Prestiti Dipendenti ASL: meglio un prestito INPS o personale?

Prestiti Dipendenti ASL: quali alternative?

Può capitare di dover affrontare spese impreviste o di volersi regalare una vacanza o un arredamento rinnovato. In questi casi, se non si dispone di sufficiente liquidità o non si desidera azzerare i propri risparmi, può essere necessario richiedere un finanziamento. Se sei un dipendente ASL hai la fortuna di rientrare nella più generica categoria dei dipendenti pubblici, che beneficia di una più ampia e agevolata offerta nel campo del credito al consumo. Continuando a leggere il seguente articolo troverai le principali informazioni sulle alternative a tua disposizione e sui costi che comportano.

Indice

Prestiti INPS (ex Inpdap)

disegno di un medico con logo inps

La prima alternativa da prendere in considerazione è rappresentata dai finanziamenti erogati direttamente dall’INPS o garantiti dal medesimo ente previdenziale. Si tratta di un accesso al credito agevolato, rivolto esclusivamente ai

dipendenti pubblici e statali in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, con un’anzianità di servizio di almeno 4 anni e che siano iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali (Fondo Credito) con una regolare contribuzione di almeno 4 anni.

L’accesso è possibile anche per i pensionati regolarmente iscritti e contribuenti alla suddetta Gestione. I dipendenti ASL, in quanto dipendenti della pubblica amministrazione, risultano automaticamente iscritti alla Gestione Unitaria e mensilmente versano al Fondo, tramite trattenuta in busta paga, un’aliquota pari allo 0,35%. Altre tipologie di dipendenti pubblici, invece, devono fare esplicita richiesta di iscrizione, così come tutti i pensionati. Possono richiedere finanziamenti all’INPS anche i dipendenti ASL in possesso di un contratto di lavoro a tempo determinato, ma in tal caso il prestito concesso dovrà essere rimborsato entro la scadenza del rapporto lavorativo.

Tutti i prestiti INPS hanno le caratteristiche tipiche della cessione del quinto:

  • tasso fisso e rate tutte di pari importo per l’intera durata del finanziamento;
  • rate di importo non superiore al quinto del proprio stipendio/pensione al netto di ritenute previdenziali e fiscali;
  • rimborso a mezzo di trattenute in busta paga da parte dell’ente pubblico di appartenenza;
  • presenza obbligatoria di copertura assicurativa;
  • non viene preso in considerazione il merito creditizio e non sono richiesti garanti.

Si tratta di finanziamenti soggetti ad una procedura burocratica particolare e possono quindi richiedere tempistiche più lunghe rispetto ad un comune prestito personale. Sul portale INPS è possibile effettuare anche delle simulazioni di prestiti per verificare gli importi minimi e massimi richiedibili in base alla propria personale retribuzione. Per quanto riguarda importi e durata, questi dipendono anche dalla tipologia di prestito a cui ci si rivolge.

-Piccoli Prestiti

Si tratta di prestiti di importo ridotto e con rimborso a breve termine, utili per soddisfare le esigenze quotidiane di chi li richiede. E’ possibile ottenere importi pari ad un minimo di 1 fino ad un massimo di 8 mensilità nette di stipendio o pensione da restituire in massimo 4 anni. E

non è necessario specificare l’utilizzo che si andrà a fare del credito in quanto non sono richiesti giustificativi di spesa,

al pari di un comune prestito personale.
E’ previsto un TAN agevolato del 4,25% a cui si aggiunge un’aliquota dello 0,50% per coprire le spese amministrative e la quota da versare al Fondo Rischi (assicurazione) che varia in base alla durata del finanziamento ed all’età del richiedente, così come riportato nell’apposita tabella pubblicata alla fine del Regolamento. Sarà inoltre possibile richiederne un rinnovo dopo aver già rimborsato almeno la metà delle rate previste dal piano di ammortamento. Con una parte del nuovo Piccolo Prestito concesso si andrà ad estinguere ciò che ancora rimane del precedente finanziamento.
La domanda da parte dei dipendenti ASL in servizio dovrà essere presentata presso la propria amministrazione di appartenenza che provvederà a trasmetterla per via telematica all’INPS. Gli ex dipendenti ASL in pensione potranno invece presentarla direttamente online dal portale INPS.

-Prestiti Pluriennali Diretti

Se si necessita di importi maggiori, l’INPS, tramite il Fondo Credito, mette a disposizione anche dei dipendenti ASL i Prestiti Pluriennali Diretti (erogati direttamente dall’INPS in base alla disponibilità del Fondo stabilita anno per anno dal bilancio), con durata di 5 o 10 anni ed importi variabili in base alla motivazione della richiesta.

Si tratta infatti di finanziamenti strettamente regolamentati per accedere ai quali è necessario rientrare, potendolo dimostrare, nelle casistiche elencate e specificate nel sopra citato Regolamento (come ad esempio motivi di salute dell’iscritto o dei familiari, acquisto prima casa, acquisto automobile, manutenzione ordinaria o straordinaria della prima casa).

Sui Prestiti Pluriennali Diretti grava un TAN agevolato pari al 3,5% più i costi accessori previsti anche per i Piccoli Prestiti. La domanda deve essere presentata alla propria amministrazione di appartenenza entro un anno dall’evento documentato che ne ha determinato lo stato di necessità e con tutti i giustificativi di spesa (preventivi e/o fatture) allegati. I pensionati potranno invece inoltrare la domanda direttamente online. Sarà possibile rinnovare un prestito quinquennale dopo due anni di regolari rimborsi e un prestito decennale dopo quattro anni.

-Prestiti Pluriennali garantiti

Nel caso in cui non si rientrasse nelle casistiche previste dal Regolamento dei Prestiti Pluriennali Diretti, l’INPS ha stretto convenzioni con alcuni istituti di credito per permettere ai dipendenti pubblici, quindi anche ai dipendenti ASL, ed ai pensionati di poter richiedere un Prestito Pluriennale, quinquennale o decennale, erogato dalla banca in convenzione ma

garantito dall’INPS in caso di morte, perdita del lavoro o riduzione dello stipendio del richiedente.

I tassi applicati non saranno bassi come quelli previsti dai Prestiti Pluriennali Diretti, ma sono comunque agevolati (variano da istituto ad istituto) e quindi più bassi rispetto a quelli di mercato. Oltre al TAEG previsto dall’ente erogante si dovrà tener conto di ulteriori costi da versare all’INPS per compensare le spese amministrative e i premi compensativi. Alla domanda da consegnare presso la propria amministrazione si dovrà allegare un certificato medico di sana costituzione fisica.

Altre possibili alternative

disegno di medico con banconote

In qualità di dipendente ASL, e quindi di dipendente pubblico, potrai anche valutare la possibilità di richiedere una cessione del quinto dello stipendio presso gli istituti di credito che presentano in catalogo tale prodotto. I tassi solitamente applicati alle cessioni per i dipendenti pubblici sono competitivi, soprattutto laddove sono state strette convenzioni specifiche con l’ASL a livello nazionale o locale. Può essere dunque opportuno informarsi previamente sulla presenza o meno di tali convenzioni in corso direttamente presso la propria amministrazione di appartenenza così da richiedere il preventivo in primo luogo presso gli istituti di credito potenzialmente più vantaggiosi. Poiché la cessione è una tipologia di finanziamento che prevede costi accessori legati anche alla copertura assicurativa obbligatoria occorrerà confrontare soprattutto i TAEG e non soltanto i TAN dei vari preventivi raccolti.

Da non sottovalutare inoltre il vantaggio di poter richiedere una cessione anche nel caso in cui in passato si sia stati segnalati al Crif come cattivi pagatori in quanto il merito creditizio del richiedente non viene preso in considerazione ai fini della concessione del credito.

E se gli importi di cui necessitassi sono particolarmente elevati, potrai accostare alla cessione anche un prestito con delega di pagamento, per raddoppiare la parte di stipendio (fino al 40% totale) impegnata dal rimborso e di conseguenza il credito richiedibile.

Se non si hanno problematiche passate di insolvenza un’altra strada percorribile, più rapida nei tempi e più snella nelle procedure burocratiche, è quella rappresentata dal classico prestito personale. In tal caso ti dovrai recare presso le banche o finanziarie che più ti interessano portando con te busta paga, documento d’identità e codice fiscale per richiedere un preventivo personalizzato. In alcuni casi potrai procedere anche senza recarti di persona in filiale, ma da pc grazie alle richieste online.
In linea di massima potrai richiedere fino ad un massimo di 60.000€ circa, da rimborsare in massimo 120 rate, il cui importo non dovrà sottostare alla limitazione al 20% dello stipendio prevista dalla cessione e dai prestiti INPS. I tassi applicati ad un prestito personale solitamente si aggirano intorno al 7% e le spese accessorie sono ridotte in quanto la copertura assicurativa è solo facoltativa.

