Resto al Sud – Le novità 2019

Resto al Sud: quali agevolazioni offre?

Le novità per Resto al Sud, ovvero l’incentivo stanziato dal governo ma gestito da Invitalia, per il 2019 non sono trascurabili, considerato l’ampliamento della platea che ne può fare richiesta.

Nel particolare, che cosa è cambiato con Resto al Sud, a chi si rivolge nel 2019 il bando di adesione e quali sono le agevolazioni? All’interno dell’articolo andiamo a rispondere a questi tre interrogativi fondamentali.

Le novità nel bando 2019

Innanzitutto chiariamo che le caratteristiche e lo scopo di Resto al Sud non sono cambiate. Parliamo sempre di agevolazioni finalizzate alla creazione di nuove attività imprenditoriali nelle zone italiane che sono economicamente più in difficoltà, ovvero quelle del mezzogiorno e precisamente:

  • Sardegna,
  • Abruzzo,
  • Molise,
  • Basilicata,
  • Campania,
  • Calabria,
  • Puglia,
  • Sicilia.

Detto questo il bando ha introdotto un’importante novità su alcuni requisiti che devono possedere i richiedenti, soprattutto per quanto riguarda l’età anagrafica. Resto al Sud, infatti, fino a fine 2018 si rivolgeva solo alla fascia di età compresa tra 18 anni compiuti e 36 anni non compiuti, mentre a partire da Gennaio 2019 si è passati alla fascia di età che va da 18 anni compiuti a 46 anni non compiuti. Inoltre possono aderire al bando e alla richiesta anche i liberi professionisti.

Requisiti obbligatori

Riassumiamo in sintesi quali devono essere i requisiti ‘base’ che si devono avere per poter fare la domanda:

  • età anagrafica compresa tra 18 e 46 anni;
  • progetto di avvio dell’attività in una delle regioni previste nel bando (la domanda può essere fatta anche da chi è residente all’estero);
  • per i liberi professionisti non aver avuto una partita Iva per attività analoga a quella per la quale si richiedono gli incentivi nei 12 mesi precedenti alla domanda di accesso, e mantenimento della sede operativa nelle regioni comprese in Resto al sud;
  • per tutti i richiedenti e per tutta la durata del finanziamento non ci dovrà essere un contratto di lavoro dipendente.

In cosa consiste l’agevolazione?

In pratica ci sono due agevolazioni che sono concesse contemporaneamente e che permettono di finanziare al 100% le spese da sostenere per avviare la propria attività imprenditoriale. Queste due agevolazioni sono un contributo a fondo perduto e un finanziamento a tasso zero.

Il contributo a fondo perduto copre il 35% della spesa totale e viene erogato tramite Invitalia, e non deve essere restituito. Il finanziamento a tasso zero invece viene erogato tramite banche aderenti a un’apposita convenzione con invitalia e quindi con resto al Sud, e va restituito a rate nell’arco di 8 anni totali. Per conoscere le banche aderenti si può consultare l’elenco aggiornato presente sul sito ufficiale Invitalia, che riporta in quali regioni operano i vari istituti di credito e lo spread applicato (oltre che il referente ed i contatti telefonici).

Tra l’altro il finanziamento è garantito da un fondo garanzia delle Pmi e gli interessi sono coperti da un contributo in conto interessi. Per questo il beneficiario dell’agevolazione restituirà solo la quota capitale prevista dal piano di ammortamento.

Le due agevolazioni partono automaticamente e in parallelo se la domanda di partecipazione a Resto al Sud viene valutata positivamente da Invitalia e si ottiene quindi l’accesso alle agevolazioni stesse.

Limite importi

In base al nuovo bando di Resto al Sud come limiti massimi erogabili troviamo:

  • massimo 50 mila euro per ogni socio/richiedente,
  • massimo totale di 200 mila euro (indipendentemente dal numero di soci anche superiore a 4).

Le domande, corredate da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, vanno inviate a Invitalia attraverso la piattaforma dedicata, accessibile dal sito ufficiale Invitalia.it.

Come si presenta la domanda?

Per prima cosa è consigliato controllare sull’apposita pagina di Invitalia riservata a Resto al Sud di essere in possesso di tutti i requisiti necessari, considerata anche la possibilità di adesione:

Entro 60 giorni dall’approvazione della domanda (che diventano 120 se si è residenti all’estero) si può anche costituire un team di persone che porterà avanti il progetto. Si dovrà avere anche un indirizzo Pec valido che servirà per le comunicazioni con Invitalia.

Una volta fatti tutti i controlli preliminari bisogna andare nella sezione dei moduli per scaricare i modelli necessari per fare la domanda. Questa poi va inviata tramite l’apposita piattaforma telematica, previa registrazione.

Caratteristiche della domanda

La domanda, come detto è presentabile solo in modalità telematica, e sarà composta dal progetto imprenditoriale e dalla documentazione che sarà chiesto di caricare e allegare (la procedura è guidata e può essere consultata anche scaricando l’apposita guida). Non è prevista una scadenza per la presentazione delle domande.

Di contro queste saranno valutate in funzione dell’ordine cronologico di arrivo. Il progetto sarà giudicato per accuratezza e fattibilità. In quest’ottica anche per compilazione della domanda si può richiedere assistenza gratuita a centri accreditati con Invitalia.

Se ci sono fondi sufficienti e tutte le condizioni e requisiti necessari sono presenti, Invitalia darà parere positivo (dal sito ufficiale si legge che una prima risposta viene fornita nell’arco di 60 giorni). Ricordiamo infine che nell’iter è generalmente previsto anche un colloquio personale che potrà essere svolto a distanza anche tramite Skype.

