Convenzione INPS 2019 – Vantaggi e tassi cessione del quinto

Convenzione INPS cessione del quinto: le novità per i pensionati

La convenzione INPS che occupa maggiore spazio all’interno delle pagine del sito ufficiale dell’ente previdenziale, è quella dedicata alle cessioni del quinto. In particolare a spiccare, per numero di banche e società convenzionate, oltre che per l’attenzione riposta nella determinazione periodica dei tassi, è la cessione del quinto per i pensionati. Ci sono poi varie altre convenzioni rivolte ad esempio ai prestiti pluriennali indiretti ex Inpdap oppure agli appartenenti ad altri enti previdenziali minori convogliati nell’INPS a seguito della scelta di riorganizzare la gestione delle pensioni iniziata diversi anni fa, con la nascita del SuperINPS.

Le convenzioni per i pensionati

La scelta del legislatore di estendere la cessione del quinto anche ai pensionati INPS ‘non ex dipendenti pubblici’, ha spinto l’ente a operare in modo tale da tutelare tutti i possibili beneficiari al massimo. Una forma di tutela che si è evidenziata in primis nelle modalità di determinazione dei tassi e di altre possibili agevolazioni.

Elenco banche e società finanziarie convenzionate

Ricordiamo che la convenzione INPS per la cessione del quinto pensionati non è obbligatoria, ma è facoltativa per cui se si vuole avere un prodotto che ne rispecchia le caratteristiche principali, allora bisogna rivolgersi a una della banche e società riportate nell’elenco di quelle con convenzione attiva. L’elenco è in continuo cambiamento per cui non è detto che le banche e le finanziarie presenti ad esempio nel 2017, lo siano anche nel 2018, e viceversa. Per conoscere questi elenchi basta collegarsi periodicamente alla pagina preposta del sito ufficiale dell’ente o, per chi non vuole o non può accedere alla pagina web, anche nelle varie agenzie territorialmente competenti.

Condizioni e tassi

L’INPS determina le condizioni della convenzione. Quindi stabilisce delle condizioni “tipo” che le banche e le finanziarie aderenti alla convenzione stessa si impegna a rispettare. Generalmente viene stabilito un tasso massimo oltre il quale non si può andare. Quindi non si ha un tasso univoco e unico per tutte le proposte di cessione del quinto da parte delle varie banche e finanziarie, ma si ha la certezza che se si rivolge a una società aderente alla convenzione al massimo verrà applicato il tasso limite. Ciò implica che facendo attenzione alla scelta, si potrà ottenere anche un tasso molto più favorevole, perché la società proponente ha deciso di applicare tassi ancor più bassi, oppure ha tolto costi di istruttoria o altre spese accessorie, ecc.

In quest’ottica non c’è la necessità di conoscere la circolare INPS in toto ma basta controllare sul sito ufficiale INPS i tassi limite che ogni tre mesi vengono pubblicati dallo stesso ente. Ad esempio possiamo mettere a confronto i tassi applicati dal 1 ottobre 2017 a 31 dicembre 2017 con quelli attivi dal 31 dicembre 2017 fino al 29 marzo 2018 e con quelli in corso al momento della stesura dell’articolo (validi dal 30 marzo 2018 fino a 29 giugno 2018). Le scadenze sono sempre ogni tre mesi, ovvero fine dicembre, fine marzo, fine giugno e fine settembre di ogni anno:

Dall’ 1 ottobre 2017 al 31 dicembre 2017

Classi di età tassi Fino a 15.000 € di finanziamento tassi Oltre 15.000 € di finanziamento
Fino a 59 anni 8,74% 7,45%
da 60 a 64 anni 9,54% 8,25%
da 65 a 69 anni 10,34% 9,05%
da 70 a 74 anni 11,04% 9,75%
da 75 a 79 anni 11,84% 10,55%

Dall’ 1 gennaio 2018 al 30 marzo 2018

Classi di età tassi Fino a 15.000 € di finanziamento tassi Oltre 15.000 € di finanziamento
Fino a 59 anni 8,66% 7,40%
da 60 a 64 anni 9,46% 8,20%
da 65 a 69 anni 10,26% 9,00%
da 70 a 74 anni 10,96% 9,70%
da 75 a 79 anni 11,76% 10,50%

Dall’ 1 aprile 2018 al 30 giugno 2018

Classi di età tassi Fino a 15.000 € di finanziamento tassi Oltre 15.000 € di finanziamento
Fino a 59 anni 8,70% 7,30%
da 60 a 64 anni 9,50% 8,10%
da 65 a 69 anni 10,30% 8,90%
da 70 a 74 anni 11,00% 9,60%
da 75 a 79 anni 11,80% 10,40%

Ricordiamo che le classi d’età inserite in tabella non devono essere intese al momento della richiesta bensì alla fine del piano di ammortamento.

Cosa cambia a livello di richiesta?

La cessione del quinto, se coinvolge una convenzione INPS, porta non solo a una maggior tutela sui tassi applicati, ma anche a uno snellimento dell’iter in sé. Infatti è previsto che la banca o la finanziaria convenzionata possano evadere parte delle procedure, a partire dalla richiesta della certificazione della quota cedibile, con un iter telematico che le collega direttamente ai sistemi dell’INPS.

