Quota 100 INPS – Conviene andare in pensione in anticipo?

Quota 100 per pensionati INPS – Cos’è e come funziona

Nella Legge di Bilancio 2019 è presente una misura nota come Quota100 che interessa un gran numero di lavoratori pubblici e privati perchè fornisce loro una possibilità in più per andare in pensione prima dei 67 anni anagrafici necessari per conseguire la pensione di anzianità della legge Fornero.

Si tratta di una norma operativa in via sperimentale per il triennio 2019-2021 ed è stata nominata Quota 100 in quanto si rivolge a quei lavoratori che in questo triennio raggiungeranno la quota di 100 come somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi versati, per la precisione minimo 62 anni di età e almeno 38 di contributi . E’ quindi una legge che permette a chi possiede i requisiti necessari di poter andare in pensione con anche 5 anni di anticipo, senza che ciò influisca sull’importo del proprio assegno previdenziale se non nella misura dei contributi in meno versati uscendo dal mondo lavorativo leggermente prima del dovuto.

La pensione percepita continuerà ad essere calcolata secondo il sistema retributivo o misto come se si trattasse di una normale pensione di anzianità e varranno tutte le tipologie di contributi, anche quelli accreditati.

Ma andiamo con ordine…

Indice articolo

A chi si rivolge

Possono fare richiesta di pensione usufruendo di Quota 100 i lavoratori iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) e alle forme sostitutive dell’Ago gestite dall’INPS. Rientrano anche i lavoratori iscritti alla Gestione Separata. Si rivolge quindi a dipendenti pubblici e privati ed a lavoratori autonomi come artigiani, commercianti e agricoltori. Non possono partecipare i dipendenti delle Forze Armate, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco.

La decorrenza, cioè le cosiddette “finestre trimestrali” che si aprono per uscire dal lavoro per coloro che hanno maturato i requisiti necessari, variano a seconda se si sia dipendente pubblico, privato o autonomo. In generale si parte dal 1° Aprile 2019 per i dipendenti privati e i lavoratori autonomi che hanno maturato i requisiti entro il 31/12/2018 , passando poi per il 1° Agosto per i dipendenti pubblici, il 1° settembre per i dipendenti della scuola, fino ad arrivare al 1° Novembre per il personale dell’AFAM. I dipendenti statali e della scuola devono comunicare almeno 6 mesi prima l’intenzione di andare in pensione anticipatamente all’amministrazione di appartenenza

Requisiti

La pensione Quota 100 può essere richiesta dai lavoratori che rientrano nelle tipologie sopra descritte che abbiano maturato minimo 62 anni di età e minimo 38 anni di contributi nel triennio in questione, che va dal 1°Gennaio 2019 al 31 Dicembre 2021. E come ho accennato prima, ai fini del conteggio valgono tutte le tipologie di contributi versati, anche cumulandoli. Il neo pensionato ha però l’obbligo di non percepire redditi derivanti da attività lavorative occasionali superiori ai totali 5.000€ lordi l’anno sino al raggiungimento dell’età di 67 anni, età a cui avrebbe dovuto andare in pensione se non avesse usufruito dell’opportunità fornita da Quota 100. Se si dovesse infrangere tale obbligo, per quell’anno in cui il reddito ha superato la soglia dei 5.000€ verrà sospesa l’erogazione della pensione.

spiegazione giornali quota 100 inps

Come presentare la domanda

La domanda va presentata online presso la sezione dedicata Quota 100 del sito Inps oppure tramite call center al numero gratuito 803.164 se si chiama da rete fissa, al numero 06.164.164 se si chiama da rete mobile. E’ possibile presentare la domanda anche tramite enti di patronato.

Approfondimento: Prestiti banche online.

Vantaggi e svantaggi di Quota 100

Tirando le somme, Quota 100 offre sicuramente dei vantaggi ai lavoratori in possesso dei requisiti necessari per fare domanda. Innanzitutto la possibilità di andare in pensione in anticipo, fino ad un massimo di 5 anni, che, considerata l’età avanzata di 67 anni richiesta attualmente per la pensione Fornero, costituisce già di per sè un elemento a favore. Inoltre, come abbiamo visto, sono valide tutte le tipologie di contributi versati negli anni e possono anche essere cumulati tra loro, anche se non sovrapposti.

Naturalmente c’è l’altra faccia della medaglia: andando anticipatamente in pensione si versano meno anni di contributi e ciò determina inevitabilmente una riduzione dell’assegno previdenziale che si percepirà, che può arrivare anche al 25% in meno, come si evince dalla seguente tabella tratta da Il Sole24Ore.

come si calcola assegno quota 100 inps

In più, se si desiderasse continuare a svolgere attività lavorativa, fino ai 67 anni c’è l’obbligo di non percepire da esse un reddito lordo annuo superiore ai 5.000€. Gli irriducibili del lavoro dovranno quindi pazientare un pò.

Bisogna inoltre evidenziare che soddisfare i requisiti contributivi richiesti da Quota 100 risulta molto più difficile per le donne, che per tanti motivi si trovano molto spesso ad avere carriere lavorative discontinue e anzianità di contributi minore.

Approfondimento: Cessione del quinto della pensione.

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Tassi cessione quinto – Consigli per scegliere al meglio

Tassi cessione quinto – Consigli per ottenere una rata bassa

La cessione del quinto dello stipendio o della pensione, ha un funzionamento tipico che lo rende un finanziamento unico, pur trattandosi sempre di un prestito appartenente alla categoria dei “prestiti personali”. Questa unicità si riflette anche sulla determinazione dei tassi di interesse, che avvengono con modalità differenti a seconda che si tratti di una cessione del quinto Inps, Inpdap oppure proposta da una banca o una finanziaria senza convenzioni attive con gli enti pubblici.

Analizziamo insieme le differenti situazioni ricordando come indipendentemente dalla tipologia sarà sempre applicato un tasso fisso immutato per tutto il piano d’ammortamento.

Quali sono le differenze

Iniziamo subito affermando come i tassi della cessione del quinto non sempre siano determinati in modo del tutto autonomo dal soggetto che svolge la funziona di “finanziatore”. Questo limite può essere legato a molteplici aspetti e condizioni, che possiamo suddividere ancora una volta in funzione dell’istituto erogante e dalla tipologia del finanziamento. Vediamo alcuni esempi a riguardo (Data: 3 maggio 2019):
Cessione del quinto Inps

Parliamo in questo caso delle proposte di cessione del quinto della pensione che alcune banche e finanziarie offrono ai pensionati Inps in base ad apposita convenzione con l’ente pensionistico. Proprio in base a questi accordi gli istituti di credito si impegnano a mantenere dei livelli di tasso al di sotto della soglia che con cadenza trimestrale viene indicata con propria circolare dall’Inps stessa.

I tassi sulle cessioni del quinto Inps rivolte ai pensionati, sono determinati considerando l’andamento dei tassi di mercato o meglio in base al loro valore medio. Ribadiamo come il tasso soglia indicherà il valore oltre il quale le società firmatarie non potranno andare mentre è sempre possibile proporre tassi migliorativi rispetto a questo valore massimo. Da sottolineare come questa tipologia di finanziamento presenti anche delle agevolazioni inerenti alle procedure, notevolmente più snelle rispetto alle cessioni ‘classiche’.

Prestito pluriennale diretto Inpdap

Si tratta di un finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione, per il quale si applica un tasso fisso che può essere modificato solo con apposito regolamento. Questo deve essere emanato ed approvato dallo stesso ente (quello attuale risale al 2011 e la decisione ora spetta all’Inps ex Inpdap). Proprio in base a questo regolamento il tasso è ancora pari al 3,5%.