Da non sottovalutare, infine, la possibilità di richiedere un prestito finalizzato quando la liquidità serve per l’acquisto di un bene come un divano, uno smartphone o un elettrodomestico. In questo caso sarà lo stesso venditore a fornirti in negozio il finanziamento, in virtù di specifiche convenzioni con le principali finanziarie. E grazie a temporanee promozioni potresti riuscire a spuntare persino il TAN 0%.

(Approfondimento: Prestiti per protestati e cattivi pagatori)

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Prestiti per infermieri: quali alternative?

Prestiti per infermieri: guida alla scelta

Sono tante le motivazioni che possono spingerci a richiedere un prestito, ma indipendentemente da quali esse siano è sempre opportuno essere a conoscenza delle possibili alternative a disposizione per poter individuare più facilmente la soluzione che meglio soddisfa le nostre esigenze e le nostre tasche. In particolare ciò torna utile a quelle categorie di consumatori che, in virtù del proprio contratto lavorativo, possono accedere a forme agevolate di finanziamenti, come ad esempio gli infermieri. Le agevolazioni più interessanti riguardano sicuramente i prestiti per infermieri appartenenti alla pubblica sanità, ma anche gli infermieri della sanità privata possono in alcuni casi usufruire di condizioni favorevoli. Nel seguente articolo fornirò a questa specifica categoria di consumatori tutte le informazioni utili per orientarsi al meglio tra le varie offerte e trovare il finanziamento più indicato.

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Prestiti INPS

disegno di infermiere con scritta inps

Gli infermieri appartenenti alla sanità statale (dipendenti dell’ASL e di Aziende Ospedaliere e Universitarie o di Case di Cura pubbliche) possono in primo luogo valutare le diverse tipologie di prestiti offerti dall’INPS (ex INPDAP).

Si tratta di finanziamenti accessibili ai dipendenti pubblici e statali che siano in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, con un’anzianità lavorativa di 4 anni validi al fine della pensione e che siano iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (Fondo Credito) con almeno 4 anni di regolare pagamento della quota dovuta.

In caso di contratto a tempo determinato con durata almeno triennale, è possibile usufruire dei prestiti INPS soltanto se il piano di rimborso si completa entro la fine del contratto stesso.

Tutti i prestiti INPS presentano alcune caratteristiche tipiche della cessione del quinto dello stipendio e cioè:

  • il rimborso avviene a mezzo di trattenute in busta paga effettuate direttamente dall’Ente pubblico da cui si dipende;
  • l’importo fisso delle rate non può superare il 20% del proprio stipendio al netto di ritenute fiscali e previdenziali.

Se la somma di cui si necessita è contenuta, ci si può orientare sul Piccolo Prestito, che permette di richiedere un importo pari al massimo a 8 mensilità nette del proprio stipendio, da restituire entro un massimo di 4 anni. Tale tipologia di prestito ha il vantaggio di non necessitare di alcun giustificativo di spesa e l’erogazione non è vincolata all’utilizzo della somma per comprovate e specifiche motivazioni.

Economicamente parlando, il Piccolo Prestito gode di un TAN agevolato del 4,25%. Tra le spese accessorie sono previste un’aliquota dello 0,5% per la copertura delle spese amministrative e una quota da versare al Fondo Rischi il cui importo dipende dall’età del richiedente, come indicato dalle apposite tabelle presenti nel Regolamento.

Se la somma di cui si necessita è più elevata, è possibile orientarsi invece sui Prestiti Pluriennali Diretti (cosiddetti in quanto erogati direttamente dall’INPS), che possono avere durata quinquennale o decennale. In tal caso però il credito sarà concesso soltanto per alcune comprovate motivazioni specificate all’interno del Regolamento. Quindi si potrà usufruire del TAN agevolato al 3,5% soltanto nel caso in cui si possa dimostrare di rientrare nelle casistiche stabilite, che riguardano ad esempio problemi di salute dell’iscritto o di un membro del suo nucleo familiare, nascita di un figlio, morte di un familiare, acquisto dell’auto, manutenzione ordinaria e straordinaria o acquisto dell’abitazione principale.

Sia l’erogazione dei Piccoli Prestiti che dei Prestiti Pluriennali sono soggette alla disponibilità stanziata annualmente dall’INPS al relativo Fondo Credito ed è possibile effettuare delle simulazioni di calcolo utilizzando l’apposito tool presente sul sito ufficiale.

E’ possibile anche rivolgersi agli Istituti di credito in convenzione con l’INPS per richiedere un Prestito Pluriennale Garantito, cioè garantito dal Fondo Credito INPS ma erogato dall’istituto convenzionato. Anche in questo caso gli infermieri potranno usufruire di un tasso agevolato, ma questo varierà da banca a banca e sarà più alto rispetto a quello offerto dal prestito diretto, pur restando comunque più favorevole rispetto a quello di mercato. Sempre necessario ai fini dell’erogazione produrre tutta la documentazione richiesta relativa allo stato di necessità.

Cessione del quinto dello stipendio

disegno di infermiere con rappresentazione di un quinto

Altra strada percorribile è quella della richiesta di una cessione del quinto dello stipendio, che non richiede alcun giustificativo di spesa. Banche e finanziarie vedono gli infermieri come consumatori a basso rischio, per cui sono ben disposti a stringere convenzioni con gli Enti Sanitari Statali o Privati di appartenenza e ad offrire quindi ai loro dipendenti condizioni agevolate, che possono riguardare tassi concorrenziali, burocrazia semplificata o spese accessorie ridotte.

E’ opportuno, dunque, informarsi presso la propria amministrazione per conoscere le eventuali convenzioni in atto e rivolgersi alle banche coinvolte per richiedere un preventivo personalizzato.

La cessione del quinto è una forma di prestito personale che presenta delle spese accessorie notevoli, prima fra tutte la polizza assicurativa vita e impiego obbligatoria per legge, ma offre l’indiscusso vantaggio di essere accessibile anche a cattivi pagatori e pignorati, in quanto, ai fini della concessione del credito, non viene preso in considerazione il merito creditizio del richiedente ma soltanto la busta paga e il tipo di contratto lavorativo in essere. Inoltre, nel caso in cui l’importo necessario sia importante, è possibile raddoppiare la quota cedibile (arrivando ad impegnare il 40% della retribuzione mensile netta) chiedendo in aggiunta il prestito con delega, erogabile però solo a condizione che l’amministrazione di appartenenza conceda per iscritto il suo consenso.

(Approfondimento: Prestiti per protestati e cattivi pagatori)

Altre possibili alternative

disegno di infermiere con monete e banconote

Gli infermieri, sia statali che privati, possono accedere al credito anche tramite la richiesta di un tradizionale prestito personale. Non si godrà di tassi agevolati, ma tale forma di finanziamento presenta comunque costi accessori più bassi rispetto ad una cessione del quinto e tempi si istruttoria ed erogazione più rapidi anche rispetto ai prestiti INPS.

Affinché la richiesta vada a buon fine è però necessario disporre di un buon merito creditizio e di un contratto lavorativo possibilmente a tempo indeterminato. In mancanza di tali requisiti la concessione del credito potrebbe essere vincolata da parte della banca alla firma di un garante o di un fideiussore.

Nel caso in cui, invece, la liquidità occorra per l’acquisto di un bene (ad esempio l’auto nuova, una vacanza, un nuovo divano) potrebbe essere più conveniente richiedere un prestito finalizzato, spesso proposto direttamente dal venditore che funge da intermediario con le più note finanziarie nazionali (Findomestic, Agos, Compass). Tale forma di finanziamento permette di usufruire di tassi concorrenziali (alle volte addirittura TAN 0%), spese accessorie ridotte ed offre la comodità di poter essere richiesto in loco, al momento dell’acquisto, previa presentazione dell’opportuna documentazione.

Cosa valutare per scegliere al meglio

punti di domanda

Da quanto finora detto emerge che gli infermieri che necessitano di liquidità possono percorrere diverse strade.

Per poter scegliere al meglio quella più adatta alle proprie esigenze ed alle proprie tasche è sempre opportuno richiedere il maggior numero di preventivi possibile, sia online (quando l’istituto di credito lo permette) sia recandosi direttamente presso la banca convenzionata o comunque di proprio interesse.

Al momento della valutazione delle varie offerte occorre paragonare il TAEG, in quanto è questo il valore che indica il costo complessivo del finanziamento, spese accessorie comprese. Oltre alla convenienza, però, l’infermiere dovrà valutare anche altri fattori, che potrebbero influire sulla scelta ancor più del vantaggio economico.

Infatti, se ad esempio si deve rispondere ad una necessità di liquidità impellente, i finanziamenti INPS potrebbero non essere la soluzione giusta pur essendo sicuramente competitivi da un punto di vista economico, in quanto richiedono dei tempi burocratici e quindi di erogazione più lunghi rispetto a quelli di un prestito personale o finalizzato. Nel caso, invece, di passate segnalazioni al Crif per problemi di insolvenza, sarà opportuno indirizzarsi verso la cessione del quinto, pur essendo più costosa, poiché richiedibile anche da pignorati e cattivi pagatori.

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Prestiti Miur: quali alternative per il 2020?

