Cessione del quinto: 5 regole per non sbagliare

Conviene il prestito con cessione del quinto della pensione o stipendio?

Nel 2005 sono state introdotte importanti novità, legate all’accessibilità della cessione del quinto, esistente come tipologia di “prestito personale” nel nostro ordinamento fin dal 1950 (introduzione e disciplina attraverso la legge 180) a beneficio dei dipendenti statali e pubblici.

In sostanza quindi il legislatore ha voluto coinvolgere anche i dipendenti privati ed i pensionati (con l’ampliamento così dalla sola cessione del quinto dello stipendio, a quella anche della “pensione”) parificando in modo trasversale i vantaggi collegati a questa forma di finanziamento, caratterizzata in primis da una garanzia intrinseca di livello molto alto, e quindi con maggiori probabilità di vedere la propria richiesta soddisfatta.

Migliori proposte per pensionati 2016/17

Nome prodotto TAN TAEG
Cessione del quinto Hello Bank da 6,27% da 6,60%
Cessione del quinto Ubi da 7,20% da 8,61%
Cessione del quinto Findomestic 7,62% 7,89%
Cessione del quinto Unicredit 7,70% 8,76%
Credem cessione del quinto da 14,50% da 17,07%
Cessione del quinto Agos n.d. n.d.
Cessione del quinto Compass n.d. n.d.
Cessione del quinto Bnl n.d. n.d.
Cessione del quinto Cariparma n.d. n.d.
Cessione del quinto Poste n.d. n.d.
Cessione del quinto Intesa Sanpaolo n.d. n.d.
Fiditalia cessione del quinto n.d. n.d.

Tassi aggiornati al 4 Gennaio 2016

Come funziona, e come richiederla?

Uno degli aspetti peculiari della cessione del quinto, è il limite massimo dell’importo della rata che verrà pagata ogni mese, che non può superare il “quinto” degli emolumenti (sia uno stipendio o una pensione) al netto delle altre trattenute per i dipendenti ed al netto anche della quota cedibile per i soli pensionati. Quindi se si hanno tutti i requisiti oggettivi e soggettivi per farne richiesta, i passaggi da seguire sono pochi e semplici e cioè:

  1. Rivolgersi all’ente (come nel caso dell’Inpdap per i soli dipendenti pubblici), oppure alla banca o finanziaria convenzionata (o non) che preveda questa forma di finanziamento tra le proprie proposte (valida per tutti dai dipendenti ai pensionati), per ottenere il modulo specifico richiesto. N.B. Se esistono delle convenzioni vanno valutate con priorità, ma senza dare per scontato che siano le più vantaggiose;
  2. Leggere attentamente le eventuali limitazioni, e le condizioni riportate per la parte dell’assicurazione obbligatoria;
  3. Compilare in ogni parte il modulo di richiesta (in alcuni casi è possibile procedere online, se esiste la firma digitale, come ad esempio con Findomestic);
  4. Allegare tutta la documentazione obbligatoria (certificazione reddituale rilasciata dall’azienda, quota cedibile, copia busta paga o cedolino della pensione e documenti anagrafici);
  5. Richiedere la compilazione e la vidimazione dell’apposito spazio da parte dell’amministrazione (dell’azienda per cui si lavora, dell’ufficio competente dell’Inps, o della propria amministrazione statale se si è ancora salariati).

Se si è sposati, anche in caso di titolarità di un conto corrente a firma congiunta, non si ha obbligo di richiedere la firma anche del coniuge. Infatti tra i principali vantaggi di questo tipo di prestito troviamo l’aspetto della riservatezza, essendo un contratto a firma disgiunta e senza addebito con rid sul conto corrente (l’importo rimborsato viene, come noto, trattenuto a monte, con conseguente pagamento dello stipendio o pensione ‘netto’).

Quali le differenze tra quella per i dipendenti pubblici e quella per i dipendenti privati?