Ma attenzione i prestiti pluriennali erogati direttamente dall’ente pensionistico nazionale hanno una serie di vincoli, essendo richiedibili solo entro specifiche somme e per determinate motivazioni che devono essere dimostrabili, con erogazione fino a quando il plafond stanziato periodicamente non si esaurisce.

Prestito pluriennale indiretto Inpdap

Alla pari della cessione Inps i livelli di tassi devono rimanere al di sotto della soglia stabilita con apposite convenzioni con l’ex Inpdap. Anche in questo caso entro tale massimale ogni banca può poi definire in modo autonomo il tasso applicato eventualmente più basso rispetto ad un altro istituto di credito.

Approfondimento: Guida ai prestiti pluriennali INPS.

Cessioni senza vincoli o specifiche convenzioni

La cessione del quinto senza convenzioni rivolta a dipendenti pubblici, privati e pensionati riprende il criterio del “rischio” tipico dei finanziamenti in generale. Proprio per questo viene applicato un tasso più basso per le categorie con minor rischio rappresentate logicamente dai dipendenti pubblici che godono generalmente anche di importi massimi concessi maggiori.

Una scelta che potrebbe sembrare poco sensata dal momento che nella cessione del quinto il discorso del rischio appare marginale. E’ infatti il datore di lavoro che assolve il compito di pagare le rate ‘a monte’. Detto questo un’amministrazione pubblica non può andare incontro al rischio di fallimento o altre procedure concorsuali come potrebbe accadere per un’azienda privata.

Proprio per questa ragione il tasso applicato al dipendente privato tende ad essere più elevato seguito da quello destinato ai pensionati per i quali pesa soprattutto il fattore dell’età e le più frequenti problematiche di salute. Un dipendente privato può ottenere tassi più contenuti se può sfruttare delle convenzioni che una banca o una finanziaria hanno personalmente stipulato con l’azienda stessa, ma si tratta di una possibilità riservata di norma solo alle società di maggiori dimensioni. Delle differenze si possono avere anche a seconda del tipo di società o azienda per la quale lavorano i dipendenti (non a caso alcuni tipi di attività o aziende non sono mai considerate valutabili per una cessione del quinto).

Online si ottiene un tasso più basso?

Siamo abituati alle differenze non trascurabili tra i costi o prezzi da pagare per prodotti o servizi online rispetto ai canali tradizionali. Quando si tratta però dei tassi sulle cessioni del quinto il discorso diventa più complicato. Infatti anche quando ci si rivolge a una banca o una finanziaria che opera prevalentemente online, ci ritroviamo di fronte a trattamenti non sempre omogenei.

E’ per questo indispensabile farsi fare un preventivo da parte di più istituti di credito. Questo viene rilasciato solo dopo aver comunicato tutte le informazioni principali personali e dell’azienda, ente pensionistico o amministrazione. Infatti i tassi vengono determinati anche in base alla solidità e livello di rischio dell’azienda o ente per il quale si lavora.

Una volta in possesso dei vari preventivi e necessario confrontarli e valutare la soluzione più in linea con le proprie necessità anche in base ad alcuni aspetti non totalmente inerenti al tasso applicato, come ad esempio il premio dell’assicurazione obbligatoria (del quale in alcuni casi si farà carico la banca o la finanziaria anziché farlo pagare al finanziato, ecc).

Per confrontare più tassi cessione del quinto con una sola richiesta è invece possibile riferirsi ai comparatori. Attualmente la proposta è abbastanza ampia e va dai portali generalisti fino ai siti di confronto specializzati in questa tipologia di finanziamento come Il Comparatore.

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Cessione quinto online dipendenti e pensionati – Come fare?

Cessione quinto online: quali alternative?

I finanziamenti online si sono diffusi di pari passo con il successo dei servizi digitali sia bancari che non. In alcuni casi, come quello della cessione del quinto online, il discorso diventa un po’ più complicato, proprio per la natura e le caratteristiche di questa tipologia di finanziamento, che pur rientrando nella categoria dei “prestiti personali” ha delle peculiarità che la rendono unica nel suo genere.

On line è possibile oppure no?

Per poter capire le possibilità e gli eventuali limiti di accessibilità alla cessione del quinto online, bisogna per prima cosa considerare il principale requisito obbligatorio per legge per questa forma di finanziamento: per richiedere una cessione del quinto bisogna infatti essere dipendenti oppure pensionati. Di conseguenza troviamo subito una prima importante limitazione, ovvero la preclusione di accesso per i dipendenti. Questo aspetto porta a un altro limite, che è quello procedurale, poiché per il suo funzionamento la cessione del quinto prevede il coinvolgimento anche del datore di lavoro o dell’ente amministrativo od ancora dell’ente pensionistico.

Un aspetto fondamentale già quando si fa la richiesta di un preventivo ad un determinato istituto di credito. Questo per valutare correttamente la richiesta e non fornire valutazioni sommarie su dati approssimativi deve infatti avere anche i dati del datore di lavoro (o dell’ente pensionistico).

Ciò porta ad un’ulteriore conseguenza sulla tempistica. Il preventivo della cessione del quinto non viene infatti fornito immediatamente bensì dopo qualche giorno (solo in alcuni casi si parla di alcune ore). Non solo, nella maggioranza dei casi si deve comunque passare per il contatto da parte di un consulente. Questo può essere anche un dipendente specializzato della banca o della finanziaria e non necessariamente un mediatore creditizio o un agente.

Come richiedere il preventivo?

Fatte queste premesse dobbiamo anche evidenziare come le modalità di richiesta di preventivo possano essere diverse tra i vari istituti di credito. Questo anche se l’obiettivo è lo stesso, ovvero quello di richiedere una cessione del quinto online. Per apprezzare queste differenze vediamo ad esempio le modalità usate da note banche e/o finanziarie che propongono questa possibilità. In particolare ci concentreremo su Findomestic, Agos, Directafin.

Come fare con Findomestic

Se si vuole avere un preventivo da parte di Findomestic, per prima cosa bisogna accertarsi di avere i requisiti minimi necessari, soprattutto se si è dipendenti del settore privato. In tal caso è infatti necessario lavorare per un’azienda con almeno 16 dipendenti e ragione sociale o struttura aziendale di una:

  • S.p.A.
  • S.r.l.
  • S.c.a.r.l.
  • Enti, Fondazioni, Onlus
  • Cooperative (in questo solo caso il numero minimo sale a 200 dipendenti).

I limiti per dipendenti pubblici o pensionati sono invece a livello anagrafico. Comunque in tutti i casi si deve cliccare sul sito web ufficiale su “Fai la richiesta”. A questo punto si dovrà seguire la procedura inserendo in modo esatto i dati personali (bisogna essere molto precisi anche per quelli di contatto), poi quelli sui documenti personali ed infine quelli lavorativi.

Come già accennato in più punti si dovranno inserire i dati esatti anche sulla propria azienda. Proprio per questo quando si compilano i vari spazi è bene avere sotto mano la busta paga o il cedolino della pensione, da cui estrapolare anche i dati esatti anche sugli importi percepiti, ecc.

Una volta che si è completata la fase di compilazione si accede ad una schermata per controllare che i dati inseriti siano corretti, quindi si dà la conferma e si fa l’invio della richiesta. Si deve attendere il ricontatto per poter visionare il preventivo. E’ possibile anche riferirsi a una filiale, ma in questo modo si perde il senso della ricerca della cessione del quinto online.