In questo modo il richiedente ha minori disagi ed una maggiore forma di assistenza. Invece per quanto riguarda il rimborso delle rate della cessione del quinto eventualmente accordate non si ha alcune differenza se si ci si rivolge a chi è o non è in convenzione con l’INPS, in quando sarà sempre quest’ultimo che dovrà trattenere la rata a monte sulla pensione ed occuparsi del suo rimborso direttamente alla società finanziatrice.

Approfondimento: Rimborso cessione del quinto.

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Prestiti INPS per dipendenti privati – Bonus e TFR in busta paga

Prestiti in convenzione INPS per privati – Solo per dipendenti pubblici e pensionati?

Forse non tutti sanno che esiste una tipologia di finanziamenti particolarmente vantaggiosi dedicati ai dipendenti; si tratta dei prestiti INPS per dipendenti pubblici erogati direttamente dall’INPS, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, e dall’INPDAP, Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica.

Ad essere precisi bisogna chiarire che l’INPDAP, originariamente preposto ad erogare il trattamento pensionistico per i dipendenti della Pubblica Amministrazione ed a concedere prestazioni di carattere sociale e creditizio, è stato formalmente cancellato con il Decreto Salva Italia del Governo Monti e le sue funzioni sono state trasferite ad una specifica sezione dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Da gennaio del 2012 dunque è l’INPS che gestisce il sistema pensionistico italiano e si occupa di erogare prestiti a tassi e a condizioni agevolate.

Prestiti INPS per dipendenti pubblici: requisiti

Chiunque sia in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato può dunque richiedere i prestiti Inps per dipendenti pubblici. Si tratta di finanziamenti pluriennali e vengono concessi direttamente dall’Istituto Previdenziale che li può erogare tramite lo speciale Fondo Credito, direttamente finanziato dagli stessi iscritti.

La documentazione necessaria da presentare per ottenere e molto essenziale:

  • codice fiscale;
  • copia dell’ultima busta paga;
  • ultimo modello CUD;
  • documento d’identità o permesso di soggiorno (in caso di cittadino straniero).

Questi prestiti hanno solitamente una durata pluriennale, da un minimo di 5 ad un massimo di 10 anni, e sono proposti con tassi fissi fortemente agevolati, in modo da ottenere un netto risparmio complessivo sull’intera operazione.

I dipendenti pubblici a tempo determinato hanno comunque la possibilità di richiedere finanziamenti agevolati Inps: la durata del prestito però non dovrà essere superiore a quella prevista dal contratto di lavoro (vedi anche Finanziamenti agevolati per giovani).

Prestiti INPS per dipendenti privati: esistono davvero?

Diversa è invece la situazione per i dipendenti del settore privato, i quali non hanno accesso ai prestiti erogati tramite il Fondo Credito di cui su e hanno meno possibilità di usufruire delle agevolazioni INPS.

Nonostante questo anche i dipendenti privati possono usufruire di alcune opportunità da non sottovalutare (vedi anche Cessione del quinto dello stipendio Agos).

Una delle più utilizzate soluzioni per ottenere liquidità da un dipendente è l’anticipazione del TFR, Trattamento di Fine Rapporto, ovvero quella quota accantonata annualmente dal datore di lavoro che viene corrisposta al lavoratore nel momento in cui termina il rapporto di collaborazione.

Anche in questo caso l’INPS mette a disposizione uno speciale Fondo di Garanzia che si sostituisce al datore di lavoro nel caso in cui quest’ultimo non conceda il TFR al lavoratore che ne fa richiesta.

Va ovviamente sottolineato che non si tratta di un vero e proprio finanziamento, poiché gli importi di cui stiamo parlando appartengono già al richiedente e non devono dunque essere restituiti.

Bonus dipendenti privati

Di notevole interesse sono anche quelle specifiche prestazioni erogate dall’INPS a sostegno dei redditi più fragili e dedicate anche ai dipendenti del settore privato. Si tratta di prestazioni temporanee, limitate nel tempo e erogabili solo a determinate condizioni che rappresentano però un valido aiuto per quelle famiglie che si trovano più in difficoltà.

Ricordiamo, a titolo di esempio, il cosiddetto “Bonus Bebè”, introdotto nel 2013 e confermato anche per il 2017, che prevede un assegno annuale, per una durata complessiva di tre anni, per ogni figlio nato o adottato nel 2017, e segnaliamo il Voucher Baby Sitting – Asili Nido ed il Bonus Mamme Domani 2017, entrambi dedicati a sostenere i nuclei familiari o le mamme che affrontano l’arrivo di un nuovo nato in casa.

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Bonus Bebè 2018: guida ai requisiti Inps

Scadenza, requisiti e modalità di richiesta dell Bonus Bebè Inps

Torna il bonus bebè Inps o, come sarebbe più appropriato definirlo, l’assegno di natalità, secondo quanto stabilito dall’ultima Legge di Stabilità, con delle differenze rispetto agli anni passati (2013, 2014, 2015, 2016, 2017 ecc). Come fare per richiederlo? E, soprattutto, quali sono i requisiti da possedere per usufruirne? Scopriamo insieme tutti i dettagli di questo aiuto economico alle famiglie.