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Anticipo fatture – UniCredit, Intesa e Banca Ifis

Cos’è l’anticipo fatture? Tre alternative a confronto

Tutti coloro che ottengono pagamenti tramite fatture possono smobilizzarle per ottenere immediata liquidità tramite l’anticipo fatture. Si tratta di una procedura molto utilizzata, che può essere assistita o meno da un apposito fido bancario (il che dipende dal tipo di politica di credito aziendale adottata dalle differenti banche) e che prevede il pagamento anticipato delle fatture che vantano i titolari di partita Iva.

Le fatture devono avere però delle caratteristiche ben precise e normalmente devono rientrare in crediti “a breve scadenza” quindi presentare delle date per i pagamenti che non siano eccessivamente lontane rispetto al momento in cui se ne richiede l’anticipo.

Vantaggi e svantaggi

L’anticipo delle fatture è comunque una procedura usata dalle aziende, soprattutto quelle appartenenti al mondo anglosassone (in inglese l’anticipo fatture è tradotto con advance invoices), perché permette di riequilibrare uno squilibrio finanziario dovuto al tempo che normalmente trascorre tra i costi sostenuti per fornire beni e servizi e quello in cui l’incasso delle fatture è possibile in funzione delle scadenze. Il vantaggio è evidentemente dato dalla possibilità di ottenere subito liquidità (che per tempistiche non sarebbe ancora ottenibile), senza dover richiedere prestiti o finanziamenti veri e propri, con tempi tecnici che possono essere anche abbastanza lunghi.

Lo svantaggio sta nel fatto che non si incasserà l’esatto importo della fattura. La banca che anticipa la fattura trattiene una percentuale del valore (con l’aggiunta di commissioni e costi fissi), che aumenta con l’allontanarsi della scadenza.

In sintesi: se la fattura scade tra una decina di giorni, la somma che la banca tratterrà come “servizio” sarà inferiore a quella relativa alla fattura che scade tra un mese.

Generalmente si tratta di una procedura che viene assistita dalla clausola ‘salvo buon fine’, così da far cadere il rischio di insolvenza solo sull’imprenditore o azienda che usa questa modalità di “finanziamento a breve termine”. Per conoscere le condizioni legate alla scadenza delle fatture ed alle cifre ottenibili come anticipo bisogna informarsi presso le banche che offrono questo tipo di servizio. Molte grandi banche presentano l’anticipo delle fatture all’interno della propria offerta e spesso si ha anche la possibilità di usare il servizio online (ad esempio in questo senso troviamo Banca Ifis e UniCredit).

Tipologia di anticipo?

Ci sono due tipologie principali di anticipo fatture, ovvero quella con cessione del credito, e quella con mandato di incasso. Nel primo caso l’azienda titolare delle fatture le cede alla banca, ottiene una liquidità inferiore al valore nominale delle fatture e non c’è nessun altro obbligo che la banca abbia nei suoi confronti. Invece nel caso di mandato di incasso l’azienda mantiene la titolarità delle fatture, dando alla banca il compito di incassarle alla scadenza. La banca versa all’azienda una somma inferiore al valore nominale incassato, frutto però del servizio e dell’anticipo versato.

Costi e limiti

Generalmente il costo applicato sulle fatture è rappresentato da una commissione variabile che racchiude varie voci, quali:

  • tasso applicato;
  • costi legati alle modalità di riscossione.

Come già accennato tale importo variabile dipende anche dal tipo di fattura, dal grado di esigibilità e dalla scadenza. I limiti sono dettati dalle banche, quindi non c’è una situazione tipo, se non il fatto che non sono accettate fatture che presentano vizi o che sono difficilmente esigibili (ad esempio vantate verso aziende in difficoltà, ecc). Ribadiamo: per entrambe le situazioni, ossia per i costi e possibili limiti, bisogna informarsi presso le varie banche.

Esempi

Banca UniCredit

La richiesta di anticipo fatture con UniCredit può avvenire anche online se si ha un fido per anticipo su fatture e un contratto Banca via internet. Le fatture accettate non devono avere una scadenza superiore a 18 mesi. Quindi abbiamo due situazioni:

  • canale tradizionale prendendo appuntamento in filiale: bisogna rivolgersi a un consulente e si può procedere anche se non si è già cliente;
  • canale online offerto solo a chi è già cliente e con un servizio di banca multicanale attivo: accedendo proprio alla funzione entro l’area personale “Anticipo Fatture Online” si potranno scegliere e caricare le fatture per le quali ottenere l’anticipo.

(Fonte: Sito ufficiale Banca UniCredit – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti UniCredit.

Banca Ifis

Tra i vari servizi offerti alle imprese, Banca Ifis propone anche quello denominato Ti Anticipo, che è proprio incentrato sul servizio di anticipo fatture. Queste devono possedere alcuni requisiti ben specifici. In particolare sono anticipabili tramite il servizio solo le fatture che si vantano verso le PA e solo se sono state trasformate in crediti certificati. Per il servizio di certificazione bisogna andare sul sito del Mef mentre per quello di richiesta dell’anticipo sull’apposita piattaforma creata appositamente da Banca Ifis. Inoltre le fatture da anticipare devono essere almeno pari a 10 mila euro di importo (valore nominale).

