Prestiti INPS per dipendenti privati – Bonus e TFR in busta paga

Prestiti in convenzione INPS per privati – Solo per dipendenti pubblici e pensionati?

Forse non tutti sanno che esiste una tipologia di finanziamenti particolarmente vantaggiosi dedicati ai dipendenti; si tratta dei prestiti INPS per dipendenti pubblici erogati direttamente dall’INPS, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, e dall’INPDAP, Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica.

Ad essere precisi bisogna chiarire che l’INPDAP, originariamente preposto ad erogare il trattamento pensionistico per i dipendenti della Pubblica Amministrazione ed a concedere prestazioni di carattere sociale e creditizio, è stato formalmente cancellato con il Decreto Salva Italia del Governo Monti e le sue funzioni sono state trasferite ad una specifica sezione dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Da gennaio del 2012 dunque è l’INPS che gestisce il sistema pensionistico italiano e si occupa di erogare prestiti a tassi e a condizioni agevolate.

Prestiti INPS per dipendenti pubblici: requisiti

Chiunque sia in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato può dunque richiedere i prestiti Inps per dipendenti pubblici. Si tratta di finanziamenti pluriennali e vengono concessi direttamente dall’Istituto Previdenziale che li può erogare tramite lo speciale Fondo Credito, direttamente finanziato dagli stessi iscritti.

La documentazione necessaria da presentare per ottenere e molto essenziale:

  • codice fiscale;
  • copia dell’ultima busta paga;
  • ultimo modello CUD;
  • documento d’identità o permesso di soggiorno (in caso di cittadino straniero).

Questi prestiti hanno solitamente una durata pluriennale, da un minimo di 5 ad un massimo di 10 anni, e sono proposti con tassi fissi fortemente agevolati, in modo da ottenere un netto risparmio complessivo sull’intera operazione.

I dipendenti pubblici a tempo determinato hanno comunque la possibilità di richiedere finanziamenti agevolati Inps: la durata del prestito però non dovrà essere superiore a quella prevista dal contratto di lavoro (vedi anche Finanziamenti agevolati per giovani).

Prestiti INPS per dipendenti privati: esistono davvero?

Diversa è invece la situazione per i dipendenti del settore privato, i quali non hanno accesso ai prestiti erogati tramite il Fondo Credito di cui su e hanno meno possibilità di usufruire delle agevolazioni INPS.

Nonostante questo anche i dipendenti privati possono usufruire di alcune opportunità da non sottovalutare (vedi anche Cessione del quinto dello stipendio Agos).

Una delle più utilizzate soluzioni per ottenere liquidità da un dipendente è l’anticipazione del TFR, Trattamento di Fine Rapporto, ovvero quella quota accantonata annualmente dal datore di lavoro che viene corrisposta al lavoratore nel momento in cui termina il rapporto di collaborazione.

Anche in questo caso l’INPS mette a disposizione uno speciale Fondo di Garanzia che si sostituisce al datore di lavoro nel caso in cui quest’ultimo non conceda il TFR al lavoratore che ne fa richiesta.

Va ovviamente sottolineato che non si tratta di un vero e proprio finanziamento, poiché gli importi di cui stiamo parlando appartengono già al richiedente e non devono dunque essere restituiti.

Bonus dipendenti privati

Di notevole interesse sono anche quelle specifiche prestazioni erogate dall’INPS a sostegno dei redditi più fragili e dedicate anche ai dipendenti del settore privato. Si tratta di prestazioni temporanee, limitate nel tempo e erogabili solo a determinate condizioni che rappresentano però un valido aiuto per quelle famiglie che si trovano più in difficoltà.

Ricordiamo, a titolo di esempio, il cosiddetto “Bonus Bebè”, introdotto nel 2013 e confermato anche per il 2017, che prevede un assegno annuale, per una durata complessiva di tre anni, per ogni figlio nato o adottato nel 2017, e segnaliamo il Voucher Baby Sitting – Asili Nido ed il Bonus Mamme Domani 2017, entrambi dedicati a sostenere i nuclei familiari o le mamme che affrontano l’arrivo di un nuovo nato in casa.

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Prestiti a pensionati – Quanto si può chiedere?

Prestiti a pensionati anche over 85 – Le alternative

I prestiti a pensionati sono, come suggerisce la definizione stessa, finanziamenti concessi a tutti quelli che percepiscono una regolare pensione, che sia erogata dall’INPS o da altre casse previdenziali. Se fino ad un po’ di tempo fa un pensionato incontrava qualche difficoltà a vedersi concedere un finanziamento in quanto il limite di età, una volta fissato rigidamente a 75 anni, impediva di fatto che lo stesso potesse restituire “per tempo” il dovuto, oggi le cose sono cambiate. Ad esempio Unicredit e Poste Italiane hanno portato il limite di età fino a 85 anni. Ma se si è già oltre 85 anni c’è Bnl che ha il limite più elevato, fissato a 90 anni.