Per prima cosa bisogna comprendere quali sono quelli principali. La prima è anche quella più evidente, e si individua quando si paragonano, ad esempio, le condizioni economiche di una cessione del quinto rivolta ai privati con il prestito pluriennale Inps ex Inpdap, che può essere richiesto esclusivamente da coloro che hanno dei requisiti oggettivi specifici, come l’iscrizione nell’apposito fondo della Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.

Un dislivello evidente anche quando si vanno a paragonare i tassi di interesse applicati nel caso di cessioni concesse da banche o finanziarie (non necessariamente sulla base di particolari convenzioni) a dipendenti pubblici rispetto a quelli privati. Ciò è dovuto al principio di “stabilità” di impiego, associato normalmente al pubblico impiego, per il quale la stessa legge 180 ha stabilito i termini minimi di accessibilità fissati a 4 anni di anzianità, con pochissime eccezioni.

Per quanto riguarda invece i dipendenti privati la durata del periodo di anzianità minima, viene stabilito dalle varie banche o finanziarie, e in media si concentra intorno ai 6 mesi, ma ci possono essere delle variazioni, che vanno valutate caso per caso.

Tuttavia, per rafforzare la garanzia di rimborso, nella maggioranza dei casi viene ‘agganciata’ la cessione del quinto al Tfr maturato, sia per l’importo massimo che può essere concesso, che per una serie di limiti che il richiedente accetta al momento della sottoscrizione del modulo di richiesta del finanziamento, primo fra tutti la rinuncia a chiedere anticipo sul Tfr (problema che può interessare ovviamente coloro che abbiano maturato i tempi per poterne fare domanda).

Cosa cambia per i pensionati?

Tutti i pensionati possono approfittare della cessione del quinto della pensione entro il doppio limite della “quota cedibile” e dell’età anagrafica. Per quest’ultimo aspetto il limite massimo è stabilito dai differenti istituti di credito, mentre l’entità della quota cedibile, e il rilascio della relativa certificazione (che va esibita insieme a tutta la documentazione richiesta), va richiesto all’ Inps.
Vantaggi e svantaggi validi per tutti?

Tra i principali vantaggi, con valenza oggettiva troviamo:

  • Durata massima molto lunga, pari a 10 anni (limite non superabile, in quanto indipendente dalle politiche di credito delle singole banche o finanziarie);
  • Importo massimo concedibile legato alla rata massima rimborsabile, e al limite dell’età anagrafica del richiedente. Come già accennato per i soli dipendenti privati ci può essere anche il limite rappresentato dalla capienza del Tfr maturato;
  • Possibilità di richiesta anche per i cattivi pagatori o soggetti protestati;
  • Tasso fisso per tutta la durata del prestito.

Gli svantaggi sono per lo più legati alle varie limitazioni in cui ci si può imbattere.

Quali limitazioni?

Nella sua formulazione originaria, la legge 180 era stata poco flessibile anche per l’aspetto dell’età massima da avere al momento della richiesta, introducendo per i soggetti in attività quello di 60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne.

Dato l’ampliamento della platea dei soggetti interessati, il range oggi va nominalmente da un minimo di 18 anni ad un massimo di 90 anni, ma all’interno bisogna distinguere in funzione degli altri limiti (con necessaria distinzione tra dipendenti pubblici e privati) che variano sia per decisione degli istituti coinvolti nella funzione di finanziatori che per quelli imposti in virtù delle differenti situazioni e per lo status che permette comunque di farne richiesta.

Per i dipendenti privati c’è però un limite in più, legato alle caratteristiche dell’azienda per cui si lavora, ed eventualmente allo stato di salute della stessa.

Quindi anche se in linea di principio la cessione del quinto rappresenta una tipologia di prestito personale abbastanza facilmente concessa anche a un dipendente privato, questi si potrebbe vedere la richiesta rifiutata per via della situazione/condizioni economiche dell’azienda per cui lavora.

Sezione Inps/Inpdap