Senza registrarsi, sul sito ufficiale si possono fare delle simulazioni approssimative sul controvalore che si potrebbe ottenere a titolo di anticipo. Per accedere al servizio non c’è necessità di essere già clienti di Banca Ifis. Poche limitazioni anche per quanto riguarda le aziende che possono utilizzare l’anticipo fatture con Ti Anticipo che nel particolare può essere usufruito da:

  • società di capitali;
  • imprese individuale;
  • società costituite da persone fisiche.

(Fonte: Sito ufficiale Tianticipo.it – Data: 7 gennaio 2019)

Intesa Sanpaolo

Ai clienti, titolari del conto Inbiz, viene data la possibilità da Intesa Sanpaolo di accedere al servizio Anticipo Fatture offerto tramite il canale online, accedendo all’apposita sezione sul proprio portale Inbiz. Si tratta però di un servizio che non viene attivato automaticamente, ed anche se l’anticipo fatture avverrà totalmente online, bisogna almeno fare un primo passaggio in filiale per conoscere le condizioni e soprattutro per attivare il servizio stesso (l’attivazione è comunque gratis).

Se si hanno crediti esteri ovvero verso società e imprese non residenti in Italia, allora si potrà usare il servizio Anticipo Fatture Estero Web. Ricordiamo che Anticipo Fatture Web è collegabile con il sistema di fatturazione elettronica Easy Fattura (offerto sempre da Inbiz/Banca Intesa) che permetterà di ridurre ulteriormente i formalismi burocratici.

(Fonte: Sito ufficiale Banca Intesa Sanpaolo – Data: 7 gennaio 2018)

Approfondimento: Prestiti Intesa Sanpaolo.

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TiAnticipo – Come ottenere l’anticipo dei crediti con le PA

Conviene TiAnticipo di Banca Ifis – Guida pratica

TiAnticipo è un servizio che Banca Ifis offre alle aziende che hanno credito verso la pubblica amministrazione. Tramite l’accesso alla piattaforma omonima (TiAnticipo.it) si possono infatti monetizzare in tempi rapidi le fatture con le PA (approfondimento: Anticipo fatture), passando attraverso i crediti certificati.

La possibilità di potersi avvalere di questa possibilità si basa sui seguenti riferimenti normativi:

  • artt. 69 e 70 R.D. 18/11/1923 n. 2440;
  • art. 9 All. E L. 20/03/1965 n. 2248;
  • art. 117 D. Lgs. 12 aprile 2006 n. 163;
  • Art. 106, comma 13, D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50;
  • Decreto Legge n. 66 del 24/04/2014, art. 37, comma 7-bis.

Approfondimento: Guida al microcredito.

Come funziona la piattaforma?

La piattaforma Ti Anticipo offre un servizio interamente digitale, che consente di accedere al credito, così da poter superare lo scoglio dei ritardi di pagamenti, usando fatture già emesse. Entrando nella piattaforma si può richiedere un preventivo gratuito che indica il valore di anticipo che si potrà ottenere sulle fatture verso la PA.

In base a questo si potrà valutare di proseguire la procedura tramite registrazione alla piattaforma stessa per arrivare ad ottenere l’accredito delle somme stimate nella fase di preventivo. I crediti (commerciali) dovranno essere :

  • certificati;
  • non prescritti;
  • liquidi ed esigibili.

Poche limitazioni per quanto riguarda le aziende che potranno accedere al servizio da un punto di vista della ragione sociale. TiAnticipo infatti può essere usufruito da:

  • Spa;
  • Aziende individuali;
  • Società di persone fisiche.

Caratteristiche della piattaforma

Il software usato non richiede alcun download e l’interfaccia è di facile utilizzo. La fase che potrebbe sembrare più complessa è quella di caricamento delle fatture ma di fatto si riduce a una procedura semplice proprio perché viene interamente guidata. E’ però necessario far certificare in via preventiva il proprio credito, il che avviene senza costi tramite la Piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti (PCC) che è gestita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Qui si deve:

  • andare sulla pagina preposta del Mef;
  • utilizzare nel menu la funzione “Utilizzi del Credito/Ricerca certificazioni”;
  • cliccare sulla funzione “Download”;
  • selezionare la certificazione che si vuole ottenere.

Tempi

La procedura ha una tempistica variabile e dipende principalmente dal fatto che si sia al primo accesso (si deve per prima cosa registrare la propria azienda), oppure ad accessi successivi. La durata di registrazione delle fatture dipende da vari fattori, ma in tutti i casi si tratta di iter che durano pochi minuti. La richiesta di preventivo è invece molto rapida. Infine come tempi vanno considerati quelli di pagamento dell’anticipo della fattura registrata, che arrivano al massimo a 10 giorni complessivi.

(Fonte: sito ufficiale TiAnticipo – Data: 18/06/2018)

Limiti

Non sono previsti dei limiti massimi per ottenere l’anticipo dei crediti certificati ma è necessario raggiungere almeno la soglia di 10 mila euro che costituiscono di fatto il limite minimo.

(Fonte: sito ufficiale TiAnticipo – Data: 18/06/2018)

Richiesta del preventivo

Procedere all’uso del tool per richiedere il preventivo è utile soprattutto per calcolare l’importo che si potrà effettivamente ottenere come anticipo. Seppur non siano previsti elevati costi dovuti a notai (od alla gestione diretta) l’importo che viene erogato non può essere pari al valore della fattura stessa. In senso assoluto maggiore è l’anticipo rispetto alla scadenza e maggiore è lo scarto di importo rispetto al valore della fattura stessa.