Prestiti Miur: 7 domande e 7 risposte

Alcune categorie di consumatori possono accedere al credito di cui necessitano anche attraverso specifici finanziamenti agevolati, come ad esempio accade per i dipendenti del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Se sei un dipendente statale appartenente al Miur, continua a leggere il seguente articolo: cercherò di rispondere alle tue principali domande sull’argomento.

Indice

  1. Cosa si intende per Prestiti Miur?
  2. Chi può richiederli e quali sono i requisiti?
  3. Cos’è il Piccolo Prestito INPS?
  4. Cosa sono i Prestiti Pluriennali diretti INPS?
  5. Come richiedere un prestito INPS?
  6. Come usufruire dei finanziamenti convenzionati Miur?
  7. Quali alternative ai prestiti Miur?

1.Cosa si intende per Prestiti Miur?

logo miur

Per Prestiti Miur si intendono tutti quei finanziamenti che presentano qualsiasi tipo di agevolazione nei confronti dei dipendenti del suddetto Ministero: docenti, personale ATA e ricercatori universitari. Appartengono a tale categoria di finanziamenti:

  • i prestiti erogati direttamente dall’INPS a favore degli iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (Fondo Credito) in possesso dei dovuti requisiti;
  • i prestiti erogati da alcuni istituti di credito a favore del personale docente e amministrativo scolastico in seguito alla stipula di apposite convenzioni con il Ministero dell’Istruzione.

Le agevolazioni di cui si potrà usufruire possono essere diverse, ad esempio tassi più bassi rispetto a quelli di mercato, semplificazioni dell’iter burocratico o spese accessorie ridotte.

Tali prestiti agevolati assumono la forma e le modalità di rimborso tipiche della cessione del quinto dello stipendio, quindi:

  • tasso fisso;
  • rate di importo non superiore al 20% dello stipendio netto;
  • rimborso mensile a mezzo di trattenute dirette in busta paga;
  • copertura assicurativa obbligatoria.

2.Chi può richiederli e quali sono i requisiti?

immagine punti di domanda

Possono essere richiesti da tutti i dipendenti del Miur, quindi:

  • docenti delle scuole di ogni ordine e grado;
  • personale ATA;
  • docenti e ricercatori universitari.

Nel caso dei prestiti INPS (Piccolo Prestito o Prestiti Pluriennali) occorrerà anche avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato con un’anzianità di servizio di almeno 4 anni valida ai fini della pensione ed essere iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (Fondo Credito) con regolare versamento della quota negli ultimi 4 anni. Nel caso in cui si disponesse di un contratto lavorativo a tempo determinato, per poter accedere ai prestiti INPS è necessario che la sua durata sia di almeno 3 anni e che il finanziamento richiesto si concluda entro e non oltre la fine del rapporto lavorativo.

Possono accedere ad una particolare tipologia di Piccolo Prestito INPS anche gli insegnanti e i direttori scolastici delle scuole primarie e dell’infanzia in servizio, iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale (ex ENAM), in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato e che hanno ancora da svolgere almeno altri due anni di lavoro prima di andare in pensione.

Nel caso, invece, di prestiti agevolati erogati da Istituti di credito in convenzione col Miur sarà sufficiente dimostrare tramite busta paga la dipendenza lavorativa presso il Ministero dell’Istruzione.

3.Cos’è il Piccolo Prestito INPS?

logo inps

Il Piccolo Prestito è un finanziamento a breve termine erogato dall’INPS (tramite il Fondo Credito) a favore degli aventi diritto che ne fanno richiesta. Non occorre presentare alcun giustificativo di spesa ma l’erogazione è comunque soggetta alla disponibilità presente nel Fondo, che viene annualmente stabilita dal bilancio INPS.

Si tratta di prestiti il cui importo può arrivare al massimo a 8 mensilità nette da restituire in massimo 4 anni. E’ possibile richiederne un rinnovo dopo aver rimborsato almeno la metà delle rate previste dal proprio piano di ammortamento.

Il TAN applicato è pari al 4,25% a cui vanno aggiunti:

  • un’aliquota dello 0,50% dell’importo erogato, per coprire le spese amministrative;
  • il premio da versare al Fondo Rischi il cui importo varia in base all’età del richiedente, secondo quanto riportato nelle tabelle presenti nel relativo Regolamento.

Gli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale (ex ENAM) possono anche accedere ad un particolare Piccolo Prestito che gode di un TAN agevolato pari all’1,50%; in più sarà dovuta un’aliquota dell’1% per spese amministrative e Fondo Rischi. La durata massima è di 24 mesi e l’importo massimo richiedibile è pari a 2 mensilità nette. Si tratta, quindi, di un piccolo finanziamento a tasso molto agevolato, che è soggetto però a limitazioni per quanto riguarda le motivazioni della richiesta. Inoltre non è cumulabile con altri prestiti concessi dalla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.

4.Cosa sono i Prestiti Pluriennali diretti INPS?

I Prestiti Pluriennali diretti INPS sono invece finanziamenti agevolati con i quali i dipendenti Miur possono accedere a importi più elevati, rimborsabili in 5 o 10 anni. L’erogazione da parte dell’INPS è però soggetta alla motivazione per cui il credito è richiesto.

Per averne diritto occorre infatti rientrare nelle specificate casistiche riportate dal Regolamento, allegando alla domanda la documentazione che attesta lo stato di necessità oltre a preventivi e/o fatture relative alle spese da sostenere o già sostenute.

E’ possibile fare richiesta di un prestito pluriennale entro un anno dall’evento che ha determinato la necessità economica (malattia, acquisto auto, manutenzione straordinaria dell’abitazione, nascita di un figlio ed altro ancora).

Il TAN applicato è pari al 3,5% cui si aggiunge un’aliquota dello 0,5% più il premio dovuto al Fondo Rischi. La restituzione comincia due mesi dopo l’accredito dell’importo concesso sul conto corrente. Sono previste sia la possibilità di rinnovo che di estinzione anticipata.

5.Come richiedere un prestito INPS?

I dipendenti Miur devono inoltrare la domanda per un prestito INPS per via telematica, scegliendo se utilizzare il portale INPS o quello NOIPA, seguendo le indicazioni fornite ed allegando l’opportuna documentazione. Sempre tramite il portale scelto, sarà possibile monitorare l’avanzamento della pratica o ricevere delucidazioni in caso di rifiuto.

6.Come usufruire dei finanziamenti convenzionati Miur?

disegno di una banca e banconote

I dipendenti Miur, in qualità di statali, sono visti di buon grado dagli Istituti di credito che sono quindi favorevoli a stipulare convenzioni col Ministero per offrire condizioni agevolate alla categoria, perché il rimborso è considerato a basso rischio. Tali convenzioni, che possono offrire agevolazioni di vario genere, hanno però carattere temporaneo ed alle volte anche locale.

E’ quindi opportuno rivolgersi preventivamente presso la propria amministrazione di appartenenza per reperire informazioni aggiornate sulle convenzioni in corso,

così da andare a colpo sicuro e richiedere un preventivo personalizzato di cessione del quinto direttamente alle banche e finanziarie che potenzialmente offriranno le condizioni più favorevoli. Ricordati di portare con te un documento di riconoscimento valido, il codice fiscale o tessera sanitaria e le ultime due buste paga.

La cessione del quinto, solitamente, è un finanziamento leggermente più costoso di un comune prestito personale, però, proprio in virtù delle sue modalità di rimborso, permette anche ai cattivi pagatori e ai pignorati di farne richiesta con esito positivo, in quanto sarà il Miur stesso a fare da garante trattenendo a monte le rate in busta paga. Inoltre, nel caso di elevata necessità di liquidità, alla cessione può essere accostato il prestito con delega che, impegnando un ulteriore 20% dello stipendio, permette di raddoppiare il credito richiedibile, previa concessione, da parte della propria amministrazione di appartenenza, del consenso scritto ad effettuare le ulteriori trattenute .

Invece, presso le banche convenzionate con l’INPS potrai fare richiesta di un Prestito Pluriennale (quinquennale o decennale) INPS garantito, cioè erogato dalla banca in questione ma garantito dal Fondo Credito INPS. I tassi applicati non saranno concorrenziali come quelli del Prestito Diretto ma comunque più bassi di quelli di mercato. Anche in questo caso occorrerà dimostrare di rientrare nelle casistiche previste dal Regolamento.

7.Quali alternative ai prestiti Miur?