A quanto ammonta e chi può richiederlo: i requisiti

Il bonus bebè Inps 2016 spetta a tutti i neo genitori che hanno o avranno figli, naturali o adottati, nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. L’aiuto risulterà in corso fino al compimento del terzo anno di vita del bimbo o al terzo anno trascorso dall’arrivo del bambino adottato in casa.

L’importo del contributo ammonta ad 80 euro al mese (960 euro all’anno) per i nuclei familiari che presentano un ISEE sotto i 25 mila euro, e sale a 160 euro al mese (1920 euro annui) per le famiglie che possiedono un reddito inferiore ai 7000 euro all’anno (vedi anche Prestiti per disoccupati). Ricordiamo che per le famiglie numerose è possibile ottenere agevolazioni specifiche (in tal caso si vedano gli appositi provvedimenti presi, sempre dalla Legge di Stabilità, per le famiglie numerose).

Possono richiederlo i cittadini italiani o comunitari, ma anche i cittadini extracomunitari, a patto di dimostrare di possedere un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.

Come fare per richiedere il bonus

Dal momento che tale contributo viene erogato direttamente dall’ Inps, per richiedere l’assegno di natalità o bonus bebè bisognerà inoltrare domanda esclusivamente in via telematica al sito web dell’Inps www.inps.it. La domanda dovrà essere inoltrata dal genitore convivente con il bambino o suo affidatario dopo essersi muniti di pin di accesso alla piattaforma e di credenziali di riconoscimento.

In caso di persone che non possiedono un computer o impossibilitate a reperire tali informazioni c’è la possibilità di rivolgersi ai patronati di zona, che provvederanno ad inoltrare la domanda o richiedere informazioni al Numero Verde Inps. Attenzione alle scadenze, però: la domanda di sussidio dovrà infatti essere presentata entro 90 giorni (tre mesi) dalla data di nascita del bambino o dall’entrata nel nucleo familiare in caso di adozione.

Per quanto riguarda la tassazione, infine, occorre sapere che il bonus bebè anche per il 2016 non dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi.

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Inps Numero Verde: orari e contatti del Servizio Clienti

Elenco contatti telefonici Inps: numero verde, Skype e Contact Center

Quante volte, davanti ad un dubbio, un imprevisto o una qualsiasi delucidazione formale nei confronti di un ente, abbiamo avuto bisogno di un servizio di assistenza alla clientela che ci venisse in soccorso? È così anche per l’Inps, che ha ben pensato di potenziare il suo numero verde con altri servizi alla clientela, utili proprio a risolvere qualsiasi imprevisto ed a sciogliere qualsiasi dubbio. Vediamo come funziona nello specifico.

Quali sono i numeri da contattare ed a quali ore della giornata

Due sono i numeri verdi Inps che si possono contattare:

  • il primo è l’803.164 ed è gratuito per chi chiama da rete fissa.
  • Il secondo, lo 06164164, è utile per chi chiama da cellulare ed è a pagamento (secondo la tariffa imposta dal proprio gestore telefonico).

Il servizio è nella sola lingua italiana, tranne che per la provincia di Bolzano, in cui è in tedesco. Se ci si trova all’estero (vedi anche Prestiti per stranieri), in particolare in Paesi come Svizzera, Francia, Belgio, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Lussemburgo, Irlanda, Spagna, Portogallo e Svezia, occorre consultare prima l’elenco dei numeri verdi europei se si vuole chiamare gratis (vedi anche Prestiti personali online).

Gli operatori del call center saranno pronti a rispondere dal lunedì al venerdì negli orari che vanno dalle 8.00 alle 20.00, ed il sabato saranno disponibili solo per mezza giornata, dalle 8.00 alle 14.00. La domenica, così come i giorni festivi, è attivo il servizio in automatico 24 ore su 24. L’Inps dispone anche di un contact center via Skype o web (sul portale www.inps.it), con nessuna limitazione verso qualsiasi Paese del mondo.

Assistenza rete fissa Assistenza da cellulari Altri contatti
803164 06164164 Contatto Skype e Contact Center

In quali casi si può chiamare il numero verde Inps

L’assistenza clienti Inps, che risponde attraverso il numero verde o gli altri strumenti telematici sopra elencati, può essere contattata in caso di chiarimenti su procedimenti, norme, ritardi, disguidi, in generale o su singole pratiche, e come assistenza diretta ai cittadini diversamente abili.

Questo vale sia per gli iscritti Inps, ex Inpdap, Enpals, gestione fondi Gruppo Poste Italiane, che per gli iscritti Inail (vedi anche Finanziamenti Inail). Esempi dei motivi per cui si può chiamare il numero verde Inps possono riguardare comunicazioni di variazioni di recapiti o residenza; richiesta del Pin per i servizi telematici; informazioni su pensioni, Isee, contributi (ad esempio per le colf, oppure per le pratiche di lavoratrici in maternità) e situazione dei pagamenti.