Come fare con Agos

La richiesta della cessione del quinto online con Agos segue una modalità simile a quella prevista per gli altri tipi di finanziamento. Di contro anche in questo caso si devono compilare tutti i dati richiesti, compresi quelli del datore di lavoro o ente pensionistico, con grande attenzione. Rispetto ad altri sistemi online qui abbiamo fin da subito indicate le tappe e quindi le schermate che dobbiamo compilare e/o controllare per arrivare alla richiesta formale del preventivo che, ribadiamo ancora una volta, non arriverà immediatamente dopo il completamento della procedura.

N.B. Sia con Findomestic che con Agos in questa prima fase si sta chiedendo un preventivo ufficiale, ma non si sta facendo una richiesta di cessione del quinto. Una volta ricevuto il preventivo si dovrà/potrà decidere se procedere, e solo in questo caso, si dovranno seguire le indicazioni che la stessa società comunica al richiedente.

Come fare con Directafin

In base a quanto evidenziato sul sito ufficiale questa finanziaria propone la possibilità di richiedere un preventivo online immediato. La schermata da compilare richiede di contro dei dati più generali rispetto agli esempi precedenti (come nome e cognome, professione, importo da richiedere, ecc);

Infatti completando questo breve form e cliccando su Richiedi il Preventivo si mandano in realtà i dati di contatto alla società e poi si dovrà attendere il ricontatto da parte di un consulente.

E’ possibile con i comparatori?

In senso assoluto il pregio dei comparatori è quello di aiutare a trovare più soluzioni simili, con una sola ricerca. Anche nel caso della cessione del quinto online ci sono comparatori che offrono questa possibilità anche se in alcuni casi si seguirà un funzionamento più simile ad un marketplace. Inserendo infatti i propri dati personali e lavorativi si verrà ricontattati dai vari istituti di credito aderenti al portale scelto, potendo comunque ottenere con una sola richiesta più proposte mirate.

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Pc a rate anche a tasso zero – 3 alternative

Pc a rate – Finanziamento, Pagodil o credito revolving?

E’ possibile dilazionare i pagamenti oppure richiedere dei finanziamenti anche per acquistare un pc a rate. Tuttavia ogni scelta porta con sé degli aspetti negativi e degli aspetti positivi, che riguardano sia la “facilità” di accesso che il discorso della “convenienza”. Analizziamo insieme questi aspetti.

Con chi acquistare?

La prima domanda da porsi è: “A chi rivolgersi” per comprare un pc a rate? Infatti non tutti i venditori permettono di poter scegliere allo stesso tempo tra le diverse alternative che vedremo in seguito. In generale è possibile pagare un computer in maniera dilazionata presso:

  • le grandi catene di negozi che vendono prodotti tecnologici;
  • venditori specializzati hi-tech convenzionati con finanziarie o con forme di dilazione dei pagamenti;
  • provider tipo Tim, Vodafone, Wind.

Questi ultimi possono offrire la possibilità di acquisto a rate sia nel caso di tablet che pc veri e propri anche con addebito della rata in bolletta o sulla carta di credito.

Come vedremo al termine dell’articolo l’unica alternativa sempre accessibile è rappresentata dall’uso di una carta revolving o da forme di credito revolving che sono state ottenute autonomamente da chi deve fare l’acquisto. Negli altri casi si è vincolati a fare l’acquisto presso un punto vendita specifico piuttosto che presso un altro in base al servizio di finanziamento offerto.

Finanziamenti specifici o generici

Quando ci si rivolge alle grandi catene dei negozi (come ad esempio Mediaworld, Unieuro, Trony, ecc) oppure a quelle di e-commerce (un esempio lo abbiamo con Eprice, Monclick, ecc) ed in generale ai venditori specializzati hi-tech la soluzione più comune per l’acquisto di un pc a rate è rappresentata dai prestiti “finalizzati”. Questi possono essere suddivisi in 2 macrocategorie e cioè:

  • finanziamenti standard, con tassi (tan e taeg predeterminati) e durate differenti in funzione degli importi da rateizzare. Per questi finanziamenti bisogna avere un reddito dimostrabile e esibire la relativa certificazione (ad esempio busta paga, modello Unico, cedolino della pensione, ecc);
  • finanziamenti a tasso zero: i requisiti e le modalità di accesso rimangono gli stessi ma si usufruisce di un Tan pari a 0. Si tratta di finanziamenti proposti per intervalli di tempo limitati e spesso presentano durate ‘meno elastiche’ (ad esempio 10 rate, 20 rate, ecc). In molti casi anche i prodotti che possono essere rateizzati a tasso agevolato devono essere specificati nei vari regolamenti oppure devono presentare un prezzo di acquisto compreso tra determinati importi.

Di norma quando una catena di negozi offre l’acquisto tramite finanziamento finalizzato, le condizioni sono comuni a tutti i punti vendita che appartengono allo stesso franchising, e l’applicazione avviene anche sui prodotti venduti online. La condizioni proposte dipendono dalla finanziaria o dalla banca ‘convenzionata’ con Agos e Findomestic che rappresentano le alternative più frequenti.

Dilazione di pagamento

L’alternativa principale ad un classico finanziamento finalizzato è rappresentata da Pagodil che però necessita un convenzione in corso tra il venditore presso cui si acquista il personal computer e Cofidis che offre questo servizio di dilazione. Detto questo Pagodil presenta alcuni innegabili vantaggi come la possibilità di comprare il pc a rate senza l’applicazione di spese e interessi e soprattutto senza dover esibire una documentazione attestante il reddito.

Al momento di pagare basterà presentare il proprio bancomat o un assegno al venditore convenzionato (oltre al numero di telefono cellulare, Codice Fiscale ed un documento di identitá valido) ed attendere il responso che arriva nell’arco di alcuni minuti. Se non si ha il via libera si potrà decidere se acquistare con un’altra modalità anche a rate visto che un eventuale rifiuto non viene segnalato in banca dati.

Come detto questa interessante alternativa può essere usata solo nei negozi che hanno l’accordo su Pagodil con Cofidis con possibili limitazioni anche all’interno di una stessa catena (ad esempio Unieuro di Roma potrebbe avere questa possibilità mentre quello di Milano, no). Quindi bisogna informarsi direttamente presso il negozio selezionato se c’è la possibilità di fare l’acquisto con Pagodil, ed eventualmente appurare le condizioni offerte (in primis l’importo minimo e massimo dilazionabile, e il numero di rate con le quali arriverà la dilazione).

N.B. Pagodil non è un finanziamento ma una dilazione di pagamento, tuttavia se non si pagano le rate si viene segnalati come cattivi pagatori.

(Fonte: sito ufficiale Cofidis – Data: 3 aprile 2019)

I finanziamenti revolving

Negli ultimi anni si sono diffusi alcune soluzioni di finanziamento che sfruttano il criterio della pre-valutazione oppure del “credito” revolving. Come detto queste alternative offrono maggiore libertà di scelta sul negozio presso il quale acquistare e eliminano il rischio che la richiesta di finanziamento venga rifiutata. Infatti con questi prodotti colui che vuole fare degli acquisti da rateizzare ottiene a monte (ad esempio dalla propria banca) un credito revolving o una linea revolving di un importo prefissato. Fino a che le somme non sono usate non si pagano gli interessi, che vengono pagati solo sulle cifre che vengono a mano a mano utilizzate. Facciamo un paio di esempi:

  • Credito ricaricabile Cofidis: i tempi di approvazione della linea di credito sono di circa 72 ore. Quando si usa una somma della linea concessa si inizia a pagare una rata fissa. Questa rimarrà immutata anche in caso di utilizzo ulteriore di denaro che porterà invece ad un prolungamento del piano di ammortamento. Con il rimborso progressivo si ripristina anche la linea di credito. Per usare le somme basta fare una telefonata al numero dedicato;
  • Smart voucher di Unicredit: il voucher dura 60 giorni, può essere di importo compreso tra 200 e 30 mila euro che va rimborsato tra 12 e 84 mesi. Tuttavia l’acquisto va fatto presso un partner convenzionato con Unicredit (NB. Ad aprile 2019 non risultano partner specializzati nell’offerta di pc ma l’elenco dei negozi convenzionati è costantemente aggiornato).