Non è detto che per i dipendenti del Ministero dell’Istruzione la soluzione migliore sia sempre il prestito agevolato. Ad esempio, se il credito serve per l’acquisto di un bene, potrebbe essere più conveniente richiedere un prestito finalizzato direttamente presso lo store in cui si intende effettuare l’acquisto, anche se non è presente un trattamento favorevole per la propria categoria di appartenenza. Catene come Euronics, Nuovarredo, Mediaworld e tante altre offrono finanziamenti in collaborazione con le principali finanziarie nazionali, proponendo periodicamente anche condizioni promozionali molto vantaggiose, come il tasso zero.
disegno di un'insegnante alla lavagna
E ancora, in presenza di un impellente bisogno di denaro potrebbe non essere possibile attendere i tempi tecnici e burocratici necessari per l’erogazione dei prestiti agevolati. In tal caso potrebbe essere opportuno valutare anche il classico prestito personale, che prevede tassi leggermente più elevati ma tempistiche più rapide. Da tenere in conto, però, che, al fine della concessione, sarà necessario disporre di un buon merito creditizio o, in mancanza di quest’ultimo, di un solido garante o fideiussore.

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Prestiti per cure mediche: quali alternative?

Prestiti per cure mediche: cosa valutare al momento della scelta?

Purtroppo non sempre si accede al credito per permettersi una bella vacanza, la macchina nuova o per rimodernare l’arredamento. Spesso e volentieri si necessità di liquidità per sostenere spese mediche improvvise ed impellenti oppure costose cure odontoiatriche. Si parte da importi modesti (dai 3 ai 10.000€) per arrivare anche a cifre importanti (20 o 30.000€, come ad esempio nel caso di interventi chirurgici privati). Come muoversi per accedere al credito di cui si necessita? Quali sono le alternative da vagliare? Nel seguente articolo troverai tutte le informazioni utili al riguardo.

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Prestiti finalizzati

disegno di medico e di banconote

Molte cliniche private, così come medici specialistici e dentisti, sono consapevoli del fatto che non sempre i costi delle loro prestazioni sono alla portata delle tasche dei pazienti. Per questo cercano di venire incontro alle esigenze della clientela stringendo convenzioni con finanziarie locali o nazionali per poter intermediare prestiti finalizzati alle cure mediche da sostenere. Direttamente in loco sarà possibile, dunque, effettuare il pagamento della parcella rateizzandone l’importo nella maniera più opportuna.

L’ente creditore, infatti, erogherà il contante concesso direttamente alla clinica o al professionista che effettuerà il servizio sanitario richiesto, mentre le rate saranno mensilmente rimborsate dal paziente.

Solitamente il prestito finalizzato presenta condizioni economiche più vantaggiose rispetto ad un prestito personale, rare volte con TAN 0% promozionale, più comunemente con TAN intorno al 4% o 5%.

Non è però richiedibile una cifra superiore a quella preventivata dal medico, quindi non è possibile approfittarne per mettere da parte un gruzzoletto aggiuntivo a cui attingere in caso di ulteriore necessità.

Per richiederlo è necessario presentare un documento d’identità, il codice fiscale, le ultime due buste paga o, in caso di lavoratori autonomi, la Certificazione Unica (modello CU). Per non incontrare intoppi è necessario inoltre disporre di un buon merito creditizio.

Prima di firmare è sempre consigliabile valutare anche proposte esterne ed alternative, perché così facendo si potrebbe risparmiare qualcosa in più, che non fa mai male.

Prestito personale

disegni di denaro e banconote

A differenza del prestito finalizzato,

il prestito personale è una forma di credito al consumo per la quale non è necessario specificare le motivazioni della richiesta e l’importo concesso viene erogato sul conto corrente del richiedente

che potrà utilizzarlo a propria discrezione, quindi anche per sostenere le spese mediche necessarie. Le offerte di questa tipologia di prestito sono molto più numerose rispetto a quelle finalizzate, quindi, richiedendo più preventivi, è possibile riuscire a spuntare condizioni economiche favorevoli. Nella maggior parte dei casi è possibile richiedere fino a 75.000€ da restituire in massimo 120 mesi. Oltre al TAN occorre confrontare soprattutto i TAEG delle varie proposte perché quest’ultimo è il valore che indica il costo complessivo del finanziamento, spese accessorie comprese.

Alcune banche e finanziarie, come ad esempio Agos e Findomestic, propongono apparenti prestiti finalizzati per cure mediche ed estetiche che, ad uno sguardo più attento, si rivelano essere dei prestiti personali a tutti gli effetti. Attenzione, quindi: è opportuno attenersi sempre a ciò che è riportato nel foglio informativo del prodotto in questione.

La documentazione da presentare è la medesima di quella richiesta per i prestiti finalizzati. In mancanza dei requisiti ritenuti indispensabili dall’istituto per la concessione del credito potranno essere richieste garanzie aggiuntive, come un garante o un fideiussore.

Cessione del quinto

frazione un quinto

Si tratta di una forma di prestito personale al quale possono accedere unicamente i dipendenti (pubblici e privati) e i pensionati. Sono quindi esclusi i lavoratori autonomi e quelli atipici. A causa dei costi accessori (ad esempio la polizza vita e /o impiego obbligatoria),

si tratta di una forma di credito al consumo più costosa rispetto ad un prestito personale classico ma presenta il notevole vantaggio di poter essere richiesto anche da cattivi pagatori e protestati, in quanto non viene preso in considerazione il merito creditizio.

Il rimborso avverrà a mezzo di rate mensili trattenute direttamente in busta paga dal datore di lavoro e la durata massima prevista è di 120 mesi. Per quanto riguarda gli importi, questi dipendono dall’entità dello stipendio o pensione netti percepiti, in quanto la rata per legge non può superare la quinta parte dello stipendio/pensione.

Gli istituti di credito stipulano frequentemente convenzioni con enti pubblici o statali e con l’Inps, quindi chi appartiene a tali categorie può spuntare tassi o condizioni agevolate. E’ opportuno dunque informarsi presso la propria amministrazione di appartenenza o presso l’Inps circa le convenzioni in atto, così da ottimizzare i tempi di reperimento dei preventivi concentrandosi sugli istituti che offrono agevolazioni.

(Approfondimento: Preventivo cessione del quinto, Prestiti per protestati e cattivi pagatori)

Prestiti Inps

logo inps

I dipendenti pubblici o statali iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali da almeno 4 anni e con 4 anni di anzianità di servizio valida ai fini della quiescenza e i pensionati iscritti alla Gestione suddetta possono fare richiesta dei prestiti pluriennali diretti Inps (quinquennali o decennali) in quanto nel Regolamento, tra le motivazioni per cui tale credito viene erogato, sono contemplate:

  • malattia dell’iscritto (quinquennale): l’importo erogabile è a discrezione dell’Inps che valuterà preventivi di spesa, cartelle cliniche e certificati medici per stabilire la somma necessaria per affrontare la malattia. Occorrerà dunque allegare alla domanda autocertificazione dello stato di famiglia, tutti i referti medici relativi al problema di salute, eventuali ricevute di spese già effettuate;
  • protesi dentarie e cure odontoiatriche dell’iscritto o di un membro del suo nucleo familiare (quinquennale): anche in questo caso la somma erogata sarà determinata in base all’analisi dei preventivi di spesa allegati. Prima dell’erogazione occorrerà presentare copia autenticata di fatture pari almeno al 10% del totale delle spese preventivate, per dimostrare l’inizio delle cure in questione;
  • malattie gravi dell’iscritto o di un membro del nucleo familiare (decennale): valgono stesse regole e modalità dei precedenti casi, con la possibilità di accedere a somme più elevate grazie ad un piano di rimborso più esteso nel tempo.

E’ necessario disporre di un contratto di lavoro a tempo indeterminato oppure a tempo determinato con durata di almeno 3 anni. In quest’ultimo caso il prestito dovrà concludersi prima della fine del contratto lavorativo e il Tfr maturato e maturando sarà preso a garanzia per tutta la durata del finanziamento.

Il TAN applicato ai prestiti pluriennali è agevolato. E’ pari, infatti, al 3,5% a cui si aggiunge lo 0,5% dell’importo erogato per coprire le spese amministrative e la quota da versare al Fondo Rischi secondo le tabelle fornite dall’Inps. Le domande andranno presentate, seguendo l’iter telematico descritto sul sito ufficiale Inps, entro e non oltre un anno dalla data in cui si è verificato il problema di salute per cui è richiesto il credito.

Per importi più contenuti e senza bisogno di presentare giustificativi di spesa, è possibile richiedere all’Inps i cosiddetti Piccoli Prestiti, che possono avere una durata compresa tra 1 e 4 anni ed un importo che va da una mensilità netta fino ad un massimo di 8. Il TAN applicato è 4,25% a cui va aggiunto, come per i prestiti pluriennali, lo 0,5% dell’importo erogato per spese amministrative e la quota al Fondo Rischi.

Opinioni

Da quanto detto finora si evince che di fronte a spese mediche importanti o impreviste è possibile percorrere diverse strade.

La più pratica e veloce è rappresentata dal prestito finalizzato offerto direttamente presso la clinica a cui ci è rivolti. Ad esempio offrono questa tipologia di finanziamento cliniche dentali come Dentix e DentalPro.

Se si preferisce poter richiedere una liquidità superiore ai preventivi di spesa, per essere pronti ad eventuali spese aggiuntive, allora conviene indirizzarsi su un prestito personale, cercando di reperire il maggior numero di preventivi possibile (devono essere di pari importo e durata per poterli comparare opportunamente tra loro), anche online, così da individuare quello al momento più vantaggioso e che meglio soddisfa le proprie esigenze.