Non sono poche, infatti, le proposte presenti sul mercato del credito al consumo per questa categoria e molto spesso sono prodotti finanziari più concorrenziali e vantaggiosi dei prestiti personali standard. Esistono, ad esempio, particolari agevolazioni per i pensionati INPS ed ex-INPDAP, ovvero agli ex dipendenti statali e della pubblica amministrazione, i quali possono accedere a tassi particolarmente agevolati ed a condizioni particolari.

Vediamo insieme le varie tipologie di prestiti ai pensionati ed eventuali facilitazioni (vedi anche Come funziona il prestito pensionistico).

Prestiti personali pensionati

I pensionati possono aver accesso ai classici prestiti personali esattamente come i cittadini che stanno ancora svolgendo un’attività lavorativa. Si potrebbe dire, anzi, che i pensionati sono potenzialmente più facilitati di altre categorie perché essere possessori di pensione rende certa e dimostrabile l’entrata mensile su cui viene accordato il finanziamento.

Gli unici limiti contro i quali si possono scontare sono appunto quelli anagrafici; se si considera che questi finanziamenti possono durare anche fino a 10 anni, diventava difficile poter aver accesso a questo credito in tutta la sua potenzialità.

Ora le cose stanno cambiando e i limiti si sono alzati e variano, a seconda dei vari istituti di credito, tra 75 e 90 anni. Per il resto i prestiti personali a pensionati non differiscono da quelli standard: se il richiedente non è segnalato come cattivo pagatore ed ha una pensione mensile sufficiente a garantire la rata può avere accesso tranquillamente a questi finanziamenti, anche se è preferibile che sottoscriva un’assicurazione sulla vita quando non è prevista obbligatoriamente.

Cessione del quinto sulla pensione

Una formula considerata particolarmente vantaggiosa per i prestiti a pensionati è quella della Cessione del Quinto sulla pensione. Si tratta di una particolare tipologia di finanziamento non finalizzato, che permette all’ente pensionistico di riferimento di trattenere direttamente l’importo della rata e versarla alla finanziaria o alla banca che ha concesso il credito.

Questo prestito è particolarmente facile da ottenere perché l’impegno che si assume l’ente nei confronti del creditore vale come garanzia reale e permette di far ottenere la somma anche a quei pensionati che non hanno un passato creditizio molto lineare e magari sono segnalati nei vari SIC.

Tuttavia rimane indubbio il fatto che chi è pensionato ha una condizione economica “fragile” anche quando beneficia di una pensione molto elevata. Agli ‘occhi’ di un istituto di credito si tratta ad esempio di una persona che si trova esposta a un rischio più elevato legato alla necessità di sostenere delle spese per lo stato di salute. Non solo, terminato il ciclo lavorativo, in caso di necessità è alquanto problematico rientrare per aumentare le entrate.
Per questa ragione il legislatore quando ha introdotto la possibilità di poter accedere alla cessione del quinto sulla pensione, ha anche stabilito che non tutte le pensioni possono essere utilizzate per la trattenuta del quinto degli emolumenti mensili. Ma soprattutto ha stabilito che non tutta la pensione può essere usata per il calcolo del quinto, poiché al richiedente deve essere garantita almeno la possibilità di una sussistenza minima per poter vivere.

Pensioni non accettate con la cessione del quinto ai pensionati

Tutte le pensioni da lavoro, che nell’ottica precedente raggiungano una minima soglia di importi mensili, possono essere utilizzate (anche se provengono da contributi versati come ex lavoratori autonomi). Una volta che si è terminato il proprio ciclo lavorativo si viene sostanzialmente livellati nella condizione omnicomprensiva di “pensionato” e quindi scatta la possibilità di richiedere le cessioni della pensione.

Non possono essere invece accettate quelle che vengono erogate dallo stato come aiuto alla sussistenza, come ad esempio l’assegno sociale e le pensioni minime. Allo stesso modo non sono utilizzabili le pensioni di invalidità e di accompagnamento. Queste sono destinate esclusivamente al mantenimento di spese atte a garantire un buon trattamento assistenziale di chi ne è riconosciuto beneficiario.

La quota cedibile

Per conoscere l’importo sul quale si potrà calcolare la cessione del quinto della pensione bisogna semplicemente farsi calcolare la quota cedibile. Questa è di importo pari all’assegno sociale, e il suo calcolo deve essere fatto da una sede Inps, che deve rilasciare anche l’apposita certificazione che attesta l’importo che potrà essere utilizzato nel prestito contro cessione. Il calcolo è comunque abbastanza facile, dal momento che in linea generale l’importo della pensione che non può essere toccato deve essere almeno pari all’assegno sociale vigente per quell’anno.