In entrambi i casi il vantaggio principale sta nella valutazione che avviene prima dell’acquisto e quindi nella possibilità di un uso “istantaneo”.

(Fonte: sito ufficiale Unicredit/Cofidis – Data: 3 aprile 2019)

Carte di credito

Rimane sempre la possibilità di procedere all’acquisto tramite una carta di credito revolving. In questo caso l’acquisto può essere fatto presso qualsiasi venditore purché il plafond sia sufficiente a coprire la spesa del pc e il tipo di carta (circuito) venga accettato.

Bisogna ovviamente considerare i tassi di interesse che saranno applicati sulla dilazione che non è detto siano meno onerosi di un normale finanziamento.

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Mini prestito Bancoposta – Requisiti e come richiederlo online

Mini prestito Bancoposta: ecco come ottenere fino a 3000 euro con Postepay

Tra i vari finanziamenti proposti da Poste Italiane tramite BancoPosta troviamo quello che è denominato “Mini Prestito BancoPosta”. Come si può evincere anche dal nome si tratta di un piccolo prestito, logicamente per quanto riguarda la somma che può essere concessa, e rientra tra i classici prestiti personali.

A queste caratteristiche standard unisce però una peculiarità specifica, ovvero il Mini Prestito può essere richiesto solo da chi è titolare di una carta Postepay Evolution. Questo finanziamento viene fattivamente concesso da Compass spa, in quanto Poste Italiane funge da collocatore, ma non ci sono costi aggiuntivi applicati per i finanziati (non solo, in caso di estinzione anticipata non viene applicata alcuna penale).

Caratteristiche principali

Il Mini Prestito Bancoposta può essere usato per qualsiasi necessità, entro la somma massima che viene concessa. Questa può essere scelta tra tre diversi importi, tutti legati a ad un’unica durata predeterminata. Ricordiamo che il prestito una volta erogato viene messo a disposizione direttamente sulla carta Postepay Evolution, per offrire una maggiore libertà di utilizzo negli acquisti che si vogliono effettuare.

(Fonte: sito ufficiale Poste Italiane – Data: 3 marzo 2019)

Requisiti

I requisiti sono solo legati all’età del richiedente, alla titolarità della Postepay Evolution e alla possibilità di dimostrare un reddito, quindi riassumendo bisogna avere:

  • età compresa tra i 18 e 70 anni ( che non devono essere stati compiuti a fine rimborso);
  • residenza in Italia;
  • Postepay Evolution attiva;
  • reddito da lavoro/pensione (che sia dimostrabile e che sia prodotto in Italia).

Documentazione necessaria

Al fine di poter dimostrare di possedere tutti i requisiti necessari si deve poter presentare:

  • un documento d’identità non scaduto;
  • la Tessera Sanitaria oppure il tesserino del codice fiscale;
  • un documento di reddito;

Solo per i cittadini stranieri devono essere anche presentati:

  • passaporto (che va in aggiunta all’altro documento di identità presentato);
  • carta di soggiorno oppure il Permesso di soggiorno non scaduto;
  • documento che dimostra che si è residenti in Italia da almeno 12 mesi per chi ha un contratto come lavoratore dipendente (dovendo anche dimostrare di lavorare da almeno 12 mesi presso lo stesso datore di lavoro) oppure 36 mesi per chi è lavoratore autonomo.

Importi e durate

Come già detto in precedenza gli importi richiedibili con il Mini Prestito Bancoposta sono 3 e cioè:

Per quanto riguarda la durata questa è sempre pari a 22 mesi, il che incide in modo diverso sugli interessi rendendo più “oneroso” come Tan e Taeg applicati quello da 1.000 euro in proporzione rispetto agli altri due importi più elevati.

(Fonte: sito ufficiale Poste Italiane – Data: 3 marzo 2019)

Rimborso e richiesta

Se la domanda di erogazione del Mini Prestito Bancoposta viene accettata la somma ottenuta viene accreditata in una sola soluzione sulla carta Postepay Evolution. Per il rimborso poi le relative rate vengono addebitate sulla stessa Postepay oppure sul conto Bancoposta. Le rate sono addebitate il giorno 15 o il giorno 30 di ogni mese fino alla scadenza del piano di ammortamento.

La richiesta va fatta presso un ufficio postale che ha la sezione per i servizi e prodotti Bancoposta. Per conoscere questa possibilità e per fissare un appuntamento si può chiamare il numero verde 800.00.33.22. L’appuntamento può essere fissato anche il Sabato mattina (logicamente se c’è disponibilità di orario presso l’ufficio postale scelto al momento di prendere l’appuntamento).

E’ anche possibile prendere un appuntamento online con il sito di Poste Italiane tramite area personale previa registrazione od accesso attraverso le credenziali Spid se possedute.

Perché Postepay Evolution?

Non si tratta di una vera e propria novità quella di collegare una carta conto a un prestito, grazie alla possibilità di addebito della rid bancaria per rimborsare le rate anche con alcune ricaricabili con iban. Tuttavia in questo finanziamento troviamo alcune innegabili peculiarità a partire dalle tre taglie ‘fisse’ di importi richiedibili tutti rimborsabili con una stessa durata (come detto pari a un anno e 10 mesi).

Detto questo l’obbligo di possedere una Postepay Evolution per accedere alla richiesta impone di valutare attentamente i costi diretti collegati proprio all’uso della carta oltre a quelli di tenuta (in primis il canone mensile). La prepagata con iban offerta da Poste Italiane anche in caso di non utilizzo prevede infatti l’applicazione di alcuni costi come quello di emissione che è di 5 euro (con obbligo di fare 15 euro di ricarica quindi una spesa iniziale di 20 euro) più 12 euro all’anno di canone( data rilevazione: 03/04/2019 – Fonte: sito Poste Italiane).

La durata della carta è di 5 anni, con rinnovo “automatico” a meno di disdetta. L’eventuale costo per l’addebito di ogni rid SDD è a partire da 40 centesimi ad eccezione di alcune ipotesi specificate da Poste Italiane (per cui in fase di richiesta bisogna informarsi sull’applicazione o meno di tali commissioni, che sono soggette a variazioni).

Prodotti Poste Italiane

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Prestiti Compass senza busta paga – Quali alternative?

Prestito Compass senza busta paga e garante: è davvero possibile?

L’offerta dei prestiti che Compass rivolge alla propria clientela o a chi è in cerca di liquidità è tutto sommato dotata di varie possibilità di scelta: dalle opzioni più flessibili al prestito “mini”, dal consolidamento debiti fino alla cessione del quinto dello stipendio. Se togliamo quest’ultima tipologia (rivolta solo ai lavoratori dipendenti sia pubblici che privati), per tutti gli altri prestiti l’offerta Compass è anche senza busta paga. Che cosa significa? Semplicemente che possono essere richiesti anche dai lavoratori autonomi.