Altri motivi piuttosto comuni possono essere le richieste di informazioni sulla procedura di inoltro delle domande di disoccupazione; l’iscrizione online per tutti i lavoratori para-subordinati o casalinghe; ricevute dei pagamenti online; riscatto della laurea, etc.

Inoltre è bene chiarire che gli operatori del contact center non daranno una risposta immediata ma inoltreranno la richiesta dell’utente ad un funzionario, il quale dopo 48 ore ricontatterà l’iscritto con tutte le risposte del caso. Qualora i dubbi fossero più complessi e non di immediata risoluzione telefonica, infine, è consigliabile fissare un appuntamento presso la sede Inps più vicina.

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Prestiti INPS per dipendenti pubblici: novità 2020

Prestiti erogati dall’Inps ai dipendenti pubblici: confronto tassi

Anche per il 2020 l’INPS (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale) mette a disposizione di tutti i dipendenti pubblici e statali in possesso dei requisiti prestiti a tassi agevolati, con liquidità proveniente direttamente dal Fondo Credito INPS o da alcuni istituti bancari in virtù di apposite convenzioni. I prestiti Inps possono essere di due tipi: Piccoli prestiti o Prestiti pluriennali. Scopriamo insieme caratteristiche e costi partendo innanzitutto dai requisiti di cui occorre essere in possesso per potervi accedere.

Indice

prestiti dipendenti inps

Requisiti

Per richiedere un prestito Inps i dipendenti pubblici o i pensionati dovranno soddisfare determinati requisiti che variano seconda della tipologia di credito di cui si vuole usufruire. Per il Piccolo Prestito i dipendenti pubblici e i pensionati devono essere iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali con regolare versamento dei contributi.

Per i Prestiti Pluriennali l’iscrizione alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali deve risalire ad almeno 4 anni prima della richiesta. Inoltre occorre essere in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, valido ai fini pensionistici, e con un’anzianità di servizio di almeno 4 anni. Per chi dovesse invece disporre di un contratto a tempo determinato, quest’ultimo non deve avere durata inferiore ai tre anni ed il lavoratore dovrà mettere a disposizione il proprio TFR come garanzia di obbligazione. Inoltre il prestito concesso dovrà concludersi prima della scadenza del contratto lavorativo.

I dipendenti pubblici in servizio potranno presentare la domanda presso la propria amministrazione di appartenenza attraverso apposita modulistica disponibile in tutti gli uffici Inps. I dipendenti del MEF dovranno invece utilizzare la via telematica del portale NOIPA. I pensionati a loro volta devono compilare ed inoltrare la richiesta sempre online, ma dalla propria area privata del portale Inps.

Caratteristiche principali

Ciò che accomuna tra loro le varie tipologie dei prestiti Inps è il fatto che tutti presentano caratteristiche tipiche della cessione del quinto dello stipendio:

  • tasso fisso e rate mensili di importo non superiore al 20% dello stipendio netto;
  • rimborso a mezzo di trattenute in busta paga effettuate direttamente dall’amministrazione di appartenenza;
    copertura assicurativa;
  • ai fini della concessione non viene preso in considerazione il merito creditizio del richiedente e non occorrono garanti.

Rispetto ad un prestito personale, le tempistiche dei prestiti Inps tra presentazione della domanda ed erogazione del credito sono più lunghe per motivi burocratici e l’erogazione è inoltre subordinata alla disponibilità economica stabilita annualmente dal bilancio Inps per il Fondo Credito.

(Approfondimento: Prestiti per protestati e cattivi pagatori )

tassi interesse prestito

Piccolo prestito

Si tratta di un finanziamento di importo contenuto e a breve termine, utile ad esempio per alleggerire la gestione delle spese familiari degli aventi diritto. Un prestito annuale di questo tipo corrisponde all’erogazione di una mensilità media netta dello stipendio, da restituire in dodici mesi. Uno biennale corrisponde invece all’erogazione di due mensilità di stipendio da restituire in ventiquattro mesi e così via, fino al Piccolo Prestito quadriennale in 48 mesi (durata massima prevista). Occorre però sottolineare che se il dipendente pubblico o il pensionato non presenta altre trattenute sullo stipendio/pensione può richiedere anche il doppio della somma dello stipendio (in tal caso un prestito annuale ammonterebbe a due mensilità, biennale a quattro mensilità, triennale a sei). Il tasso di interesse applicato è agevolato ed è pari al 4,25% annuo. Per le spese amministrative è inoltre prevista un’aliquota dello 0,50% a cui si aggiunge il premio da versare al Fondo Rischi, il cui importo varia in base all’età del richiedente e alla durata del finanziamento, come riportato nelle apposite tabelle del Regolamento.

prestiti in banca

Prestiti Pluriennali

Si tratta di prestiti più corposi e si dividono in Diretti e Garantiti. I primi sono erogati direttamente dal Fondo Credito Inps, mentre i secondi sono erogati da banche convenzionate con l’Inps ma l’ente previdenziale li garantisce nel caso di morte del richiedente, perdita del lavoro o riduzione dello stipendio.