Per semplicità supponiamo che questo importo sia pari a 500 euro, e che la pensione percepita sia di 1100 euro al mese. Il calcolo della cessione del quinto potrà essere fatto sui 600 euro che eccedono dalla pensione mensile una volta tolti 500 euro. Quindi, sempre in linea generale, la rata massima che si potrà pagare sarà di 120 euro mensili. Se invece si percepisce una pensione di 800 euro, allora la cessione andrebbe calcolata sui 300 euro che eccedono i 500 di quota non utilizzabile, per una rata massima mensile di 60 euro.

Conclusioni

Sia che si scelgano i prestiti per pensionati personali standard che quelli sotto forma di cessione del quinto, si deve sempre procedere con cautela partendo da una richiesta di preventivo. Infatti tramite questa prima fase conoscitiva c’è anche la possibilità di constatare se quella finanziaria o banca ha attiva una convenzione con l’Inps. Per questa ragione è chiamata ad applicare condizioni migliorative sul possibile contratto di finanziamento, esentando dal pagamento di spese accessorie, oppure con l’applicazione di tassi di interesse più bassi. Questo principio vale sia che ci si rivolga a una banca on line come Findomestic che alla più familiare offerta di Poste Italiane, che ricordiamo, non finanzia direttamente ma si appoggia a banche ‘esterne’ al gruppo per poter fornire i vari tipi di finanziamento.

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Prestito Pensionistico: le agevolazioni Inps per gli esodati

Prestito pensionistico o mini pensione: quali possibili soluzioni agli esodati?

Quello degli esodati è un problema molto serio che dal 2011, dai tempi cioè della famigerata Legge Fornero emanata dal Governo Monti, affligge una determinata categoria di persone ritrovatesi in un vero e proprio limbo.

Ancora oggi, nel 2016, il Governo attuale sta cercando di trovare una soluzione, portando avanti la settima salvaguardia (le altre sei si sono avute con i Governi precedenti) e promettendo di attivare, nella prossima Legge di Stabilità 2017, il cosiddetto piano Ape o prestito pensionistico. Ecco chi sono gli esodati e quali sono le agevolazioni dell’ Inps a loro dedicate in caso di un prestito pensionistico.

Il problema degli esodati

Gli esodati, infatti, sono quei soggetti che all’epoca dei fatti, in procinto di andare in pensione, scelsero il prepensionamento in cambio di un bonus che li avrebbe accompagnati alla pensione. Accadde poi una modifica, con valenza retroattiva, dell’età pensionabile (processo che continua ancora oggi), con un pasticcio tale da determinare una confusione totale nella categoria.

Gli esodati si sono perciò trovati all’improvviso senza uno stipendio perché non più lavoratori , senza una pensione perché non ancora in età pensionabile (la categoria più colpita è stata quella degli over 55) e senza potersi ricollocare nel mercato del lavoro perché troppo “vecchi”!

Questo assoluto dramma sociale ha fatto sì che gli esodati non potessero richiedere neanche prestiti, proprio perché sprovvisti di garanzie. Negli anni, però, ed in particolare in questi ultimi tempi, ci sono state tantissime proposte (tra cui quella portata avanti dall’ex ministro del Lavoro Giovannini nel 2014) sulla possibilità di ricorrere al prestito pensionistico agevolato per gli esodati. Tipo di proposta che, tornata alla ribalta in questi ultimi tempi, potrebbe vedere l’attuazione nei prossimi mesi e comunque entro l’anno. Vediamo come funziona.

Meccanismo simile ad un prestito d’onore

Il prestito agevolato per esodati funziona come un prestito d’onore, tipologia di finanziamento molto utilizzata, ad esempio, dai giovani universitari: quindi non si tratta di una vera e propria mini pensione, anche se svolge una funzione di sostentamento economico (vedi anche Prestiti per studenti senza garanzie).

I tassi risultano molto vantaggiosi ed i tempi di restituzione interessanti, soprattutto se paragonati ai piani di finanziamento tradizionali. In pratica un importo fino a 15.500 euro può essere erogato anche con il 50% a fondo perduto, con piano di rientro previsto con rate trimestrali e storno a partire dalla prima pensione ricevuta. L’assegno mensile ammonterebbe a circa 700 euro al mese. Questa forma di finanziamento garantirebbe una sorta di anticipo sulla pensione: parte del prestito infatti verrebbe restituita dallo Stato, mentre solo l’altra dall’ esodato una volta raggiunta l’età pensionabile.

Anche per accedere a tale tipo di finanziamento verrebbero però richiesti determinati requisiti, come quello dell’età, che ovviamente deve risultare prossima alla pensione. Le altre garanzie vengono offerte dallo Stato, e nel caso specifico, dall’ Inps.