Prendiamo come esempio una richiesta di anticipo su fattura certificata del valore di 50 mila euro con scadenza il 5 agosto 2018 (in data 18 giugno 2018). I passaggi obbligati sono:

  1. Scegliere l’importo e cliccare su “Ottieni preventivo”;
  2. Compilare gli spazi con le informazioni riportate sulle fatture e inserire l’indirizzo e-mail dove ricevere il preventivo una volta calcolato;
  3. Controllare l’importo che si può ottenere, in un range riportato nel preventivo;
  4. Cliccare su Registrati nel caso il preventivo venga ritenuto consono alle proprie aspettative. Tale procedura (gratuita) porterà alla firma di un regolare contratto e si potrà completare totalmente online nel caso si utilizzi la firma digitale. Con quella autografa è invece necessario riferirsi ad un incaricato di Banca Ifis (i ‘poteri’ del firmatario dovranno essere in entrambi i casi certificati con apposita documentazione).

(Fonte: sito ufficiale TiAnticipo – Data: 18/06/2018)

A questo punto è possibile caricare le fatture on line. Terminata la fase di valutazione (necessaria per vedere se effettivamente le fatture hanno tutti i requisiti richiesti) Banca Ifis accrediterà le somme preventivate entro i tempi variabili che come già detto possono arrivare fino a un massimo di 10 giorni. L’anticipo avviene con modalità pro-soluto.

Contatti e informazioni

E’ possibile contattare TiAnticipo usando il modulo di contatto sul sito:

In alternativa è possibile chiamare il numero verde 800712433 al quale rispondono operatori dalle ore 8.30 fino alle 13.30 e poi dalle 14.30 fino alle 17.30 i giorni che vanno dal lunedì al venerdì compresi.

Approfondimento: CrediFamiglia di Banca Ifis.

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Prestiti per commercianti – Le migliori alternative di oggi

Prestiti per commercianti – Meglio Poste Italiane o Unicredit?

Ci sono categorie professionali che necessitano in particolare di sostegno economico. Tra queste vi è sicuramente quella dei commercianti che possono scegliere diverse tipologie di prestiti adatti alle loro esigenze, sia che si trovino in difficoltà temporanea o in una vera e propria crisi, fino ad arrivare a dover sottostare ad un regime fallimentare. Ci sono anche addetti al commercio che attendono di riscuotere crediti maturati e che nel frattempo hanno bisogno di liquidità per far fronte agli impegni assunti con i fornitori.

Rivolgendosi agli istituti di credito o alle società finanziarie i commercianti possono ottenere un prestito il cui importo viene fissato al momento della sottoscrizione del contratto (il c.d. “fido”). Tale importo è variabile e dipende da quanto il richiedente sia affidabile: in genere una banca è restia a concedere un prestito ad un commerciante che ha accumulato ripetuti ritardi nei pagamenti.

Prima di fare una panoramica sulle alternative provenienti dal settore “privato”, si deve comunque ricordare che se si appartiene alla categoria dei commercianti si può usufruire di prestiti a fondo perduto o a tasso agevolato dedicati a chi lavora nel settore delle piccole e medie imprese (vedi anche Finanziamenti per autonomi). Per informarsi sulle modalità di accesso a tali prestiti è necessario recarsi presso la Regione di appartenenza, presso la Camera di Commercio, le sedi di Confesercenti e Confcommercio.

Mutuo liquidità

Una tipologia di prestito rivolto anche ai commercianti è il “mutuo chirografario”. In alcuni casi si può sfruttare anche la formula del mutuo di liquidità, rivolta anche ai privati.
Normalmente il tasso di interesse applicato a questa tipologia di prestito è superiore rispetto alla media. In compenso, il mutuo liquidità può coprire importi superiori ai 30 mila euro. Le spese sono maggiori rispetto a quelle previste per un qualsiasi altro prestito, ma la durata normalmente di un prestito personale.

Fido Affari Bancoposta

Per dare la possibilità ai commercianti di far fronte alle spese, Poste Italiane ha pensato ad un prestito con importo massimo finanziabile di 5000 euro. Si chiama “fido affari Bancoposta”, rivolto alle seguenti categorie professionali: commercianti, liberi professionisti e artigiani. Per ottenerlo bisogna possedere alcuni requisiti: essere costituiti nella forma della ditta individuale, essere in possesso di partita IVA, risultare titolari di un conto Bancoposta per l’attività professionale svolta. Prima di presentare la domanda per ottenere la concessione del fido bisogna procurarsi una specifica documentazione (tessera sanitaria, documento di identità in corso di validità, passaporto oppure permesso di soggiorno per gli stranieri, modello Unico).

Altri articoli: Finanziamenti Poste Italiane.

Prestiti Banca Unicredit

Una banca che in genere concede finanziamenti adatti ai commercianti è Unicredit. Per ottenere un prestito da questo istituto di credito i commercianti dovranno presentare apposita documentazione presso una filiale: infatti online è possibile fissare un appuntamento così da ottenere una consulenza personalizzata.

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Imprenditoria Femminile – Agevolazioni e Bandi 2016/17

Imprenditoria Femminile – Incentivi anche a fondo perduto

L’imprenditoria femminile cresce e, per fortuna, si consolida sempre più sul territorio; molte sono le startup di successo che hanno visto la luce negli ultimi anni e buona parte di queste sono declinate in rosa, anche a causa della crisi economica protagonista degli ultimi anni che ha destinato ormai irrimediabilmente anche le donne a dedicare obbligatoriamente una buona parte della giornata al lavoro. Per il prossimo biennio sono state per lo più rinnovate le condizioni di buona parte delle misure già previste per il 2015 e gli anni precedenti.