Per poter accedere ai Prestiti Pluriennali Diretti, oltre ad essere in possesso dei requisiti prima esposti, è necessario dimostrare il sorgere di uno stato di necessità documentabile che rientra in quelli annoverati nel suddetto Regolamento (ad esempio traslochi, lavori di manutenzione per la casa di proprietà, acquisto di un’auto, malattia). Possono avere durata quinquennale o decennale ed è prevista l’applicazione di un tasso di interesse al 3,50% più l’aliquota per spese amministrative dello 0,50% e il premio da versare al Fondo Rischi. La domanda deve essere presentata presso la propria amministrazione di competenza (o online nel caso in cui il richiedente sia un pensionato) entro e non oltre un anno dall’evento che ha determinato lo stato di necessità e occorre allegare preventivi di spesa e/o fatture oltre ad un certificato medico recente.

I Prestiti Pluriennali Garantiti, anche in questo caso quinquennali o decennali, hanno il vantaggio di poter essere richiesti anche nel caso in cui non si rientra nelle motivazioni contemplate dal Regolamento ma presentano un tasso di interesse, seppur agevolato, più alto rispetto a quello offerto dall’Inps e che varia a seconda della convenzione stipulata tra l’istituto di credito e l’ente previdenziale. Anche in questo caso la domanda va presentata presso la propria amministrazione di competenza che la inoltrerà all’istituto convenzionato.

Quest’ultimo provvederà a compilare il contratto che sarà poi esaminato dall’Inps prima di concedere la garanzia.

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Prestiti Inps pensionati: guida alle nuove convenzioni 2020

Prestiti INPS 2020: guida alla richiesta online

I prestiti Inps (ex Inpdap) possono essere una soluzione interessante e vantaggiosa per affrontare spese improvvise o problemi di liquidità. Il seguente articolo nasce con l’intenzione di fornire tutte le informazioni utili su questa specifica categoria di finanziamenti.

scritta inps

Indice

Cosa sono?

I prestiti Inps sono una specifica categoria di finanziamenti a tasso fisso agevolato e rata costante, accessibili esclusivamente ai dipendenti statali e pubblici iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, ai dipendenti del Gruppo Poste Italiane e ai pensionati INPS.

Si dicono diretti quando sono, per l’appunto, erogati direttamente dall’INPS attingendo al suo Fondo Credito; si dicono, invece, indiretti quando sono erogati da un istituto di credito convenzionato sotto garanzia del Fondo INPS.

Si dividono in:

Ciò che accomuna i prestiti INPS in tutte le varianti è la particolare modalità di rimborso, differente da quella prevista in un comune prestito personale. L’importo della rata non può, infatti, superare il 20% dello stipendio/pensione al netto di eventuali ritenute fiscali/previdenziali e il rimborso avverrà a mezzo di trattenute dirette in busta paga/cedolino della pensione effettuate dall’Ente di appartenenza (statale o pubblico) per i dipendenti in servizio, dall’INPS per i pensionati. La durata, gli importi richiedibili e la richiesta o meno di giustificativi di spesa variano in base alla tipologia di prestito a cui ci si rivolge.
In tabella riassumo brevemente le caratteristiche principali per ogni tipologia.

Piccolo prestito Ideale per chi necessita di piccoli importi. Possono avere durata annuale, biennale, triennale e quadriennale e l’importo, a seconda della durata scelta, potrà essere pari ad una, due, tre o quattro mensilità medie nette dello stipendio/pensione. Possibilità di raddoppiare l’importo mantenendo costante la durata se non si ha in corso anche una cessione del quinto. Non richiesta alcuna motivazione di spesa. Erogato direttamente dall’INPS
Anticipazione Vecchio e Nuovo Fondo Mutualità Riservato agli iscritti al Vecchio o Nuovo Fondo di Mutualità senza provvedimenti disciplinari in corso, permette di richiedere sotto forma di anticipo fino al 75% del fondo accumulato, da restituire entro 24/48 mesi. Previste solo motivazioni di salute per gli iscritti al Nuovo Fondo.
Prestiti Pluriennali Diretti Ideale per coloro che devono affrontare necessità familiari o personali che rientrano nelle casistiche indicate nello specifico Regolamento. Possono avere durata quinquennale o decennale e permettono di accedere a somme monetarie più ingenti. Occorrerà allegare ampia documentazione, sia medica che di spesa. Erogato dall’INPS.
Prestiti Pluriennali Indiretti Presenta le medesime caratteristiche e limitazioni dei prestiti pluriennali diretti solo che in questo caso occorre rivolgersi presso istituti di credito convenzionati i quali erogheranno l’importo pattuito sotto garanzia dell’INPS. Tassi meno vantaggiosi di quelli offerti dai prestiti diretti ma con tempistiche più rapide.

Per maggiori informazioni rimando alla pagina dedicata del portale INPS ufficiale ed al pdf del Regolamento

Convengono davvero?

