropriato (vedi anche Pignoramento immobiliare).

Pignoramento e pensione: fino a che importo?

Lo stipendio e gli emolumenti in generale possono essere pignorati in caso di debiti con Equitalia, ma devono essere rispettate delle soglie massime. Nel caso dello stipendio e della pensione la somma massima pignorabile è pari a un quinto dell’importo netto percepito, ma per le pensioni ci sono delle maggiori restrizioni. Infatti per il calcolo del quinto della pensione bisogna considerare la presenza della quota cedibile, che tiene conto dell’importo della pensione minima o sociale che non può essere aggredito.

Il 20% della pensione è la somma massima pignorabile, ma il giudice può stabilire anche soglie inferiori. Questo perché, per il pignoramento della pensione, Equitalia deve passare per la strada tradizionale e quindi notificare il provvedimento all’ente previdenziale. Solo davanti al giudice si deciderà la somma massima che quest’ultimo deciderà di accordare.

Oltre alla pensione mensile rimane la possibilità di pignoramento delle giacenze che il pensionato ha sul conto. Se questo è aperto alle poste l’aggressione potrà avvenire per un importo che al massimo potrà arrivare a tre volte la pensione minima che è stabilita per quell’anno. Se invece si tratta di altro conto sarà aggredibile al massimo il 20% della giacenza presente sul conto stesso.

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