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Bonus Bebè 2017: guida ai requisiti Inps

Scadenza, requisiti e modalità di richiesta dell Bonus Bebè Inps

Torna il bonus bebè Inps o, come sarebbe più appropriato definirlo, l’assegno di natalità, secondo quanto stabilito dall’ultima Legge di Stabilità, con delle differenze rispetto agli anni passati (2013, 2014, 2015, ecc). Come fare per richiederlo? E, soprattutto, quali sono i requisiti da possedere per usufruirne? Scopriamo insieme tutti i dettagli di questo aiuto economico alle famiglie.

A quanto ammonta e chi può richiederlo: i requisiti

Il bonus bebè Inps 2016 spetta a tutti i neo genitori che hanno o avranno figli, naturali o adottati, nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. L’aiuto risulterà in corso fino al compimento del terzo anno di vita del bimbo o al terzo anno trascorso dall’arrivo del bambino adottato in casa.

L’importo del contributo ammonta ad 80 euro al mese (960 euro all’anno) per i nuclei familiari che presentano un ISEE sotto i 25 mila euro, e sale a 160 euro al mese (1920 euro annui) per le famiglie che possiedono un reddito inferiore ai 7000 euro all’anno (vedi anche Prestiti per disoccupati). Ricordiamo che per le famiglie numerose è possibile ottenere agevolazioni specifiche (in tal caso si vedano gli appositi provvedimenti presi, sempre dalla Legge di Stabilità, per le famiglie numerose).

Possono richiederlo i cittadini italiani o comunitari, ma anche i cittadini extracomunitari, a patto di dimostrare di possedere un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.

Come fare per richiedere il bonus

Dal momento che tale contributo viene erogato direttamente dall’ Inps, per richiedere l’assegno di natalità o bonus bebè bisognerà inoltrare domanda esclusivamente in via telematica al sito web dell’Inps www.inps.it. La domanda dovrà essere inoltrata dal genitore convivente con il bambino o suo affidatario dopo essersi muniti di pin di accesso alla piattaforma e di credenziali di riconoscimento.

In caso di persone che non possiedono un computer o impossibilitate a reperire tali informazioni c’è la possibilità di rivolgersi ai patronati di zona, che provvederanno ad inoltrare la domanda o richiedere informazioni al Numero Verde Inps. Attenzione alle scadenze, però: la domanda di sussidio dovrà infatti essere presentata entro 90 giorni (tre mesi) dalla data di nascita del bambino o dall’entrata nel nucleo familiare in caso di adozione.

Per quanto riguarda la tassazione, infine, occorre sapere che il bonus bebè anche per il 2016 non dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi.

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Inps Numero Verde: orari e contatti del Servizio Clienti

Elenco contatti telefonici Inps: numero verde, Skype e Contact Center

Quante volte, davanti ad un dubbio, un imprevisto o una qualsiasi delucidazione formale nei confronti di un ente, abbiamo avuto bisogno di un servizio di assistenza alla clientela che ci venisse in soccorso? È così anche per l’Inps, che ha ben pensato di potenziare il suo numero verde con altri servizi alla clientela, utili proprio a risolvere qualsiasi imprevisto ed a sciogliere qualsiasi dubbio. Vediamo come funziona nello specifico.

Quali sono i numeri da contattare ed a quali ore della giornata

Due sono i numeri verdi Inps che si possono contattare:

  • il primo è l’803.164 ed è gratuito per chi chiama da rete fissa.
  • Il secondo, lo 06164164, è utile per chi chiama da cellulare ed è a pagamento (secondo la tariffa imposta dal proprio gestore telefonico).

Il servizio è nella sola lingua italiana, tranne che per la provincia di Bolzano, in cui è in tedesco. Se ci si trova all’estero (vedi anche Prestiti per stranieri), in particolare in Paesi come Svizzera, Francia, Belgio, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Lussemburgo, Irlanda, Spagna, Portogallo e Svezia, occorre consultare prima l’elenco dei numeri verdi europei se si vuole chiamare gratis (vedi anche Prestiti personali online).

Gli operatori del call center saranno pronti a rispondere dal lunedì al venerdì negli orari che vanno dalle 8.00 alle 20.00, ed il sabato saranno disponibili solo per mezza giornata, dalle 8.00 alle 14.00. La domenica, così come i giorni festivi, è attivo il servizio in automatico 24 ore su 24. L’Inps dispone anche di un contact center via Skype o web (sul portale www.inps.it), con nessuna limitazione verso qualsiasi Paese del mondo.

Assistenza rete fissa Assistenza da cellulari Altri contatti
803164 06164164 Contatto Skype e Contact Center

In quali casi si può chiamare il numero verde Inps

L’assistenza clienti Inps, che risponde attraverso il numero verde o gli altri strumenti telematici sopra elencati, può essere contattata in caso di chiarimenti su procedimenti, norme, ritardi, disguidi, in generale o su singole pratiche, e come assistenza diretta ai cittadini diversamente abili.