Se non si ha un’urgenza eccessiva, può rivelarsi conveniente provare ad ottenere un prestito Inps: prevedono tempi più lunghi rispetto ad un prestito tradizionale, l’erogazione è soggetta alla disponibilità del Fondo, ma offrono tassi effettivamente agevolati.

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Bonus Verde 2020 – Guida alle detrazioni fiscali

Bonus Verde – Ecco tutte le spese ammesse in detrazione

L’art. 1 della Legge di Bilancio 2018, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 dicembre 2017, conferma anche se con qualche variazione e novità, il pacchetto di agevolazioni fiscali dedicate a chi ristruttura e/o riqualifica il proprio immobile.

Nello specifico introduce il cosiddetto “Bonus Verde”, misura fiscale normata dai commi 12-13-14-15 e successive modificazioni del suddetto art.1, si permette al contribuente di portare in detrazione IRPEF il 36% di spese certificate per interventi atti a “risistemare le aree verdi” di un immobile ad uso abitativo. Il tetto massimo fissato della legge è pari a 5.000,00 € di spese effettuate nel 2018 per ogni unità immobiliare e, dunque, una detrazione massima di 1.800,00 € da ripartirsi in 10 anni.

Interventi ammessi

Diciamo subito che il testo della norma è generale e dà adito a qualche dubbio soprattutto riguardo cosa comprende effettivamente il Bonus e quindi quali sono i lavori agevolabili.

Il comma 12, infatti, parla di interventi di “sistemazione a verde”, di “realizzazione di impianti di irrigazione, di pozzi, di coperture a verde e di giardini pensili”; il comma 14, inoltre, consente di detrarre anche le “spese di progettazione e manutenzione” connesse agli interventi permessi dal comma 12.

Il comma 13, infine, chiarisce che l’agevolazione è concessa anche per interventi su parti condominiali (Approfondimento: Guida al prestito condominiale). Questo significa che un singolo contribuente intestatario di due unità immobiliari diverse, magari una privata e una condominiale, può detrarre il 36% su un totale di spesa di 10.000,00 € e un importo complessivo detraibile di 3.600,00 €, ripartito in due pratiche distinte.

Da Telefisco 2018, il Convegno Mondiale, giunto alla 27° Edizione, promosso da Il Sole 24 Ore in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, arrivano, però, le prime delucidazioni: non sono agevolabili gli interventi “in economia”, quelli fatti dal privato stesso, e le manutenzioni annuali, in quanto incompatibili con la natura di interventi di sistemazione “straordinaria” o “ex-novo”.

A essere sinceri l’obbligatorietà che gli interventi agevolabili non possano riguardare sistemazioni verdi già preesistenti è emersa durante lo svolgimento di Telefisco, in quanto, in effetti, il testo originale del DLL è ambiguo e interpretabile anche in altro modo.

In quest’ottica, dunque, sono escluse le spese di acquisto di piante in vaso, a meno che non siano ricadenti all’interno di un intervento di risistemazione ampio e strutturato di un giardino o di un terrazzo; non si possono, quindi, detrarre i costi relativi al mero acquisto di piante in vaso annuali.

Non è così improbabile che siano in arrivo ulteriori chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Fonte Il Sole 24 Ore

Bonus Verde: come si paga?

Altro capitolo importante è quello relativo alla modalità di pagamento; si deve, in questo caso,fare riferimento al comma 15, dove è genericamente indicato che deve essere eseguito con “strumenti idonei per consentire la tracciabilità”.

Inizialmente si era, dunque, pensato che tale strumento fosse il cosiddetto “bonifico parlante”, il metodo di pagamento specificatamente studiato per poter ottenere le agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie ( approfondimento Finanziamenti finalizzati alla ristrutturazione casa) e che deve essere eseguito compilando l’apposito modello su cui devono essere riportati alcuni dati obbligatori, come, ad esempio, il numero di fattura, il nome della ditta che ha eseguito i lavori e il codice fiscale del beneficiario dell’agevolazione .

l’Agenzia delle Entrate ha, però, chiarito che il pagamento può essere effettuato anche con assegni, carta di credito, carta di debito e bonifico ordinario; ciò comporta che non debba essere versata la ritenuta d’acconto dell’8% da parte degli istituti finanziari, obbligatoria, invece, per i bonifici parlanti.
Se si sono, dunque, già effettuati lavori e interventi dal momento dell’entrata in vigore del Bonus Verde, ovvero dal 1° gennaio del 2018, possono tutti essere ancora agevolati, se rispondenti ai requisiti illustrati nel capitolo precedente, purché non siano stati pagati in contanti.

Fonte Fisco e Tasse

Conclusioni

Riassumiamo le caratteristiche principali del Bonus Verde:

  • si tratta di un’agevolazione fiscale il cui oggetto è l’unità immobiliare ad uso abitativo, o porzione di essa in caso di condomìni e non la persona fisica; se, dunque, un contribuente interessato all’agevolazione, proprietario, conduttore o comodatario che sia, sostiene spese su diversi immobili, ha diritto a più detrazioni
  • gli interventi agevolabili sono tutti quelli utili alla sistemazione di aree verdi private e condominiali – terrazze, giardini e balconi -, al recupero di giardini di interesse storico, all’installazione di piante, anche in vaso, purché ricadenti all’interno di un intervento di recupero straordinario o ex novo, lavori necessari per trasformare aree incolte in aiuole o prati, rifacimento di impianti di irrigazione e spese di progettazione e manutenzione connesse con gli interventi ammessi
  • i pagamenti devono essere eseguiti nel corso del 2018 attraverso bonifici parlanti, bonifici ordinari, assegni, transazione con carta di credito o di debito, ossia con qualsiasi strumento che risulti tracciabile

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Prestiti Under 30 – 3 alternative

Prestiti anche online per giovani under 30 – Come fare fare?

Le offerte e le promozioni sui prestiti under 30 anni nascono soprattutto per agevolare l’accesso al credito a quella categoria di lavoratori o studenti che altrimenti rischiano di rimanere esclusi dal mondo dei finanziamenti. Nella realtà il target dei più giovani è una fascia di mercato molto interessante per le banche e le finanziarie, in quanto si tratta di persone che si approcciano ad acquisti spesso importanti come ad esempio: l’auto, un viaggio, le spese di arredamento o quelle di una cerimonia come ad esempio un matrimonio.

A fondo perduto: quali possibilità?
La categoria dei finanziamenti anche per gli under 30 è ampia. Infatti nel suo interno troviamo i prestiti:

  • destinati all’avvio di un’attività in proprio: dall’apertura di un bar o pub ad attività più impegnative come ad esempio uno studio tecnico, un asilo, ecc;
  • finalizzati ad un acquisto di un prodotto o servizio: ad esempio per l’arredamento, per l’auto, ecc;
  • personali: che non hanno bisogno di motivazioni per essere richiesti.

Sono invece pressoché scomparsi i veri e propri finanziamenti a fondo perduto (europei, regionali o statali) e se presenti non vanno a coprire il 100% ma solo una parte. Per capire meglio questo funzionamento facciamo un esempio:

Finanziamento a fondo perduto al 50%

Supponiamo di avere la possibilità di richiedere un finanziamento europeo per avviare un’attività con un costo stimato di 30 mila euro e che nelle condizioni del bando per poter accedere al finanziamento è specificato che il finanziamento coprirà solo l’80% della somma necessaria per fare l’investimento. Di questo 80% il 50% è a fondo perduto mentre il 50% è agevolato (per semplicità supponiamo che sia a tasso zero). A questo punto la situazione sarà la seguente:

  • come finanziamento otterrò l’80% dei 30 mila euro (24 mila euro) mentre 6000 euro li devo trovare diversamente;
  • dei 24 mila che mi vengono erogati 12 mila non li devo restituire (perché sono a fondo perduto) mentre 12 mila li devo rifondere secondo il tasso di interesse previsto (che nel nostro esempio è pari a zero).

Tasso 0: come fare?

Se si sta cercando invece a titolo personale un prestito under 30 a tasso zero non si ha molta scelta. Per poter usufruire del vero tasso zero normalmente sarà necessario richiedere un prestito finalizzato all’acquisto di un prodotto con un esercente convenzionato con una finanziaria o una banca che prevede proprio questa condizione (ad esempio un finanziamento a tasso zero Mediaworld, Unieuro, ecc se devo acquistare un pc, un Tv, ecc).

Le agevolazioni sui prestiti personali

Se invece desidero un prestito agevolato under 30 anni allora devo guardare le offerte di quelle banche che hanno una linea specificatamente dedicata. Le agevolazioni possono essere sui tassi oppure legate ad una facilitazione nell’accesso al finanziamento. I problemi per ottenere un prestito da parte di un giovane sono infatti molti anche se i principali possono essere indicati nella:

  • presenza di un contratto di lavoro a tempo determinato o con poca stabilità nella posizione lavorativa;
  • poca o inesistente reputazione creditizia;
  • poco Tfr accumulato (specialmente se si vuole richiedere la cessione del quinto).