In quest’ottica bisogna tenere ben separate le possibilità di richiesta di un prestito senza busta paga o senza garante se si ha un reddito dimostrabile di qualsiasi altro tipo (purché certificato regolarmente) oppure se non si ha alcun reddito dimostrabile. In quest’ultimo caso la sola strada percorribile è infatti quella di un garante con una solidissima reputazione creditizia e un buon reddito dimostrabile.

Quali tipologie di prestito sono offerte?

Come evidenziato all’inizio i lavoratori autonomi, quindi senza una busta paga, ed i dipendenti possono fare richiesta di varie tipologie di finanziamento con Compass, ma in particolare spiccano quelli che rientrano nella categoria del prestito personale. In particolare è possibile scegliere:

  • la gamma dei prestiti flessibili, ovvero dotati di opzioni che ne rendono più semplice la gestione e le modalità di rimborso, potendone adattare per lo più, le caratteristiche alle capacità di rimborso nel corso del tempo (max. 30 mila euro);
  • il mini credito, di importo fino a un massimo di 1500 euro, che serve per avere un cuscinetto con il quale far fronte alle piccole emergenze, con la caratteristica del credito revolving (quindi con ripristino del plafond a mano a mano che la somma viene restituita);
  • prestito di consolidamento debiti, pensato per chi ha troppe rate mensili da rimborsare e che vuole accorparle in una sola rata con una sola scadenza mensile, e magari richiedere nuova liquidità.

Prestiti personali flessibili

All’interno di questa sezione troviamo varie tipologie di prestito caratterizzate dal tipo di opzione di flessibilità associata. Detto questo per quanto riguarda la durata massima (fino a 84 rate) e l’importo massimo (come già detto di 30 mila euro tranne che nel caso della tipologia “rata Tonda”) non ci sono differenze. Nel particolare al 7 marzo 2019 è possibile scegliere tra:

  • Ottimo: si tratta del finanziamento che permette di combinare la durata e la rata, in funzione dell’importo da richiedere, più adatto alle personali capacità di rimborso. Questo tipo di prestito è la tipologia più classica di Compass;
  • Total Flex: questo finanziamento è dotato di due serie di opzioni di flessibilità che sono il salta rata (per massimo 5 volte per tutta la durata del finanziamento e comunque non più di una volta all’anno, con la rata saltata che viene posticipata e aggiunta al termine del piano di ammortamento inizialmente sottoscritto), e la riduzione della rata. Questa viene ottenuta allungando la durata del piano di ammortamento (l’importo della rata ridotto e il conseguente aumento della durata è già calcolato e indicato nel contratto di finanziamento). Se si può fare l’estinzione anticipata rimane gratuita, anche avvalendosi delle opzioni di flessibilità;
  • Jump: prevede la sola funzione di salta rata, che rimane comunque utilizzabile per un massimo di 5 volte e per una sola volta all’anno;
  • Cifra Tonda: si combina la durata e l’importo con la rata sostenibile, il cui importo da scegliere sarà comunque una cifra tonda facile da ricordare. Ma attenzione: per questa tipologia la somma massima concessa è di 20 mila euro.

Anche online?

Accedendo alla pagina preposta del sito ufficiale Compass è possibile procedere ad una simulazione che richiede solo di inserire l’importo desiderato e la propria rata ‘ideale’.

(Fonte: sito ufficiale Compass – Data simulazione: 7 marzo 2019)

Se si ritiene la proposta soddisfacente si potrà cliccare su prosegui. Si verrà così trasferiti alla pagina preposta all’inserimento delle info personali, punto di partenza per il preventivo vero e proprio e di una possibile richiesta del finanziamento.

Soluzione per il consolidamento debiti

La banca milanese può offrire la soluzione adatta anche a chi è alla ricerca di prestiti senza busta paga, ma ha già varie rate da restituire in corso. Parliamo logicamente del consolidamento debiti Compass, che recentemente ha cambiato il proprio nome in Consolido. La somma massima concessa rimane a 30 mila euro e permette di estinguere da uno a più prestiti con l’aggiunta di liquidità facoltativa.

(Fonte: sito ufficiale Compass – Data: 7 marzo 2019)

Mini credito

MiniCredito è pensato per offrire una riserva di liquidità sempre accessibile, pagando gli interessi solo sulle somme usate. Solo quando si usa in tutto o in parte il credito di 1500 euro, si iniziano a pagare le rate, che possono essere di 50 o di 100 euro (l’ammontare della rata dipende dalla somma usata e dalla durata del piano di rimborso). Queste sono comprensive di una quota capitale (che ripristina progressivamente il plafond) e di interessi (in misura fissa). La richiesta va fatta in filiale potendo fissare l’appuntamento anche direttamente da sito ufficiale. Come condizioni economiche e costi collegati vanno considerati:

  • 20 euro di quota di gestione annua;
  • tassi di interesse: Tan 16% e Taeg 23,30%.

(Fonte: sito ufficiale Compass – Data: 7 marzo 2019)

Requisiti necessari e documenti
Come detto questa selezione di prestiti è richiedibile anche da chi è senza busta paga. Detto questo ricordiamo che è comunque necessario essere titolari di un reddito dimostrabile o fornire un garante. I requisiti minimi richiesti sono:

  • essere soggetti residenti in Italia. Se stranieri è sufficiente la residenza di almeno 1 anno e il permesso di soggiorno non scaduto;
  • avere un’età compresa tra i 18 e i 75 anni (che si considerano al termine del rimborso);
  • richiedere un importo non superiore al massimo concedibile.

Per quanto riguarda invece i documenti richiesti questi generalmente sono rappresentati da:

  • documento di identità non scaduto;
  • codice fiscale o tessera sanitaria;
  • certificato di reddito (ultima busta paga per i dipendenti e modello Unico per lavoratori autonomi. I pensionati devono portare l’ultimo cedolino della pensione, e come i dipendenti devono portare l’ultimo Cud).

Approfondimenti

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Pagoflex – Quanto costa pagare a rate con Ing Direct?

Pagoflex: come funziona il credito revolving con Ing Direct

La carta di credito Mastercard di Ing Direct, richiedibile solo dai clienti che hanno conto corrente Arancio e in possesso di specifici requisiti, è stata da qualche mese dotata della funzione Pagoflex. Di cosa si tratta? Vediamolo assieme.

Caratteristiche principali della funzione “di dilazione”

La carta di credito Mastercard del conto corrente Arancio è nata come una carta di credito a saldo. Tuttavia per rendere i rimborsi più flessibili, assecondando le preferenze e le esigenze dei propri clienti, Ing Direct ha introdotto la funzione Pagoflex che, nella pratica, la rende una carta di credito con opzione revolving. Come?

In poche parole, se si ha la necessità di sostenere alcuni pagamenti a rate, lo si potrà fare attivando, entro l’ultimo giorno lavorativo del mese in cui si è sostenuta la spesa da rateizzare, la funzione Pagoflex. Questa permetterà il rimborso dell’importo rateizzato in un numero di rate prefissato a monte tra le tre opzioni disponibili, sostenendo un tasso di interesse che è rappresentato da una commissione variabile. Proprio per questo il Taeg può risultare anche molto elevato (il che dipende dall’importo da rateizzare e dalla durata) nonostante il Tan pari a zero perché non sono applicati interessi in misura fissa.

In che cosa è diversa la funzione dalle altre carte revolving?