Questo vale sia per gli iscritti Inps, ex Inpdap, Enpals, gestione fondi Gruppo Poste Italiane, che per gli iscritti Inail (vedi anche Finanziamenti Inail). Esempi dei motivi per cui si può chiamare il numero verde Inps possono riguardare comunicazioni di variazioni di recapiti o residenza; richiesta del Pin per i servizi telematici; informazioni su pensioni, Isee, contributi (ad esempio per le colf, oppure per le pratiche di lavoratrici in maternità) e situazione dei pagamenti.

Altri motivi piuttosto comuni possono essere le richieste di informazioni sulla procedura di inoltro delle domande di disoccupazione; l’iscrizione online per tutti i lavoratori para-subordinati o casalinghe; ricevute dei pagamenti online; riscatto della laurea, etc.

Inoltre è bene chiarire che gli operatori del contact center non daranno una risposta immediata ma inoltreranno la richiesta dell’utente ad un funzionario, il quale dopo 48 ore ricontatterà l’iscritto con tutte le risposte del caso. Qualora i dubbi fossero più complessi e non di immediata risoluzione telefonica, infine, è consigliabile fissare un appuntamento presso la sede Inps più vicina.

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Prestiti Inps per dipendenti pubblici: novità 2017

Prestiti erogati dall’Inps ai dipendenti pubblici: confronto tassi

Anche per il 2016/17 l’Inps, l’Istituto nazionale per la previdenza sociale, mette a disposizione di tutti i dipendenti pubblici prestiti a tassi agevolati, con liquidità proveniente dallo stesso Fondo credito Inps o da convenzioni con alcuni istituti bancari. Due, in particolare, le tipologie di credito di cui i dipendenti pubblici possono usufruire. Scopriamo quali sono, insieme con i requisiti che servono per ottenere un prestito.

Piccolo prestito e prestiti pluriennali

I prestiti Inps ai dipendenti pubblici possono essere di due tipi: piccoli prestiti o prestiti pluriennali. Un piccolo prestito Inps però, a sua volta può essere annuale, biennale e così via, fino ad arrivare ad un limite di quattro anni.

  • Il piccolo prestito Inps viene erogato ai dipendenti pubblici (o ai pensionati) che devono sostenere delle piccole spese impreviste. Un prestito annuale di questo tipo corrisponde all’erogazione di una mensilità media netta dello stipendio, da restituire in dodici mesi, con rate e tassi di interesse pari al 4,25% annui (per le spese di amministrazione e l’aliquota fondo rischi si può consultare il prontuario messo a disposizione dall’ente). Un prestito biennale corrisponde invece all’erogazione di due mensilità di stipendio da restituire in ventiquattro mesi e così via, fino al piccolo prestito quadriennale in 48 mesi (vedi anche Piccolo prestito Inpdap). Occorre però sottolineare che se il dipendente pubblico non presenta altre trattenute sullo stipendio (e di conseguenza il piccolo prestito Inps rappresenta l’unica forma di credito richiesta) può arrivare a richiedere anche il doppio della somma dello stipendio (in tal caso un prestito annuale ammonterebbe a due mensilità, biennale a quattro mensilità, triennale a sei etc.).
  • I prestiti pluriennali sono invece dei prestiti più corposi che l’Inps eroga ai dipendenti pubblici con determinati requisiti e particolari eventualità ( come ad esempio traslochi, lavori di manutenzione per la casa di proprietà, acquisto di un’auto, malattia) per una durata che va dai cinque ai dieci anni, restituibili con rate che variano in numero da 60 a 120 (vedi anche Prestito pluriennale Inpdap). In questo contesto bisogna fare attenzione a che la rata non superi il quinto dell’ammontare netto dello stipendio, calcolando poi nella restituzione un tasso di interesse al 3,50% ed un’aliquota per spese amministrative pari allo 0,50%.

I requisiti da possedere

Per richiedere un prestito Inps i dipendenti pubblici o i pensionati dovranno soddisfare determinati requisiti che variano secondo la tipologia di credito di cui si vuole usufruire. Per il piccolo prestito non servono particolari caratteristiche, basta essere dipendenti pubblici iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ed inoltrare domanda attraverso apposita modulistica disponibile in tutti gli uffici Inps (i pensionati hanno invece l’obbligo di compilare la richiesta online).

Diverso il discorso per i prestiti pluriennali, per cui occorrono determinati requisiti del richiedente: oltre all’iscrizione alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, bisogna possedere un’anzianità di almeno quattro anni di servizio come dipendente pubblico con contratto a tempo indeterminato ed almeno quattro anni di versamenti di contributi. Per chi dispone invece di un contratto a tempo determinato vanno considerate queste altre varianti: innanzitutto il contratto non deve avere durata inferiore ai tre anni, ed in secondo luogo il lavoratore dovrà mettere a disposizione il proprio TFR come garanzia di obbligazione.