Spesso se una banca prevede condizioni agevolate di accesso per i prestiti under 30 sarà anche disposta a concedere dei tassi non eccessivamente elevati. Questa però è una situazione che va valutata caso per caso passando sempre per la richiesta di preventivi e, laddove possibile, per una valutazione di fattibilità. E’ da sottolineare come sia i preventivi e che le valutazioni di fattibilità non sono vincolanti e non possono prevedere dei costi da sostenere (devono essere offerti sempre completamente gratis).

Esempi

Riportiamo ora alcuni esempi di prodotti che le banche hanno deciso di dedicare proprio ai giovani.

Creditopplà UBI under 30 anni

Ubi Banca prevede sia una proposta per grandi progetti (fino a 30 mila euro finanziabili) che per piccole necessità (fino a 5000 euro). La durata massima del finanziamento è di 84 mensilità per il primo e di 36 mesi per il secondo. Come particolarità troviamo lo stesso Tan fisso per entrambi i tipi che, al 30 ottobre 2017, risulta del 6,99% da foglio Informativo ufficiale.

PerTe Prestito Giovani di Intesa Sanpaolo

Un’altra banca che ha un prodotto ad hoc per i giovani (under 35 anni) è Intesa Sanpaolo. La somma massima richiedibile con PerTe Prestito Giovani è di 30 mila euro rimborsabili fino a 120 mensilità. Tasso di interesse fisso annuo Tan fino al 30 novembre 2017 del 6,5%. Dopo 12 rate rimborsate si può modificare la durata del piano di ammortamento. (Fonte sito ufficiale Intesa SanPaolo – data 07/11/2017)

Webank

Questa banca non ha in realtà un prodotto ad hoc che possa rientrare nei prestiti under 30 anni ma può essere interessante confrontarne le condizioni con quelle agevolate appositamente pensate per i più giovani da parte degli altri istituti di credito. Il tasso Tan applicato dal prestito Webank Small (max 10000 euro) è infatti del 7% che scende al 6,30% se si accredita lo stipendio sul conto corrente Webank. Un dato sicuramente interessante ed in linea con gli esempi precedenti. (Fonte sito ufficiale Webank – data 07/11/2017)

Conclusioni

Anche se dagli esempi riportati può essere chiaro che in alcuni casi scegliere al di fuori di prodotti dedicati potrebbe garantire maggiori risparmi, non si può non mettere in primo piano il problema dell’accessibilità al credito. Se si appartiene a una categoria debole dal punto di vista finanziario, come lo sono spesso i giovani, spesso si hanno solo due alternative:

  1. chiedere a un genitore (o altro conoscente) di fare da garante per rafforzare le garanzie così da poter accedere al prestito selezionato in base alla convenienza;
  2. cercare tra prodotti specifici facilmente accessibili accettando di farsi carico di interessi anche più elevati rispetto a quelli ottenuti da altre categorie.

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Bonus Mamma – Come ricevere gli 800 euro del premio nascita

Bonus mamma domani: tempi e modalità di richiesta

Il “premio nascita” noto principalmente con il nome bonus mamma domani permette alle neo mamme di ottenere un contributo una tantum pari ad 800 euro. Data la caratteristica non continuativa si tratta di un tipo di contributo che non viene assoggettato ad alcuna imposta o ritenuta e, se richiesto da una mamma in stato di disoccupazione, non ne porta una variazione dello status.

Questo contributo spetta alle madri a partire dal 1 gennaio 2017 e presenterà le stesse condizioni per tutto l’anno in corso. Per il 2018 è invece necessario fare delle valutazioni differenti legate in primis alla sua ‘riconferma’ nella finanziaria del prossimo anno.

Requisiti necessari

In modo molto sintetico per maturare il diritto bisogna avere concluso il settimo mese di gravidanza ed essere cittadino italiano oppure residente in Italia. Questo bonus potrà essere richiesto anche dalle mamme comunitarie oppure da quelle extracomunitarie che devono però dimostrare di avere un regolare permesso di soggiorno. In alternativa ne possono fare domanda anche le mamme non comunitarie che abbiano però riconosciuto lo status di rifugiato politico o un’assistenza sussidiaria. Le stesse condizioni valgono anche nel caso di affido e di adozione di un bambino nell’arco di tutto l’anno in corso (2017).

C’è poi da considerare la data massima che dovrà essere rispettata per fare la richiesta. Il diritto matura infatti dal compimento del settimo mese di gravidanza ma non è necessario fare immediatamente la richiesta. Tale possibilità rimane possibile fino al compimento di un anno di età del bambino. Se si supera questo termine si perde irrevocabilmente il diritto a richiederlo. Tuttavia c’è una piccola eccezione dovuta al ritardo con cui la legge applicativa è entrata in vigore, che decorre fattivamente dal 4 maggio. Per cui ci sono 4 mesi che vengono aggiunti alla data di compimento dell’anno per chi è nato prima di tale data.

Se si ha una gravidanza gemellare il bonus spetterà per ogni bambino. Questo contributo è infatti ‘per bambino’ e non ‘per evento’ (non è legato cioè al parto od alla sola pratica di adozione, ecc).

Come si fa la richiesta?

L’erogazione è a cura dell’Inps e la prima cosa da fare è quella di compilare l’apposita modulistica. Ciò può essere fatto tramite il portale dell’Inps stesso, andando ad un Caf oppure tramite i numeri di telefono messi a disposizione sempre dall’ente stesso (in linea generale si dovrà quindi usare un canale telematico). Le preferenze nella scelta saranno dettate da:

  • Caf: bisogna rivolgersi ad un patronato che è abilitato ai servizi telematici;
  • Inps sul portale: bisogna avere il pin dispositivo (questo viene rilasciato immediatamente nelle varie sedi territoriali Inps presentando l’apposito modulo di richiesta e una copia di un documento di riconoscimento);
  • Inps via telefono. Si dovranno obbligatoriamente usare le seguenti numerazioni: 803 164 che è il numero verde del contact center (senza costi da telefono fisso), oppure lo 06 164 164 per chi chiama con cellulare (si segue il costo della tariffazione dovuta al proprio piano tariffario).

Certificati necessari

Oltre al modulo di domanda è logicamente necessario dimostrare lo stato di gravidanza, l’avvenuto affido o adozione entro i termini previsti dal bonus mamma. Queste situazioni vengono dimostrate facilmente con:

  • certificato medico che attesta il raggiungimento del compimento del settimo mese di gravidanza e la data presunta del parto (nel caso di parto gemellare oltre a questo certificato serve anche la documentazione che dimostra il numero di bambini);
  • documentazione rilasciata dal tribunale (decreto del tribunale dei minori) per le ipotesi di affido oppure di adozione;
  • autocertificazione nel caso di parto già avvenuto.

Se si raggiunge la fine del settimo mese di gravidanza ma questa non giunge al termine si deve darne prova con il certificato che attesta l’interruzione di gravidanza.

Come si presentano i documenti?

La domanda ‘iniziale’ è telematica ma poi deve essere inviata la documentazione cartacea che dà prova dei requisiti che si possiedono. Tutti i documenti vanno inviati in cartaceo con la lettera A/R. In particolare bisogna presentare:

  • il certificato di gravidanza (in una busta chiusa con riportata la dicitura “Documentazione domanda di Premio alla nascita – certificazione medico sanitaria” ed il numero di protocollo assegnato con la domanda telematica);
  • il numero di protocollo certificato del medico SSN o Asl;
  • eventuali codici di esenzione come M31 a M42 (madri non lavoratrici).

I certificati vanno in generale dati in copia originale ma in alcuni casi è ammessa quella autenticata. Alcune in formazioni possono essere autocertificate come nel caso di:

  • parto già avvenuto;
  • data di ingresso in famiglia (solo per adozione o affido);
  • permesso di soggiorno.

Come avviene il pagamento?

Ci sono differenti opzioni che possono essere scelte tranne la riscossione con ritiro di un assegno presso le sedi Inps (viene privilegiato l’accredito su un rapporto bancario oppure postale). Se non si ha un rapporto bancario o postale per l’accredito si dovrà scegliere come metodo di riscossione la domiciliazione postale. Se si può o si vuole l’accredito (in questo caso bisogna inviare il mod SR163), sono accettati come sistemi:

  • uso di carta prepagata con Iban (abilitata ai trasferimenti ed accrediti in entrata);
  • conto corrente postale;
  • conto corrente bancario;
  • libretto postale.

Approfondimento: Assegno sociale.

Problemi e ritardi: cosa fare?

Non è stata prevista una tempistica minima o massima per la lavorazione delle domande e per il pagamento dell’importo dovuto. Si possono verificare ritardi dovuti a un volume di domande molto elevato, al fatto che la pratica riporti dei dati sbagliati oppure mancanti, oppure a causa di accertamenti da parte dell’Inps o delle autorità competenti.