Pagoflex presenta alcuni spunti che rendono la funzione revolving parzialmente diversa da carte concorrenti a partire dalla già citata assenza di interessi fissi. A questo si aggiunge la necessità di attivare la funzione Pagoflex contestualmente alla richiesta di rateizzazione. Questo, come vedremo in seguito, porta a sostenere un costo per ogni volta in cui la si utilizza. Un aspetto sicuramente da tenere presente tranne che per la Mastercard Gold di Ing Direct per la quale la funzione risulta già attiva in promozione (almeno da quello che risulta al 6 Marzo 2019),

Non tutte le carte sono inoltre abilitate alla funzione. Se si ha una carta Mastercard che non ha questa abilitazione, si dovrà firmare tutta l’apposita modulistica. Questo avviene ‘in remoto’ tramite firma digitale, passando per il servizio di internet banking (nel particolare entrando nella propria area personale e selezionando la funzione “gestione delle carte”).

(Fonte: sito ufficiale Ing Direct – Data: 6 marzo 2019)

Approfondimento: Finanziamento con carta di credito.

Requisiti

Come si legge dal foglio informativo ufficiale della banca olandese per fruire di questa ‘dilazione’ la carta di credito deve risultare “attiva” (entro 12 mesi dalla data della sua richiesta). Questo avverrà procedendo all’accredito dello stipendio (o pensione) sul conto corrente oppure grazie ad un saldo sul conto stesso di un importo di almeno 3 mila euro per un periodo almeno pari a 30 giorni che precedono la richiesta di attivazione stessa.

(Fonte: foglio informativo ufficiale Pagoflex – Data: 6 marzo 2019)

Quando si può richiedere la rateizzazione?

I limiti relativi all’impiego di Pagoflex sono legati all’importo rateizzabile, alla disponibilità del plafond della carta ed al tipo di operazione. In particolare è possibile richiedere la rateizzazione su tutte le operazioni di acquisto mentre rimangono escluse:

  • le operazioni di anticipo contante;
  • i pagamenti di una rid;
  • gli addebiti ricorrenti disposti sulla carta di credito).

L’importo per la quale si chiede la rateizzazione deve essere compreso tra i 200 euro e i 3 mila euro a fronte di un sufficiente plafond disponibile sulla carta (quindi se la spesa da rateizzare è 800 euro, ma come plafond residui da spendere ho solo 700 euro, la rateizzazione non viene concessa).

(Fonte: foglio informativo ufficiale Pagoflex – Data: 6 marzo 2019)

Come funziona il rimborso?

Nella modalità di rimborso non si hanno grandi differenze rispetto a una ‘classica’ carta revolving. Attraverso il pagamento delle rate mensili si andrà infatti a ristabilire il plafond della carta. Il rimborso delle rate avviene dal mese successivo a quello in cui è stata richiesta la rateizzazione e si aggiunge al totale delle spese da rimborsare a saldo. Ad esempio se ho una rata di 100 euro per la funzione revolving, e 500 euro di spese non rateizzate l’estratto conto mensile sarà di 600 euro. Se poi sono state disposte più opzioni Pagoflex nello stesso mese (o in mesi successivi), il totale da pagare sarà dato dalla somma delle varie rate pattuite nella rateizzazione più l’importo da rimborsare a saldo.

Costi applicati

I costi da considerare per valutare la convenienza di questa soluzione sono principalmente 3 e cioè:

  • quelli mensili associati alla carta di credito Mastercard (quando previsti);
  • il costo di attivazione della funzione Pagoflex, pari a una commissione fissa di 2 euro (indipendente dall’importo da rateizzare o dalla durata scelta);
  • la commissione di dilazione, pari allo 0,50% della somma rateizzata (che corrisponde a 50 centesimi di euro ogni 100 euro rateizzati, per fare una proporzione).

Ovviamente il Taeg, viste queste premesse, non può essere fisso, e per capire meglio questo aspetto possiamo riprendere alcuni esempi fatti dalla stessa Ing Direct

Importo che si vuole rateizzare Numero di rate di rimborso Taeg Rata mensile Importo dovuto per la dilazione Importo totale da restituire (importo rateizzato più le commissioni)
200 € 6 mesi 18,37% 34,33 € 8 € 208,00 €
500 € 9 mesi 14,39% 58,06 € 25,50 € 524,50 €
1.000 € 12 mesi 13,35% 88,33 € 62 € 1.062,00 €
1.500 € 6 mesi 14,09% 257,50 € 47 € 1.547,00 €
3.000 € 12 mesi 13,09% 265,00 € 182 € 3.182,00 €

(Fonte: sito ufficiale Ing Direct – Data: 6 marzo 2019)

Approfondimento: Dilazione di pagamento.

Quale durata scegliere?

Per quanto riguarda il numero di rate è possibile scegliere tra 6, 9 e 12 mesi. L’impatto degli interessi e costi globali scende con l’aumentare la somma da rateizzare, mentre potrebbe risultare elevato per le piccole somme. Come si evince dalla tabella precedente in generale importi più elevati ed un numero di rate più basso portano ad un Taeg più contenuto.

Approfondimenti:

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Resto al Sud – Le novità 2019

Resto al Sud: quali agevolazioni offre?

Le novità per Resto al Sud, ovvero l’incentivo stanziato dal governo ma gestito da Invitalia, per il 2019 non sono trascurabili, considerato l’ampliamento della platea che ne può fare richiesta.

Nel particolare, che cosa è cambiato con Resto al Sud, a chi si rivolge nel 2019 il bando di adesione e quali sono le agevolazioni? All’interno dell’articolo andiamo a rispondere a questi tre interrogativi fondamentali.

Le novità nel bando 2019

Innanzitutto chiariamo che le caratteristiche e lo scopo di Resto al Sud non sono cambiate. Parliamo sempre di agevolazioni finalizzate alla creazione di nuove attività imprenditoriali nelle zone italiane che sono economicamente più in difficoltà, ovvero quelle del mezzogiorno e precisamente:

  • Sardegna,
  • Abruzzo,
  • Molise,
  • Basilicata,
  • Campania,
  • Calabria,
  • Puglia,
  • Sicilia.

Detto questo il bando ha introdotto un’importante novità su alcuni requisiti che devono possedere i richiedenti, soprattutto per quanto riguarda l’età anagrafica. Resto al Sud, infatti, fino a fine 2018 si rivolgeva solo alla fascia di età compresa tra 18 anni compiuti e 36 anni non compiuti, mentre a partire da Gennaio 2019 si è passati alla fascia di età che va da 18 anni compiuti a 46 anni non compiuti. Inoltre possono aderire al bando e alla richiesta anche i liberi professionisti.

Requisiti obbligatori

Riassumiamo in sintesi quali devono essere i requisiti ‘base’ che si devono avere per poter fare la domanda:

  • età anagrafica compresa tra 18 e 46 anni;
  • progetto di avvio dell’attività in una delle regioni previste nel bando (la domanda può essere fatta anche da chi è residente all’estero);
  • per i liberi professionisti non aver avuto una partita Iva per attività analoga a quella per la quale si richiedono gli incentivi nei 12 mesi precedenti alla domanda di accesso, e mantenimento della sede operativa nelle regioni comprese in Resto al sud;
  • per tutti i richiedenti e per tutta la durata del finanziamento non ci dovrà essere un contratto di lavoro dipendente.

In cosa consiste l’agevolazione?

In pratica ci sono due agevolazioni che sono concesse contemporaneamente e che permettono di finanziare al 100% le spese da sostenere per avviare la propria attività imprenditoriale. Queste due agevolazioni sono un contributo a fondo perduto e un finanziamento a tasso zero.