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Prestiti Inps pensionati: guida alle nuove convenzioni 2017

Finanziamenti per pensionati INPS 2016/17: guida alla richiesta online

I prestiti Inps in convenzione per i pensionati sono una forma di finanziamento rimborsata direttamente dall’ente pensionistico, totalmente flessibile e modellabile per soddisfare al meglio ogni tipo di esigenza. In questa categoria rientrano le cessioni del quinto erogate dagli Istituti di credito aderenti alle apposite convenzioni, oltre i piccoli prestiti ex Inpdap ed ex Ipost, e i prestiti pluriennali garantiti e non.

Che cosa “offrono”?

I prestiti Inps per pensionati coprono ogni tipologia di necessità, rientrante sempre nella macrocategoria dei prestiti personali. A differenza dei finanziamenti destinati a coloro che sono ancora in attività, non c’è la necessità di rientrare nella categoria dei dipendenti pubblici ex Inpdap oppure ex Ipost. Inoltre coloro che richiedono il prestito possono utilizzarlo liberamente per supportare le più diverse finalità di spesa: dall’acquisto di un’automobile, alla ristrutturazione della casa, passando per il rinnovamento degli arredi e degli elettrodomestici od ancora per le spese mediche, per viaggi e vacanze, o semplicemente per avere una fonte immediata di liquidità, senza dover in alcun modo giustificare le ragioni di utilizzo.

Ovviamente anche qui bisogna fare delle opportune differenze nel caso in cui vengano richiesti i prestiti pluriennali non garantiti oppure garantiti. Infatti il regolamento e le condizioni applicate per la loro richiesta e concessione sono molto precise, e nella maggioranza dei casi sono previsti documenti giustificativi della spesa (in alcuni casi sono accettate autocertificazioni).

I finanziamenti accessibili a tutti i pensionati

Ogni anno l’Inps, per garantire massima tutela agli iscritti in qualità di pensionati (sia ex dipendenti che ex autonomi) ed ai loro familiari, sancisce importanti convenzioni con gli istituti bancari e finanziari con l’obiettivo di offrire tassi agevolati a chi desidera accedere al credito (vedi anche Prestiti Enpam). Inoltre è sempre l’Inps che, attraverso la cessione del quinto della pensione dei richiedenti, si impegna a pagare le società erogatrici trattenendo direttamente dall’importo previdenziale mensile, la quota da cedere per la copertura della rata.

Tipo di prestito Informazioni
Piccolo prestito Ideale per chi ricerca prestiti di piccoli importi. Il rimborso avverà mediante trattenute da stipendio o pensione.
Prestiti Pluriennali Diretti Ideale per coloro che hanno particolari necessita familiari o personali e che necessitano di somme monetarie più ingenti. Il rimborso anche in questo caso avverrà mediante rate mensili trattenute da pensione o stipendio.
Prestito Pluriennale Garantito Prestito erogato da finanziarie o banche convenzionate.

Convenzioni prestiti pensionati 2016: le novità

La convenzione sottoscritta dall’Inps con le banche e le società finanziarie si rivolge a tutti gli iscritti all’istituto (ovvero pensionati), e spesso si estende ai dipendenti pubblici, carabinieri e a tutti i familiari di primo grado dei suddetti soggetti. Non solo: i dipendenti pubblici iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dell’Inps ed i pensionati della Gestione Dipendenti Pubblici possono richiedere prestiti a tassi agevolati, secondo la tabella in vigore a tutto il 2016.

Per questi prodotti si tratta però di un’eredità ricevuta direttamente dall’Inpdap. Infatti il regolamento di attuazione, le modalità di assegnazione dei prestiti, le somme massime che possono essere richieste, le motivazioni per cui fare richiesta, la durata e gli stessi tassi, rimandano sempre ai regolamenti ex Inpdap.

Non solo anche le tabelle per la determinazione del Fondo di rischio, la percentuale di contribuzione allo stesso, e i requisiti minimi necessari, soprattutto in termini di anzianità di iscrizione e di svolgimento dell’attività lavorativa, non hanno subito modifiche dopo l’assorbimento dell’Inpdap nell’Inps. Tra l’altro la maggioranza delle richieste di prestito, pur indirizzate telematicamente all’Inps vengono poi reindirizzate in apposite aree legate sempre al precedente Istituto previdenziale dedicato proprio ai dipendenti pubblici e statali.
Per queste ragioni, le poche novità che si hanno riguardano i tassi di interesse la cui determinazione avviene in modo solo parziale rispetto alle condizioni applicate dalle banche sul mercato dei prestiti “normali”.