I tassi applicati sui prestiti diretti Inps possono risultare convenienti. A tali tassi vanno aggiunte le spese amministrative e la quota da versare al Fondo Rischi. Saranno da mettere in conto, però, tempi di attesa più lunghi, anche di un paio di mesi, in quanto i finanziamenti vengono erogati in base ad una graduatoria stilata tra tutte le domande pervenute ed in seguito ad un’attenta valutazione della documentazione proposta. In più l’erogazione è vincolata alla disponibilità monetaria presente in quel momento nel Fondo Credito.

È quindi un finanziamento vantaggioso ma che va richiesto quando non c’è un’impellente urgenza di liquidità.

Poichè la quota da versare al Fondo Rischi aumenta notevolmente con l’età del richiedente, per i pensionati i prestiti diretti INPS potrebbero rivelarsi alla fine meno vantaggiosi. Per questa ragione ad un pensionato può risultare più conveniente guardarsi intorno ed informarsi su cosa offrono le varie banche convenzionate con l’INPS per usufruire della cessione del quinto della pensione più vantaggiosa in quel momento.

richiesta prestiti inps

Come richiedere i prestiti INPS diretti

I prestiti diretti INPS prevedono la richiesta online dalla propria Area Personale sul portale INPS. Per accedere a tale funzione è necessario aver preventivamente richiesto presso la sede Inps di competenza il personale codice PIN dispositivo. Una volta effettuato l’accesso con le proprie credenziali, occorrerà selezionare “Per area tematica” e “Credito”. A questo punto si dovrà indicare la tipologia di prestito che si desidera richiedere e compilare il form in tutte le sue parti, allegando l’opportuna documentazione.

Sempre dalla propria area personale sarà possibile monitorare in tempo reale come procede la pratica e, nel caso di un rifiuto, questo sarà motivato in una e-mail informativa. Come ho precedentemente accennato i tempi di attesa possono essere lunghi.

banche convenzionate

Come richiedere i prestiti INPS indiretti

Nel caso di un prestito indiretto, la procedura cambia a seconda che si tratti di una richiesta di prestito pluriennale garantito o di cessione del quinto della pensione.
Per i prestiti pluriennali indiretti la domanda andrà rivolta sempre online all’Inps competente territorialmente che si interfaccerà con la banca convenzionata scelta.Per la cessione del quinto della pensione, invece, sarà necessario rivolgersi presso uno dei tanti istituti di credito che ogni anno stringono convenzioni più o meno vantaggiose con l’INPS. E’ possibile consultarne l’elenco completo delle banche e finanziarie e aggiornato sul sito uffciale INPS.

La domanda di finanziamento deve quindi essere presentata dal richiedente direttamente presso l’istituto bancario o finanziario prescelto. Questi ultimi provvederanno all’istruttoria delle pratiche utilizzando le funzioni informatiche appositamente predisposte da parte dell’Inps. In questo modo, infatti, l’istituto di credito coinvolto può accedere ai sistemi di pagamento delle pensioni, verificare l’importo della quota cedibile e confermare o meno il piano di ammortamento stimato sulla base della richiesta del pensionato, accelerando così i tempi di gestione pratica.

Contatti utili

Istituto Numero verde Sito web
Istituto Nazionale della Previdenza Sociale 803 164 (da telefono fisso) o 06164164 (da cellulare)
Operativo nei seguenti orari:

  • dal Lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00
  • Sabato:dalle 8:00 alle 14:00
www.inps.it

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Cessione del quinto INPS: scopri le banche in convenzione

Cessione del quinto INPS: cos’è e come richiederlo

logo inps

Indice

Cos’è la cessione del quinto INPS?

rappresentazione grafica della quinta parte della pensione

I pensionati INPS possono accedere ad una particolare forma di finanziamento che gode di condizioni e tassi di interesse agevolati: la cessione del quinto della pensione.

Si tratta di un finanziamento che non richiede alcuna motivazione e che si differenzia dal classico prestito personale sotto diversi aspetti:

  • la rata mensile non può superare per legge il quinto della pensione al netto di ritenute fiscali e previdenziali (nel prestito personale invece non c’è alcun limite prefissato e l’importo viene stabilito in base alle esigenze del richiedente);
  • durata massima 120 mesi;
  • il rimborso avviene mensilmente attraverso comoda trattenuta nel cedolino della pensione, mentre nel prestito personale le rate sono molte volte addebitate sul conto corrente del beneficiario;
  • non occorre garante con la cessione del quinto (la garanzia è proprio la pensione), mentre può essere richiesto per un prestito personale;
  • a differenza del prestito personale, è una forma di finanziamento accessibile anche a coloro che in passato sono stati segnalati agli organi competenti come cattivi pagatori. Rientra quindi in quella serie di attività sviluppate per favorire l’inclusione finanziaria di quei soggetti che altrimenti avrebbero difficoltà ad accedere al credito;
  • per legge è obbligatoria una polizza assicurativa, in modo tale che, in caso di morte anticipata rispetto alla scadenza del finanziamento, il debito viene risarcito dall’assicurazione e non ricade sugli eredi. Nel prestito personale la polizza è invece il più delle volte facoltativa.