Il contributo a fondo perduto copre il 35% della spesa totale e viene erogato tramite Invitalia, e non deve essere restituito. Il finanziamento a tasso zero invece viene erogato tramite banche aderenti a un’apposita convenzione con invitalia e quindi con resto al Sud, e va restituito a rate nell’arco di 8 anni totali. Per conoscere le banche aderenti si può consultare l’elenco aggiornato presente sul sito ufficiale Invitalia, che riporta in quali regioni operano i vari istituti di credito e lo spread applicato (oltre che il referente ed i contatti telefonici).

Tra l’altro il finanziamento è garantito da un fondo garanzia delle Pmi e gli interessi sono coperti da un contributo in conto interessi. Per questo il beneficiario dell’agevolazione restituirà solo la quota capitale prevista dal piano di ammortamento.

Le due agevolazioni partono automaticamente e in parallelo se la domanda di partecipazione a Resto al Sud viene valutata positivamente da Invitalia e si ottiene quindi l’accesso alle agevolazioni stesse.

Limite importi

In base al nuovo bando di Resto al Sud come limiti massimi erogabili troviamo:

  • massimo 50 mila euro per ogni socio/richiedente,
  • massimo totale di 200 mila euro (indipendentemente dal numero di soci anche superiore a 4).

Le domande, corredate da tutta la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, vanno inviate a Invitalia attraverso la piattaforma dedicata, accessibile dal sito ufficiale Invitalia.it.

Come si presenta la domanda?

Per prima cosa è consigliato controllare sull’apposita pagina di Invitalia riservata a Resto al Sud di essere in possesso di tutti i requisiti necessari, considerata anche la possibilità di adesione:

Entro 60 giorni dall’approvazione della domanda (che diventano 120 se si è residenti all’estero) si può anche costituire un team di persone che porterà avanti il progetto. Si dovrà avere anche un indirizzo Pec valido che servirà per le comunicazioni con Invitalia.

Una volta fatti tutti i controlli preliminari bisogna andare nella sezione dei moduli per scaricare i modelli necessari per fare la domanda. Questa poi va inviata tramite l’apposita piattaforma telematica, previa registrazione.

Caratteristiche della domanda

La domanda, come detto è presentabile solo in modalità telematica, e sarà composta dal progetto imprenditoriale e dalla documentazione che sarà chiesto di caricare e allegare (la procedura è guidata e può essere consultata anche scaricando l’apposita guida). Non è prevista una scadenza per la presentazione delle domande.

Di contro queste saranno valutate in funzione dell’ordine cronologico di arrivo. Il progetto sarà giudicato per accuratezza e fattibilità. In quest’ottica anche per compilazione della domanda si può richiedere assistenza gratuita a centri accreditati con Invitalia.

Se ci sono fondi sufficienti e tutte le condizioni e requisiti necessari sono presenti, Invitalia darà parere positivo (dal sito ufficiale si legge che una prima risposta viene fornita nell’arco di 60 giorni). Ricordiamo infine che nell’iter è generalmente previsto anche un colloquio personale che potrà essere svolto a distanza anche tramite Skype.

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Concordato preventivo – Cos’è e come funziona

Concordato preventivo: un aiuto reale per imprenditori in difficoltà?

Per evitare il fallimento un’azienda o un imprenditore possono richiedere il concordato preventivo, procedura che è stata spesso nominata in corso del 2018 a causa delle difficoltà dell’azienda Atac. Tuttavia si tratta di una possibilità che è accessibile non solo alle grandi aziende ma anche alle realtà imprenditoriali di dimensioni ridotte. Scopriamo di più.

In che cosa consiste?

Si tratta di una procedura che congela le azioni esecutive che i creditori possono aver avviato nei confronti del’imprenditore o dell’azienda, permettendo a chi la amministra di mantenerne il controllo e la gestione. In questo modo, anziché arrivare a una procedura di liquidazione e di possibile dissesto finanziario, viene concessa una chance perché l’attività svolta permetta di superare il momento di difficoltà per tornare a una fase di normalità.

E’ infatti necessario, per poter ottenere l’autorizzazione del tribunale all’accesso al concordato preventivo, proporre un piano realizzabile e condivisibile per i creditori. Infatti se da una parte il debitore/imprenditore viene tutelato, dall’altra la legge salvaguarda anche i creditori, senza costringerli a sopportare un iter eccessivamente lungo o che possa arrecare ad essi un danno.

Quali sono i vantaggi?

Il vantaggio diretto per l’imprenditore come già detto è quello di mantenere la gestione dell’attività e scongiurare, almeno per il momento, l’avvio della procedura fallimentare. Per i creditori la possibilità di ottenere il pieno soddisfacimento del proprio credito, che potrebbe essere messo in dubbio con una procedura fallimentare. Infine c’è il vantaggio per i lavoratori che in questa fase mantengono la propria occupazione.

Requisiti per l’accesso

I requisiti necessari per la richiesta di concordato preventivo devono essere sia di tipo soggettivo che oggettivo. Nel particolare:

Requisiti soggettivi

Secondo la legge fallimentare possono accedervi solo coloro che rientrano nella categoria di imprenditori commerciali (sia individuali che collettivi). Anche se rientranti in queste ipotesi, restano comunque esclusi coloro che hanno :

  • avuto nei tre esercizi precedenti la richiesta, un attivo patrimoniale all’anno al massimo pari a 300mila Euro;
  • realizzato nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi annui non superiori a 200mila euro;
  • un ammontare di debiti al massimo pari fino a 500mila euro.

Requisiti oggettivi

Come accennato l’imprenditore che fa richiesta del concordato preventivo deve trovarsi in una situazione di grave difficoltà e/o insolvenza. La domanda può essere fatta in via “preventiva” al fallimento, quindi può essere presentata fino a quando non sopraggiunga la sentenza di fallimento.

Caratteristiche del Piano per i creditori

L’imprenditore può richiedere l’avvio della procedura di concordato preventivo proponendo, nel piano:

  • la ristrutturazione del debito e la soddisfazione dei crediti con qualsiasi modalità;
  • l’attribuzione dello svolgimento dell’attività dell’impresa a un assuntore (in questo caso si ha un concordato preventivo con continuità indiretta);
  • una suddivisione dei vari creditori (o delle classi di credito), e poi proporre modalità diversificate di rimborso del credito.

Per quanto riguarda il rimborso dei crediti, il piano non può prevedere una misura inferiore al 20% per quelli chirografari (che può essere derogato solo in caso di accordo per la continuità aziendale), mentre per quelli privilegiati o assistiti da pegno o ipoteca non c’è una soglia limite, ma ci si può accordare affinché si ottenga un rimborso almeno pari al valore di mercato del momento.

Come avviene la domanda?

Per ottenere l’ammissione al concordato preventivo il soggetto interessato (imprenditore singolo, amministratore di società, ecc) deve proporre il ricorso al tribunale competente per territorio, dove ha la sede l’azienda, all’attenzione del pubblico ministero.

Se si tratta di società bisogna distinguere tra quelle di persone e quelle di capitali. Nel primo caso la richiesta di concordato preventivo deve essere appoggiata dalla maggioranza dei voti dei soci, mentre nelle società di capitali è il consiglio di amministrazione che deve decidere. Al ricorso vanno allegati come documenti necessari:

  • relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda;
  • stato analitico ed estimativo delle attività;
  • elenco nominativo dei creditori (riportando per ognuno i crediti vantati, la presenza di diritti di prelazione, ecc);
  • elenco dei titolari di diritti reali o personali;
  • valore dei beni;
  • piano contenente le modalità di rimborso, ristrutturazione del debito, ecc.

