Fido bancario: guida all’apertura di credito in conto corrente

Apertura credito in conto corrente: vantaggi e svantaggi

E’ un vero e proprio contratto col quale l’Istituto di credito mette a disposizione del cliente una determinata somma di denaro per un dato periodo di tempo permettendo di spendere più soldi di quelli che realmente possiede sul proprio conto.

Come funziona e come richiederlo?

Per richiederlo, innanzitutto è necessario essere un correntista “corretto ed affidabile” nei rapporti con la propria banca (principio che vale tanto per le grandi banche come Bnl, Unicredit che le banche più piccole). Soddisfatto questo primo requisito si potrà presentare un’apposita domanda. A questa bisognerà allegare alcuni documenti che ci saranno richiesti dal nostro istituto di credito. Solitamente si tratta di dati inerenti il bilancio, se si tratta di azienda, o dichiarazione dei redditi per i privati.

Per quanto riguarda la tempistica, in caso di esito favorevole, questa si aggira intorno alle due settimane, ma i tempi possono variare a seconda dell’istituto di credito e dalle verifiche da effettuare (vedi anche Prestito personale online). Primo fra tutti l’Istituto controllerà se siamo iscritti alla Centrale Rischi on­line come cattivi pagatori o protestati. Una volta concesso il fido, e firmata altra documentazione, bisognerà attendere il giorno lavorativo successivo per poter utilizzare la somma messa a disposizione.

Quante tipologie?

Esiste l‘apertura di credito “semplice” che consiste da un solo utilizzo della somma messa a disposizione, anche se con prelevamenti successi, quella “in conto corrente”, che offre la possibilità all’accreditato di effettuare versamenti per reintegrare i prelievi effettuati. Esiste, inoltre, l’ “apertura allo scoperto” o “apertura garantita”. In questo caso le garanzie reali o personali si estinguono solo con la cessazione del rapporto. Se poi le garanzie diventano insufficienti, la banca può chiedere un’ulteriore garanzia o la sostituzione del garante. Infine, se il cliente non ottempera alla richiesta, la banca può ridurre il credito oppure recedere dal contratto stesso.

Quali costi?

Essendo uno strumento molto utile è naturale che il servizio abbia un costo d’apertura, di gestione, di chiusura e che si debbano sostenere dei tassi di interesse che comunque risultano solitamente più bassi di quelli per l’accensione di un classico prestito (vedi anche Consolidamento debiti).

Due voci di spesa sono sicuramente ineludibili e sono: la “commissione di disponibilità fondi” la cui applicazione è prevista in misura fissa sull’interno valore del fido e viene addebitata trimestralmente ed ha un valore che non può superare lo 0,50%.

Il limite è che viene applicata a prescindere dal reale utilizzo del fido. E’ consigliabile, pertanto, richiedere il fido solo se realmente necessario. Il lato positivo è dato dalla sua negoziabilità e cioè la possibilità di accordarsi con l’istituto di credito per una commissione inferiore.

Un’altra voce di spesa è data dagli “interessi debitori” che, a differenza della commissione di disponibilità dei fondi, non sono una spesa fissa ma variabile a seconda della frequenza d’utilizzo del fido e del tempo per cui rimane attivo.

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