Proprio in virtù di tali caratteristiche, la cessione del quinto è considerata dagli istituti di credito come una forma di finanziamento a basso rischio, in quanto è l’INPS stessa a trattenere dal cedolino della pensione l’importo della rata mensile ed a versarlo all’istituto creditore. Tale certezza di rimborso futuro invoglia quindi le banche a stipulare convenzioni con l’istituto di previdenza offrendo tassi di interesse solitamente più bassi rispetto a quelli di mercato.

(Approfondimento: Polizza CPI)

Quali pensioni accedono alla cessione del quinto?

Attenzione: non tutte le pensioni sono cedibili, cioè non tutte possono cumularsi tra loro per il calcolo della rata massima sostenibile.

Ad esempio sono esclusi:

  • gli assegni familiari;
  • gli assegni per l’assistenza a pensionati disabili;
  • invalidità civili;
  • pensioni e assegni sociali;
  • assegni di sostegno al reddito.

Come si calcola la quota cedibile?

punti di domanda

Come ho accennato prima, per legge la rata di tale finanziamento non può superare il quinto della pensione percepita, al netto di trattenute fiscali e previdenziali, e ciò che resta della pensione al netto della rata non può essere inferiore alla pensione minima di anno in anno stabilita dall’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria). Ad esempio nel 2019 tale limite è fissato a 513,01€. Se sottraendo dalla pensione il quinto cedibile si scende al di sotto di tale soglia, la rata dovrà essere ridotta in modo da rimanere nei limiti della pensione minima.
Facciamo un paio di esempi per meglio capire come funziona.

Caso 1

pensione lorda 1.000€
pensione al netto di trattenute 880€
quinto della pensione 176€
quanto rimarrebbe della pensione 704€
pensione minima 513.01€
eccedenza 0€
quota cedibile 176€

Nel caso sopra riportato in tabella la pensione esempio di 1.000€, al netto di trattenute fiscali, previdenziali e del quinto dello stipendio, risulta comunque superiore alla pensione minima di 513,01€, quindi può tranquillamente esserne ceduta per intero la quinta parte.

Caso 2

pensione lorda 700€
pensione al netto di trattenute 620€
quinto della pensione 124€
quanto rimarrebbe della pensione 496€
pensione minima 513.01€
eccedenza -17,01€
quota cedibile 106,99€

In questo secondo caso, invece, sottraendo dalla pensione netta il quinto dello stipendio, ciò che rimane è al di sotto dei 513,01€. Non si potrà quindi impegnare per intero il quinto della pensione, ma solo una parte.

Poichè dunque la rata sostenibile varia da pensionato a pensionato, l’importo massimo richiedibile non è uguale per tutti, ma è strettamente legato all’entità della propria pensione e alla durata massima di 120 mesi. Quindi, tornando agli esempi sopra analizzati, nel caso 1 l’importo massimo che potrà essere restituito (comprensivo di interessi e polizza assicurativa) è di 21.120€, nel secondo si arriva invece ad un massimo di 12.120€.

Qual è il tasso di interesse applicato?

segno di percentuale sotto lente d'ingrandimento

Ogni istituto di credito che stipula una convenzione con l’INPS offre al pensionato convenzionato un tasso di interesse solitamente più vantaggioso rispetto a quello che la stessa banca applica ad altre categorie di clienti. Tale tasso agevolato, però, cambia da banca in banca.

E’ opportuno quindi fare qualche preventivo di cessione del quinto in più per individuare chi offre le condizioni migliori.

Comunque ogni trimestre sul portale INPS viene pubblicata una tabella in cui si riporta il valore dei tassi massimi da applicarsi nel suddetto periodo sulle cessioni del quinto. Tali valori si basano sul decreto del medesimo trimestre pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui sono riportati i tassi effettivi globali medi (TEGM) praticati dalle banche e finanziarie nel periodo di riferimento.

Ci sono limiti d’età?

Per quanto riguarda i limiti di età, questi variano da banca a banca, ma per lo più il limite massimo si aggira intorno ai 79 anni alla richiesta e max 85 alla scadenza del finanziamento.

Come richiedere la cessione del quinto?

immagine di documento e punto interrogativo

Richiedere la cessione del quinto della pensione presso banche e finanziarie convenzionate INPS non solo assicura al pensionato condizioni economiche più vantaggiose rispetto a quelle di mercato, ma accelera anche i tempi di erogazione, in quanto l’iter di istruttoria e gestione pratica è semplificata in virtù della convenzione in atto.

Ad esempio, normalmente il pensionato dovrebbe preventivamente recarsi presso una sede INPS per fare richiesta della comunicazione di cedibilità della pensione, un documento che attesta quanta parte della pensione può essere ceduta in funzione della cessione del quinto.

Negli istituti convenzionati tale documentazione sarà scaricata direttamente online dall’operatore che seguirà la pratica, così come anche la notifica e l’acquisizione del benestare da parte dell’INPS avverranno per via telematica. Gli unici documenti che il pensionato dovrà fornire sono:

  • documento d’identità valido;
  • codice fiscale o tessera sanitaria;
  • cedolino della pensione.