E’ possibile presentare altre integrazioni sia volontarie che richieste dal tribunale chiamato a decidere (la richiesta di quest’ultimo viene fatta entro quindici giorni dal deposito del ricorso stesso). La decisione del tribunale viene presa in modo collegiale.

La domanda di concordato è quindi comunicata al pubblico ministero. Il cancelliere provvedere alla pubblicazione nel registro delle imprese, entro il giorno successivo a quello del deposito. Il giudice, stabilendo il termine tra 60 e 120 giorni per la presentazione del piano di concordato, provvede anche alla nomina del commissario giudiziale che monitorerà le azioni e la condotta del debitore, il quale può continuare a eseguire atti di straordinaria amministrazione fino alla decisione finale del giudice che potrà accettare l’ammissione al concordato oppure rigettarla, e quindi dichiarare il fallimento.

Se il giudice accetta l’accesso al concordato preventivo, stabilisce anche un termine non superiore a 15 giorni entro i quali il debitore deve depositare presso la cancelleria la somma pari al 50% di quella totale stimata per l’intera procedura. Se lo ritiene opportuno il giudice può ‘definire’ quale anticipo una somma inferiore al 50% ma comunque almeno pari al 20%.

Tipologie di particolari di procedura

Se un imprenditore riesce ad uscire da uno stato di insolvenza, ma si mantiene una situazione di crisi, può fare richiesta per il concordato preventivo in bianco o con riserva. Questa via è però preclusa se è stata fatta una richiesta analoga entro i due esercizi precedenti.

Approfondimento: Piano del consumatore.

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Prestiti sms – Quali alternative in Italia?

Prestiti tramite sms e app: Unicredit, Fineco e Agos

Nel periodo in cui lo smartphone permette di fare trading e gestire le proprie finanze, pensare alla possibilità di richiesta di prestiti sms potrebbe sembrare una soluzione scontata. Effettivamente nel nord Europa si è sviluppata questa forma di finanziamento, ed anche in Italia si riscontrano delle situazioni percorribili, anche se con modalità, almeno per il momento, ancora differenti.

Di che cosa si tratta?

Come si può evincere dal nome la forma pura dei prestiti via sms è quella di un finanziamento che può essere richiesto alla banca erogante tramite l’invio di un semplice short message tramite il proprio device mobile. Quindi anche quando guardiamo a prodotti proposti al di fuori dell’Italia, si deve avere come presupposto:

  • un rapporto già esistente con l’istituto di credito;
  • una pre-valutazione dell’affidabilità del richiedente.

Ovviamente, trattandosi di sms loans che prevedono importi modesti (generalmente si può partire da 50 0 100 euro ed arrivare a 500 euro), l’iter di approvazione è solitamente piuttosto veloce, ma la tempistica varia in funzione di numerose situazioni. Sempre parlando di situazioni generiche riscontrabili al di fuori dei nostri confini i tassi di interesse possono risultare anche elevati.

Attenzione: il discorso non è confrontabile con il panorama italiano in quanto i tassi sono legati a regolamenti bancari esteri, dove il calcolo delle soglie di “usura” avviene con criteri differenti rispetto alle leggi nostrane. Tra l’altro, ad oggi non c’è possibilità per i residenti in Italia di accedere a questi tipi di prestiti erogati da società straniere, proprio perché non rispettano la normativa vigente nel nostro Paese.

Quali alternative in Italia?

Se consideriamo i prodotti che attualmente sono disponibili invece in Italia, possiamo fare una distinzione tra quelli effettivamente richiedibili tramite sms e quelli che invece permettono di usare l’invio di un messaggio semplicemente per fissare un appuntamento. Questa seconda tipologia è molto più diffusa, mentre il primo tipo è disponibile solo presso le banche che offrono prodotti in pre-valutazione.

Come funzionano?

Il funzionamento dei prestiti via sms, sia che si tratti di semplici richieste di appuntamento (in molti casi è prevista soprattutto la modalità tramite Whatsapp), che di vere e proprie richieste di erogazione di una somma pre-valutata, è comunque semplice: si invia il messaggio con un testo predeterminato dalla banca e si fa il tipo di richiesta del quale si ha bisogno. Nel caso dell’erogazione dei prestiti da parte della banca stessa, generalmente il messaggio o la richiesta va fatta passando per un’app che logicamente deve essere scaricata sul proprio smartphone.

All’interno del ‘panorama’ finanziario nostrano di prodotti con questo tipo di caratteristiche in particolare ne incontriamo due, proposti da società che appartengono allo stesso gruppo bancario: Fineco e Banca UniCredit, entrambi appartenenti all’UniCredit Group.

Esempi e alternative

UniCredit con Creditexpress Easy

Come appena anticipato per poter usare il prestito concesso (con una cifra che deve essere compresa tra 1000 e 5000 euro) bisogna usare obbligatoriamente l’apposita app. Si tratta di una somma pre-accordata, a seguito di un iter di pre-valutazione che va fatto presso una filiale UniCredit (tra l’altro bisogna essere correntisti almeno da 6 mesi per potervi accedere). Una volta che la somma è stata accordata questa potrà essere richiesta in tutto od in parte tramite un messaggio effettuato da app mobile. Questo può avvenire in base alle proprie necessità (ad esempio per un acquisto) visto che la cifra viene immediatamente messa a disposizione del richiedente.

Come appena detto non è necessario usare per intero la somma accordata, ma la si può usare anche solo in modo parziale: ad esempio se si hanno 2000 euro di prestito accordato ma si ha bisogno di 800 euro, si può richiedere solo questa somma. Il tasso di interesse fisso verrà applicato solo sulla somma effettivamente richiesta (quindi nel nostro esempio sugli 800 euro). La somma eccedente potrà essere usata successivamente.

(Fonte: sito ufficiale UniCredit – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Finanziamenti UniCredit.

Fineco

Con questa banca si può sfruttare il servizio di richiesta Prestiti Personali a valutazione istantanea via App. Come requisiti necessari troviamo la necessità di avere un conto corrente Fineco e l’aver scaricato l’app sul proprio smartphone (compatibile sia per sistema Android che per iOs). La somma massima ottenibile è fino a 15000 euro ed anche in questo caso ci deve essere stata logicamente una fase di valutazione preventiva. Come aspetti positivi ci sono:

  • sincronizzazione dell’app con l’area clienti che permette di vedere il piano di rimborso, così da poter fare la scelta ideale in funzione delle possibilità di rimborso;
  • richiesta istantanea e al 100 per cento parperless, che può essere fatta h24 tutti i giorni senza limitazioni.

Non ci sono spese di istruttoria, gestione pratica o incasso rid e il tasso fisso al 7 gennaio 2019 è di poco inferiore al 4%.

(Fonte: sito ufficiale Fineco – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti online Fineco.

L’alternativa Agos4Now

Concludiamo con la proposta di finanziamento via app della finanziaria italo/francese. Non parliamo di un vero e proprio prestito sms, ma di un’applicazione attraverso cui procedere alla richiesta di un finanziamento senza entrare nel sito Agos od in una filiale.

Per farlo sono sufficienti la propria carta d’identità e la tessera sanitaria. Questo prodotto è assolutamente paperless visto che il riconoscimento viene fatto tramite webcam da operatore Agos e la procedura si completa con una firma digitale. Agos4Now, al termine della procedura di valutazione che può essere seguita sempre tramite app, permette di ottenere fino a 3000 euro.

(Fonte: sito ufficiale Agos – Data: 7 gennaio 2019)

Approfondimento: Prestiti online Agos.

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