Agevolazioni e finanziamenti per l’imprenditoria femminile

La Legge 215/92 dal titolo “Azioni positive per l’imprenditoria femminile” nasce con l’obiettivo di qualificare la professionalità delle donne imprenditrici ed ogni anno da quando è stata approvata Governo ed enti preposti rifinanziano specifici strumenti finanziari che vanno in questa direzione (vedi anche Microcredito).

Esistono varie tipologie di finanziamento, infatti, per reperire il credito di cui si ha bisogno per far partire un’impresa o rilevarne una già esistente. Vediamoli insieme:

  • contributi a fondo perduto: si tratta di incentivi per i quali il 50% del contributo è interamente a fondo perduto, mentre il restante 50% è da restituire con un tasso d’interesse dello 0,5%, quindi molto agevolato, in un massimo di 10 anni;
  • riduzione d’imposta: in alternativa al finanziamento a fondo perduto viene concesso un credito d’imposta detraibile nella Dichiarazione dei Redditi;
  • finanziamenti agevolati: si tratta di strumenti finanziari che prevedono la restituzione completa del capitale al solito tasso dello 0,5% in 10 anni;
  • fondo di garanzia: si tratta di un fondo che permette di accedere al credito anche alle imprenditrici che non hanno garanzie da proporre alle banche e agli istituti di credito e si pone, appunto, come garante nel rapporto tra il soggetto richiedente il prestito e l’ente che lo concede.

Requisiti per avere accesso e inoltro domanda

Per poter presentare la domanda per uno dei finanziamenti regolati dalla Legge 215/92 bisogna possedere determinati requisiti:

  • essere una ditta individuale al femminile;
  • essere una società di persone o una cooperativa con il 60% di soci donne;
  • essere una società di capitali in cui i 2/3 delle quote sono in rosa ed 1/3 del personale dell’Amministrazione è formato da donne;
  • nel caso di società avere meno di 50 dipendenti;
  • avere un fatturato inferiore a 7 milioni di euro;
  • avere un bilancio inferiore a 5 milioni di euro;
  • non essere dipendenti da imprese partecipanti.

Chi è interessato ad inoltrare la domanda può verificare la presenza dei bandi sul sito del MiSE, Ministero Sviluppo Economico o in alternativa sul sito della Regione di appartenenza, all’interno dei quali ci sono tutte le istruzioni per la procedura.

Al termine della verifica da parte dell’ente preposto, che valuterà in base ai criteri di ammissibilità, quali la fattibilità del progetto, il business plan, la condizione lavorative delle richiedenti, età e quant’altro,verrà pubblicata la graduatoria sul sito di riferimento.

Altri articoli: Garanzia Giovani.

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Telemaco – Tutti i servizi per le imprese

Telemaco – Guida ai servizi online della Camera di Commercio

Telemaco è il portale messo a disposizione dei cittadini dalla Camera di Commercio che consente di avere accesso al patrimonio dei dati del Registro delle Imprese nazionale e di quello europeo, l’European Business Register. Non va confuso con Telemaco Credem Banca, che invece rientra nell’ambito del Corporate Banking, utile proprio alle imprese per una gestione dei conti con varie banche ma usando un solo collegamento via web. Stesso discorso per il Fondo Telemaco, che non ha nulla a che vedere con il servizio alle imprese, trattandosi di un fondo di previdenza destinato a chi lavora nelle telecomunicazioni.

Vediamo insieme le varie operazioni che possono essere eseguite, ricordando che alcune necessitano di registrazione a Telemaco Infocamere, mentre altre sono ad accesso libero.

Servizi disponibili senza registrazione

Non sono pochi i servizi messi a disposizione del cittadino da Telemaco che non necessitano di registrazione al portale e conseguente creazione dell’account né del versamento di un credito prepagato:

  • ricerca aziende nel Registro Imprese Italiano;
  • ricerca aziende nell’EBR, European Business Register;
  • richiesta visure, fascicoli e bilanci, pagando direttamente con carta di credito il costo del servizio;
  • verificare attraverso il QR Code l’esistenza e la corrispondenza di un documento di cui si è in possesso;
  • Mobile Apps è l’applicazione scaricabile gratuitamente, funzionante sia sui sistemi Android che iPhone, che permette di avere libero accesso tramite dispositivo mobile ai servizi offerti.

Ri.cerca, ri.build, ri.map, ri.visual, ComUnica, consultazione EBR

Esiste anche una consistente gamma di servizi a cui si ha accesso attraverso la registrazione e la richiesta di attivazione del servizio, immediata in caso di sola consultazione, sottoposta ad inoltro di richiesta e successiva verifica se si vuole anche poter inviare pratiche e richiedere certificati:

  • ri.cerca: per poter richiedere la consultazione di tutti i documenti ufficiali di un’azienda o di una persona fisica, quali visure camerali ordinarie e storiche, fascicoli completi, e per poter consultare il Registro dei Protesti (vedi anche Visura online protesti) e l’archivio dei Marchi e dei Brevetti;
  • ri.build: permette di verificare in modalità automatica gli aggiornamenti camerali relativi ad un’impresa o ad un gruppo di imprese, scegliendo la natura delle informazioni che si intendono tenere sotto controllo;
  • ri.map: permette di ricercare un’azienda o un gruppo di aziende attraverso determinati criteri di tipo territoriale e visualizzare i risultati su un mappa;
  • ri.visual: servizio che affianca lo standard testuale e propone le stesse informazioni in formato visuale, sotto forma di slides che illustrano anche graficamente le relazioni tra imprese e persone ad esse collegate;
  • ComUnica: strumento attraverso il quale è possibile inoltrare pratiche alla Camera di Commercio e tenere sotto controllo lo stato di avanzamento; questo servizio necessita di creazione di un conto personale che garantisca il pagamento dei costi necessari per i vari servizi;
  • consultazione dei documenti ufficiali, quali la scheda dell’impresa, la lista dei titolari di cariche, i bilanci e gli atti, delle imprese europee iscritte nell’EBR, il Registro Europeo formato dai Registri delle Imprese di ben 24 paesi.