Se si teme che la domanda non sia stata esattamente compilata oppure che manchi qualche dato o documento si dovrà avere la pazienza che l’Inps contatti il titolare della domanda stessa per apportare gli aggiustamenti richiesti. In tutti i casi per conoscere lo stato di avanzamento della domanda bisogna recarsi presso il Caf che ha fatto la domanda, oppure usare il pin dispositivo ed entrare nell’area personale e poi nella zona del bonus mamma per accertarsi della situazione.

Cosa succede ai nati nel 2018?

Ricapitolando: il testo del bonus mamma dice che o si diventa mamma per l’adozione o l’affido a partire dal 1 gennaio 2017 oppure ‘attraverso’ una gravidanza nel corso dell’anno stabilendo a riguardo un’altra condizione obbligatoria. Il bonus infatti spetterà alle mamme che compiono il settimo mese di gravidanza nel corso del 2017. Da ciò che riporta il testo quindi se il settimo mese viene compiuto nell’anno in corso non ha alcuna importanza che il bimbo nasca nei primi mesi del 2018.

Altri articoli: Bonus Bebè.

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Prestiti Guardia di Finanza – Ecco cosa sono e come ottenerli

In convenzione o Inpdap: i prestiti guardia di Finanza migliori

Come per tutti i dipendenti statali, anche per chi lavora in Guardia di Finanza (così come per tutti i militari) i prestiti elargiti dalle banche possiedono spesso delle agevolazioni sul fronte economico Talvolta, inoltre, sono concessi sfruttando la formula della Cessione del quinto dello stipendio. Queste agevolazioni, indipendentemente dalla tipologia di finanziamento richiesto, possono essere dovute a accordi o convenzioni che singole banche fanno con i dipendenti pubblici in generale, oppure con un’offerta più mirata di prestiti per Guardia di Finanza che opera in una determinata zona (spesso si tratta di un intervento a livello regionale, ma in alcuni casi si può avere anche un accordo più ristretto o più ampio territorialmente parlando).
Ovviamente c’è sempre la possibilità di poter richiedere i prestiti pluriennali diretti Inps ex Inpdap, oppure quelli garantiti, per i quali il regolamento è ancora rimasto fermo al 2011, quindi con pochissime novità, tra le quali la creazione di un calcolatore online di simulazione e la possibilità di potersi ricavare un simil preventivo.

Bastano pochi documenti e il prestito è immediato

I prestiti personali vengono erogati senza alcun bisogno di giustificazione. Se si desiderano delle agevolazioni sulle condizioni bisogna chiedere in modo specifico che cosa riserva la banca come offerta per i militari, e quindi anche per la Guardia di Finanza. L’iter, sia che si opti per una banca con una convenzione attiva, che senza convenzione ma con tassi agevolati per i dipendenti del pubblico impiego, è sempre lo stesso : si sceglie una banca o una finanziaria, si chiede una somma, e se c’è il parere positivo in fase di valutazione, viene accreditata nell’arco di pochi giorni dall’approvazione.

Gli unici documenti da presentare generalmente consistono nell’ultima busta paga (o nelle ultime due), nel Cud o 730 in un documento di identità e il codice fiscale. Si dovrà ovviamente scegliere anche la durata della restituzione del prestito (quante rate) e l’importo che si intende pagare mensilmente, entro i limiti previsti dall’Istituto di credito interpellato.

L’alternativa della Cessione del Quinto

Per le categorie di dipendenti statali, ed anche per i prestiti ai dipendenti della Guardia di Finanza, la scelta più pratica sembrerebbe però proprio quella della cessione del quinto. Si tratta di un tipo di finanziamento, concesso da una banca o da una finanziaria a cui ci si rivolge, che prevede la trattenuta a monte dallo stipendio (ogni mese per tutta la durata del piano di ammortamento) di una certa somma fino ad un massimo del quinto dello stipendio, al fine di ripagare un prestito. La somma trattenuta corrisponde proprio alla rata da rimborsare (incombenza che spetterà al datore di lavoro).

L’alternativa della cessione del quinto mette al riparo da eventuali dimenticanze, giacché il meccanismo di restituzione dell’importo è automatico. Tra le possibilità di cessioni del quinto offerte ai dipendenti della Guardia di Finanza, ci sono dei prestiti in convenzione Inpdap che possono elargire somme anche piuttosto elevate tasso e condizioni variano a seconda della convenzione in essere). Questi si vanno ad aggiungere ai pluriennali direttamente erogati dall’Inps e x Inpdap, il cui importo è invece condizionato dalle finalità per cui vengono richiesti, mentre il tasso è sempre fisso, pari al 3,5% (più 0,50% per la quota amministrativa più la quota di fondo rischi unica componente variabile in funzione dell’età del richiedente).

Approfondimento: Cessione del quinto dipendenti pubblici.

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Prestiti dipendenti municipalizzate – Quali vantaggi?

Dipendenti municipalizzate: cessione del quinto o prestiti convenzionati?

Le aziende municipalizzate sono generalmente delle società di diritto privato (ma prive di una personalità giuridica autonoma), che svolgono la propria attività in un ambito specifico per conto del Comune. Si parla nella maggior parte dei casi di un ente economico di diritto pubblico che sperò svolge attività imprenditoriale.

Questa condizione molto particolare spesso crea problemi di interpretazione su quelli che sono i diritti dei dipendenti delle municipalizzate e quindi anche sui tipi di prestiti che possono ottenere.

La cessione del quinto è possibile?

Quando si ha a che fare con i dipendenti, sia del settore privato che di quello pubblico, si associa quasi subito la possibilità di accedere alla cessione del quinto dello stipendio. Sotto questo punto di vista i dipendenti delle municipalizzate vengono parificati in modo omogeneo ai dipendenti statali, para statali e pubblici. Quindi se la durata del contratto che si ha con l’azienda ha le condizioni minime necessarie per ottenere la cessione, almeno in teoria non ci dovrebbero essere problemi.

Purtroppo il condizionale è d’obbligo, visto che a conti fatti molte banche e finanziarie stabiliscono in modo molto specifico quei soggetti che potranno essere considerati finanziabili, anche in virtù delle aziende per le quali lavorano. Roma purtroppo è un esempio abbastanza esplicativo delle difficoltà che si possono incontrare a causa della scarsa solidità dell’azienda stessa per cui si lavora.

Se infatti quando si è dipendente pubblico di un ministero (o in generale di una pubblica amministrazione) l’aspetto della finanziabilità non entra in gioco, poiché non viene messo in discussione l’aspetto della “solidità” del datore di lavoro, di fronte alle aziende municipalizzate la situazione cambia.

Quindi riassumendo i dipendenti delle municipalizzate di un determinato Comune potranno vedersi rifiutata la propria richiesta di cessione del quinto dello stipendio, semplicemente perché l’azienda per cui si lavora mostra segnali evidenti, o anche solo degli accenni, di una condizione di sofferenza.

Requisiti minimi richiesti

Nonostante le aziende municipalizzate abbiano una partecipazione del “solo 40%” da parte dello Stato, enti, ecc, anche per il possesso dei requisiti minimi sono previste le stesse condizioni per lo più applicate per i dipendenti pubblici che lavorano per la pubblica amministrazione. In particolare bisogna aver maturato un’anzianità, dalla data di assunzione, che sia almeno pari a 3 mesi.

Caratteristiche e condizioni dei contratti

La durata è imposta dalla legge, quindi si va da un minimo di 24 a un massimo di 120 rate. Per i rinnovi valgono sempre i limiti imposti dalla legge, che stabilisce anche quelli relativi all’età massima del richiedente. Sia che si tratti di uomo o donna, i dipendenti non potranno superare alla scadenza del contratto i 70 anni di età. Se si ha bisogno di maggiore liquidità è possibile salire al 40% dello stipendio netto (doppio quinto) facendo richiesta di un prestito con delegazione di pagamento.

I prestiti personali: merito creditizio e contratto tipo

Se si desidera richiedere un qualsiasi prestito personale che non sia una cessione del quinto, o anche nel caso di richiesta di un prestito finalizzato per l’acquisto di un determinato bene (vedi Acquisto auto a tasso zero), se si è dei buoni pagatori (con merito creditizio positivo) e si ha un contratto con un buono stipendio e una durata sufficiente (per quelli a tempo determinato) non ci sono ostacoli che possano limitare l’accesso al credito.

Per quanto riguarda i tassi agevolati si dovrà cercare tra le convenzioni che normalmente le aziende municipalizzate direttamente, o per intervento dei comuni, sono soliti stipulare. Queste sono normalmente estese a tutti coloro che rientrano nel raggio di “dipendenza del rapporto” anche se in modo abbastanza ampio.

Prestiti agevolati: come fare?

IBL – Richiedi un preventivo gratuito

I dipendenti pubblici vantano una lunga storia di agevolazioni legate a vari tipi di servizi, e tra questi i finanziamenti hanno sempre goduto di una condizione di primo piano. Non a caso la cessione del quinto è nata per i dipendenti pubblici e per quelli privati si è dovuto attendere il 2010 perché venisse estesa anche ad essi (vedi anche Cessione del quinto dipendenti privati).