Convenzioni con le banche “private” per pensionati

Istituto Numero verde Sito web
Istituto Nazionale della Previdenza Sociale 803 164 (da telefono fisso) o 06164164 (da cellulare)
Operativo nei seguenti orari:

  • dal Lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00
  • Sabato:dalle 8:00 alle 14:00
www.inps.it

Le novità più importanti sono rappresentate dalla convenzione con il Banco Popolare: rispetto agli altri istituti, infatti, i tassi offerti dal Gruppo sono di gran lunga i più convenienti. Per un prestito di 48 mesi, ad esempio, richiesto da un soggetto in età compresa tra i 65 e gli 80 anni, il tasso di interesse proposto da Banco Popolare è del 7,60%, di circa 3 punti percentuali inferiore rispetto a Deutsche Bank, al 10,20%, Italcredi, al 10,23%, e BNL, al 10,17%.

Questi esempi ci fanno comprendere il fatto che l’Inps non impone dei tassi agevolati predefiniti lasciando ampia negoziabilità a soggetti privati come le banche.

Tassi prestiti: convengono davvero?

I tassi molto per i prestiti Inps ex Inpdap destinati agli iscritti alla gestione unitaria sono evidentemente molto convenienti. Tuttavia a meno che non si sia un dipendente abbastanza giovane, spesso le quote del fondo di rischio da versare rendono il tasso finito piuttosto elevato. Per questa ragione ad un pensionato può risultare più conveniente guardarsi intorno e vedere che cosa offrono le varie banche, specialmente se ci sono in corso particolari promozioni. Il discorso, come detto, si capovolge per i dipendenti pubblici che difficilmente troveranno prestiti molto più economici rispetto a un mutuo Inpdap, un piccolo prestito, ecc.

Come accedere ai prestiti Inps in convenzione

La domanda di finanziamento deve essere presentata dal richiedente direttamente presso l’istituto bancario o finanziario prescelto. Questi ultimi dovranno provvedere all’istruttoria delle pratiche utilizzando le funzioni informatiche appositamente predisposte da parte dell’Inps. In questo modo, infatti, l’ente previdenziale può accedere ai sistemi di pagamento delle pensioni, verificare l’importo della quota cedente e confermare o meno il piano di ammortamento stimato sulla base della richiesta dell’iscritto.

L’iter è differente nel caso dei prestiti pluriennali garantiti, poiché la domanda andrà rivolta all’Inps competente territorialmente che si interfaccerà con la banca convenzionata scelta. In questo caso però si può fare domanda solo se al momento del pensionamento è stata scelta l’iscrizione alla gestione Unitaria e sono stati fatti i versamenti previsti, fissati in misura pari a 0,15%.

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Cessione del quinto Inps: le 3 migliori banche convenzionate

Banche convenzionate con INPS 2017: ecco dove richiedere un prestito a tasso basso

Le normative nazionali in materia di cessione del quinto dello stipendio, qualche anno fa (più precisamente e in modo definitivo dal 2010), sono state ritoccate, permettendo anche ai pensionati, che fino ad allora figuravano tra i soggetti esclusi, di poter accedere alla formula di prestito personale denominato “cessione contro quinto o del quinto”. Il nome di questa forma di finanziamento deriva dal fatto che ha come caratteristica principale il fatto che il rimborso delle rate avviene tramite la trattenuta diretta del 20% sul proprio reddito, che nel caso dei pensionati è rappresentato proprio dalla pensione.


Per offrire la massima tutela a questo tipo di clientela, l’Inps ha definito in modo chiaro tutte le casistiche e le condizioni necessarie per accedere a questo tipo di credito. Come per i lavoratori dipendenti, il prelievo mensile non può eccedere un quinto dell’importo della pensione.

Chi può richiedere le cessioni?

Per ottenere il prestito, il pensionato deve fare richiesta verso una delle banche o finanziarie che prevedono l’erogazione della cessione. Tra queste molte sono convenzionate con l’Istituto Previdenziale. In entrambi i casi (ovvero sia se ci si rivolge a banche non convenzionate che a quelle che hanno convenzioni in corso) una volta accordato il finanziamento, l’Inps si farà carico di trattenere direttamente dalla pensione l’importo necessario per saldare la rata. Per questa ragione la cessione del quinto può essere chiesta da tutti i pensionati che hanno una pensione da lavoro, anche nel caso in cui i contributi dovessero provenire dall’attività svolta come lavoratore autonomo o libero professionista.

Requisiti necessari e durata

Il primo e fondamentale requisito è dato dalla titolarità di una pensione da lavoro. Non sono ammesse nel calcolo tutte quelle pensioni che vengono erogate dallo Stato per assistere il pensionato, come l’assegno sociale, le pensioni di invalidità, quelle di accompagnamento, ecc. E’ poi necessario essere residenti nel territorio italiano.