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Garanzia Giovani – Quali soluzioni per gli under 30?

Come accedere agli incentivi previsti dal Fondi di Garanzia Giovani

La Youth Guarantee, altrimenti detta Garanzia Giovani, è un piano di finanziamento voluto dalla Comunità Europea che si prefigge l’obiettivo di portare incentivi e sostegno al mondo del lavoro giovanile offrendo opportunità di lavoro ai NEET, Not in Education, Employment or Training, ovvero quei giovani compresi tra i 15 ed i 29 anni che non sono impegnati in un percorso scolastico, di formazione o di lavoro.

Il Piano Garanzia Giovani è stato adottato dall’Italia nel 2014, grazie al Decreto Lavoro 2013, ed è stato recentemente prorogato fino al 2020 con tanto di raddoppio di incentivi soprattutto rivolti alle aziende che assumono concretamente il lavoratore che ha aderito ad un programma di formazione nell’ambito del progetto.(Vedi anche

Sono due le modalità per poter avere accesso ai finanziamenti messi a disposizione dal Fondo Europeo: iscriversi direttamente sul sito istituzionale del Governo o iscriversi nella sezione apposita del sito regionale d’interesse che può essere anche diverso rispetto alla regione di residenza. (Vedi anche Prestiti a fondo perduto)

Cosa prevede il Fondo di Garanzia Giovani
Il Programma Garanzia Giovani prevede un interessante pacchetto di opportunità a cui si può accedere dopo la fase iniziale di orientamento volta ad ottenere un profilo lavorativo del richiedente:

  • percorsi di formazione gratuiti orientati all’inserimento lavorativo
  • progettazione ed attuazione di percorsi di accompagnamento lavorativo
  • incentivazioni di contratti di apprendistato
  • attivazione di percorsi di tirocinio
  • inserimento in progetti di Servizio Civile Volontario
  • interventi di sostegno all’autoimprenditorialità (Vedi anche Invitalia)
  • sostegni alla mobilità professionale all’estero
  • bonus occupazionali rivolti alle imprese

Novità 2016: bonus raddoppiati, self-employment e tirocini ridotti

Rispetto alla Garanzia Giovani originaria del 2014, il rifinanziamento avvenuto a fine del 2015 ha apportato delle modifiche sostanziali soprattutto riguardo a queste misure:

  • bonus di assunzione: risultano raddoppiati rispetto a quelli previsti precedentemente, in quanto le aziende che provvederanno ad assumere tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre del 2016 il lavoratore che si è formato presso la sua sede riceveranno da un minimo di 2.000,00 €, se il contratto è di tipo determinato con una durata che va dai 6 ai 12 mesi, ad un massimo di 6.000,00 €, per i giovani che vengono assunti a tempo indeterminato;
  • self-employment: sono stati destinati 124 milioni di euro per finanziare il settore dell’autoimprenditorialità, al fine di concedere prestiti fino a 50.000,00 € da restituirsi in 7 anni senza garanzie a coloro che presenteranno progetti considerati meritevoli;
  • tirocini ridotti: vengono, invece, ridotte le misure destinate ai tirocini, al fine di disincentivare la tendenza, emersa nei primi due anni di Progettazione, di alcuni datori di lavoro di “disfarsi” del giovane tirocinante alla fine del percorso, dopo aver usufruito degli incentivi dedicati.

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Prestiti per autonomi: quali soluzioni senza garante?

Prestiti per autonomi: le alternative alle cambiali

I lavoratori autonomi, ed in questa categoria rientrano i liberi professionisti, gli imprenditori, i commercianti e gli artigiani, hanno sempre avuto più difficoltà ad ottenere prestiti personali. La mancanza di una busta paga periodica e fissa su cui contare, infatti, condiziona in qualche modo l’Istituto di Credito che si ritrova meno garantito sulla solvibilità del cliente ed è quindi meno disponibile a concedere linee di credito, a meno che non vengano fornite altre garanzie, come la presenza di una terza persona che possa contare su uno stipendio a tempo indeterminato o una pensione e si presti come garante. Un problema che coinvolge non solo coloro che possono dimostrare solo redditi bassi, ma anche medi.

Le esigenze di mercato attuali, però, conseguenti ad una crisi del mondo del lavoro che vede una diminuzione significativa del cosiddetto “posto fisso”, hanno spinto sempre più banche a proporre prestiti per autonomi per rispondere alle esigenze dei numerosi clienti che, seppur privi di una busta paga, producono comunque un reddito che può essere certificato ed utilizzato come garanzia di una capacità reddituale sufficiente ad ottenere un finanziamento, ferme restando le difficoltà in cui incappano coloro che sono protestati o segnalati crif nella lista dei cattivi pagatori.
Vediamo quali sono i metodi più efficaci per poter richiedere prestiti per autonomi senza dover ricorrere ad un garante (vedi anche Prestiti personali senza busta paga).