E se il richiedente in passato ha avuto problemi di solvibilità o pignoramenti, ciò non comporta un ostacolo, in quanto per tale tipologia di finanziamento non si effettua la valutazione creditizia tipica dei prestiti personali, ma vengono presi in considerazione esclusivamente i requisiti legati all’età del richiedente e all’importo della pensione INPS percepita.

Se il pensionato necessitasse di ulteriore liquidità, potrà richiedere un rinnovo della cessione dopo aver regolarmente rimborsato almeno i ⅖ della durata della cessione (ad esempio, per un finanziamento di 120 mesi si potrà richiedere un rinnovo dopo almeno 48 rate pagate).

Rinnovare la cessione, in pratica, consiste nell’accendere un secondo prestito (durata obbligatoria di 120 mesi) ottenendo nuova liquidità che in parte andrà ad estinguere la precedente cessione, con il recupero degli interessi e del premio assicurativo non goduti.

Al momento di valutare se l’operazione può convenire o meno è sempre importante confrontare il TAEG della cessione in corso e di quella che si otterrebbe con il rinnovo.

Quali sono le banche convenzionate?

Sono numerosi gli istituti di credito convenzionati con l’INPS. Per citarne alcuni: Agos Ducato, Compass, Intesa SanPaolo, Unicredit.
Per l’elenco completo e aggiornato rimando alla pagina ufficiale.

loghi banche in convenzione

Ci sono alternative?

La cessione del quinto della pensione è una delle forme di finanziamento più diffusa con la quale il pensionato può aver accesso a nuova liquidità. Non è però l’unica soluzione a sua disposizione. Infatti, se il pensionato in questione risulta iscritto alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali può fare richiesta di un prestito pluriennale inpdapdiretto, erogato direttamente dall’INPS attraverso il Fondo Credito alimentato ogni anno dalle aliquote contributive versate da tutti gli iscritti (dipendenti pubblici e pensionati).

Si tratta di finanziamenti che presentano tutte le caratteristiche tipiche della cessione del quinto (rata che non può superare il 20% della pensione netta, rimborso attraverso trattenuta nel cedolino della pensione, assicurazione sulla vita obbligatoria) ma che possono avere durata quinquennale o decennale e che possono essere richiesti esclusivamente per motivazioni strettamente regolamentate e opportunamente documentate.

Per tutte le informazioni a riguardo rimando al Regolamento Ufficiale

Tale soluzione potrebbe risultare vantaggiosa, in quanto i tassi applicati (TAN 3,50%) sono bassi, ma richiedono tempi lunghi perchè vanno stilate graduatorie tra tutti i richiedenti e gli importi sono erogati in base alla liquidità di cui dispone il Fondo Credito di anno in anno. Quindi è una soluzione vantaggiosa e praticabile solo nel caso in cui il pensionato in questiona possa effettivamente attendere le tempistiche più lunghe, se cioè non debba affrontare urgenze impellenti.

E per i dipendenti pubblici?

dipendenti pubblici

I prestiti diretti pluriennali INPS di cui ho parlato prima possono essere richiesti anche dai dipendenti pubblici e statali (dipendenti delle Poste compresi) con un’anzianità di servizio di almeno 4 anni ed altrettanti anni di contributi versati alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali. Sono richiedibili, inoltre, anche dagli iscritti d’ufficio alla Gestione Assistenza Magistrale.

Valgono gli stessi criteri, le stesse modalità e le medesime limitazioni previste per i pensionati. Entrambe le tipologie di prestiti diretti possono essere rinnovate:

  • dopo 2 anni i quinquennali;
  • dopo 4 anni i decennali.

Gli istituti di credito, inoltre, offrono anche ai dipendenti pubblici e statali o ai dipendenti privati la possibilità di accedere alla cessione del quinto dello stipendio. In tal caso non è l’INPS a garantire per il richiedente, ma l’amministrazione pubblica o il datore di lavoro da cui si è stipendiati, che provvederà a trattenere la quota dovuta e a versarla presso la banca creditrice.

Anche in questo caso la durata massima è di 120 mesi e la rata non può superare il 20% dello stipendio. Sempre obbligatoria la copertura assicurativa, che nel caso dei dipendenti deve riguardare non solo la vita, come per i pensionati, ma anche l’impiego. I tassi non sono competitivi come quelli offerti dall’INPS, ma c’è il vantaggio di non dover rientrare in casistiche motivazionali di alcun tipo per accedere al prestito: non sono richieste giustificazioni al fine di ottenere la cessione.

I documenti da presentare alla banca sono:

  • documento d’identità valido;
  • codice fiscale;
  • documento che attesti lo stato di servizio e lo stipendio;
  • ultima busta paga o Modello CUD.

Ovviamente è preferibile possedere un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma è possibile ottenere la cessione del quinto dello stipendio anche se il contratto è a tempo determinato. In questo caso il finanziamento dovrà terminare prima della scadenza del contratto lavorativo.

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