In tutti i casi la durata del contratto di prestito non può essere superiore ai 10 anni ed inferiore a 24 mesi, ed è sempre obbligatoria la copertura assicurativa in caso di morte del pensionato. Come tassi, viene applicato quello fisso, mentre i tempi di erogazione dipendono da vari fattori, e partono dalle 48 ore alla decina di giorni.

Prima di rivolgersi ad una delle società bancarie e finanziarie riconosciute dall’Inps, il richiedente deve ottenere la certificazione di cedibilità della pensione, ovvero un documento che attesti la possibilità di accedere al credito e il valore massimo finanziabile.

Questa certificazione di quota cedibile viene rilasciata dagli uffici territorialmente competenti dell’Inps stessa.

Differenza tra le banche con convenzioni e senza

Tutte le banche che erogano cessione del quinto perché autorizzate nel collocare i finanziamenti, sono “riconosciute dall’Inps”. Ciò però non significa che siano anche convenzionate con essa. Le convenzioni infatti sono nate per garantire dei trattamenti agevolati ai pensionati, ma queste hanno carattere volontario e facoltativo. Quindi alcune banche (soprattutto grandi come Bnl, Intesa San Paolo e Unicredit) e molte finanziarie (come ad esempio Directafin e Pitagora) hanno scelto di aderire alla convenzione, entrando a far parte dell’elenco riportato sul sito dell’Inps stesso.

I vantaggi derivanti dall’adesione alle convenzioni possono essere sui tassi, sulle spese accessorie, o su quelle di pagamento delle rate. Ogni banca comunque, a differenza dei prestiti pluriennali diretti Inps ex Inpdap, applicherà vantaggi differenti. Quindi per poterne apprezzare la reale convenienza, ci si deve rivolgere a ciascuna di quelle che sembrano proporre condizioni più interessanti, e poi farsi fare il calcolo del preventivo personalizzato. In questa fase è consigliato avere già in mano il certificato della quota cedibile, così da ottenere il calcolo in modo esatto sulla somma che al massimo si potrà ottenere.

Esempio di cessioni

Nel vasto panorama di banche convenzionate, spiccano 3 operatori che si distinguono per convenienza, praticità e comodità. Scopriamo chi sono.

Agos Ducato, massima trasparenza anche online

Chi l’ha detto che le persone di una certa età non utilizzano internet? Le ricerche recenti dicono che la fetta di pensionati che navigano in rete sta aumentando esponenzialmente. Agos Ducato lo sa e dà l’opportunità a tutti i suoi clienti di accedere alla cessione del quinto Inps anche online. In pochi click è possibile aprire le porte ad un’offerta ultra competitiva, accessibile con estrema comodità grazie al web. Da una parte si ha la comodità della firma digitale online, ma rimane comunque il fatto che la quota assicurativa obbligatoria rimane a carico del pensionato. Si tratta quindi di un’ipotesi da valutare ma sempre confrontandola con quella di altri Istituti.

Unicredit, un’offerta ad hoc per i pensionati

Uno dei principali Gruppi Bancari nazionali ha realizzato un’offerta studiata ad hoc sulle necessità dei pensionati che desiderano accedere ad un credito di liquidità tramite la cessione del quinto della pensione Inps. Semplice da ottenere, e senza alcuna necessità di garanzia patrimoniale o immobiliare, il valore del prestito, con la cessione del quinto di Unicredit, può arrivare fino a 69 mila euro, rimborsabili, secondo la legge, al massimo in 10 anni. Unicredit si fa carico della polizza obbligatoria, rendendo il costo complessivo del prestito minore, rispetto ad altre banche ugualmente convenzionate. Il pensionato che fa richiesta della cessione con Unicredit potrà contare sulla consulenza garantita tramite la rete specializzata My Agents: l’appuntamento preso tramite telefono permette di evitare code e di potersi recare presso la filiale più comoda da raggiungere (o la più vicina).

Poste Italiane, il porto sicuro per la cessione del quinto

Tra gli istituti convenzionati per la cessione del quinto Inps, Poste è senza dubbio tra i migliori. Massima solidità (almeno sulla carta), capillarità sul territorio e soprattutto risparmio. C’è da sottolineare che Poste Italiane non eroga direttamente la cessione ma si appoggia a Findomestic. Con Poste Italiane l’assicurazione sulla vita obbligatoria per legge viene offerta gratuitamente, a carico della società BNL Finance. Un motivo in più per affidarsi al Gruppo Poste.

Attenzione: se si ha la possibilità di imbastire la pratica online in piena autonomia, rivolgendosi direttamente a Findomestic tramite web si ha sicuramente la possibilità di risparmiare qualcosa sui tassi applicati.

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