Prestiti per lavoratori autonomi con garanzie reddituali

Un lavoratore autonomo che desideri ottenere un finanziamento può presentare il Modello Unico, il modello ufficiale della Dichiarazione dei Redditi che certifica il reddito netto che è stato prodotto nell’anno precedente. Questa categoria di lavoratori, infatti, anche se non ha entrate fisse e periodiche su cui contare perché percepisce dei compensi a saldo delle prestazioni effettuate, spesso ha un’attività avviata che permette una capacità reddituale anche maggiore rispetto a quella di un lavoratore dipendente o di un pensionato.

Ovviamente va valutato il reddito annuale e non quello mensile come si è soliti fare per le linee di credito a cui hanno di solito accesso i lavoratori dipendenti e/o i pensionati, per poter avere un’idea chiara di quale può essere l’importo che può essere erogato e la durata totale del contratto, considerando che, in linea di massima, si può avere accesso a finanziamenti hanno un importo massimo di 50.000 € e possono essere restituiti in un minimo di 12 mesi ed un massimo di 120 mesi.

Prestiti per lavoratori autonomi senza garanzie

Nel caso in cui, invece, i redditi certificati dal Modello Unico non dovessero essere ritenuti sufficienti, la banca chiede solitamente delle garanzie accessorie. Se non si ha la possibilità di presentare un garante che diventi co-obbligato alla restituzione della somma prestata, esistono altre alternative per poter fornire le garanzie richieste:

  • un pacchetto azionario o qualsiasi altro prodotto finanziario che copra la cifra richiesta;
  • un canone d’affitto di un appartamento di proprietà locato;
  • un immobile di proprietà su cui accendere un’ipoteca.

Nel caso mancassero anche forme di garanzie alternative è possibile, come ultima spiaggia, richiedere i prestiti cambializzati, tipologie di finanziamento che si basano sulla presenza di cambiali che vanno a costituire le rate periodiche concordate con la banca, la quale, in caso di insolvenza, si ritrova in mano un titolo esecutivo per rivalersi di quanto non pagato.

I prestiti cambializzati sono tendenzialmente poco vantaggiosi, hanno spese abbastanza elevate e sono molto rischiosi, ragion per cui sono da considerarsi davvero come ultima alternativa dopo aver valutato tutte le altre.

Approfondimenti: Protesto della cambiale.

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Elicicoltura finanziamenti: le agevolazioni per il 2019

Investire nell’ elicicoltura: i finanziamenti regionali ed europei 2018/19

Un settore dell’agricoltura che in questi ultimi anni sta conoscendo un discreto successo ed è visto come destinatario di diversi finanziamenti è quello dell’ elicicoltura, che più che coltura riguarda veri e propri allevamenti di lumache da gastronomia. Vediamo nello specifico in cosa consiste l’elicicoltura e quali sono le agevolazioni economiche previste soprattutto dal PSR per gli anni 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020 rivolte a chi vuole intraprendere questo tipo di attività.

Comunque la elicicoltura è un settore in continua crescita, quindi si possono trovare anche finanziamenti bancari, soprattutto da parte delle banche che hanno una certa attenzione al settore agricolo.

Secondo i dati relativi al 2016 da parte dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura il consumo di lumache fresche è in crescita con un giro di affari per quest’anno di circa 2,5 miliardi di euro. Secondo delle stime ricavabili anche da testimonianze dirette riportate nell’apposita sezione dell’Istituto di elicicoltura, per 5 mila metri di allevamento intensivo l’investimento deve essere di circa 20 mila euro (Data: 09 agosto 2018 – Fonte: Istituto Internazionale di Elicicoltura).

I Psr dei fondi europei

Con il termine elicicoltura viene indicata qualsiasi attività volta all’allevamento di lumache da gastronomia, le quali possono essere impiegate sia nel campo alimentare che in quello, in ascesa, della commercializzazione della bava di lumaca per comporre creme di bellezza o rimedi per la salute della pelle.

Esistono diversi finanziamenti per l’elicicoltura. Il 2018 rientra in pieno, ad esempio, nel periodo che comprende il nuovo piano di stanziamento Psr 2014/2020 (Piano di Sviluppo Rurale), di cui i bandi sono usciti già a partire dalla seconda metà del 2015. Si tratta di finanziamenti voluti dall’ Ue all’interno del Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e che sono concepiti a fondo perduto in quote del 60 o addirittura del 70% ino ad arrivare all’80% specialmente in alcune regioni svantaggiate ma a vocazione particolarmente agricola (vedi anche Guida ai finanziamenti a fondo perduto).

Attenzione, però: i dettagli delle agevolazioni non sono uguali per tutti, bensì variano di regione in regione. Ogni amministrazione regionale fa infatti uscire un proprio bando con requisiti e stanziamenti diversi. Per consultarli ci si può collegare ai siti web delle Regioni oppure chiedere informazioni agli uffici della Coldiretti o di Confidi. A riguardo ci sono delle Regioni più attive rispetto alle altre, tra le quali spiccano il Piemonte, il Veneto, la Calabria e la Sicilia.

L’esempio della Lombardia

L’attenzione dei giovani agricoltori per questo settore ha spinto varie altre Regioni a fare stanziamenti a fondo perduto per l’allevamento delle lumache ed un esempio recente si è avuto con la regione Lombardia. Ad esempio lo stanziamento per il 2018 è stato di € 2.958.966 per i progetti di ricerca nel settore agricolo, compresa la elicicoltura.