Nonostante tale estensione ai dipendenti pubblici, ancora oggi, sono destinate condizioni migliori, con importi più elevati da poter richiedere e tassi più bassi. A questo tipo di vantaggio si aggiunge quello dei prestiti Inps ex Inpdap, che tuttavia rimangono accessibili solo per quei dipendenti pubblici che abbiano maturato i requisiti di anzianità e di contribuzione al fondo delle prestazioni creditizie e sociali.

Di contro però si possono ottenere ottime condizioni “locali” se si è dipendenti delle municipalizzate, grazie alle convenzioni che le banche che lavorano nel territorio tendono a stipulare. Qui il solo problema potrebbe essere rappresentato dal mancato rinnovo di un accordo, il che costituisce un limite solo per chi deve iniziare una pratica di finanziamento ma non per quanti hanno già il contratto in tasca e i soldi sul proprio conto corrente.

Quindi prima di mettersi a guardare in giro si dovrebbe vedere che cosa è previsto, tra accordi e convenzioni, proprio per quel comune o per quell’azienda municipalizzata. Solo in seconda battuta si deve guardare a ciò che è offerto ai dipendenti “pubblici” e a quali Istituti di credito prevedono questo tipo di servizio anche a livello nazionale.

Per conoscere comunque più nel dettaglio i vantaggi collegati ai prestiti pubblicizzati come “agevolati” la cosa da fare sempre è quella di richiedere un preventivo, sia in qualità di dipendente della municipalizzata che approfitta di un determinato accordo che sembrerebbe vantaggioso, che in qualità di dipendente che non beneficia di alcuna agevolazione al pari di qualsiasi altro potenziale finanziato. Da un semplice confronto, numeri alla mano, sarà estremamente agevole poter determinare il tipo e la concretezza dei vantaggi che spetterebbero.

E’ comunque consigliato cercare anche tra i prestiti online, procedendo con semplici e rapide richieste di preventivi sul web, molti dei quali vengono comunicati con esito immediato. Questo permette di avere subitaneamente una panoramica completa ed anche un piano di riserva nel caso in cui la banca o finanziaria “convenzionata” dovessero rifiutare la richiesta di cessione visto e considerato che quando il numero di dipendenti finanziato è molto elevato difficilmente si accetteranno altri soggetti da finanziare. La soluzione è così molto semplice: o si agisce tempestivamente oppure si guarda altrove.

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Prestiti per insegnanti – Guida alle agevolazioni

Prestiti per insegnanti – I vantaggi della cessione del quinto

Se lavori come insegnante puoi ottenere in maniera facile e in breve tempo il prestito che ti occorre per realizzare ad esempio un viaggio o una spesa imprevista per casa o per la tua famiglia.

Ci riferiamo a cifre che vanno da un minimo di €5.000 fino ad un massimo di €80.000.

La categoria essendo stipendiata dal Ministero della Pubblica Istruzione ha quindi un grado di finanziabilità elevato e per questo motivo è possibile scegliere tra più tipologie di prestiti e più precisamente:

  • prestiti personali
  • prestiti con cessione del quinto
  • prestiti con delega
  • prestiti Inps – ex Inpdap che include a sua volta altre 4 sottocategorie

Procediamo però per ordine andando ad analizzare le caratteristiche principali di ciascun finanziamento.

Prestiti personali

Se si ha bisogno di una certa somma ricorrere alla classica richiesta del prestito personale è sempre una strada veloce e abbastanza sicura. L’insegnante risulta comunque una categoria affidabile e se non ci sono problemi con segnalazioni per mancati pagamenti, non si dovrebbero avere particolari difficoltà nell’ottenimento del prestito.

Cessione del quinto

Di questa categoria ne parlo con particolare enfasi avendo sposato una prof, che da due anni non è più precaria, ha infatti ricevuto la tanto agognata cattedra di ruolo! Dovendo programmare tre spese importanti fra cui un progetto extrascolastico e un viaggio di un mese a Londra ha chiesto un prestito attraverso la cessione del quinto del suo stipendio. Ci siamo rivolti alla nostra banca di fiducia e dopo aver presentato tre documenti fra cui quella più importante era la busta paga ministeriale abbiamo ricevuto in pochissimo tempo sul conto l’accredito della somma richiesta!

Senza alcun dubbio, la cessione del quinto rappresenta quindi uno dei prodotti più importanti e sfruttati oggi dagli insegnanti. Infatti con la cessione del quinto viene valutato non il profilo personale del richiedente (quindi ad esempio se ha prestiti personali in corso anche non pagati), ma viene valutato il grado di solvibilità del datore di lavoro. In particolare gli insegnanti, anche con contratto con rinnovo annuale, fanno riferimento al Miur e pertanto non hanno nessun tipo di problema, nè per ciò che concerne la cessione del quinto nè per il prestito con delega.

Tra i documenti che la banca o finanziaria richiederanno per la concessione del prestito con cessione, la busta paga ministeriale rappresenta probabilmente il più importante. Questa tipologia di prestito ha una durata che va dai 24 ai 120 mesi.

Questo strumento finanziario è reso particolarmente interessante grazie ad un tasso d’interesse agevolato. E’ bene specificare che la somma massima erogabile dalla banca è ovviamente condizionata dall’ammontare dello stipendio dell’insegnante.

Attenzione! Anche i docenti protestati e considerati dunque cattivi pagatori, possono accedere alla cessione del quinto per insegnanti, dato che le verifiche fiscali sul richiedente non vengono effettuate.

Il prestito con delega

La figura del docente può valutare anche l’opzione del prestito con delega. In che modo? L’insegnante ricordiamo è un dipendente ministeriale e per avviare la pratica del prestito con delega deve dunque in questo caso rivolgersi al Ministero della Pubblica Istruzione che stipula una convenzione fra l’Amministrazione Pubblica e l’istituto di credito scelto per il prestito. Questo finanziamento ha le stesse caratteristiche della cessione e prevede dunque il rimborso del prestito tramite un’altra trattenuta sulla busta paga mensile.

L’aspetto significativo è che questo particolare finanziamento è cumulabile con la normale cessione del quinto e quindi è come se si avesse una doppia cessione del quinto dello stipendio.

Inoltre appartiene alla categoria dei finanziamenti non finalizzati e, perciò, in sede contrattuale, il docente non dovrà indicare la causa o lo scopo per cui sta richiedendo il prestito, né dovrà dimostrare le spese sostenute. Anche in questo caso cattivi pagatori o protestati potranno ottenere il prestito.

Prestiti ex Inpdap

Come già noto dal 1° gennaio 2012 l’ente Inpdap è stato accorpato dall’Inps. Quando si parla di prestiti Inpdap Insegnanti si possono inquadrare 3 soluzioni diverse:

Si tratta in tutti e 3 i casi, di prestiti rimborsati attraverso la cessione del quinto, ciò significa che l’importo di ciascuna rata non potrà superare un quinto dello stipendio del docente.

Piccolo prestito. E’ riservato agli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e permette al docente di effettuare la richiesta di un piccola cifra all’Inps e di ricevere l’accredito dell’importo sul proprio conto corrente, con la conseguente applicazione della trattenuta sul cedolino di stipendio. Non è richiesta alcuna documentazione di spesa e può essere rimborsato in minimo un anno fino ad un massimo di quattro anni. Il tasso TAN è del 4,50% fisso per tutta la durata del finanziamento e le spese amministrative corrispondono allo 0,50% della cifra concessa.

Prestito pluriennale diretto. Sono prestiti che possono essere richiesti solo da coloro che sono iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dell’Inps, per coprire spese improvvise legate alla salute, alla ristrutturazione dell’abitazione, al matrimonio del docente o di un suo familiare. Ciò che è fondamentale in questo caso è che le somme di denaro richieste dovranno essere documentate.

Le somme è bene precisare vengono erogate dall’INPS stesso attraverso il “fondo credito” e solo se c’è copertura.

Tre i requisiti fondamentali:

  1. 4 anni di contributi versati nella Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali
  2. 4 anni di anzianità di servizio utile alla pensione
  3. un contratto a tempo indeterminato.

Cambia la durata per i prestiti in questione che possono essere rimborsati in 5 o 10 anni prevedendo un tasso TAN fisso per tutta la durata del prestito pari al 3,50%.

Prestito pluriennale garantito. E’ molto simile al prestito pluriennale diretto infatti anche in questo caso la durata può essere di 60 mesi o 120 mesi solo che il finanziamento viene erogato solo da istituti di credito o società finanziarie convenzionate con l’ente previdenziale quindi con l’INPS che in questo caso fa solo da garante, sempre tramite il suo Fondo Credito.

Durata
TAN
Importi Massimi
Piccolo prestito
da 1 anno a 4 anni
4,50%
fino a 8 mensilità
Prestiti pluriennali garantiti
5/10 anni
3,50%
fino a €30.000

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