Lo stanziamento secondo il bando prevedeva la copertura fino all’80% delle spese sostenute e con una somma massima di 150 mila euro per anno e per un massimo di 36 mesi. Il bando in questione si è chiuso il 30 giugno e l’esito di ammissione per le domande è di 150 giorni. Ricordiamo che il Psr prevede stanziamenti atti a coprire il periodo che va dal 2014 fino al 2020 che le Regioni possono assegnare a tranches annuali.

I fondi ai giovani agricoltori

Il Psr prevede anche dei fondi specifici per giovani agricoltori (vedi anche Finanziamenti agevolati per Start up), in questo caso in elicicoltura. Destinatari sono coloro che avviano un’attività imprenditoriale/agricola per la prima volta ed hanno un’età compresa tra i 18 ed i 40 anni. Per il 2016 si prevedevano circa 100 milioni di euro da erogare per avviare nuove aziende in agricoltura, per dare premi tra i 40 ed i 70 mila euro, finanziare ristrutturazioni, interventi per il miglioramento delle risorse idriche e della gestione del suolo. Per ogni anno la gestione delle risorse è sempre rimandata alle Regioni in funzione degli stanziamenti ad esse distribuiti.

Previsto anche un credito d’imposta per alcune regioni d’Italia. Anche in questo caso per avere tutte le informazioni, per ricevere assistenza su redazioni di business plan, e metodi di accesso ai bandi ci si può rivolgere ai CreditAgri Italia di Coldiretti, con uffici presenti in tutto il territorio nazionale.

Il microcredito

L’importo abbastanza contenuto permette di usare come finanziamento per l’elicicoltura anche il microcredito. Ovviamente l’entità della somma da richiedere dipende da vari fattori, compresa la proprietà o l’affitto del terreno. Inoltre bisogna munirsi di un business plan adatto. Per quest’ultimo aspetto ci sono anche dei modelli standard che vengono venduti online ma è logicamente preferibile farsi aiutare da persone che conoscono l’argomento per esperienza diretta (ci si può rivolgere ad esempio anche alla Coldiretti). In alternativa ci si può lavorare autonomamente ad esempio consultando la pagina apposita presente sull’ Istituto di elicicoltura.

N.B. Il business plan è sempre necessario anche se si richiede uno dei finanziamenti stanziati con bando regionale (per la redazione in questo caso bisogna attenersi alle indicazioni riportate nel bando stesso).

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Invitalia: cos’è e come ottenere i finanziamenti

Agevolazioni Invitalia 2016 anche per start up

Invitalia è l’agenzia promossa dal ministero dell’Economia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo delle nuove imprese, o start up, con sede a Roma.

Avendo l’obiettivo di rilanciare l’economia, essa si occupa esclusivamente di settori strategici ed opera in particolare in zone più in difficoltà come il Sud Italia. Al 31 gennaio di quest’anno l’agenzia ha finanziato 653 start up innovative, 112.001 iniziative avviate con l’autoimpiego o l’autoimprenditorialità e 61 contratti di sviluppo avviati. Ma come si fa ad ottenere un finanziamento da Invitalia? Cerchiamo di capirlo.

A chi si rivolge Invitalia: donne, giovani, disoccupati, imprese e P.A.

L’agenzia ministeriale creata per incentivare lo sviluppo economico dell’Italia ha un pubblico di riferimento ben individuato: donne, giovani, disoccupati, imprese, Pubblica Amministrazione e chi opera nel settore del no profit.

Per ognuno di loro Invitalia mette a punto degli strumenti adeguati: per le donne, ad esempio, si può scegliere tra Smart & Start Italia, Autoimpiego, Selfiemployment, Nuove imprese a tasso zero, mentre per le imprese vengono messi a disposizione anche gli investimenti innovativi ed il fondo della rete per gli incubatori.

Come ottenere i finanziamenti

Se ad esempio sono un giovane (uomo o donna) con meno di 29 anni, sono iscritto al programma Garanzia Giovani ( vedi anche Fondo di Garanzia) , ma non ho mai lavorato né sto studiando (Neet, in gergo) posso usufruire del cosiddetto Selfiemployment. Dal 1 marzo 2016 sono aperte le domande per questo tipo di incentivo che prevede finanziamenti a tasso zero per tutti i giovani che vogliano avviare un’attività lavorativa in proprio. Il fondo, in totale, ammonta a circa 114,6 milioni di euro. Per candidarsi occorre collegarsi alla piattaforma telematica di Invitalia (attraverso il sito web www.invitalia.it) ed inviare la propria domanda.

Smart & Start dedicato alle nuove imprese

Alle start up è invece dedicato il programma Smart & Start, un programma dalla dotazione economica di 200 milioni di euro e capace di finanziare progetti fino ad 1,5 milioni. Via libera, allora, a tutte le giovani imprese che lavorano nel campo dell’economia digitale, con un elevato impatto tecnologico. Smart & Start offre un mutuo a tasso zero per il 70% che diventa l’80% dell’investimento se l’impresa è costituita solo da donne o da giovani sotto i 35 anni o da un Phd italiano che lavora all’estero ma desidera rientrare in Italia.

In più le start up che sorgono nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna e nella zona terremotata dell’Aquila hanno diritto ad un contributo a fondo perduto pari al 20% del mutuo (vedi anche Prestito a fondo perduto) . Per ottenere i finanziamenti occorre inviare il business plan dell’impresa alla piattaforma di Invitalia, in particolare sul sito web www.smartstart.invitalia.it.

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